Psicoanalisi e ricerca empirica: cosa pensano gli psicoanalisti (da Psicoterapia e Scienze Umane, Vol.L, n.3, 2016).

Nel fascicolo speciale dedicato al Cinquantesimo Anniversario della rivista Psicoterapia e Scienze Umane (volume 50, n° 3, 2016), intitolato “Cosa resta della psicoanalisi. Domande e risposte” sono state pubblicate le risposte di 62 psicoanalisti (*), noti a livello internazionale, a 12 domande riguardanti temi centrali della psicoanalisi.

(*) Massimo Ammaniti, Jacques André, Simona Argentieri, Marco Bacciagaluppi, Jessica R. Benjamin, Sergio Benvenuto, Werner Bohleber, Christopher Bollas, Philip M. Bromberg, Wilma Bucci, Fred Busch, Luigi Cancrini, Giacomo B. Contri, Mauricio Cortina, Heinrich Deserno, Antonio Di Ciaccia, Jack Drescher, Morris N. Eagle, Antonino Ferro, Anna Ferruta, Peter Fonagy, Allen Frances, Sophie Freud, Lawrence Friedman, Glen O. Gabbard, Roland Gori, Jay Greenberg, Pedro Grosz, Ita Grosz-Ganzoni, André Haynal, Bob Hinshelwood, Horst Kächele, Otto F. Kernberg, Marianne Leuzinger-Bohleber, Joseph D. Lichtenberg, Vittorio Lingiardi, Giovanni Liotti, George Makari, Nancy McWilliams, David Meghnagi, Silvio Merciai, Robert Michels, Emilio Modena, Francesco Napolitano, Thomas H. Ogden, Massimo Recalcati, Christa Rohde-Dachser, Berthold Rothschild, René Roussillon, Jeremy D. Safran, Dominique Scarfone, David Shapiro, Jonathan Shedler, George Silberschatz, Michael H. Stone, Frank J. Sulloway, Mary Target, Thomas von Salis, Paul L. Wachtel, Jerome C. Wakefield, David L. Wolitzky,  Luigi Zoja

  v.  la recensione di A.Pagnini su Il Sole 24 Ore (11 Dic 2016)

 v.  l’articolo di S.Vegetti Finzi (La psicoanalisi è un cantiere aperto) sul Corriere della Sera (22 Dic 2016)

  v.   altri, su Rassegna Stampa del sito web di Psicoter.Sc.Umane

 
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Una delle domande (la n° 9) era la seguente: Come vede il rapporto tra teoria psicoanalitica e ricerca empirica sul risultato e sul processo della terapia?.

Per gentile concessione di Paolo Migone, condirettore della rivista insieme a Pier Francesco Galli e Marianna Bolko, pubblichiamo qui di seguito le risposte date a questa domanda, insieme a una sua nota introduttiva.

 

Nota Introduttiva di Paolo Migone, condirettore di Psicoterapia e Scienze Umane

La lettera con cui i 62 psicoanalisti sono stati invitati a rispondere alle 12 domande sullo stato della disciplina è la seguente:

«Nel 2016 la rivista trimestrale Psicoterapia e Scienze Umane compie cinquanta anni di pubblicazione ininterrotta. In questo mezzo secolo di vita ha accompa­gnato lo sviluppo delle psicoterapie, della psicoanalisi e le questioni della formazione nella psichiatria interpersonale in Italia, cercando di aggiornare i lettori sui dibattiti che avvenivano nella disciplina e nello stesso tempo di atti­vare un pensiero critico libero da condizionamenti di scuole o appartenenze istituzionali.

Continuando la tradizione di pluralismo critico, in occasione di questo an­niversario abbiamo deciso di rivolgere una dozzina di domande ad alcuni colleghi riguardanti questioni centrali del nostro campo. I colleghi che ab­biamo individuato sono membri del comitato di consulenza oppure hanno pubblicato sulla rivista, tenuto seminari al nostro gruppo o avuto rapporti con noi.

Vorremmo che, per quanto possibile, le risposte fossero brevi. Non è indi­spensabile seguire l’ordine in cui sono poste le domande, alcune delle quali possono anche essere saltate alla luce delle rispettive aree di interesse. L’importante è che le risposte siano concise.

Le domande cui rispondere, o dalle quali prendere spunto, sono le seguenti:

1) Quale aspetto della psicoanalisi la colpisce di più o su cui vorrebbe espri­mere un commento?

2) Vi è un autore che ritiene particolarmente importante oggi in psicoanalisi e, nel caso, per quali motivi?

3) A suo parere cosa caratterizza la cosiddetta “psicoanalisi contempora­nea”, e quando si può dire abbia avuto inizio?

4) Cosa pensa della proliferazione di “scuole” psicoanaliti­che?

5) Identità della psicoanalisi e psicoterapia: come può essere impostato que­sto problema?

6) Il training psicoanalitico è certamente una questione importante e spinosa. Nella storia dell’istituzione psicoanalitica, sono cambiati alcuni aspetti del training? Se ritiene che il sistema del training non abbia subìto sostanziali modifiche, pensa che potranno esservi cambiamenti? Quali cambiamenti ritiene indispensabili?

7) Il concetto di Edipo ha ancora un significato e, nel caso, quale?

8) Cosa resta della teoria freudiana del sogno e, più in generale, che ruolo hanno i sogni nel processo terapeutico?

9) Come vede il rapporto tra teoria psicoanalitica e ricerca empirica sul risultato e sul processo della terapia?

10) Come valuta i recenti sviluppi delle neuroscienze e della neurobiologia rispetto alla psicoanalisi? Come vede il rapporto tra psicoanalisi e ricerca psicologica e, più in generale, tra la psicoanalisi e le altre discipline?

11) Quali concetti centrali della psicoanalisi hanno mantenuto una loro vali­dità, e quali sono le loro evidenze empiriche?

12) Come spiega la crescente marginalizzazione della psicoanalisi?».

I contributi sono in ordine al­fabetico per cognome dell’autore.

Vengono riportati solo i contributi degli autori che hanno risposto alla domanda (infatti alcuni non hanno risposto a tutte le domande, e altri hanno preferito mandare un testo scritto in modo libero).

Di proposito si è voluto lasciare a ciascuno la libertà di esprimersi nel modo che preferiva, e per lo stesso motivo non si è stabilito un limite massimo alla lunghezza dei singoli contributi, ma ci si è limitati a dire che dovevano essere concisi (alcuni sono stati stringatissimi, altri invece si sono lasciati andare a considerazioni più dettagliate, e sono state rispettate le singole preferenze).

In certi casi sono state aggiunte delle note redazionali (qui non riportate) per specificare riferimenti bibliografici o altre informazioni utili per i lettori.

Il quadro emerso costituisce uno spaccato dello stato in cui versa oggi la nostra disciplina e risulta interessante anche sul piano sociologico.

 

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Risposte alla domanda n. 9 ( Come vede il rapporto tra teoria psicoanalitica e ricerca empirica sul risultato e sul processo della terapia? )

 

Jacques André (1) – Forse le grandi teorie psicoanalitiche sono state già formulate. Per contro, il movimento della teorizzazione è interminabile. Nessuna teoria può preve­dere quello che si dirà e farà sul lettino. L’originalità di ogni paziente è la più grande forza della psicoanalisi.

Simona Argentieri (2) – L’intento è buono, ma la metodologia è in genere approssimativa, rischia di approdare alla conferma del già noto.

Marco Bacciagaluppi (3) – La teoria va riveduta alla luce dell’infant research, che ha dimostrato che non vi è una fase autistica, e che il bambino è in contatto fin dall’inizio.

Sergio Benvenuto (4) – Non sono contrario alla ricerca empirica, in particolare comparativa tra i vari approcci. Solo che essa è difficilissima da fare data la complessità dell’oggetto, esige ricercatori geniali, e penso che la ricerca empirica svolta finora, negli ultimi decenni, sia rozza e inutile (con qualche eccezione). In questo campo il ricercatore è inconsciamente influenzato dalle proprie preferenze, per cui i risultati empirici tendono a coincidere con quel che il ricercatore vuole trovare. La ricerca empirica in questo campo è ancora all’asilo infantile.

