Senza paura, senza pietà

paranoid-park 008Centro Psicoanalitico di Firenze  13 dicembre 2014  Cattivi si nasce o si diventa?

Se la natura dell’uomo sia intrinsecamente “buona” o “cattiva”, o se sia l’ambiente a determinare il comportamento è questione che sottende alle principali dottrine filosofiche così come alle principali teorie psicologiche sullo sviluppo dell’individuo. Storicamente il dibattito è stato caratterizzato da un’apparentemente insanabile dicotomia: l’aggressività è una pulsione, un istinto innato e irriducibile o è una reazione all’ambiente? Può l’aggressività essere vista come l’ingrediente essenziale di uno sviluppo normale, necessario per portare a compimento il processo di separazione e individuazione, o è sempre distruttiva e patologica? Questa disputa, potente anche all’interno della comunità psicoanalitica, sembra oscurare il contributo essenziale di Freud nel collocare l’aggressività saldamente all’interno della psiche umana: l’aggressività come aspetto fondamentale del nostro corredo psicologico che orienta i nostri rapporti con gli altri e prevade la nostra visione del mondo.
Fino a non molti decenni fa la maggior parte dei lavori sul tema dell’aggressività umana e della crudeltà erano basati sulla premessa che siamo individui guidati principalmente dai nostri istinti ereditari. L’”altro” servirebbe solo come strumento o come scarica di questi impulsi. Queste conclusioni sono state messe in discussione proprio dalla biologia e dalla psicologia evolutiva che hanno messo in evidenza chiaramente quanto gli esseri umani siano indispensabili gli uni agli altri. Oggi la maggior parte della letteratura nel campo della psicologia evolutiva sottolinea che l’essere umano è per natura un animale socialmente cooperativo, che nasce con una innata predisposizione alla relazione con un altro essere umano e che cresce e si sviluppa psicologicamente e fisicamente solo all’interno di una matrice relazionale capace di recepire, riconoscere e soddisfare i suoi bisogni emotivi. E’ quello che afferma John Bowlby quando scrive che: 
“I piccoli dell’uomo […] sono preprogrammati per svilupparsi in modo socialmente cooperativo, che poi lo facciano o meno dipende in grande misura da come vengono trattati” (Bowlby (1988). Una base sicura. Raffaello Cortina Editore, Milano, 1989 pag. 8). 
Queste conclusioni, e la ricerca da cui scaturiscono, sono cruciali per coloro che si occupano della violenza come fenomeno che può e deve essere compreso per poter essere prevenuto. Esse indicano che la distruttività umana, così come il trauma psicologico, non possono essere capiti senza passare attraverso il riconoscimento dell’importanza intrinseca delle relazioni umane nel nostro sviluppo e nel nostro senso del benessere

Il Centro Psicoanalitico di Firenze dedica una giornata aperta al tema della violenza negli adolescenti deprivati dal titolo “Senza paura senza pietà”, sabato 13 dicembre 2014, con la partecipazione di Jessika Jakeley (British Psychoanalytic Society); Alfio Maggiolini (Il Minotauro, autore del libro “Senza paura senza pietà”), Cristina Saottini (Giudice onorario del Tribunale dei Minori di Milano, Società Psicoanalitica Italiana).
(Benedetta Guerrini Degl’Innocenti, Segretario Scientifico del Centro Psicoanalitico di Firenze).

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Vedi anche:

Recensione al libro “Senza paura senza pietà”

La violenza e le sue trasformazioni, il report

Adolescenza in Spipedia