I seminari aperti del Centro Milanese di Psicoanalisi

I cicli di conferenze e i seminari prevedono sei incontri di due ore e mezza, con cadenza mensile o bimensile. I relatori durante gli incontri proporranno ai partecipanti elementi di informazione sul tema trattato e cercheranno di stimolare uno scambio di opinioni nel gruppo, partendo dalle esperienze di studio e di lavoro dei singoli.

I SEMINARI APERTI DEL CENTRO MILANESE DI PSICOANALISI 

PROGRAMMA DEGLI INCONTRI

gennaio-giugno 2013

per ulteriori informazioni:www.cmp-spiweb.it

A) I CICLI DI CONFERENZE

1) LA SESSUALITÀ NELLA STORIA DEI POPOLI E NELLA STORIA DELLA PSICOANALISI(A. Imbasciati, F. Petrella, A. Tronconi) 

La sessualità ha occupato ed occupa quasi tutti gli spazi del pensiero dell’Homo sapiens: nascostamente nello sviluppo inconscio della mente individuale e collettiva lungo i secoli, palesemente nella storia dell’ arte, della letteratura, della giurisprudenza e, da un paio di secoli, di alcune scienze.La psicoanalisi se ne è occupata fin dai propri inizi: nei suoi successivi sviluppi si è collegata con la psicofisiologia e le neuroscienze. Il ciclo si compone di sei incontri: due saranno tenuti dal dott. Aristide Tronconi, e verteranno sulla storia della  sessualità nel pensiero e nel costume occidentale, con particolare attenzione agli aspetti psicologico-relazionali, partendo dall’antica Grecia e poi Roma,  attraverso il medioevo fino al secolo dei lumi; altri due incontri saranno tenuti dal prof. Fausto Petrella e verteranno sull’approccio di Freud allo studio della sessualità e dello sviluppo della mente; altri due saranno tenuti dal prof. Antonio Imbasciati e verteranno sulla genesi dell’attrazione erotica e sulla genesi del piacere sessuale, quali attualmente risultano dagli studi integrati della psicoanalisi attuale con la psicologia sperimentale (in particolare la  psicofisiologia) e con le neuroscienze, nel quadro della comunicazione (relazionale) delle emozioni inconsce e della loro regolazione della fisiologia corporea.

2) IL TRATTAMENTO PSICOANALITICO DELLA PATOLOGIA BORDERLINE: INDICI PROGNOSTICI E FATTORI TERAPEUTICI (L. Bergamaschi, C. Davalli, G. Giustino, V. Greco, G. Mattana)

Il nostro gruppo di ricerca lavora da quasi quattro anni su questo tema. Attraverso l’approfondimento di modelli psicoanalitici teorico-clinici (Bergeret, Kernberg, Gabbard, Fonagy e altri…) ci siamo proposti di confrontare lo “spettro” dei disturbi borderline di personalità, definendone la tipologia in base a criteri di psicopatologia psicoanalitica e studiando  i modelli che appaiono più efficaci nel trattamento. Analizzando il materiale clinico, abbiamo cercato di mettere a fuoco quali siano le caratteristiche dell’intervento terapeutico, implicite ed esplicite, che in maniera rilevante favoriscono o non favoriscono l’evoluzione di questi pazienti. Accanto a parametri di natura descrittiva, abbiamo dato rilievo all’impossibilità di raggiungere la posizione depressiva, all’uso della rabbia come eccitante, alla presenza di organizzazioni narcisistiche della personalità e al controllo onnipotente dell’oggetto. Abbiamo inoltre evidenziato il ruolo del trauma come fattore dinamico-etiologico fondamentale. Fra gli indici prognostici favorevoli, abbiamo individuato la regolare presenza di quella che potremmo definire “parte residuale sana”, in altre parole una parte della personalità “sopravvissuta” all’esperienza traumatica.Le potenzialità di tale parte, sanamente dipendente e capace di evoluzione, sono tuttavia ostacolate dalle organizzazioni psicopatologiche che frequentemente abitano la personalità di questi pazienti,attaccando l’esperienza di dipendenza evolutiva dal terapeuta. Sul versante dell’analista, il fattore terapeutico decisivo sembra invece essere legato alla capacità di evitare la ripetizione degli attaccamenti traumatici del passato. Pensiamo che la psicoanalisi abbia detto e fatto molto in questo campo e ci siamoconcentrati sullo sforzo di sistematizzare i diversi contributi. Nei seminari, il gruppo proporrà all’attenzione e alla discussione alcuni indici, individuati come importanti per l’ evoluzione favorevole o sfavorevole del trattamento. 

