Colli A. (2016). Psicoterapia psicodinamica. Teoria, clinica, ricerca. Carocci Editore, Roma. Recensione di V.Nuzzaci

Ci troviamo in un momento storico particolarmente rilevante del rapporto tra clinica e ricerca. Si sta cercando di realizzare una fruttuosa integrazione per meglio definire questi due ambiti, perché sia la clinica che la ricerca possano meglio conoscersi, dialogare ed essere meglio conosciute all’esterno e più efficacemente utilizzate.

In questo contesto, il libro di Colli rappresenta un’attenta e dettagliata raccolta degli elementi definitori di entrambi i campi e dello stato dell’arte del confronto e delle opportunità di collaborazione tra essi.

 

Il testo è suddiviso in tre parti:

–                Nella Prima parte sono trattati i concetti, le teorie, i risultati della ricerca empirica e le basi neuroscientifiche della psicoterapia psicodinamica

–                Nella Seconda parte viene approfondita la problematica dell’intervento clinico, partendo dalla valutazione psicodinamica del paziente basata sulla formulazione del caso, più che sulla diagnosi descrittiva

–                Nella Terza parte vi è una descrizione esemplificativa di alcuni modelli di intervento di matrice psicodinamica

–                In Appendice è presente la Comparative Psychoterapy Process Scale, uno strumento per la valutazione degli interventi del terapeuta, utile sia in ambito della ricerca che della formazione di studenti e specializzandi.

 

Colli si impegna ed invita ad utilizzare un linguaggio chiaro e “digeribile” per poter presentare ed affrontare la complessità dell’oggetto trattato.

La psicoterapia psicodinamica, per natura e principi base, è spesso difficilmente descrivibile dal punto di vista fenomenologico e per la pluralità di modelli teorico-clinici esistenti.

Il primo capitolo del libro tratta, in maniera chiara ed approfondita, caratteristiche e criteri estrinseci ed intriseci di questo approccio, anche con la definizione che di essi si può avere attraverso le ricerche empiriche.

A tal riguardo risulta particolarmente importante il terzo capitolo del libro sulla ricerca empirica in psicoanalisi e psicoterapia dinamica. Colli afferma che a lungo la comunità psicoanalitica ha ritenuto che la comprensione potesse avvenire solo tramite il metodo analitico, secondo la posizione freudiana del nesso indissolubile tra clinica e ricerca (Junktim), che rende superfluo qualsiasi metodo non clinico.

 

Viene riportata (p. 51) la citazione da “Il problema dell’analisi condotta dai non medici” (Freud, 1927):

Nella psicoanalisi è esistito fin dall’inizio un legame molto stretto fra terapia e ricerca, dalla conoscenza è nato il successo terapeutico e, d’altra parte, ogni trattamento ci ha insegnato qualcosa di nuovo: parimenti ogni nuovo elemento conoscitivo è stato accompagnato dall’esperienza dei benefici effetti che da esso potevano derivare. Il nostro procedimento analitico è l’unico a conservare gelosamente questa preziosa coincidenza. Soltanto se esercitiamo nella pratica la nostra cura d’anime analitica, riusciamo ad approfondire le conoscenze sulla vita psichica umana balenateci appena. Tale prospettiva di un tornaconto scientifico è stato il tratto più eminente e più lieto del lavoro analitico. E dovremmo sacrificarlo per qualche considerazione di ordine pratico?

 

I risultati delle metanalisi condotte finora sulla psicoterapia dinamica a breve e a lungo termine hanno portato diverse evidenze di efficacia (p. 57):

–                La psicoterapia psicodinamica produce outcome non differenti rispetto ad altre forme di trattamento

–                Vi sono piccole differenze a favore dei trattamenti psicodinamici rispetto ad altre forme di trattamento

–                Vi sono piccole differenze a favore di trattamenti alternativi sia per differenti disturbi, sia nello specifico, per la depressione

–                La psicoterapia dinamica supera in maniera significativa i trattamenti praticati nei gruppi di controllo

–                La psicoterapia dinamica e i trattamenti psicoanalitici sembrano raggiungere dei cambiamenti in modo meno rapido rispetto a trattamenti brevi. Allo stesso tempo, però, i trattamenti a lungo termine e psicoanalitici risultano più efficaci nel lungo periodo, a tre e cinque anni. Sembrano aver, infatti, una sorta di azione “a lento rilascio”, che mette in moto un processo interno di riflessione su di se stessi che continua nel tempo (Gabbard, 2009a) e che determinerebbe nel paziente un cambiamento strutturale, qualitativamente differente rispetto ad altre forme di trattamento (Grande, Keller, Rudolph, 2012).

 

Gli aspetti su cui è importante riflettere sono comprendere che cosa risulta veramente efficace.

Molti studi sull’efficacia della psicoterapia valutano i trattamenti come se fossero dei “pacchetti”.

Diversi studi che hanno applicato lo Psychoterapy Process Q-Set (PQS) hanno messo in luce come ciò che i terapeuti fanno spesso si discosta dai principi d’intervento dei loro modelli di riferimento, e cosa ancora più importante che i terapeuti più efficaci, siano essi dinamici o cognitivi, sono quelli che mettono in atto maggiormente tecniche di tipo psicodinamico (p. 69).

Per problematiche economiche, difficilmente le psicoterapie a lungo termine possono essere incluse in studi RCT (randomized controlled trialstudi clinici controllati randomizzati). Nell’ambito di tali trattamenti, raramente vi possono essere cambiamenti significativi con meno di cento sedute (Cooper, 2008). Il rischio è che molti pazienti ricevano trattamenti a breve termine, con una riduzione sintomatica nel breve periodo, ma mantenendo una forte vulnerabilità al disturbo.

 

Un altro capitolo importante (capitolo 5) è costituito dalla diagnosi-valutazione del paziente e dei suoi bisogni.

È fondamentale che si possa superare il concetto di staticità della diagnosi sia in termini categoriali che temporali. È necessario concepire la diagnosi attraverso il processo: diagnosticare la struttura di un paziente e/o del suo livello di funzionamento mentale anche attraverso l’analisi delle caratteristiche del processo terapeutico attivato dal paziente. Oltre alla soggettività del paziente (rispetto alla sofferenza psichica), la teoria psicopatologica dinamica pone particolare attenzione alla comprensione della sintomatologia come un prodotto emergente della personalità del paziente (Westen, Gabbard, Blagov, 2006).

Clinica e ricerca permettono di comprendere: sono mezzi di comprensione e mezzi che possono comprendersi.

 

– v. l’Indice del libro sul sito web della Casa Editrice

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