Werner Bohleber (5) – In molti Paesi viene richiesto alla psicoanalisi di dimostrare la sua efficacia con evidenze scientifiche. La psicoanalisi si trova qui in un dilemma: se vuole essere riconosciuta ufficialmente come un tipo di terapia, si deve adattare alle modalità e agli standard pubblici del controllo in ambito scientifico. Adattarsi significa anche riuscire a utilizzare metodi che garantiscano scientificamente le specificità del trattamento psicoanalitico. La questione relativa alla ricerca sul risultato e a quella sul processo (outcome e process research) che siano empiricamente valide va sollevata di continuo, e molti ritengono che il futuro della psicoanalisi dipenda dal fatto che sia in grado di essere all’altezza di questa sfida. Questa sfida è molto importante anche per il futuro della psicoanalisi nelle università. All’interno della comunità psicoanalitica la coscienza dell’importanza della ricerca e del suo insegnamento nelle istituzioni psicoanalitiche è cresciuta, ma esiste ancora uno iato tra i clinici e i ricercatori che richiede maggiore attenzione e discussione.

Christopher Bollas (6) – In che modo si fa ricerca sui contenuti della mente? Io penso che la ricerca vada bene nella misura in cui non si fonda su un delirio, nel qual caso si arriva all’idea errata che sia possibile vedere dentro la mente.

Wilma Bucci (7) – La teoria e la ricerca in psicoanalisi  –  Per gettare un ponte tra la teoria psicoanalitica e la ricerca c’è bisogno di una cornice teorica sistematica. A me non è chiaro come vengono definiti i concetti psicoanalitici che compaiono nella maggior parte degli studi sul ri­sultato della psicoterapia. Ed è ben lontano dall’essere chiaro come le com­plesse ed evocative concezioni soggettive di clinici come Bollas, Ogden e altri possano essere studiate in progetti di ricerca – anche se potrebbe essere una sfida interessante provarci. Noi facciamo ricerca sul processo all’interno di una cornice teorica coerente con la psicoanalisi, ma non è “psicoanalitica” in quanto tale, e crediamo possa essere coerente con altri tipi di trattamenti. 

Giacomo B. Contri (8)  Vorrei che gli psicoanalisti la sapessero più lunga su quelle che una volta si chiamavano scienze della natura: ci guadagnerebbero nella diagnosi diffe­renziale di esse dalla psicoanalisi che non è una scienza della natura, ossia non ha causalità naturale. Rammento Hans Kelsen che distingueva causalità giuri­dica e causalità naturale. Ecco l’importanza di cogliere l’atto di pensiero. La psicoanalisi è essa stessa ricerca empirica a palate, sulla quale esercitare sem­plici inferenze (noi umani siamo così deboli nell’inferire!). Non dimenti­chiamo che ogni paziente, come ogni persona fin da bambino, dispone già di empiria a palate, sulla quale ha sempre esercitato inferenze.

Heinrich Deserno (9) –  La teoria psicoanalitica deve e dovrà cambiare sotto l’influenza della ricerca empirica sul processo della psicoterapia, specialmente deve cambiare la teoria della tecnica, e fortunatamente vi è stato un viraggio di paradigma da una psicologia mono-personale (quasi-sperimentale e osservazionale) a una psicologia bi-personale (interattiva e intersoggettiva).

Antonio Di Ciaccia (10) – In fondo questa domanda porta alla valutazione. Alla psicoanalisi non è congrua una valutazione come se fosse una ricerca empirica. Lacan ha messo in piedi una particolare forma di valutazione, che è in funzione nella sua Scuola, e che ha chiamato “passe”. La passe prevede un funzionamento arti­colato e con molti protagonisti (passant, passers, cartello della passe compo­sto da analizzati, analizzanti e analisti) che valida il processo e il risultato di una psicoanalisi.

Jack Drescher (11) – Sarebbe meraviglioso se la teoria psicoanalitica insegnata e praticata oggi fosse più fermamente radicata nella ricerca empirica. Però non è facile, dato che vi sono molti prominenti analisti che vedono orgogliosamente se stessi non come scienziati ma come filosofi o letterati. In una preveggente critica, scritta più di due decenni fa, Alan Stone (1997), uno psicoanalista che insegnava ad Harvard, scrisse: «Una ricerca computerizzata condotta su tutti i corsi insegnati ad Harvard la cui descrizione menziona Freud o la psicanalisi ha prodotto un elenco di 40 corsi universitari, senza contare i miei due corsi. Tutti sono in discipline umanistiche, soprattutto letterarie; nessun corso viene dato al Dipartimento di Psicologia, e quasi niente viene insegnato alla Facoltà di Medicina». Credo che, alla lunga, una psicoanalisi divorziata dalle moderne scienze sociali e dalle neuroscienze sarà sempre più irrilevante e marginalizzata.

Morris N. Eagle (12) – Data la lunga durata di una terapia psicoanalitica e altri fattori, è partico­larmente difficile condurre ricerche sul risultato e sul processo della psicoa­nalisi, però queste ricerche vengono fatte. La psicoanalisi non dovrebbe essere immune dai problemi di accountability, cioè non dovrebbe sfuggire al com­pito di rendere conto della propria efficacia, sempre che i criteri impiegati per studiare il risultato riflettano gli scopi del trattamento psicoanalitico.

 

Antonino Ferro (13) – Faccio fatica a vedere un rapporto se non generalissimo tra teoria psicoa­nalitica e ricerca empirica. Ha una sua importanza per le assicurazioni, per i rimborsi, etc. Ma faccio molto fatica a vederne i nessi.

Anna Ferruta (14) – Il rapporto tra teoria psicoanalitica e ricerca empirica mi sembra reciprocamente motivo di interesse: spazzerei via le questioni di “validazione” per apprezzare invece fenomeni che avvengono in stanza di analisi e di cui è difficile accorgersi sulla base soltanto di aspetti intuitivi, mentre ricorrenze quantitative e qualitative possono offrire interessanti elementi di riflessione. La difficoltà maggiore è quella di individuare unità osservative elementari che possano descrivere l’andamento di una interazione analitica. Penso che ci sia ancora molto lavoro da fare, proprio a livello dell’individuazione di strumenti descrittivi e quindi poi interpretabili, anche se Tuckett con il metodo dei Working Parties (15) ha fornito un interessante contributo. Come è accaduto che la musica potesse essere riprodotta nelle sue strutture sul pentagramma, senza nulla togliere alla qualità emotiva e di contenuto dei sentimenti in gioco, non vedo perché qualcosa di analogo non possa accadere per l’andamento della seduta analitica. Purché ci si liberi dello schema imprigionante della “validazione” e si proceda nella ricerca delle strutture elementari delle comunicazioni e trasformazioni in analisi.

Peter Fonagy (16) – La teoria genuinamente psicoanalitica non può essere verificata in modo appropriato con la ricerca sul risultato (outcome research), soprattutto perché quello che accade in terapia è diverso da quanto raccomandato nei testi di teoria. Il risultato ha un interesse dal punto di vista pragmatico di chi finanzia le terapie. Solo un’analisi dettagliata del processo (process research) può fornire insight su come la mente funziona, e conduce a una maggiore e più fertile comprensione dei meccanismi della mente.

Roland Gori  (17) – Lo vedo male, come una moda in una civiltà dell’efficienza che richiede che ogni risultato sia traducibile nel linguaggio delle macchine o quantificato come una merce (rimando ai miei ultimi cinque libri pubblicati con la casa editrice Liens qui libèrent di Parigi).

André Haynal (18) – La ricerca sul risultato e sul processo della psicoterapia (outcome e process research) deve seguire le re­gole e metodologie del proprio campo di indagine (diverso da quello della teo­ria psicoanalitica), anche se può servire a valutare gli interventi psicoanalitici.

Bob Hinshelwood (19)Ebbene, quando i pazienti vengono da noi, non vengono per fare teoria, o per preoccuparsi di quale sia la scuola migliore. Uno dei problemi della proliferazione delle tante nuove scuole è che gli analisti, diversamente dai loro pazienti, si preoccupano troppo della loro teoria. E questo può voler dire che gli analisti potrebbero cercare di fare più cose allo stesso tempo – uno pensa a migliorare la salute mentale del proprio paziente, e l’altro a dimostrare la correttezza della propria teoria. A volte questi obiettivi possono coincidere ma spesso sembra che gli analisti lavorino per fare incastrare i pazienti alle loro teorie. La risposta non è quella di invertire questo processo, cioè di adattare le teorie ai pazienti. Quello che dobbiamo invece fare è provare ad ascoltare le teorie che il paziente usa per farvi adattare le proprie esperienze. Non ho dubbi che la ricerca sul risultato della psicoterapia sia una buona idea. Molti vogliono sapere se possono investire in una terapia avendo buone probabilità di raggiungere un risultato positivo. Ma… c’è un problema. Nonostante vi siano molte teorie diverse, non c’è una psicoanalisi standard di cui si possa misurare il risultato. Uno psicologo del Sé potrebbe fare interpretazioni molto diverse da quelle di un analista relazionale. Possiamo davvero metterle insieme per fare generalizzazioni sul risultato della psicoanalisi?