3) LA FAMIGLIA IN AMBITO GIUDIZIARIO:SUGGERIMENTI PSICOANALITICI DI VALUTAZIONE E INTERVENTO (G.Benincasa, M.Chessa, L.Cosmai,L.Della Rosa, N.Loiacono, P.Ortolan,L.Resele, G.Servetti, A.Zappia,M.Zevola)

Le sei conferenze presentate in questo ciclo trattano argomenti apparentemente diversi, che afferiscono, però,  tutti a temi specifici del lavoro peritale in ambito giuridico–familiare. Si rivolgono a coloro (psicologi, psichiatri e assistenti sociali) che già praticano la loro attività in tali contesti.Lo scopo delle serate è di fornire una conoscenza aggiornata degli strumenti di valutazione e di intervento e una selezione di casi esemplificativi a supporto delle teorie e dei concetti presentati. Perché la Psicoanalisi può risultare utile in  questo scenario? Perché rappresenta un modello di comprensione che pone attenzione a come si costruisce il mondo interno del bambino e a come le vicende evolutive possono interferire, deviando o bloccando lo sviluppo delle potenzialità innate. Perché, grazie alla tecnica di osservazione e di ascolto, riesce a cogliere  la modalità di interazione tra adulto e minore e la sintonizzazione affettiva che si crea. L’ascolto empatico nei colloqui  diventa così ulteriore strumento di indagine. Le metodiche del colloquio psicoanalitico consentono non solo di mettersi in relazione con il bambino e la sua storia, ma di ascoltare se stessi e le proprie emozioni suscitate dall’osservazione di tale storia e dalle modalità relazionali in essere tra bambino, genitori e adulti che lo circondano. Si attiva così un processo di “verifica interna” di tali osservazioni (fondamentali in ogni CTU) tra l’asse diacronico (la storia dei soggetti protagonisti),  l’asse sincronico  (la modalità di relazionarsi di tali aspetti riferiti fuori dall’osservazione) e il rapporto tra il bambino e l’osservatore nel “qui e ora” (Transfert e Controtransfert). L’ascolto dei bambini in ambito giudiziario richiede, inoltre, competenza in senso clinico, tecnico e in senso transferale e controtransferale. Tra le principali competenze richieste ci sono: sapersi porre con empatia rispetto al bambino; conoscere il contesto nel quale la comunicazione avviene, identificandone i limiti e le risorse; saper accettare il silenzio e saperne dare un senso; non essere seduttivi e compiacenti; avere rispetto dell’intelligenza dei bambini; essere consapevoli del diritto a una comunicazione sufficientemente limpida e sincera; non appoggiare l’onnipotenza, né appesantire la colpa.Le conferenze dell’intero ciclo rappresentano la sintesi del lavoro di un gruppo, composto da Psicoanalisti del Centro e Giudici del Tribunale per i Minorenni di Milano e della Sezione IX Civile del Tribunale di Milano, che negli ultimi 10 anni si sono incontrati regolarmente. Obiettivo: discutere le problematiche del lavoro giuridico sulla famiglia, secondo le proprie specifiche competenze, cercando di individuare tematiche di rilievo e spazi di possibili integrazioni. 

