Galli A.(2015). Discussione della relazione di Luigi Solano “A partire dall’unità corpo-mente” presentata al Centro Milanese di Psicoanalisi, 23 Ott 2015.

Il lavoro presentato da Solano è molto ricco di teorizzazioni e interrogativi, perciò ho scelto solo due riflessioni, tra quelle che ha suscitato in me, per introdurre la discussione di stasera.

 

1) Il superamento del dualismo: siamo pronti per il cambiamento? Un’osservazione sul super-io primitivo.

2) La logica della” libera convivenza”: W. Bucci e C.De Toffoli; corpo mente 

 

1 –  “Per quanto oggi pochi sarebbero disposti a sottoscrivere un modello dualista integrale, tracce di questa posizione riemergono non appena ci troviamo di fronte a questioni emotivamente pregnanti”.

Questa osservazione che Solano collega a vicende normali della vita (si riferisce per esempio all’innamoramento) è valida sempre, credo, o almeno ogni volta che desideriamo far prevalere una visione riduttiva del funzionamento personale anziché tenere presente l’intero organismo.

Solano sottolinea come il modello dualista sia una visione “popolare” molto condivisa; si tratta cioè di una convinzione con caratteristiche di certezza: “è” così (Britton, 1998). Si dà per sicuro che la mente abbia un influsso sul corpo, una via di scarico nel corpo. Questa idea viene trattata come una verità assimilata a quella del contagio.

Il contesto culturale naturalmente influenza anche noi psicoanalisti, basta vedere come sia difficile abbandonare il linguaggio che riflette una posizione dualistica. L’espressione “malattia psicosomatica”, “è psicosomatico”, “è una somatizzazione”, sono di uso frequente anche tra noi e suggeriscono che qualcosa, accaduto nella mente, altrove, si possa ripercuotere sul corpo. Si afferma così un dualismo e un ordine cronologico, un prima e un dopo, un ordine lineare che in realtà non condividiamo affatto.

Tuttavia molti cambiamenti sono intervenuti, anche a livello linguistico.

L’espressione “psicosomatica”, nella riflessione teorica, è stata sostituita da tempo con “mente corpo”, e poi con “corpo mente”, anche senza trattino, ad indicare l’intenzione di dichiarare una posizione monista non riduttivista (Solano, 2001; 2013), molto condivisa, mi sembra.

Anche il gruppo di studio del Centro Milanese1, a cui partecipo, si intitolava, nel 1999: “La questione psicosomatica: corpo, fantasia inconscia, pensiero e linguaggio”. Oggi viene familiarmente chiamato tra i componenti “gruppo mente corpo”.

Una delle conseguenze che queste riflessioni hanno portato nel gruppo consiste nel fatto che non scegliamo più i pazienti di cui discutere in gruppo in base alla patologia “presumibilmente psicosomatica”; vediamo senza distinzione pazienti con lesioni in alcuni organi, patologie congenite, patologie metaboliche, tumorali, o momentanei malesseri, tentando di superare l’oggettivazione della malattia e del paziente.

Penso che queste situazioni, quelle in cui il corpo entra prepotentemente in seduta, non solo attraverso le parole, possano essere le “questioni emotivamente pregnanti” per noi. Lo sconcerto ci coglie se non possiamo sperare di controllare i fenomeni somatici, soprattutto la malattia, attraverso “la mente”, da noi così valutata.

E così capita di osservare come sia difficile non cedere ad una troppo rapida attribuzione di significato all’episodio morboso, spesso indotta dal paziente, o il sentirsi nell’attesa della cosiddetta “mentalizzazione”; vediamo come capiti di accontentarsi di una elaborazione controtransferale incompleta,” troppo” cosciente, che non contempla enacments o errori –visibili solo “dopo” naturalmente (De Toffoli, 2014; Solano, 2015, p.11; Steiner, 2006).

Per questo mi chiedo se “siamo pronti” per abbandonare la fantasia che, trasferendo da una parte all’altra la sofferenza, dal corpo alla mente, si possa dominarla, renderla meno angosciante, alla fine: vincerla. Come si vince un nemico inferiore, meno raffinato, più stupido (il corpo).

Recentemente ho notato l’accresciuta frequenza, rispetto al passato, delle citazioni di Freud del Compendio (1938), a proposito del rapporto corpo mente. Come se pensassimo che bisogna ricominciare da lì.  Penso però che oltre all’elaborazione teorica sia necessario un confronto nella clinica molto preciso e dettagliato, che tollera tempi lunghi e una infinita pazienza e disponibilità nella descrizione degli aspetti controtransferali (anche corporei), per progredire nella ricerca. In questo la De Toffoli colpisce come esempio.

Quello che voglio sottolineare è che la difficoltà non sembra stare nel raggiungimento di una posizione teorica convincente ma nell’attuazione delle conseguenze cliniche. Mi domando se una disconnessione non possa essere provocata all’incontrario: non è il nesso che non si fa, è che viene spezzato. Nel caso di Ginevra sembra esemplificato l’intervento di un super-io persecutorio che assale il dermatologo e solo l’allargamento del gruppo curante permette di dire:” Non sappiamo cos’è questa alopecia…prima ascoltiamo”.