Horst Kächele (20) – La ricerca sul risultato e sul processo della psicoterapia (outcome e process research) si è sviluppata, nel bene e nel male, senza alcuna guida da parte della teoria psicoanalitica. Altre scienze di base – come la teoria delle emozioni, l’analisi conversazionale, etc. – rappresenteranno una base teorica più solida.

Otto F. Kernberg (21) – Come ho detto prima, credo che la ricerca sul risultato e sul processo della psicoanalisi e della psicoterapia psicoanalitica sia assolutamente essenziale per venire incontro alle richieste di trattamenti evidence-based che ci vengono fatte dalla società in cui viviamo e al problema della mancanza di fondi per i trattamenti a lungo termine, e per misurarci con l’efficacia di trattamenti in competizione come la terapia cognitivo-comportamentale e i farmaci.

Marianne Leuzinger-Bohleber (22)Essendo stata responsabile di numerosi studi in larga scala sul risultato e sul processo in psicoanalisi (outcome e process research), posso solo fare riferimento alle accese discussioni avvenute nella comunità psicoanalitica (vedi per esempio la terza edizione della Open Door Review of Outcome Studies in Psychoanalysis, curata da Leuzinger-Bohleber & Kaechele [2015], scaricabile dalla pagina web dell’IPA).

Joseph D. Lichtenberg (23) – Non sono ottimista sulla capacità che la ricerca sul risultato dimostri l’efficacia della psicoanalisi come fosse uguale a un farmaco che abbassa la pressione sanguigna. Il modello di ricerca sui farmaci e quello esperienziale della psicoanalisi si collocano su piani diversi. Invece, alcune teorie, come le ipotesi sullo sviluppo, sono soggette a verifica tramite osservazione e ricerca empirica.

Vittorio Lingiardi (24)È uno degli ambiti a cui, nel mio lavoro accademico, ho dedicato più energie (vedi ad esempio Lingiardi & Ponsi, 2013). Ma devo riconoscere che è un investimento ben poco “gratificante”! Gli psicoanalisti che fanno ricerca, soprattutto in Italia, si contano sulla punta delle dita. E pochi sono quelli a cui interessano i risultati delle ricerche empiriche. Le vendite del bel volume di Levy, Ablon & Kächele (2012) dedicato alla ricerca in psicoterapia psicodinamica, che ho curato con Franco Del Corno (e peraltro ben recensito nel n. 1/2016 di Psicoterapia e Scienze Umane, sempre attenta ai temi della ricerca), sono state scarsissime! Allo psicologo americano che gli forniva una conferma sperimentale della rimozione, Freud diceva, in modo sbrigativo, anche se non ostile, che non si sentiva di dare un particolare valore a quel tipo di conferme, che tuttavia non potevano fare male. Dopo un secolo di psicoanalisi, e mezzo secolo di studi empirici, direi che gran parte della comunità psicoanalitica resta aderente alla posizione di Freud; è cioè sostanzialmente disinteressata all’argomento, ritenuto irrilevante sia per la pratica clinica sia per gli sviluppi teorici della disciplina. Nel frattempo sono diventate più esplicite, e anche agguerrite, le opinioni contrapposte di chi, da una parte, sostiene che le ricerche sono indispensabili per una disciplina che si pretende scientifica e, dall’altra, di chi ritiene che danneggiano la psicoanalisi. La divergenza di punti di vista si è in un certo senso radicalizzata, contrapponendo chi sostiene che la psicoanalisi non ha un futuro se non imbocca con decisione la strada della ricerca scientifica a chi ne sottolinea la prerogativa di scienza “a statuto speciale”, esentata dall’obbligo di utilizzare metodi di ricerca e di verifica estranei al proprio specifico campo di operatività – mi riferisco per esempio al dibattito sollevato da Hoffman (2009) cui risposero, tra gli altri, Eagle & Wolitzky (2011). «Ciò che è interessante per gli psicoanalisti è in gran parte non scientifico, e ciò che è scientifico non è ancora interessante». Così, quasi trent’anni fa, Bob Michels (1988, p. 174) riassumeva ironicamente le difficoltà del dialogo tra psicoanalisi e ricerca empirica. Le cose non sono molto cambiate, eppure credo che la psicoanalisi non possa fare a meno della ricerca. Non solo per progredire (tecnicamente e concettualmente), ma anche per sopravvivere. Se condotta rispettando determinati standard, la ricerca può essere coltivata anche per difendere la psicoanalisi dai suoi detrattori e quindi favorirne lo sviluppo e la diffusione. Per esempio, ha dimostrato l’efficacia dei trattamenti analitici (vedi Leuzinger-Bohleber & Kächele, 2015). Sembra ormai chiaro che le terapie dinamiche, e la psicoanalisi in particolare, esercitino effetti a più ampio raggio e di più lunga durata di quelli favoriti da altri tipi di psicoterapia; anzi, secondo alcuni studi i benefici di un trattamento analitico tenderebbero ad aumentare anche dopo la conclusione del trattamento. La ricerca ci aiuta a capire come e per chi funziona (o non funziona) il trattamento analitico, oltre a chiarire quali sono i fattori terapeutici realmente attivi. Sostenere l’utilità della ricerca in psicoanalisi non significa partire dalla convinzione onnipotente che tutto sia spiegabile e misurabile; né credere che l’unicità del rapporto terapeutico possa essere risolta in indici statistici. Aprirsi alla cultura della ricerca è la sfida che la comunità psicoanalitica dovrà affrontare nei prossimi decenni, trattando il proprio patrimonio di conoscenze non più solo come un sapere “a statuto speciale” da proteggere, ma anche come un insieme complesso di ipotesi da verificare.

Nancy McWilliams (25)Vorrei che vi fosse ancora più ricerca ma con un’enfasi sulla psicoterapia e la psicoanalisi come sono praticate nella realtà, non su quelle a breve termine sperimentate nei laboratori di ricerca, e vorrei che fossero messi a fuoco i fattori relazionali e le differenze individuali piuttosto che le ricerche, così fre­quenti oggi, tipo “corsa di cavalli” (horse race), cioè paragonando un orien­tamento con l’altro. Vedo il lavoro di Sidney Blatt (26) come esemplare del tipo di ricerca di cui abbiamo bisogno.

David Meghnagi (27) – Uno dei limiti delle istituzioni psicoanalitiche è di pensarsi talora come isolate e uniche. Nelle ricostruzioni ufficiali, la storia del movimento è descritta in termini che sono spesso avulsi dal contesto reale in cui si è sviluppato il pensiero freudiano, come se Freud fosse vissuto in una torre d’avorio e non fosse invece figlio del suo tempo.

Silvio Merciai (28)Come la cosa fondamentale che manca o è troppo marginale nel dibattito contemporaneo: se la psicoanalisi è una terapia, è totalmente privo di senso che non sia supportata, controllata e validata dalla ricerca empirica. Ma forse in questo ambito qualcosa sta cominciando a cambiare.

Emilio Modena (29)Le ricerche empiriche sui risultati della psicoterapia in chiave sintomatica hanno dimostrato che le varie teorie hanno spesso un impatto minore sul ri­sultato se paragonate ai fattori comuni o aspecifici del setting. La personalità del terapeuta e il suo atteggiamento all’interno del processo terapeutico con un determinato pa­ziente sono generalmente più importanti delle teorie di riferimento. Ma, so­stanzialmente, queste “scoperte” non ci hanno rivelato molto di nuovo. Per primo fu effettivamente lo stesso Freud a sostenere la tesi che la psicoanalisi in quanto terapia non era né meglio né peggio di altri approcci. Lui la consi­gliava invece per il suo contenuto di verità, cioè per la ricerca della verità in­dividuale del soggetto. In questa chiave la psicoanalisi rimane tutt’ora la via regia per aumentare la comprensione di se stessi ricostruendo la propria storia dalla prima infanzia fino all’età adulta. Aggiungerei che esiste una differenza fondamentale fra l’intenzione di ri­muovere un qualche sintomo e quella rivolta a ottenere un cambiamento strutturale della personalità. Chi ambisce a quest’ultimo scopo deve riuscire a decifrare il vissuto inconscio e creare dunque attraverso lo sviluppo del transfert e del controtransfert una situazione particolare (nelle nevrosi una ne­vrosi di transfert) che possa essere interpretata e dunque resa conscia. In questa chiave l’analisi può avere successo anche se l’individuo dovesse ritro­varsi con la sua verità personale meno adattato a una realtà sociale altamente patologica. Non mi risulta che la ricerca empirica in psicoterapia si interessi a questi quesiti. Vorrei aggiungere un’ultima riflessione. Visto e considerato che la psicoa­nalisi è una scienza a sé stante, si deve prendere atto che ha sviluppato tutta una serie di verifiche dei propri risultati. A partire dall’istituzione della super­visione durante e dopo la formazione, esistono tecniche di intervisione, semi­nari sulla tecnica, discussioni di casi durante il curriculum e pub­blicazioni e discussioni in modo sistematico di casi clinici che hanno per­messo importanti progressi durante tutta la storia del movimento psicoanali­tico.