B) I SEMINARI 

1)TRASFORMAZIONI IN DEPRESSIONE  DELLE ESPERIENZE TRAUMATICHE IN ETÀ EVOLUTIVA (F. Mancuso)

L’aspirazione del proponente è quella di disegnare un’ideale parabola partendo dal pensiero di Ferenczi sui traumi precoci per intercettare  “Lutto e Melanconia”uno degli scritti di Freud  che giudica tra i più moderni. Le tematiche della separazione e delle perdite, nelle loro più svariate manifestazioni, sono tra le più attuali e su cui la teoria e la clinica sono chiamate ancora a interrogarsi.  Ciò anche perché molto complesse sono le invenzioni della psiche a copertura delle perdite: «La melanconia si presenta sotto forme cliniche differenti»  (Freud 1915, 102).L’autore utilizza le intuizioni di questi due autori  per riflettere sulla possibilità che un nucleo melanconico possa annidarsi precocemente e riguardare non solo l’oggetto nella sua interezza ma anche solo componenti o funzioni di esso. Tale nucleo costituirebbe un primo tempo di manifestazioni patologiche che attendono di essere scatenate successivamente, per prendere delle forme apparentemente autonome e trasformarsi in manifestazioni più marcatamente depressive. Il lavoro intende dunque,  riaprire il discorso, prospettato da Freud,  sul modello melanconico di reagire alle turbative traumatiche della prime relazioni. Si imporrà un passaggio teorico-clinico  intorno alle concettualizzazioni di Winnicott, sull’area della relazione infante-genitore e di Bion sulle disfunzioni dell’apparato, nella metabolizzazione dell’eccesso di contenuti emozionali, per la formazione di pensieri rappresentabili. Il nucleo melanconico seppure presente in epoche precoci non sempre da segnali di sé non sempre in maniera chiaramente depressiva soprattutto nella prima infanzia, potendo prendere una forma più definita in adolescenza fino a manifestarsi più chiaramente nell’adulto. Infine, se la qualità narcisistica della relazione con l’oggetto è il perno centrale su cui poggia la malattia melanconica sarà su di essa che poggerà la cura della melanconia. Il proponente pensa di organizzare gli incontri in maniera da sviluppare i temi teorici appena accennati mediante    l’apporto di materiale clinico di soggetti in età evolutiva e adulti con manifestazioni depressive. I numeri tra parentesi rappresentano una bozza di programma per i differenti incontri. L’esperienza potrà completarsi con l’invito al gruppo a condividere, sia le proposte teoriche che quelle cliniche, con proprio materiale.

2) PAZIENTE E TERAPEUTA NELLE PATOLOGIE GRAVI: IL CONCETTO DI RESIDENZA EMOTIVA (M. Arrigoni, M. Marinetti,  L. Reatto, G. Sabucco)

Conosciamo la posizione negativa nei confronti della cura del disagio psicotico da parte di Freud, che riteneva la “nevrosi narcisistica” inaccessibile al trattamento analitico, tuttavia mai rinunciando del tutto ad indagare la possibilità di sviluppare l’apparato concettuale e metodologico della psicoanalisi in modo da poterlo estendere alla cura del disagio grave. Il punto critico era rappresentato dalla possibilità di accedere alla relazione di transfert,  cardine dell’intervento terapeutico. Le molteplici evoluzioni intercorse nella teoria psicoanalitica e nell’applicazione clinica hanno consentito un significativo  cambiamento in merito, portando a dare maggiore rilievo alla natura specifica della relazione che il paziente grave stabilisce, alle esigenze che esprime, alla  qualità del rapporto con l’oggetto che vi è rappresentata, ribaltando in qualche modo la prospettiva. Oggi sappiamo che uno degli aspetti che caratterizza il disagio psichico grave è  la difficoltà nel formare una relazione di  riferimento, in conseguenza del fatto che  nell’evoluzione non si è potuto costituire un oggetto interno stabile e idoneo alla formazione del mondo interno ed alla sua rappresentazione. Il timore del ritorno degli “oggetti interni cattivi”, in corrispondenza di bisogni simbiotici residuali, costituisce fonte di angosce persecutorie ricorrenti, ed impedisce lo sviluppo del senso di sicurezza e della capacità di stabilire relazioni affidabili. Assume perciò particolare importanza riconsiderare la natura e la qualità della relazione terapeutica, che può divenire elemento stabilizzatore, in grado di favorire la regolazione psicoaffettiva, il superamento degli aspetti scissionali, e la formazione di una dipendenza meno conflittuale.A questo proposito Zapparoli ha formulato il concetto di “residenza emotiva”, indicativo della qualità peculiare del rapporto terapeutico con il paziente grave, favorevole al fondarsi del senso di fiducia e dell’identità personale, in grado di reggere le oscillazioni emozionali della relazione. Nel corso dei seminari dedicheremo particolare attenzione alla formazione di tale rapporto, a partire dalla qualità della relazione con l’oggetto, per informare il processo terapeutico in modo idoneo a rispondere alle specifiche necessità del paziente grave; saranno considerate anche le problematiche relative alla formazione del rapporto nella realtà istituzionale.

