Colli A., Tanzilli A., Dimaggio G., Lingiardi V. (2014). Patient Personality and Therapist Response: An Empirical Investigation. Am.Journ.Psychiatry, 171: 102-108.

Colli A., Tanzilli A., Dimaggio G., Lingiardi V. (2014). Patient Personality and Therapist Response: An Empirical Investigation. Am.Journ.Psych., 171: 102-108.

In questa ricerca viene data conferma empirica al fatto, assodato soprattutto in ambito psicoanalitico, che la risposta emotiva del clinico (controtransfert) è correlata con la patologia di personalità del paziente. Lo studio mostra inoltre che specifici disturbi di personalità tendono a evocare reazioni controtransferali prevedibili, che le reazioni controtransferali non dipendono dall’orientamento teorico del clinico e che i pazienti con livelli di funzionamento globale più basso tendono a evocare risposte emotive negative e più intense.

 

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 Riassunto

È noto che le risposte controtransferali possono fornire informazioni utili sulla personalità e il funzionamento interpersonale del paziente e rappresentare una fonte rilevante di conoscenza in base alla quale il clinico può calibrare e promuovere interventi terapeutici più mirati e efficaci (Gabbard, 2009; Hayes, Gelso, Hummel, 2011; Kernberg, 1984; PDM Task Force, 2006; OPD Task Force, 2008). Concetti fondamentali della disciplina psicoanalitica quali il controtransfert complementare e concordante, l’identificazione proiettiva (e l’enactment) o la responsività di ruolo suggeriscono, seppur da prospettive teoriche differenti, l’idea che il paziente può indurre il clinico a sperimentare sentimenti e emozioni che riflettono in modo più o meno accurato le sue esperienze del passato e il suo mondo interno, e che le risposte emotive del terapeuta possono essere usate per comprendere meglio le problematiche affettive, cognitive o interpersonali centrali nel funzionamento psicologico del paziente (Racker, 1957; Klein, 1946; Bion, 1962; Winnicott, 1949; Sandler, 1976; Kernberg, 1965; Ogden, 1982; Gabbard, 2001).

I pazienti con disturbi di personalità sono caratterizzati da tratti disfunzionali, pervasivi e tendenzialmente stabili, che coinvolgono varie aree del funzionamento affettivo, cognitivo, comportamentale e interpersonale, tali da investire tutte le relazioni (compreso quella col terapeuta). Essi tendono a riattualizzare nella relazione terapeutica schemi maladattivi, spesso “trascinando” il clinico in interazioni che riproducono modelli disfunzionali (cfr. Kernberg, 1984; McWilliams, 2011).

Il terapeuta può pertanto sentirsi spinto a rispondere attraverso modalità specifiche, seguendo un “copione” implicitamente condiviso, rinforzando gli schemi maladattivi del paziente con il rischio di danneggiare la relazione terapeutica (Clarkin, Yeomans, Kernberg, 2006; Bateman, Fonagy, 2006).

Obiettivo di questo studio è stato indagare l’associazione tra le risposte emotive dei clinici e la patologia della personalità e il livello di funzionamento psicologico dei pazienti, al fine di verificare le seguenti ipotesi:

1) specifici disturbi di personalità tendono a evocare reazioni controtransferali prevedibili;

2) queste reazioni controtransferali non dipendono dall’orientamento teorico del clinico;

3) i pazienti con livelli di funzionamento globale più basso tendono a evocare risposte emotive negative e più intense.

A un campione di clinici italiani (N=203) di due differenti approcci teorici (N=103 psicodinamici; N=100 cognitivo-comportamentali) è stato chiesto di compilare il Therapist Response Questionnaire (Zittel, Westen, 2003) per la valutazione delle risposte emotive del terapeuta, e la Shedler-Westen Assessment Procedure-200 (Westen, Shedler, 1999; Shedler, Westen, Lingiardi, 2013) per l’assessment della patologia di personalità e del funzionamento psicologico, relativi a un loro paziente in trattamento e selezionato casualmente in base ai seguenti criteri: almeno 18 anni di età; senza diagnosi di disturbo psicotico o di sindromi in cui fossero presenti sintomi psicotici; in trattamento da un minimo di 8 sedute a un massimo di 6 mesi (per una seduta a settimana).

I risultati di questo studio hanno messo in evidenza che esistonorelazioni significative tra la patologia di personalità dei pazienti e le risposte emotive dei clinici, indipendentemente dal loro orientamento teorico (1).

In particolare, i disturbi paranoide e antisociale di personalità sono risultati associati a un controtransfert criticato/maltrattato, mentre il disturbo borderline di personalità correla con controtransfert impotente/inadeguato, sopraffatto/disorganizzato e speciale/ipercoinvolto.

Il controtransfert distaccato è risultato positivamente associato ai disturbi schizotipico e narcisistico di personalità, e negativamente associato ai disturbi dipendente e istrionico. Il disturbo schizoide di personalità ha mostrato un’associazione positiva e significativa con il controtransfert impotente/inadeguato. Un controtransfert positivo è risultato associato con il disturbo evitante di personalità, che correla anche con i pattern controtransferali speciale/ipercoinvolto e genitoriale/protettivo. Il disturbo ossessivo di personalità era negativamente associato con il controtransfert speciale/ipercoinvolto.

In generale, le risposte dei clinici sono caratterizzate da sentimenti negativi più intensi nel trattamento di pazienti che presentano bassi livelli di funzionamento.

Questo studio suggerisce che, sebbene ogni diade clinico/paziente sia unica, le reazioni emotive dei terapeuti a determinate tipologie di pazienti presentano caratteristiche che possono ripetersi in modo relativamente stabile, clinicamente coerente e prevedibile. Queste risposte controtransferali, inoltre, non sono diretta conseguenza delle preferenze teoriche e dell’approccio terapeutico dei clinici.

In altri termini, se a livello teorico/clinico, soprattutto in ambito psicoanalitico, è un fatto assodato che la relazione terapeutica (dinamiche di transfert e controtransfert) diventi scenario di una riproposizione del mondo interno del paziente, questa ricerca per la prima volta sembra darne conferma empirica. Una particolare attenzione a questi pattern relazionali, anche in riferimento alla tipologia di personalità del paziente, aiuterà il clinico a promuovere interventi terapeutici più efficaci.

(1) Per gli aspetti quantitativi, tabelle, valori di significatività, ecc. si rimanda all’articolo originale. La versione italiana del Therapist Response Questionnaire, adattata e tradotta, può essere richiesta agli autori dell’articolo. A.Colli antonello.colli@gmail.com