Christa Rohde-Dachser (30)La psicoanalisi sarà capace di ottenere una base sicura e stabile nelle università solo quando, oltre all’accesso privilegiato all’inconscio dei suoi pazienti, alle scoperte scientifiche e alle conclusioni che ne trae, venga compiuta una ricerca empirica che verifichi correttamente l’efficacia della terapia su una base scientifica, paragonandola ad altri metodi terapeutici e potendolo dimostrare pubblicamente. Di fatto, questa ricerca viene già fatta in molti Paesi. Ma vorrei un maggiore supporto da parte di tutti gli psicoanalisti.

Berthold Rothschild (31) – Sì, penso che il rapporto tra psicoanalisi e ricerca empirica sia importante perché dissolve tutte quelle ben note critiche alla psicoanalisi – in parte giusti­ficate dalle sue tendenze autoreferenziali – di non essere realmente scientifica. Ma allo stesso tempo vi è il rischio di un feticismo idolatra da entrambe le parti. Trovo abbastanza infantile il fatto che la comunità psicoanalitica spesso esulti perché la neurobiologia “finalmente” sembra provare la “verità” di qualche concetto psicoanalitico (si pensi ad esempio ai neuroni specchio).

Jeremy D. Safran (32) – È necessario fare ricerca sul risultato e sul processo (outcome e process research) della psicoanalisi, e questo sia per ragioni politiche sia perché la ricerca può contribuire, e di fatto contribuisce, allo sviluppo della nostra disciplina, ma è importante riconoscere i limiti della ricerca empirica.

Dominique Scarfone (33) – Apparentemente, si potrebbe affermare che la ricerca sul risultato (ou­tcome research) non ha per forza bisogno di appoggiarsi sulla teoria psicoa­nalitica stessa, così come il risultato di un intervento chirurgico può essere statisticamente significativo anche senza la discussione specifica dei dettagli della tecnica chirurgica. Ma, nei fatti, la questione non è così semplice. In ef­fetti, nel caso della psicoanalisi si pone il problema seguente: cosa misurare? È facile ai terapeuti cognitivi misurare i risultati con, per esempio, la Beck Depression Inventory (BDI) (una scala di valutazione che peraltro, come ora sappiamo, è stata esageratamente usata come “prova” di efficacia della terapia cognitivo-comportamentale), poiché sono considerati come “successi tera­peutici” risultati “statisticamente significativi” però clinicamente non significativi). Ma non è certo un tipo di misura ammissibile per la psicoanalisi, visto che i rispettivi scopi non si situano affatto sullo stesso piano. Resta comunque il fatto che, quando certi analisti scandinavi si sono piegati alle esigenze di questo tipo di ricerca, la psicoanalisi e le terapie psicodinami­che si sono rivelate efficaci quanto se non più delle altre. Ma non per questo la psicoanalisi deve considerarsi una psicoterapia come le altre. Per quanto riguarda la ricerca sul processo (process research), bisogna ve­dere qual è la sua supposta utilità. Se si tratta di “manualizzare” la tecnica, nel senso di formulare “istruzioni per l’utente”, anche lì il problema è che ipso facto si snatura il processo psicoanalitico, spingendo il terapeuta “manualiz­zato” verso un ruolo di “esperto”, fuori da ciò che la situazione analitica pro­duce di unico e di irriproducibile (quindi di non manualizzabile).

Michael H. Stone (34)Non vi sono molti studi sulla psicoanalisi di pazienti “nevrotici”, cioè con alto livello di funzionamento. Oggi la ricerca sul risultato della psicoterapia è spesso basata su studi controllati randomizzati (randomized controlled trials [RCT]) di tecniche in competizione tra loro per trattare pazienti borderline o con disturbi più gravi. Sono studi costosi, si basano su campioni troppo limitati e prestano più attenzione alle differenze tra pazienti che a quella tra terapeuti, e di solito durano solo due o tre anni, che è un intervallo troppo breve per vedere come i pazienti borderline, per fare un esempio, stanno molti anni dopo. Questi studi finiscono con l’essere una sorta di “corsa” tra diverse “minestre” alfabetiche: TFP, DBT, MBT, ST, CBT, etc. (35)  Questi paragoni non raggiungono risultati veramente significativi.

Mary Target (36) – Penso che la ricerca sul risultato e sul processo della terapia sia molto utile, come ci si potrebbe aspettare avendo io lavorato molto in questo settore. Nella ricerca empirica penso che sia importante lo studio della tecnica terapeutica (che penso possiamo migliorare imparando dai risultati delle ricerche), mentre la teoria mi sembra meno strettamente collegata a particolari tecniche o all’efficacia terapeutica. Però alcune ricerche sullo sviluppo e di psicologia accademica potrebbero trarre giovamento dalle nostre teorie, che penso dovrebbero essere riviste alla luce delle prove empiriche (le teorie non dovrebbero essere dimostrate dalle prove empiriche, ma dovremmo fare attenzione che le nostre formulazioni teoriche non siano contraddette dalle prove empiriche disponibili).

Jerome C. Wakefield (37)La ricerca sul risultato e sul processo della psicoterapia, oltre a essere determinante per giustificare il finanziamento pubblico nel nostro attuale sistema di valori evidence-based, è anche un indispensabile e gradito freno del nostro dogma e della nostra ideologia che a volte sono difensivi e possono essere fuori controllo. La psicoanalisi deve abbracciare il suo latente Super-Io popperiano; per fare progressi dobbiamo andare alla ricerca di falsificazioni e impegnarci in rischiosi test, piuttosto che produrre infinite conferme interpretative vacue e auto-compiacenti.

David L. Wolitzky (38)La ricerca sul risultato e sul processo della terapia è essenziale per com­prendere l’azione terapeutica della psicoanalisi.

Luigi Zoja (39) – Mi sembra importante. Ma a volte può essere manipolata. Inoltre lo scopo delle analisi più approfondite non è un superamento di sintomi, ma una ricerca di senso: che è difficile venga colta dalle verifiche evidence-based.

 

Note

(1) Membro dell’Association Psychanalytique de France (APF), professore di Psicopatologia clinica all’Université Paris Diderot, Direttore della collana Petite Bibliothèque de Psychanalyse della casa editrice Presse Universitaire de France (PUF). Ultima pubblicazione: Psychanalyse, vie quotidienne (Paris: Stock, 2015). Recapito: 3 Place de l’église, F-78113 Bourdonné (Francia), E-Mail <andre.jac@orange.fr>;. Traduzione di Luigi Antonello Armando.

(2) È analista didatta dell’Associazione Italiana di Psicoanalisi (AIPsi) e full member dell’International Psychoanalytic Association (IPA). Ha curato la sezione “Psiche” del Dizionario Cervello Mente Psiche (Roma: Treccani 2010) e diversi volumi tra cui La Babele dell’inconscio: lingua madre e lingue straniere nella dimensione psicoanalitica (con Jacqueline Amati Mehler e Jorge Canestri) (Milano: Raffaello Cortina, 1990), recensito a pp. 251-254 del n. 2/2004 di Psicoterapia e Scienze Umane, e Sigmund Freud: l’avventura dell’inconscio (Firenze: Clichy, 2015); è inoltre autrice di numerose pubblicazioni tra cui L’ambiguità (Torino: Einaudi, 2008), segnalata a pp. 425-426 del n. 3/2008, e A qualcuno piace uguale. Omosessualità e pregiudizio (Torino: Einaudi, 2010). Recapito: Via Giovanni Battista Martini 6, 00198 Roma, E-Mail <simonaargentieri@libero.it>;.

