Laboratorio Esperienziale e di Ricerca sulla Psicoanalisi in/di Gruppo

gruppi  Con questo nostro lavoro vorremmo contribuire al dibattito scientifico e politico avviato nella nostra Società senza allontanarci dai “ Fondamentali” della psicoanalisi, ma promuovendo nuovi sviluppi che generino anche trasformazioni interne alla realtà istituzionale.

 

Il Gruppo si incontra da maggio 2013 a tutt’oggi presso il Centro Psicoanalitico di Bologna.

Partecipanti: Vanna Berlincioni, Cinzia Carnevali, Ambra Cusin, Roberto Fiorentino, Sandra Maestro, PatriziaMasoni, Tullio Medici, Gabriella Vandi, Mino Zanchi.

Con questo nostro lavoro vorremmo contribuire al dibattito scientifico e politico avviato nella nostra Società senza allontanarci dai “ Fondamentali” della psicoanalisi, ma promuovendo nuovi sviluppi che generino anche trasformazioni interne alla realtà istituzionale.
 
Nell’incontro “ Esperienze Psicoanalitiche ed Estensione del metodo “(Roma 13/9/2014) si è dibattuto sulla necessità di studiare i nuovi sviluppi del metodo psicoanalitico, in sintonia con lo sguardo lungo di Freud, che ci ha insegnato a riflettere e ad andare “oltre” nella ricerca delle frontiere dell’inconscio, mettendoci  in discussione e spingendoci ad ulteriori esplorazioni che siano fonte di nuova conoscenza. 

Nella sua introduzione Barnà incoraggiava ad abbandonare la nostra arroganza e le nostre difese narcisistiche che tendono a conservare e a non cambiare, per aprirsi a quelle forme di trasformazioni della nostra pratica che ci consentano di ri-significare la nostra presenza di psicoanalisti  nell’attuale contesto  storico-sociale.  La giornata si proponeva di raccogliere le numerose esperienze in cui ci siamo cimentati per diversi anni, in vari ambiti che ci mostrano una “ significativa estensione del metodo”.

E’ con questo spirito che vorremmo sviluppare il nostro “Laboratorio Esperienziale e di Ricerca sulla Psicoanalisi in/di Gruppo”, nato all’interno della SPI dal desiderio spontaneo di un piccolo gruppo di analisti di proseguire l’esperienza fatta nell’ambito di uno dei Seminari Multipli  organizzati a Bologna nel Maggio 2013.

L’articolazione degli incontri secondo un setting ben definito, esperienziale prima, riflessivo poi, ha gradualmente promosso un pensiero di gruppo più organizzato che ci siamo sentiti di condividere con il resto della comunità psicoanalitica in un panel del Congresso di Milano 2014, che abbiamo “giocosamente” intitolato “Il gruppo e l’arte della manutenzione dell’analista”.

E’ un nostro intento condiviso la ricerca di una possibile estensione del metodo psicoanalitico rivolto non solo verso l’altro o il mondo, ma anche verso il Sé dell’analista all’interno del nostro lavoro e della Istituzione psicoanalitica.

Ogni gruppo, come ogni analisi del resto, comporta un processo generativo che, con il suo bagaglio di vitalità, può produrre sentimenti ambivalenti. Nel gruppo questo emerge subitamente attraverso racconti sulle conflittualità del passato o dell’attualità, e attraverso attacchi alla mente gruppale e/o a quella del suo conduttore o di un singolo partecipante.

Ai componenti del gruppo è pertanto richiesta la disponibilità a mettersi in gioco con la propria capacità associativa, oscillando tra il ruolo di partecipanti e quello di osservatori che riflettono assieme sulle dinamiche consce e inconsce che hanno dato forma a vari fenomeni emergenti non solo nel singolo, ma anche nel gruppo e nell’ambiente sociale e istituzionale nel quale siamo inseriti.

 

Il lavoro di auto-analisi dell’analista, rivolto all’interno del Sé, così necessario per la cura e la “manutenzione” della propria mente sollecitata continuamente dall’incontro con la mente del paziente, si coniuga pertanto nell’esperienza del gruppo con la ricerca dell’altro, declinato nelle sue varie espressioni, gruppale, istituzionale, sociale.

Essere un gruppo di analisti, rende l’esperienza particolarmente creativa e generatrice di nuove alchimie e armonie, in cui diventa possibile lasciare emergere, accogliere e contenere aspetti insoliti o basali dell’esperienza. Fanno parte di queste componenti basali sia gli aspetti conflittuali inconsci sia lo sfondo più indifferenziato dell’esperienza, con i relativi fantasmi inconsci. Sono qui implicati anche livelli preverbali e prefigurativi di una dimensione prerappresentazionale, dove si manifestano consonanze e dissonanze, ritmi interiori e moti fluttuanti in attesa di espressione e una più chiara definizione.