3) L’AVVENTURA COMINCIÒ CON FREUD: LETTURA DELLE OPERE E APPROFONDIMENTI TEMATICI (N. Cappelli)

Qualsiasi esperienza clinica deve essere sostenuta da una teoria specifica che rende osservabile e significabile  il «dato» clinico; qualsiasi discorso di teoria psicoanalitica non può prescindere dalla conoscenza del pensiero freudiano, il quale costituisce il fondamento. È necessario fare riferimento ad una riflessione che si sforzi di spiegare lo psichismo umano e comprendere la patologia. Questo complesso  di modelli concettuali è la metapsicologia. Nello scenario culturale e scientifico attuale, essa rischia di essere archiviata come un reperto archeologico, non tanto perché si rivela incapace di spiegare certi fenomeni, ma soprattutto  perché è ostica. Tuttavia, quando l’intendimento è costruire una psicologia  «che conduce dietro la coscienza», come scrive Freud nel 1905, non si può evitare questo dilemma: o la teoria è chiara e semplice, e ciò non può rendere la complessità del suo oggetto, oppure si paga il prezzo della complessità, mantenendo contraddizioni e oscurità. L’intento dei Seminari è passare in rassegna le principali opere di Freud seguendo un criterio cronologico, evidenziare i concetti principali, mettere poi a fuoco come, nel divenire del pensiero freudiano, alcuni temi metapsicologici si siano modificati e diversamente articolati fra loro.

4) LABORATORIO CLINICO SU “IL SOGNO” (S. Diena)

In questo ciclo di seminari intendo affrontare il tema dell’uso clinico dei sogni, che viene anche chiamato lavorare con il sogno, ovvero la capacità analitica di essere in oscillazione costante tra investigazione e rêverie nell’analisi del sogno.Ogni seminario prevede una parte introduttiva teorica e una seconda parte di discussione di un testo onirico portato dai partecipanti. Si partirà dalla Traumdeutung, cercando di sottolineare il pensiero originale freudiano e gli sviluppi  e le aperture successive nell’evoluzione del pensiero psicoanalitico, fino ad arrivare alla teorizzazione Bioniana del sogno come esperienza emotiva nella quale è il materiale conscio ad essere trasformato in materiale onirico, con spostamento dell’attenzione dell’analista dai contenuti del sogno a ciò che lo ha generato. Sarà data particolare rilevanza a come la Traumdeutung apra e sviluppi quello che poi sarà il modello fondamentale della teoria psicoanalitica dell’interpretazione, e cioè che interpretare un evento significa assegnare ad esso un significato, attraverso un particolare metodo, che consiste soprattutto nelle libere associazioni e nell’attenzione fluttuante. Particolare attenzione sarà data, nella discussione dei testi onirici, al riconoscimento dei meccanismi fondamentali usati nel lavoro onirico: 

– “La sovradeterminazione o condensazione

– “Lo spostamento

– “La rappresentatività o  drammatizzazione. (L’elaborazione secondaria.)

– L’interpretazione dei sogni cercherà di sottolineare gli:

– “Elementi psicodinamici propri del paziente

– “Elementi inerenti alla vicenda transferale e controtransferale dell’analisi 

– “Elementi specifici dell’hic et nunc della  seduta e dell’analisi. (Perché quel sogno adesso ?)

– “Elementi che permettono il riconoscimento del funzionamento del lavoro onirico (vedi sopra).