(3) Fellow dell’American Academy of Psychoanalysis and Dynamic Psychiatry (AAPDP), è stato eletto primo presidente dell’Organizzazione degli Psicoanalisti Italiani – Federazione e Registro (OPIFER), membro onorario dell’International Erich Fromm Society (IEFS) e dell’Associazione Culturale Sándor Ferenczi (ACSF). Tra le altre cose, ha scritto il volume Paradigmi in psicoanalisi (Pisa: ETS, 2012), recensito a pp. 692-696 del n. 4/2013 di Psicoterapia e Scienze Umane, e curato il libro di John Bowlby Il seminario di Milano. Applicazioni cliniche della teoria dell’attaccamento (Milano: FrancoAngeli, 2015). Recapito: Via Pellini 4, 20125 Milano, E-Mail <m.bacciagaluppi@marcobacciagaluppi.com>;.

(4) È psicoanalista e filosofo, già ricercatore al Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) di Roma in psicologia sociale e filosofia. Dirige da anni l’European Journal of Psychoanalysis (www.journal-psychoanalysis.eu) ed è presidente della sezione italiana dell’Istituto di Studi Avanzati in Psicoanalisi (Institut des Hautes Etudes en Psychanalyse). Insegna psicoanalisi all’Istituto Internazionale di Psicoanalisi di Kiev. Alcune delle sue ultime pubblicazioni sono le seguenti: La gelosia (Bologna: Il Mulino, 2010), recensito a pp. 407-414 del n. 3/2011 di Psicoterapia e Scienze Umane; Lacan, oggi (con Antonio Lucci) (Sesto San Giovanni [MI]: Mimesis, 2014), recensito a pp. 686-687 del n. 4/2014; What Are Pervesions? (London: Karnac, 2016). Recapito: Via Dandolo 24, 00153 Roma, E-Mail <eu.jou.psy@gmail.com>;.

(5) È stato presidente dell’Associazione Psicoanalitica Tedesca (DPV) dove è analista didatta, dirige la rivista Psyche e ha ricevuto diverse onorificenze tra cui il Mary S. Sigourney Award. È autore di varie pubblicazioni tra cui Identità, trauma e ideologia. La crisi d’identità della psicoanalisi moderna (Roma: Astrolabio, 2012), che è stato segnalato a pp. 129-130 del n. 1/2012 di Psicoterapia e Scienze Umane. Recapito: Kettenhofweg 62, D-60325 Frankfurt a.M. (Germania), E-Mail <wbohleber@gmx.de>;. Traduzione di Francesca Tondi.

(6) È membro della British Psychoanalytical Society ed è stato Visiting Professor di Psicoanalisi alla Sapienza Università di Roma dal 1978 al 1998. è autore di numerosi libri, diversi dei quali sono stati recensiti su Psicoterapia e Scienze Umane; il suo libro più recente è Se il sole esplode. L’enigma della schizofrenia (2015) (Milano: Raffaello Cortina, 2016). Recapito: E-Mail <christopherbollas@mac.com>;. Traduzione di Francesca Tondi.

(7)  Professor Emerita alla Adelphi University di New York, Director of Research al New York Psychoanalytic Institute, è autrice di varie pubblicazioni tra cui Psicoanalisi e scienza cognitiva. Una teoria del codice multiplo (1997) (Roma: Fioriti, 1999), segnalata a p. 152 del n. 4/2000 di Psicoterapia e Scienze Umane, e, a cura di Alessandra De Coro & Giorgio Caviglia, La valutazione dell’attività referenziale (1992) (Roma: Kappa, 2000). Inoltre il n. 3/2015 della rivista Ricerca Psicoanalitica è interamente dedicato alla sua linea di ricerca. Recapito: New York Psychoanalytic Institute, 247 East 82nd Street, New York, NY 10028, USA, E-Mail <wbucci@icloud.com>;. Traduzione di Paolo Migone.

(8)  è medico e psicoanalista, Presidente della Società Amici del Pensiero Sigmund Freud (SAP) (http://www.societaamicidelpensiero.com); i suoi scritti sono disponibili on-line al sito http://www.operaomniagiacomocontri.it. Recapito: Via Carlo Imbonati 17/G, 20159 Milano, http://www.giacomocontri.it, E-Mail <giacomob.contri@gmail.com>;.

(9) Medico, specialista in psicoterapia, psicoanalista dell’International Psychoanalytic Association (IPA), è docente alla International Psychoanalytic University (IPU) di Berlino. Recapito: International Psychoanalytic University (IPU), Stromstraße 2, D-10555 Berlin (Germania), tel. 0176-6378-2072, E-Mail <heinrich.deserno@ipu-berlin.de>;. Traduzione di Paolo Migone

(10) È psicoanalista dell’École de la cause freudienne, della Scuola Lacaniana di Psicoanalisi del Campo Freudiano, dell’Associazione Mondiale di Psicoanalisi (AMP), presidente dell’Istituto freudiano, e direttore della rivista La Psicoanalisi (pubblicata dall’editore Astrolabio di Roma). Di Jacques Lacan ha tradotto e curato gli Altri scritti (Torino: Einaudi, 2013) e i volumi del Seminario (pubblicati da Einaudi e da Astrolabio). Recapito: Via dell’Umiltà 46, 00187 Roma, E-Mail <antoniodiciacciastudio@gmail.com>;.

(11) Analista didatta e supervisore al William Alanson White Institute di New York, Adjunct Professor al New York University Postdoctoral Program in Psychotherapy and Psychoanalysis, Clinical Professor al New York Medical College, è Emeritus Editor del Journal of Gay and Lesbian Mental Health e membro del World Health Organization Working Group on Sexual Disorders and Sexual Health. È autore di varie pubblicazioni tra cui il libro Psychoanalytic Therapy and the Gay Man (New York: Routldege, 2001). Recapito: 440 West 24 Street, #1A, New York, NY 10011, USA, pagina Internet http://www.jackdreschermd.net, E-Mail <jackdreschermd@gmail.com>;. Traduzione di Paolo Migone.

(12) Professore Emerito al Derner Institute of Advanced Psychological Studies della Adelphi University di New York, Distinguished Educator-in-Residence alla California Lutheran University, è stato copresidente del Rapaport-Klein Study Group, nominato Erikson-Scholar-in-Residence all’Austen Riggs Center di Stockbridhe (Massachusetts), membro onorario dell’American Psychoanalytic Association e presidente della Divisione di psicoanalisi dell’American Psychological Association. Ha ricevuto varie onorificenze tra cui il Bowlby-Ainsworth Award e il Mary S. Sigourney Award. È autore di numerose pubblicazioni tra cui La psicoanalisi contemporanea (1984) (Bari: Laterza, 1988), Da Freud alla psicoanalisi contemporanea. Critica e integrazione (2011) (Milano: Raffaello Cortina, 2012) e Attaccamento e psicoanalisi. Teoria, ricerca e implicazioni cliniche (Milano: Raffaello Cortina, 2013). Con James W. Barron e David L. Wolitzky ha curato il volume Interface of Psychoanalysis and Psychology (Washington, D.C.: American Psychological Association, 1992). Questi quattro libri sono stati recensiti su Psicoterapia e Scienze Umane, rispettivamente a pp. 136-140 del n. 4/1988, pp. 111-114 del n. 1/2011, pp. 173-176 del n. 1/2014 e pp. 144-145 del n. 1/1993. Un suo prossimo libro, in due volumi, si intitola Core Psychoanalytic Concepts: Evidence and Critique (New York: Routledge, 2017, in preparazione). È nella redazione della rivista Psicoterapia e Scienze Umane su cui ha scritto numerosi articoli. Recapito: 4351 Redwood Avenue, #1, Marina del Rey, CA 90292, USA, E-Mail <meagle100@aol.com>;. Traduzione di Paolo Migone

(13) Psichiatra, analista didatta della Società Psicoanalitica Italiana (SPI) e full member dell’American Psychoanalytic Association (APSaA), nel 2007 ha ricevuto il Mary S. Sigourney Award, un premio per i contributi nel campo della psicoanalisi. Ha scritto vari libri tra cui i seguenti, pubblicati dall’editore Raffaello Cortina di Milano: La tecnica nella psicoanalisi infantile (1992), recensito a pp. 136-138 del n. 2/1993 di Psicoterapia e Scienze Umane; Nella stanza d’analisi (1996), recensito a pp. 161-163 del n. 3/1997; La psicoanalisi come letteratura e terapia (1999); Fattori di malattia fattori di guarigione (2002); Tecnica e creatività (2006); Vivere le emozioni, evitare le emozioni (2007); Tormenti di anime (2010); Le viscere della mente (2014). Recapito: Via Cardano 77, 27100 Pavia, E-Mail <ninoferro3@gmail.com>;.