 

2  –  La proposta della “libera convvenza” (Solano 2013). Questa metafora, che Solano usa a proposito del rapporto tra psicoanalisi e neuroscienze, potrebbe essere adottata anche per pensare ad un organismo con diversi sistemi di funzionamento presenti in parallelo, comunicanti tra loro e con l’esterno (è la proposta del lavoro presentato), e sostituire così la metafora del “misterioso salto” che a lungo ci ha interrogato.

1.Il gruppo, promosso nel 2009 da Patrizia Gammaro e da me continua. I partecipanti, attualmente, sono: Ivana Longo, Anna Tabanelli (referenti), Libera Comandini, Diamante Hartmann, Anna Lamura, Maria Neve Matuonto e, fino a qualche mese fa, Vanna Giaconia.

Il fatto di aderire ad una visione monistica non riduttivista è legata ad un dualismo conoscitivo (usato allo scopo di conoscere meglio), dice Solano. L’equilibrio degli scambi tra i due vertici conoscitivi dipende anche dalla presa d’atto della assoluta necessità di entrambi. Ognuno ha la sua specificità teorica, metodologica e tecnica ma l’oggetto è uno. Una libera convivenza (Solano cita Moravia; Solano, 2009) in cui ciascuno dei partecipanti “dà e riceve senza cambiare nome ne’ cognome”.

Penso che presentandoci le tre Autrici Bucci, Matthis De Toffoli, venga indicata una strada per la convivenza.

Wilma Bucci è una ricercatrice di grande esperienza che si occupa di scienze cognitive con incarichi di responsabilità in Istituzioni internazionali con scopi di ricerca. Nel 1999 è stata nominata membro onorario della International Psychoanalytic Association.

Irene Matthis, di Stoccolma, e Carla De Toffoli sono psicoanaliste.

Esse hanno in comune un’esperienza: hanno fatto “incursioni” in campi limitrofi in modo pacifico, curioso e utile.

W. Bucci parla di Simbolico e Sub Simbolico (o Non Simbolico); un campo –la formazione del simbolo- sacro per gli psicoanalisti, ma mantiene una concettualizzazione precisa, nei confini della teoria cognitiva del Codice Multiplo. Tuttavia la sua visione delle elaborazioni sub simboliche e simboliche e l’ipotesi di una possibile disconnessione tra i diversi sistemi dell’organismo in relazione col mondo può aiutare a superare l’artificiosa distinzione tra disturbo organico e funzionale, somatico e psichico, corporeo e “ mentalizzato”.

La Matthis si appoggia al Freud del Compendio (1938) per definire l’affetto come concetto che sta al confine del mentale e del somatico; i sentimenti e le emozioni sono intesi come due espressioni dei processi affettivi percepite psichicamente, e i sintomi psicosomatici sarebbero degli “equivalenti dell’affetto” percepiti fisicamente.

Nel Compendio è scritto che “(…) il pensiero umano ha portato a un vicolo cieco, non essendo lecito trascurare per troppo tempo il fatto che i fenomeni psichici dipendano in larga misura da influssi corporei, incidendo a loro volta potentemente sui processi somatici” (Freud, 1938, p.641).

Questo “incidere potentemente” è ciò che Carla De Toffoli chiama “transiti corpo –mente dei significati emotivi”. Ella costantemente si rivolge alla ricerca della fisica, della biologia, delle neuroscienze, collegando la sua esperienza di psicoanalista in seduta con un dato paziente allo studio, per esempio, del campo energetico generato dal cuore umano, o allo studio della natura ondulatoria dell’attività cerebrale e cardiaca e ai loro rapporti. Quello che le interessa è sostenere l’immaginazione di “come si realizzino sia alcuni fenomeni di comunicazione inconscia che non hanno base sensoriale, sia alcune interconnessioni tra pensiero, emozione e struttura o funzioni del corpo fisico” (De Toffoli, 2009).

Penso che questa attività immaginativa, autenticamente psicoanalitica, possa essere particolarmente sostenuta dal lavoro in gruppo. Secondo la mia esperienza, all’area della reciproca identificazione primaria, in una zona di non distinzione tra soggetto e oggetto, è affidata la possibilità del contatto emotivo col trauma psichico, che all’origine è sempre un trauma psicofisico (corpo mente).

 

Bibliografia

 

BRITTON R. (1998). Belief and Imagination. Routledge, London e N. Y.

DE TOFFOLI C. (a cura di B. Bonfiglio). Transiti Corpo Mente: l’esperienza della psicoanalisi. Franco Angeli. Milano

MOCCIA G., SOLANO L. (2009). Introduzione a Psicoanalisi e Neuroscienze: risonanze interdisciplinari. Franco Angeli. Milano

SOLANO L. (2013). Tra mente e corpo. Come si costruisce la salute. Cortina. Milano.

SOLANO L. (2015). Seminario al Cenrto Milanese di Psicoanalisi.  A partire dall’unità corpo-mente.

STEINER J. (2006). Interpretative enacments and the analytic setting. I. J. P. ,87. 315-320