Il Sè conscio / inconscio di M. Schaefer e G. Northoff. Sintesi di Giorgio Mattana

*Pablo Picasso

Schaefer e Northoff – Il Sé conscio/inconscio e le neuroscienze

Sintesi di G. Mattana

 

Schaefer M., Northoff Georg. Who am I: The Conscious and the Unconscious Self. Frontiers in Human Neuroscience (2017; 11: 126). Published online 2017 Mar 17. doi: 10.3389/fnhum.2017.00126

 

Nell’articolo open access «Who am I: The Conscious and the Unconscious Self», pubblicato il 17 marzo 2017 su Frontiers in Human Neuroscience, Michael Schaefer e Georg Northoff avanzano un’interessante ipotesi neuroscientifica sulle componenti consce e inconsce del Sé. Il lavoro rappresenta un’importante integrazione delle tesi di Northoff sul ruolo delle Cortical Midline Structures (CMS) e del Default Mode Network (DMN) nel processo del Sé. Già noto agli psicoanalisti italiani, protagonista il 24 febbraio 2018 di un interessante convegno presso il Centro di Psicoanalisi Romano sullo sviluppo neurobiologico del Sé, Northoff ne approfondisce qui insieme a Schaefer la dialettica conscio/inconscio. Gli autori ricordano come già l’uomo preistorico abbia immaginato che la sede dei nostri sentimenti, pensieri e ricordi fosse nella testa, e come all’alba dell’epoca moderna Cartesio l’abbia localizzata nella ghiandola pineale, sede dell’anima e della sua relazione con il corpo. Il Sé come sostanza spirituale è stato successivamente messo in discussione da David Hume, che lo ha ridotto a un «fascio di percezioni», e in epoca contemporanea da pensatori come Thomas Metzinger, che lo ha definito come una rappresentazione cui non corrisponde alcuna realtà.

Alle critiche filosofiche al concetto cartesiano del Sé – affermano Schaefer e Northoff – rispondono oggi le neuroscienze, delineandone una fondazione neurobiologica alternativa a quella metafisica. Gli autori, basandosi su ricerche condotte con tecniche di neuroimaging,  affermano che i dati autorizzano a considerare le aree corticali della linea mediana, le Cortical Midline Structures (CMS), come fondamentali per il Sé cosciente. Si tratta di una serie di strutture cerebrali filogeneticamente antiche, come la corteccia prefrontale orbitomediale, la corteccia cingolata sopragengivale anteriore, la corteccia prefrontale dorsomediale e la corteccia cingolata posteriore, fra loro strettamente interrelate e caratterizzate da analoghi pattern di collegamento con altre regioni cerebrali, come la corteccia prefrontale ventrolaterale e dorsolaterale o il sistema limbico. Questo complesso e articolato network si sovrappone al Default Mode Network (DMN), una rete neurale che include regioni come la corteccia prefrontale mediale, il giro angolare e strutture della formazione ippocampale, che si attiva nella condizione di riposo intesa come relativa libertà dagli stimoli, associata all’attività introspettiva, al recupero di ricordi autobiografici e all’immaginazione progettuale. Nell’insieme, le CMS e il DMN vengono considerati come centrali per la fenomenologia del Sé cosciente, sulla base di ricerche che ne mostrano l’attivazione selettiva in compiti come la discriminazione fra attributi caratteriali auto o eteroriferiti. Il focus degli studi che indagano la relazione fra queste strutture e il Sé riguarda la capacità di pensare a se stessi, che per definizione appartiene all’esperienza cosciente e rappresenta qualcosa di stabile, che ci permette per esempio di muoverci attraverso il tempo, ricordandoci il passato e proiettandoci nel futuro.

Schaefer e Northoff affermano tuttavia che il Sé non si identifica solo con il «flusso di coscienza» (stream of consciousness) e include anche rilevanti componenti inconsce, descritte come processi automatici e subpersonali in linea di principio inaccessibili alla riflessione cosciente, più profondi ancora dell’inconscio freudiano, buona parte dei quali può essere rappresentata dalle «cognizioni incarnate» (embodied cognitions). Le teorie dell’embodiment asseriscono in generale che le funzioni mentali dell’uomo prendono forma del tutto inconsapevolmente dal modo in cui il corpo umano interagisce con il mondo. Le ricerche sulle «metafore incarnate» (embodied metaphors) indicano come tali metafore guidino inconsciamente il nostro comportamento quotidiano, illustrando per esempio quanto i nostri più astratti pensieri sulla moralità siano inconsapevolmente basati su esperienze sensoriali. Quali sono i sostrati neurali di questo fenomeno? Diversi studi hanno individuato le cortecce motorie primarie e soprattutto le cortecce somatosensoriali primarie come i fondamentali presupposti neurali della cognizione incarnata. E’ stato per esempio mostrato che la metafora della purezza morale è collegata alle aree sensoriali. Ciò è in linea anche con le recenti teorie sulle «simulazioni incarnate» (embodied simulations), che presuppongono che il recupero dei significati concettuali implichi una parziale riattualizzazione di esperienze sensoriali e motorie.

In quale modo le aree somatosensoriali primarie possono essere legate alle metafore incarnate? Recenti reperti neuroscientifici suggeriscono che queste strutture abbiano funzioni più complesse di quelle loro tradizionalmente attribuite, come percepire piuttosto che meccanicamente riflettere le sensazioni tattili sulla superficie corporea. Inoltre, queste aree sembrano includere percezioni di tipo sociale come l’empatia. La teoria del «riutilizzo neurale» (neural reuse) si riferisce a una forma di neuroplasticità, in cui processi cognitivi di alto livello come il pensiero morale possono essere costituiti da ricombinazioni di processi cerebrali inconsci di base. Schaefer e Northoff suggeriscono che le strutture cerebrali coinvolte nella cognizione incarnata facciano parte del Sé inconscio, che almeno parte di esso sia basata sulle aree sensomotorie e che le componenti conscia e inconscia del Sé interagiscano consistentemente. Si tratta a questo punto di mostrare come si realizzi la relazione del Sé conscio, che è una struttura e un’organizzazione cerebrale invece che un’entità mentale o fisica collocata da qualche parte nel cervello, con il Sé incarnato o inconscio.

Il concetto di Sé incarnato permette di vedere il Sé o la cognizione non come attività della mente isolata, ma come processi che comprendono l’interazione continua di mente, corpo e ambiente. Su questa base il Sé può essere definito nel suo complesso come un sistema aperto/chiuso, incarnato e situato. La coscienza può essere concepita come un sistema chiuso, costituito solo da pensieri: da un pensiero ne nasce un altro, da questo un secondo e così via. Ma tale sistema è chiuso solo come modalità di lavoro, poiché è aperto all’informazione proveniente dall’ambiente sociale e dal corpo, può esserne «toccato» o «disturbato». Il Sé conscio può dunque essere visto come un sistema funzionalmente chiuso («autopoietico»), che tuttavia può esse condizionato dal Sé inconscio incarnato, che con tutta probabilità è solo una parte del Sé inconscio. Compito della ricerca futura sarà determinare quali strutture neurali realizzino l’interazione fra il Sé conscio basato sulle CMS e il Sé inconscio, che almeno in parte coincide con il Sé incarnato fondato sulle regioni sensomotorie. Quest’ultimo attraverso il radicamento nel corpo colloca il Sé nell’ambiente costituendolo come intrinsecamente sociale, in linea con le affermazioni dei filosofi che si occupano dell’intersoggettività.

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC5355470/