(14) Analista didatta della Società Psicoanalitica Italiana (SPI), full member dell’International Psychoanalytic Association (IPA), membro del Membership Advisory Board (MAB) dell’International Journal of Psychoanalysis, già vicedirettore della rivista Psiche, è consulente e supervisore di équipe psichiatriche e istituti di ricerca e tra le altre cose si interessa al trattamento delle patologie gravi, anche in ambito istituzionale, e delle patologie giovanili. Ha curato diversi libri tra cui Pensare per immagini (Roma: Borla, 2005), Le comunità terapeutiche: psicotici, borderline, adolescenti, minori (con Giovanni Foresti e Marta Vigorelli) (Milano: Raffaello Cortina, 2012) e La diagnosi genetica: un dialogo per la cura (con Sergio Astori e Caterina Mariotti) (Milano: FrancoAngeli, 2016), quest’ultimo recensito a pp. 317-320 del n. 2/2016 di Psicoterapia e Scienze Umane; inoltre ha scritto numerosi articoli tra cui “Continuità e discontinuità tra narcisismo sano e patologico” (Rivista di Psicoanalisi, 2011, 57, 1, 17-34), “Setting analitico e spazio per l’altro” (Rivista di Psicoanalisi, 2013, 59, 3: 607-622). Recapito: Viale Bianca Maria 5, 20122 Milano, E-Mail <a.ferruta@libero.it>;.

(15) I Working Parties furono avviati da David Tuckett (2008) a partire dal 2003 nei Congressi dell’Europen Psychoanalytical Federation (EPF) e hanno prodotto una metodologia di ricerca, i Comparative Clinical Methodhs, e poi un’associazione (Comparative Clinical Methods Association) che si riunisce annualmente a Vienna. Il metodo consiste in un lavoro in piccoli gruppi sul materiale di una seduta che viene discusso in due steps: nel primo si classificano gli interventi dell’analista sulla base di una griglia (ad esempio interventi di chiarificazione, di transfert, etc.) e nel secondo si costruisce il modello teorico operativo implicito del presentatore.

(16) È Freud Memorial Professor di Psicoanalisi e direttore del Research Department of Clinical, Educational and Health Psychology all’University College London (UCL), direttore esecutivo dell’Anna Freud National Centre for Children and Families di Londra, consulente al Child and Family Program del Menninger Department of Psychiatry and Behavioral Sciences al Baylor College of Medicine di Houston (Texas) e Visiting Professor alle Facoltà di Medicina della Yale University e dell’Harvard University. Tra le sue aree di ricerca vi sono la teoria dell’attaccamento, la cognizione sociale, i disturbi di personalità e la violenza; in particolare, ha proposto e validato empiricamente una tecnica per il disturbo borderline definita mentalization-based treatment (MBT). È autore di numerose pubblicazioni tra cui 18 libri, molti dei quali tradotti anche in italiano. Recapito: Research Department of Clinical, Educational and Health Psychology, University College London (UCL), 1-19 Torrington Place, London WC1E 7HB (Inghilterra), E-Mail <p.fonagy@ucl.ac.uk>;. Traduzione di Francesca Tondi.

(17) Professore emerito di Psicopatologia clinica all’Université d’Aix-Marseille, psicoanalista, membro onorario di Espace analytique e presidente dell’associazione Appel des appels, è autore di numerose pubblicazioni tra cui i seguenti libri pubblicati dalle edizioni Les liens qui libèrent di Parigi: La dignità di pensare (2011) (Roma: Alpes, 2015), recensito a pp. 320-322 del n. 2/2016 di Psicoterapia e Scienze Umane; La Fabrique des imposteurs (2013); Faut-il renoncer à la liberté pour être heureux? (2014); L’individu ingouvernable (2015). Per le edizioni Fayard di Parigi ha curato L’Appel des appels. Pour une insurrection des consciences (2009, con Barbara Cassin et Christian Laval) e La folie évaluation. Les nouvelles fabriques de la servitude (2011, con Alain Abelhauser e Marie-Jean Sauret). Con le edizioni Denoël di Parigi ha pubblicato Exilés de l’intime La médecine et la psychiatrie au service du nouvel ordre économique (2008, con Marie-José Del Volgo) e De quoi la psychanalyse est-elle le nom? Démocratie et subjectivité (2010). Tra gli altri suoi libri recenti si possono menzionare La Preuve par la parole (Toulouse: érès, 1996, 2008), Logica delle passioni (2002) (Milano: FrancoAngeli, 2006), La santé totalitaire. Essai sur la médicalisation de l’existence (con Marie-José Del Volgo) (Paris: Flammarion, 2005) e L’Empire des coachs. Une nouvelle forme de contrôle social (con Pierre Le Coz) (Paris: Albin Michel, 2006). Recapito: 101 Rue Sylvabelle, F-13006 Marseille (Francia), E-Mail <roland.gori@orange.fr>;. Traduzione di Paolo Migone.

(18) Professore di Psichiatria all’Università di Ginevra, analista didatta della Società Svizzera di Psicoanalisi (SGP) di cui è stato presidente, è autore di dodici libri e numerosi articoli, in prevalenza su temi di tecnica psicoanalitica e della sua storia; un suo libro del 2002 dedicato a Ferenczi – Uno psicoanalista fuori dell’ordinario. La scomparsa e la rinascita di Sàndor Ferenczi (Torino: Centro Scientifico Editore, 2007) – è stato recensito a pp. 245-248 del n. 2/2008 di Psicoterapia e Scienze Umane. Recapito: 20B Gradelle, CH-1224 Geneva (Svizzera), E-Mail <andre.haynal@gmail.com>;. Traduzione di Paolo Migone.

(19) Fellow della British Psychoanalytical Society e del Royal College of Psychiatrists, Professore Emerito all’University of Essex, è stato Clinical Director del Cassel Hospital. È autore di varie pubblicazioni tra cui le seguenti: Dizionario di psicoanalisi kleiniana (1989) (Milano: Raffaello Cortina, 1990); Il modello kleiniano nella clinica (1993) (Milano: Raffaello Cortina, 1994), recensito a pp. 131-135 del n. 4/1996 di Psicoterapia e Scienze Umane; Riflessioni sulle istituzioni: la follia e i contesti (2001) (Roma: Fioriti, 2007), segnalato a p. 125 del n. 4/2002; Ricerca nel setting. Studi sul singolo caso: soggettività e conoscenza psicoanalitica (2013) (Milano: FrancoAngeli, 2014). Recapito: 373 Smeeth Road, Marshland St. James, Wisbech, PE14 8EP (Inghilterra). E-Mail <bob@hinsh.freeserve.co.uk>;. Traduzione di Paolo Migone.

(20) Ha diretto il Dipartimento di Medicina Psicosomatica e Psicoterapia dell’Università di Ulm dal 1990 al 2009, è analista didatta dell’Associazione Psicoanalitica Tedesca (DPV), e attualmente insegna all’International Psychoanalytic University (IPU) di Berlino. È autore di numerose pubblicazioni tra cui, assieme a Helmut Tomä, il Trattato di terapia psicoanalitica (tradotto in sedici lingue), i cui primi due volumi (Fondamenti teorici del 1985, e Pratica clinica del 1988) sono stati tradotti dall’editore Bollati Boringhieri di Torino nel 1990 e 1993 (il primo volume è stato segnalato a p. 143 del n. 2/1991 di Psicoterapia e Scienze Umane). Recapito: International Psychoanalytic University (IPU), Stromstraße 3b, 10555 Berlin (Germania), www.horstkaechele.de, E-Mail <horst.kaechele@ipu-berlin.de>. Traduzione di Paolo Migone.

