La notte tra il 13 e i 14 novembre 2015

terrore parigi

E’ stata una notte di sgomento e terrore non solo per gli abitanti di Parigi e i francesi, ma per tutti.  Una notte passata a vedere la TV, di preoccupazione per gli amici, per i parigini, per tutti noi. A tentare di vedere cosa ci sia oltre ciò che si vede. Si può dire che dopo l’11 settembre eventi catastrofici di questo genere potevano essere attesi. Ed è vero senz’altro. Ma il pensiero degli orrori e l’orrore sono due esperienze diverse. Forse per tutti c’è bisogno in questi momenti di sentirsi meno soli di fronte alla enormità del baratro, tutti uniti, siamo tutti a Parigi. 

C’è bisogno di riuscire a pensare, aprendosi a un dialogo con le proprie emozioni. E poi c’è anche bisogno di riuscire a pensare insieme. Insieme con coloro che condividono ogni giorno con noi l’ approccio ad un pensiero non ideologico, che sia  chiaramente indirizzato a cercare di com-prendere l’Altro. E’ un dialogo virtuale per cercare di dare un corpo al terrore, che rintracci qualche coordinata, alla ricerca di come è fatta la Cosa che, come dice anche papa Francesco,  “non è umana”. Ma come lo è diventata?
Ci sarebbe utile il ricorso alle esperienze del passato! Chi può essere stato a produrre un tale scempio della ragione? Leggo Gabriella Giustino che ricorre alle riflessioni di Hannah Arendt  su Eichmann”…Al processo Eichmann appare, agli occhi dell’autrice, ripiegato su se stesso; egli non si dichiara colpevole perché non si ritiene colpevole. L’Autrice allora cessa di vedere gli autori dell’orrore nazista come mostri e ne mette in evidenza, la mancanza di vitalità, la passività nell’esecuzione degli ordini, l’assenza di pensiero. L’esperienza descritta dalla Arendt viene ripresa in un libro intitolato “La scienza del male” (2011) di Simon Baron- Cohen. Egli s’interroga, da neuroscenziato e psicopatologo, sulle radici della crudeltà umana concentrandosi principalmente sul concetto d’empatia. La crudeltà è considerata come un deficit d’empatia …incapaci di capire la propria mente in termini d’emozioni e sentimenti e di sintonizzarsi su quella dell’altro.L’altro da sé è quindi trattato freddamente e cinicamente come un oggetto concreto e può subire efferate violenze per banali motivi.…”.

E Carole Beebe Tarantelli a proposito del terrorismo italiano si chiede “…la psicoanalisi è rilevante per lo studio della propensione al terrorismo e al fanatismo che lo giustifica? Il terrorismo è un progetto di immortalità. Tradizionalmente, i progetti di immortalità richiedono lo scambio della vita biologica con quella simbolica, in cui la sopravvivenza simbolica nelle sue molte versioni (il passaggio alla vita eterna, la vittoria della mia religione, della mia razza, della mia cultura, “più vere” rispetto alle tue) compenserà la perdita della vita biologica (la morte del mio corpo, del tuo corpo). Per i terroristi la strage delle loro vittime è una strage giustificata; poiché essi sono coloro che possiedono ed interpretano un sistema simbolico buono nella sua totalità, la vittoria del loro ideale è questione di vita o di morte per loro, per il loro gruppo o in ultima istanza, nel caso di ideologie di redenzione, per l’umanità tutta. Le ideologie chiamate in causa per giustificare i loro atti violenti cambiano – possono essere ideologie di purezza razziale, o ideologie politiche totalizzanti o, ancora, ideologie di redenzione appartenenti alle religioni fondamentaliste – ma il loro rapporto con le verità che proclamano non muta: essi non riconoscono alcun soggetto esterno da cui possa giungere qualcosa di valore. Sono ideologie assolutiste.…“

E cosa avverrà domani? Ci sarà guerra e morte. Che ne è della tolleranza?  d ecco le  esperienze legate alla nascita delle dittature militari in  America del Sud per la penna di Massimo Cavallini

“…E non si trattò, in tutti e tre i casi, soltanto dell’“oggettivo” prodotto di scelte politiche sbagliate. La distruzione della “maschera democratica” e l’avvento d’un regime autoritario e violento non era in realtà, per Mir, Tupamaros e Montoneros che l’indispensabile premessa d’una insurrezione popolare vittoriosa…E  invece vinse il terrore. Vinse l’odio. Non quello che “spinge l’essere umano oltre i suoi limiti naturali”, ma quello che distrugge ogni forma di umanità. E proprio questa, probabilmente, è la vera eredità della lunga stagione della lotta armata (terrorista o meno) latinoamericana…”.

Ma tutto ciò non basta evidentemente

Silvia Vessella 

Altre letture: Identikit del terrore

Appunti per una riflessione sul terrore  di Almatea Usuelli