Incontro con Allan Schore

i cui lavori sono stati raccolti nel volume, a cura di Giuseppe Moccia e Luigi Solano, Psicoanalisi e Neuroscienze. Risonanze interdisciplinari, Milano: FrancoAngeli, 2009. 

Allan Schore della University of California, Los Angeles David Geffen School of Medicine, è internazionalmente riconosciuto come uno dei più autorevoli neuroscienziati in grado, tra l’altro, di tessere brillanti legami fra developmental neuropsychoanalysis e psicoanalisi. I suoi interessi coprono ambiti quali la neurobiologia, la psicoanalisi evolutiva e le neuroscienze degli affetti. La sua ricerca si è focalizzata sul ruolo centrale degli affetti per lo sviluppo del cervello, della personalità e del Sé. In particolare, i suoi studi hanno dato grande attenzione ai processi di sviluppo dei meccanismi di regolazione degli affetti, configurando la sua teoria della regolazione affettiva, delineata nei due volumi La regolazione degli affetti e la riparazione del Sé, 2003; I disturbi del Sé. La disregolazione degli affetti, 2003. L’edizione italiana è stata curata da Roberto Speziale-Bagliacca, per i tipi della Casa Editrice Astrolabio, 2008; 2010. Di grande interesse per conoscere appieno il valore della proposta scientifica di Allan Schore sono l’Introduzione (pp.7-22) e le Domande finali (pp.372-384), di Roberto Speziale-Bagliacca contenute ne La regolazione degli affetti e la riparazione del Sé

La teoria della regolazione affettiva trova oggi riconoscimenti ed estensioni grazie all’uso gradualmente più raffinato delle neuroimmagini funzionali. La possibilità di visualizzare, fin dalla nascita, aree cerebrali disfuzionali sollecita complesse riflessioni sul rapporto cervello/mente/corpo e apre alla possibilità di costruire progetti di prevenzione di alcune forme di sofferenza mentale. Le prime relazioni, all’opera già dagli ultimi mesi di gravidanza, tra il neonato e la madre, costituiscono appoggi emotivi fondamentali per lo sviluppo della mente e attivano specifici strati cerebrali del cervello destro. Il riconoscimento attraverso le moderne tecniche di neuroimaging dell’attivazione di certe aree cerebrali piuttosto che altre non significa affatto aver trovato localizzazioni alle dinamiche psichiche. Piuttosto si tratta di riconoscere il valore di quanto può essere attivato o meno nel corso del trattamento analitico. 

Il lavoro di Allan Schore fornisce notevoli apporti allo studio della mente inconscia, alla sua possibile prevalente appartenenza all’emisfero destro, fino a gettare le fondamenta per una vera e propria scienza dell’arte della psicoterapia (titolo dell’ultimo libro di Allan Schore, The Science of the Art of Psychotherapy, 2012). Pertanto, se lo sviluppo emotivo interessa primariamente il cervello destro del feto e del neonato che si forma nello scambio emotivo con il cervello destro del caregiver, anche nel trattamento sono queste le aree cerebrali maggiormente in gioco, nei due componenti della coppia analitica, atte a promuovere un migliore funzionamento psichico. 

Allan Schore, “scienziato-clinico”, ricercatore neurobiologico attento al pensiero psicoanalitico, presenta un modello di cambiamento di cervello, mente e corpo che può aver luogo non solo nel paziente ma anche nel terapeuta. La plasticità e responsività del cervello in evoluzione permette di costruire, attraverso comunicazioni psicobiologiche non verbali intersoggettive tra il paziente e l’analista, stabili trasformazioni strutturali. Egli illustra come lo sviluppo della competenza psicoterapeutica e l’esperienza clinica abbiano un effetto neurobiologico nel terapeuta. La sua proposta implica un modello neurobiologico interpersonale. In sintesi secondo questo modello la regolazione interattiva del cervello destro è il processo fondamentale sia dello sviluppo psicobiologico sia del trattamento psicoterapeutico.   

Un altro concetto di grande interesse teorico e clinico è quello di enactment, termine di difficile traduzione in italiano (vedi l’ancor attuale articolo di Filippini S, Ponsi M., Enactment, Rivista di Psicoanalisi, 1993, 39, 501-516), che Schore sviluppa e mette al centro del lavoro clinico e terapeutico. 

Il convincimento degli organizzatori di questo Incontro con Allan Schore è che il dialogo e il confronto, impostati sulle reciproche differenze fra psicoanalisi e ricerca neurobiologica, possano essere produttivi. Senza dubbio in questi ultimi anni si è realizzato uno straordinario ampliamento delle conoscenze sul funzionamento del cervello. Tali conoscenze, in continua evoluzione, rappresentano un terreno comune all’interno del quale psicoanalisi e neuroscienze, ciascuna secondo il proprio statuto epistemologico, possono declinare e sviluppare la propria specificità. 

Tutti questi temi saranno discussi da Allan Schore insieme ad alcuni Colleghi della Società Psicoanalitica Italiana: Massimo Ammaniti, Tiziana Bastianini, Fabio Castriota, Franco D’Alberton, Amedeo Falci, Anna Ferruta, Gabriel Levi, Sivio Merciai, Giuseppe Moccia, Gianluigi Monniello, Mario Pigazzini, Maria Ponsi, Franco Scalzone.   

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