7-9 Lug 2016, Chicago – 17° Congresso Internazionale di Neuropsicoanalisi “Other Minds”. Resoconto di Luigi Cappelli.

Il congresso NPSA é stato caratterizzato da un folto gruppo di relatori qualificati e di partecipanti, provenienti da numerose, disparate aree geografiche, con una numericamente modesta presenza di connazionali.

Il convegno si è svolto nella cornice della città di Chicago che, splendida in luglio per la bellezza del sito naturale sull’immenso lago, la magnificenza degli edifici, delle collezioni d’arte, del verde urbano, ospita una popolazione vivace e capace di fermarsi, ascoltare, persino sorridere agli interlocutori.  In particolare la popolazione di colore, certamente discriminata (quasi tutti gli inservienti sono neri come la maggioranza degli homeless) spesso fisicamente poderosa ed esuberante, suona, balla e canta per le strade, contribuendo a creare e a qualificare l’atmosfera di gaiezza e vitalità percepibile nel Millennium Park, lungo il Magnificent Mile e la Michigan Avenue. Notevole per efficacia espressiva e virtuosismo tecnico una vasta mostra personale del pittore nero Kerry James Marshall che ritrae esclusivamente soggetti di colore.

La scansione temporale degli interventi, dei commenti e delle repliche é stata ineccepibile e Mark Solms é stato la figura di riferimento, il perno delle diverse voci presenti e l’animatore entusiasta delle attività sociali, mentre l’efficientissima Maggie Zellner teneva le fila dell’organizzazione. La componente clinica e quella di ricerca erano ben rappresentate e bilanciate in questa occasione anche se, prevedibilmente, l’integrazione dei due percorsi è più una prospettiva che una realtà attuale.

Interessante, nell’educational day, il lavoro di Douglas Watt relativo alla doppia componente affettivo-cognitiva dell’ampio concetto di empatia e al ruolo fortemente inibitorio che il controllo del gruppo sociale può esercitare attraverso un  ingroup-outgroup border

Pregevoli i contributi di Jaak Panksepp e di Oliver Turnbull sulle emozioni che gli umani condividono con gli altri mammiferi, i problemi della ricerca in questo ambito e le possibili applicazioni cliniche.

Efficace e chiara la brillante relazione di Jennifer Bartz su “Neuroscienze e Affiliazione”, relativa ad un necessario ridimensionamento dell’enfasi posta sull’ossitocina come panacea dei disturbi relazionali, specie nei pazienti borderline, che possono anzi presentare reazioni paradosse alla somministrazione, oggi più agevole per via nasale. Una possibile interpretazione di questi risultati è quella per cui l’ormone funzionerebbe piuttosto come un riattivatore e forse amplificatore di memorie emozionali infantili. La risposta al farmaco sarebbe quindi condizionata dalla natura dei ricordi rievocati.

Rilevante la presenza di David Terman, figura “storica” della Psicologia del Sé, il cui intervento é stato molto seguito e apprezzato dalla platea. Terman ha parlato dell’argomento cardine dell’empatia e della convergenza di ambiti psicoanalitico e neuroscientifico in tale area, proponendo un contributo utile per una integrazione dei due filoni di esperienze.

Interessante anche la relazione di Ruth Feldman sulla sincronia di comportamento, endocrinologia e neurologia dei processi di condivisione.

Katerina Fotopoulu ha sottolineato l’importanza delle figure di Winnicott, per il concetto di holding, e di Anzieu, per quello del Moi Peau, nell’ampio progetto di ricerche sulla stimolazione cutanea da lei coordinato.

Ariane Bazan, collegando principio di realtà, frustrazione e castrazione e Josh Kellman, con una coinvolgente relazione su di un caso di artista figurativo che documenta visivamente il percorso terapeutico, hanno sottolineato piuttosto le difficoltà di raggiungere gli altri nello scambio clinico.

Impossibile fornire una sintesi completa dei contributi delle sessioni parallele: troppo numerosi e vari sono stati i punti di vista e le proposte di ricerca. 

In questo settore, saliente l’interazione tra Solms e Robert Smith su di un caso presentato, sul quale Solms ha applicato una ipotesi clinica sul meccanismo della “Repression”, vista come “Premature Automatization”, una previsione rigida di eventi dolorosi futuri (in specie l’angoscia di separazione) che esclude ogni alternativa nella relazione.

Sempre nelle parallel session, Max Rudansky ha illustrato un caso di atimormia (perdita di motivazione) conseguente a un ictus del nucleo striato e di fibre talamo-corticali. Da questo spunto clinico ha collegato le ricerche sulle connessioni tra i gangli della base e il nucleo reticolare talamico ai rapporti tra Es (processo primario) e Io (processo secondario) in Freud.

Anche José Fernando Mugnoz Zùniga ha prodotto un unico caso clinico, questo di sindrome orbitofrontale, conseguente ad un danno della corteccia prefrontale, consistente in esplosioni di collera incontrollate. Su tali basi, attraverso il contributo di Panksepp, relativo al sistema della COLLERA, l’autore ha mostrato l’importanza della corteccia orbito-frontale nel controllo esecutivo di reazioni che possono essere scatenate sia da banali frustrazioni che da complesse situazioni relazionali e stabilito una connessione tra questi meccanismi neurali  e la teoria motivazionale psicoanalitica.

Il settore poster: dodici presentazioni in tutto, cui anche lo scrivente ha partecipato, é stato visitato da numerosi colleghi con cui si è avviato uno scambio cordiale e positivo.

L’argomento del prossimo congresso NPSA che si svolgerà a Londra dal 6 al 9 luglio 2017 sarà probabilmente: Compulsion to predict: Repetition, Resistance and Re-Enactement.