(21) È professore di psichiatria al Weill Medical College della Cornell University, dirige il Personality Disorders Institute del New York Presbyterian Hospital (Westchester Division) ed è analista didatta al Columbia University Center for Psychoanalytic Training and Research di New York. Tra le altre cose, è stato direttore del Menninger Memorial Hospital e del Psychotherapy Research Project della Menninger Foundation e presidente dell’International Psychoanalytic Association (IPA). È autore di 13 libri e coautore di altri 12 libri, quasi tutti tradotti in italiano. Tra i più recenti si possono menzionare i seguenti: Narcisismo, aggressività e autodistruttività nella relazione psicoterapeutica (2004) (Milano: Raffaello Cortina, 2006); Contemporary Controversies in Psychoanalytic Theory, Techniques and their Applications (New Haven, CT: Yale University Press, 2004); Psicoterapia psicodinamica dei disturbi di personalità: un approccio basato sulle relazioni oggettuali (2006) (Roma: Fioriti, 2011), segnalato a pp. 829-830 del n. 4/2006 di Psicoterapia e Scienze Umane; Patologie della personalità di alto livello (2007, con Eve Caligor e John F. Clarkin) (Milano: Raffaello Cortina, 2012), segnalato a p. 123 del n. 1/2009; Amore e aggressività (2012) (Roma: Fioriti, 2013), recensito a pp. 145-149 del n. 1/2015; Transference-Focused Psychotherapy for Borderline Personality Disorder. A Clinical Guide (con Frank E. Yeomans e John F. Clarkin) (Washington, D.C.: American Psychiatric Publishing, 2015); Psychoanalytic Education at the Crossroads (New York: Routledge, 2016). Recapito: New York Presbyterian Hospital, 21 Bloomingdale Road, White Plains, NY 10605, USA, E-Mail <okernber@med.cornell.edu>;. Traduzione di Paolo Migone.

(22) Ha insegnato psicoanalisi all’Università di Kassel e dirige il Sigmund-Freud-Institut di Francoforte. Si è formata alla Società Svizzera di Psicoanalisi (SGP) ed è analista didatta dell’Associazione Psicoanalitica Tedesca (DPV). Dal 2002 al 2010 è stata presidente del Committee for Clinical, Conceptual, Historical and Epistemological Research dell’International Psychoanalytic Association (IPA) e attualmente è presidente del Research Committee della DPV e vicepresidente del Research Committee dell’IPA. È nella redazione di numerose riviste, è autrice di molte pubblicazioni e ha condotto ricerche empiriche su vasta scala nel campo della psicoanalisi e della prevenzione precoce. Recapito: Sigmund-Freud-Institut, Myliusstrasse 20, D-60323 Frankfurt a.M. (Germania), E-Mail <leuzinger-bohleber@sigmund-freud-institut.de>;. Traduzione di Francesca Tondi.

(23) Dirige la rivistaPsychoanalytic Inquiry (segnalata a pp. 122-125 del n. 4/1986 di Psicoterapia e Scienze Umane) e la collana Psychoanalytic Inquiry Book Series. È autore di numerosi libri tra cui i seguenti: La psicoanalisi e l’osservazione del bambino (1983) (Roma: Astrolabio, 1988), recensito a pp. 125-131 del n. 4/1989; Psicoanalisi e sistemi motivazionali (1989) (Milano: Raffaello Cortina, 1995), segnalato a p. 148 del n. 1/1992 e recensito a pp. 135-137 del n. 1/1996; Mestiere e ispirazione. Guida alle psicoterapie esplorative (2005) (Milano: Raffaello Cortina, 2008). Con Frank Lachmann e James Fosshage ha scritto vari libri tra cui i seguenti: Il Sé e i sistemi motivazionali. Verso una teoria della tecnica psicoanalitica (1992) (Roma: Astrolabio, 1999), recensito a pp. 127-130 del n. 2/2001; Lo scambio clinico. La teoria dei sistemi motivazionali e i nuovi principi della tecnica psicoanalitica (1996) (Milano: Raffaello Cortina, 2000), segnalato a pp. 141-142 del n. 3/2000; I sistemi motivazionali: una prospettiva dinamica (2010) (Bologna: Il Mulino, 2012). Recapito: 6256 Clearwood Road, Bethesda, MD 20817, USA, E-Mail <JoeLichtenberg@aol.com>;. Traduzione di Paolo Migone.

(24) Psichiatra e psicoanalista, membro dell’International Association for Analytical Psychology (IAAP) e dell’International Association for Relational Psychoanalysis & Psychotherapy (IARPP), insegna Psicologia dinamica alla Facoltà di Medicina e Psicologia della Sapienza Università di Roma dove dal 2006 al 2013 ha diretto la Scuola di specializzazione in Psicologia clinica. Le sue aree di ricerca riguardano, tra le altre cose, la valutazione e la diagnosi dei disturbi di personalità, l’efficacia della psicoterapia, l’alleanza terapeutica, l’identità di genere e l’orientamento sessuale. Con Nancy McWilliams è coordinatore scientifico della seconda edizione del Manuale Diagnostico Psicodinamico (PDM-2) (New York: Guilford, 2017; Milano: Raffaello Cortina, 2017), la cui prima edizione è stata presentata a pp. 765-774 del n. 4/2006 e segnalata a pp. 257-258 del n. 2/2008 di Psicoterapia e Scienze Umane. È autore di numerose pubblicazioni tra cui, negli ultimi anni, i seguenti libri: La valutazione della personalità con la SWAP-200 (con Jonathan Shedler e Drew Westen) (Milano: Raffaello Cortina, 2003, 2014), segnalato a pp. 118-119 del n. 1/2004 e a pp. 187-188 del n. 1/2014; Citizen gay. Affetti e diritti (Milano: Il Saggiatore, 2007, 2016), segnalato a p. 265 del n. 2/2008; La svolta relazionale (con Gherardo Amadei, Giorgio Caviglia & Francesco De Bei) (Milano: Raffaello Cortina, 2011); La personalità e i suoi disturbi (Milano: Il Saggiatore, 2011; Milano: Raffaello Cortina, 2014, con Francesco Gazzillo), segnalato a p. 267 del n. 2/2005; con Nicola Nardelli ha redatto Linee guida per la consulenza psicologica e la psicoterapia con persone lesbiche, gay e bisessuali (Milano: Raffaello Cortina, 2014). Per l’editore Raffaello Cortina dirige la collana “Psichiatria Psicoterapia Neuroscienze”. Per la casa editrice Nottetempo di Roma ha pubblicato due raccolte di poesie: La confusione è precisa in amore (2012) e Alterazioni del ritmo (2015). Collabora all’inserto culturale Domenica del Sole 24 Ore e al Venerdì di Repubblica. Recapito: Via Vigevano 41, 20144 Milano, E-Mail <vittorio.lingiardi@uniroma1.it>;.

(25) Docente alla Graduate School of Applied & Professional Psychology della Rutgers University del New Jersey, ha scritto vari libri tra cui i seguenti: La diagnosi psicoanalitica. Struttura della personalità e processo clinico (1994) (Roma: Astrolabio, 1999), la cui seconda edizione, del 2011, è stata recensito a pp. 519-521 del n. 2/2013 di Psicoterapia e Scienze Umane;Il caso clinico. Dal colloquio alla diagnosi (1999) (Milano: Raffaello Cortina, 2002), recensito a pp. 118-120 del n. 4/2002; Psicoterapia psicoanalitica (2004) (Milano: Raffaello Cortina, 2005). Assieme a Stanley I. Greenspan e Robert S. Wallerstein ha diretto la task force del PDM (Manuale Diagnostico Psicodinamico [2006]. Milano: Raffaello Cortina, 2008), la cui prima edizione è stata presentata a pp. 765-774 del n. 4/2006 e segnalata a pp. 257-258 del n. 2/2008, e assieme a Vittorio Lingiardi ha diretto la task force del PDM-2 (Milano: Raffaello Cortina, 2017; New York: Guilford, 2017). Tra le altre cose, è stata presidente della Divisione di psicoanalisi dell’American Psychological Association. Recapito: 9 Mine Street, Flemington, NJ 08822, USA, E-Mail <NancyMcW@aol.com>;. Traduzione di Francesca Tondi.

(26) Per una sintesi delle ricerche di Sid Blatt si veda il suo articolo “Una polarità fondamentale in psicoanalisi: implicazioni per lo sviluppo della personalità, la psicopatologia e il processo terapeutico”, a pp. 743-764 del n. 4/2006 di Psicoterapia e Scienze Umane, e a pp. 405-407 del n. 3/2007 si veda anche la recensione del libro a cura di John S. Auerbach, Kenneth N. Levy & Carrie E. Schaffer, Relatedness, Self-Definition and Mental Representation: Essays in Honor of Sidney J. Blatt (London: Taylor and Francis, 2005). [N.d.R.]