I partecipanti del gruppo condividono l’interesse, comune a mettersi insieme, a lavorare in questa direzione, attivando l’attenzione su quello che accade nel gruppo per comprendere, senza perdere la dimensione affettiva dell’esperienza. Il gruppo diventa pertanto anche un luogo di ricezione, espressione del “disagio della nostra civiltà”, che ri-chiede per essere affrontato l’allestimento di nuovi contesti di ascolto, di “estensioni” appunto del metodo. Kaës ci ricorda come nel funzionamento dei piccoli gruppi s’intraveda il funzionamento dei gruppi istituzionali e ci sollecita a fare attenzione alle dinamiche di gruppo (…) e “ riconoscere che la modalità dei seminari analitici di gruppo con chi lavora nelle istituzioni costituisce uno strumento prezioso per continuare a pensare insieme ai colleghi che si trovano in condizioni di lavoro complesse, e per tenere con i pazienti un tipo di relazione che li pensi come soggetti in potenziale crescita e costruzione di sé.”

L’apparato psichico non va più concepito come una monade chiusa, ma come uno spazio aperto su spazi intersoggettivi. Le ricerche psicoanalitiche sui gruppi conducono a una importante estensione del concetto stesso di realtà psichica. L’ipotesi di una psiche condivisa, sia essa familiare, gruppale o collettiva, oramai plausibile, comporta una necessaria se non ineludibile ricerca di un modello di intellegibilità di tale realtà “estesa” e delle sue  strutture e leggi di trasformazione.

E’ pertanto opportuno che la metapsicologia si ampli quando la nostra conoscenza dell’apparato psichico si dilata come sta di fatto avvenendo con il lavoro sui gruppi.

L’esperienza di gruppo che stiamo facendo ha evidenziato l’opportunità di procedere, nel percorso di “manutenzione” e di riflessione sulle esperienze cliniche e personali, utilizzando strumenti nuovi o ampliando l’uso di quelli precedenti nel tentativo di integrare il modello della psicoanalisi in gruppo con quello della psicoanalisi di gruppo.

Senza quindi ribadire concetti già ampiamente teorizzati legati all’ utilità o valore dei gruppi psicoanalitici in contesti terapeutici, istituzionali o formativi, ed alle differenti declinazioni tecniche e teoriche di dispositivi quali lo psicodramma analitico, la gruppoanalisi ed altro ancora, desideriamo porre l’attenzione sull’importanza legata alla costruzione ed al mantenimento di uno spazio psicoanalitico gruppale dedicato appunto alla “manutenzione” dell’analista o, se si preferisce, alle riflessioni sulla soggettività dell’analista, intesa tanto nella sua accezione intersoggettiva quanto in quella personale e intrapsichica. Ci sembra rilevante lavorare alla costituzione/costruzione di uno spazio per la riflessione dell’analista rispetto a sé stesso e  alproprio mondo interno, e  all’altro (pazienti, colleghi  gruppi sociali).

Inoltre con l’utilizzazione dello psicodramma analitico e della possibilità di giocare i diversi ruoli identificatori, abbinato ad un lavoro di osservazione e riflessione sulle dinamiche di gruppo, abbiamo sperimentato l’apertura a nuove possibilità di conoscenza.

In quest’ottica, il dispositivo esperienziale gruppale si configura come un possibile strumento operativo in grado di mantenere uno spazio permanente di riflessione per l’analista, con un ritmo ed una cadenza  gestibili e  non “saturanti”.

Bolognini (“ La famiglia istituzionale e fantasmatica dell’analista”) ricorda come l’analista  dovrebbe, nella misura del possibile, evitare di restare solo pena il rischio di perdita del senso della realtà e di deterioramento personale e professionale.  L’autore si sofferma proprio sul supporto dei colleghi come strumento indispensabile per tollerare ed elaborare situazioni difficili, frustranti, a volte decisamente critiche. Quello che noi proponiamo è proprio uno scambio di e tra colleghi, da un vertice gruppale psicoanalitico. Non un seminario, una supervisione, una discussione clinica, ma uno “scambio psicoanalitico” tra psicoanalisti che usi come vertice operativo la “regola fondamentale” della psicoanalisi, l’uso delle libere associazioni, vero e proprio fondamento anche nel lavoro gruppale.

La nostra esperienza si basa sull’incontroperiodico in/di gruppo tra psicoanalisti, tutti membri della SPI. Le nostre due famiglie, – ricorda ancora Bolognini – quella storica di costruzione della nostra infanzia e personalità e quella istituzionale costitutiva della nostra fase formativa, interagiscono in misura notevole tra loro ed  intervengono con differenti gradazioni e tempi nel nostro lavoro con i pazienti, proprio sul piano della nostra fantasia interna, spesso del tutto inconsapevole. Tutto questo al fine di non dimenticare mai, nella costruzione del nostro ambiente formativo e di lavoro,il contributo personale e quello dell’istituzione di cui facciamo parte.

Eccodunque l’elemento più significativo  che contraddistingue la ragione del nostro desiderio di socializzare, condividere ed eventualmente allargare la nostra esperienza alla comunità dei colleghi: l’incontrarsi in gruppo e il rivedersi sistematicamente, a scopo di “manutenzione”, decidendo di ripetere l’esperienza più volte, nonostante diversità di qualifica, di età, città e teorie di riferimento. Ciò ha costituito un potentissimo fattore di avvicinamento personale e professionaletra i partecipanti. Il fatto che tutti i nostri incontri siano avvenuti in uno spazio SPI (CPB) societario e “geografico” (i partecipanti provengono da sette diverse regioni italiane), testimonia dell’implicazione istituzionale di questo nostro operare.