Durante i seminari, quando possibile,  saranno presentati spezzoni cinematografici e frammenti letterari attinenti al materiale.

5) LEGGERE I CLASSICI DELLA PSICOANALISI. L’ATTO DELLA LETTURA FRA DECOSTRUZIONE E RICOSTRUZIONE DEL TESTO. (G. Foresti)

La formazione degli psicoanalisti e degli psicoterapeuti si basa su quattro tipi di esperienze: l’analisi personale, le supervisioni individuali e quelle di gruppo, le lezioni e i seminari teorici. A queste attività se ne aggiunge sempre e necessariamente una quinta, che però viene raramente fatta oggetto di riflessione: la lettura della letteratura psicoanalitica. Per sottolineare l’importanza di questo tema, lo psicoanalista statunitense Lewis Aron (in Menti che s’incontrano, Cortina 2004) ha sostenuto che nella stanza d’analisi noi non siamo mai soli.  Sposati alle teorie che ci guidano, psicoanalisti e psicoterapeuti sono sempre in compagnia dei loro pazienti e dei loro maestri: da un lato le persone con cui dialogano, e dall’altro i professionisti incontrati durante la formazione. Questi ultimi sono sia le persone con cui abbiamo concretamente dialogato, sia coloro di cui abbiamo ‘solo’ letto gli scritti. Questo seminario è dedicato all’atto della lettura come esperienza che contribuisce in modo decisivo a organizzare la relazione con i classici della psicoanalisi. In questa prospettiva, il lavoro di gruppo è inteso come uno strumento necessario allo scopo di decostruire e ricostruire analiticamente il testo. Le letture di questo ciclo di seminari avranno come tema l’interpretazione psicoanalitica. L’interpretazione sarà intesa sia come lettura/comprensione del materiale clinico, sia come iniziativa terapeutica che riflette un’assunzione di responsabilità clinica. Il primo testo esaminato è stato pubbilcato nel 1934: The nature of therapeuticaction of psychoanalysis, di James Strachey. 

6)IL CAMPO ANALITICO (F. Mazzacane)

Il concetto di campo analitico nasce negli anni sessanta dai lavori di W. e M. Baranger., la loro premessa è che la coppia analitica crei un campo dinamico tra due  persone che “rimangono ineluttabilmente connesse e complementari fintanto che condividono la situazione analitica e coinvolte in un singolo processo dinamico. In questa situazione nessun membro della coppia può essere capito senza l’altro.” La prospettiva bi-personale del modello di campo presuppone che la patologia del paziente non entri nel campo se non in rapporto alla persona dell’analista, il quale contribuisce inevitabilmente,  con le sue macchie cieche, al manifestarsi della patologia del campo. Questo modello contiene già in sé, nel suo riferirsi ad un concetto polisemico (quello di campo) un alone di indeterminatezza che richiede di essere definito attraverso processi di contaminazione, sia  con il pensiero di vari analisti sia con discipline diverse. In Italia, nello sviluppo che ha avuto attraverso autori come Corrao, Gaburri, Ferro è stata fondamentale l’integrazione con il pensiero di Bion e con la narratologia. I seminari presenteranno l’evoluzione che hanno avuto alcuni concetti fondamentali della psicoanalisi in un modello di campo (transfert, controtransfert, interpretazione, acting out, reazione terapeutica negativa). Da un punto di vista clinico, cercheranno di sviluppare l’idea della psicoanalisi come crisi, un susseguirsi di malattie del campo analitico più o meno gravi che la coppia analitica deve affrontare, cercando di superare gli assetti relazionali patologici per sviluppare una “memoria anticorpale” che il paziente porterà con sé. 

Per ulteriori informazioni (date dei seminari e conferenze, modalità d’iscrizione, numero massimo partecipanti etc.) rivolgersi a:

CENTRO MILANESE DI PSICOANALISI CESARE MUSATTI

via Corridoni 38 – 20122 Milano

tel. +39 02 55012281   fax +39 02 5512832

dal lunedì al venerdì  dalle 9.30 alle 16.30

cmp.spi@fastwebnet.it 

www.cmp-spiweb.it