(27) Insegna all’Università degli Studi Roma Tre, dirige la rivista telematica Trauma and Memory (http://www.eupsycho.com), è membro dell’International Psychoanalytic Association (IPA) e del comitato redazionale di varie riviste tra cui l’International Journal of Psychoanalysis. Dirige il Master Internazionale di II livello in Didattica della Shoah ed è uno studioso della componente ebraica nell’opera di Freud e delle problematiche del trauma psichico, del lutto, del pregiudizio, del razzismo, dell’antisemitismo e della musica liturgica (in particolare di autori che hanno subìto l’esilio e le persecuzioni negli anni 1930-40). Tra le sue numerose pubblicazioni si possono menzionare le seguenti, pubblicate dall’editore Marsilio di Venezia: Il padre e la legge. Freud e l’ebraismo (1992; nuova edizione: 2015), Ricomporre l’infranto. L’esperienza dei sopravvissuti alla Shoah (2005), Le sfide di Israele. Lo Stato ponte tra Occidente e Oriente (2010). Recapito: Via Luciano Manara 15, scala B, interno 17, 00153 Roma, E-Mail <david.meghnagi@uniroma3.it>;.

(28) Psichiatra, psicoanalista della Società Psicoanalitica Italiana (SPI) e dell’International Psychoanalytic Association (IPA), in passato si è occupato del pensiero di Wilfred R. Bion, e da circa vent’anni si occupa della “naturale alleanza” fra neuroscienze e psicoanalisi. È autore di varie pubblicazioni tra cui, con Beatrice Cannella, La psicoanalisi nelle terre di confine. Tra psiche e cervello (Milano: Raffaello Cortina, 2009), recensito a pp. 417-419 del n. 3/2009 di Psicoterapia e Scienze Umane. Recapito: Corso Vittorio Emanuele II 2, 10123 Torino, tel. 011-889786, E-Mail <merciai@sicap.it>;.

(29) È tra i fondatori nel 1977 del “Seminario Psicoanalitico di Zurigo” (PSZ) – indipendente dalla Società Svizzera di Psicoanalisi (SGP) – dove è tuttora docente e supervisore, ha fondato nel 1979 la Stiftung für Psychotherapie und Psychoanalyse (www.psychoanalyse-stiftung.ch) [Fondazione per la psicoterapia e la psicoanalisi] che compie ricerche psicoanalitiche sulla mentalità operaia, e ha realizzato un “Policlinico psicoanalitico” in cui lavorano tre psichiatri e nove psicologi. Collabora col gruppo di psicologia politica del Sigmund-Freud-Institut di Francoforte e attualmente lavora sul tema di un’utopia sociale basata sulla psicoanalisi e la critica marxista. Tra le varie sue pubblicazioni, ha curato il libro Das Faschismus-Syndrom (Giessen: Psychosozial-Verlag, 1998). È nella redazione della rivista Psicoterapia e Scienze Umane su cui ha scritto vari articoli. Recapito: Stiftung für Psychotherapie und Psychoanalyse, Ausstellungsstrasse 25, CH-8005 Zurigo (Svizzera), E-Mail <emodena@stipp.ch>;.

(30) È sociologa, ha insegnato psicoanalisi alla Goethe University di Francoforte, ha fondato e codiretto l’Istituto psicoanalitico di Francoforte della Società Psicoanalitica Tedesca (DPG), affiliata all’International Psychoanalytic Association (IPA), dove è analista didatta; dal 1988 al 2011 è stata condirettrice della rivista Psyche e nel 2009 è stata tra i fondatori della International Psychoanalytic University (IPU) di Berlino. È autrice di numerose pubblicazioni tra cui Das Borderline-Syndrom (Bern: Huber, 1979; settima edizione: 2004) e Expedition in den dunklen Kontinent. Weiblichkeit im Diskurs der Psychoanalyse (Berlin: Springer, 1991; Giessen: Psychosozial-Verlag, 2003). Recapito: Colmarstrasse 2, D-30559 Hannover (Germania), E-Mail <rohde-dachser@crdh.de>;. Traduzione di Francesca Tondi.

(31) Psichiatra e psicoanalista, membro del “Seminario Psicoanalitico di Zurigo” (PSZ), per anni ha tenuto seminari di formazione anche in Italia ed è stato condirettore di Psicoterapia e Scienze Umane, su cui ha scritto vari articoli. Recapito: Rieterstrasse 53, CH-8002 Zurigo (Svizzera), Tel. 01-2010036, E-Mail <bedold@hotmail.com>;. Traduzione di Paolo Migone.

(32) Professore di Psicologia alla New School for Social Research di New York dove ha diretto la sezione di Psicologia Clinica, e assieme a Lewis Aron e Adrienne Harris ha fondato e codiretto il Sándor Ferenczi Center. Insegna anche al New York University Postdoctoral Program in Psychotherapy & Psychoanalysis e allo Stephen A. Mitchell Center for Relational Studies. È Past-President dell’International Association for Relational Psychoanalysis & Psychotherapy (IARPP), associate editor della rivista Psychoanalytic Dialogues, ed è nella redazione di altre riviste tra cui Psychotherapy Research e Psychoanalytic Psychology. Ha scritto vari libri tra cui Teoria e pratica dell’alleanza terapeutica (2000, con J. Christopher Muran) (Bari: Laterza, 2003), e Psicoanalisi e terapie psicodinamiche (2012) (Milano: Raffaello Cortina, 2013), quest’ultimo segnalato a p. 600 del n. 4/2012 di Psicoterapia e Scienze Umanee che ha vinto il premio Gradiva Award del 2013 per i contributi nel campo della psicoanalisi. Recapito: New School for Social Research, 80 Fifth Avenue, Room 603, New York, NY 10011, USA, tel. 212-229-5727 extension 3259, http://www.safranlab.net, http://www.therapeutic-alliance.org, E-Mail <safranj@newschool.edu>;. Traduzione di Francesca Tondi.

(33) Professore onorario alla Facoltà delle Arti e delle Scienze dell’Università di Montréal, analista didatta alla Società e l’Istituto Canadesi di Psicoanalisi, ha fatto parte della redazione dell’International Journal of Psychoanalysis ed è autore di varie pubblicazioni tra cui il libro Jean Laplanche. Un’introduzione (1997) (Milano: FrancoAngeli, 2007). Recapito: 825 Avenue Dunlop, Montréal (QC), H2V 2W6, Canada, E-Mail <dscarfone@gmail.com>;.

(34) Professore di Clinical Psychiatry al Columbia College of Physicians and Surgeons di New York, è autore di 11 libri tra cui The Borderline Syndromes: Constitution, Personality and Adaptation (New York: Mc Graw-Hill, 1980), The Fate of Borderline Patients: Successful Outcome and Psychiatric Practice (con la prefazione di Allen Frances) (New York: Guilford, 1990), Pazienti trattabili e non trattabili: i disturbi di personalità (2006) (Milano: Raffaello Cortina, 2007), segnalato a p. 527 del n. 4/2007 di Psicoterapia e Scienze Umane, e The Anatomy of Evil (Amherst, NY: Prometheus Books, 2009). Ha scritto numerosi articoli sui disturbi di personalità, soprattutto sul disturbo borderline, e negli anni recenti si è occupato anche di psichiatria forense e del disturbo antisociale. Recapito: 225 Central Park West, Suite 114, New York, NY 10024, USA E-Mail <michaelhstonemd@gmail.com>;. Traduzione di Paolo Migone.

(35) La TFP è la transference-focused psychotherapy di Otto Kernberg, la DBT è la dialectical-behavior therapy di Marsha Linehan, l’MBT è il mentalizazion-based treatment di Peter Fonagy, la ST è la schema therapy di Jeffrey Young, e la CBT è la cognitive-behavior therapy (terapia cognitivo-comportamentale); i manuali di tutte queste tecniche sono stati tradotti in italiano. [N.d.R.]

(36) È Professoressa di Psicoanalisi all’University College London (UCL), si è formata in psicologia sperimentale e clinica alla Oxford University, e ha lavorato dieci anni nei Servizi psichiatrici pubblici inglesi. Ha conseguito il dottorato in psicologia alla UCL specializzandosi sui risultati della psicoanalisi infantile, e si è formata in psicoanalisi alla British Psycho-Analytical Society di cui è Fellow. Si interessa soprattutto dello sviluppo emotivo, delle ricerche sperimentali sul risultato e sul processo delle psicoterapie, e della ricerca qualitativa sull’esperienza di malattia. È autrice di numerose pubblicazioni, tradotte anche in italiano, ad esempio con Peter Fonagy ha curato Attaccamento e funzione riflessiva (Milano: Raffaello Cortina, 2001), segnalato a pp. 144-145 del n. 3/2001 di Psicoterapia e Scienze Umane, e Psicopatologia evolutiva: le teorie psicoanalitiche (2003) (Milano: Raffaello Cortina, 2005), segnalato a pp. 248-249 del n. 2/2006; inoltre ha curato con Marianne Leuzinger-Bohleber I risultati della psicoanalisi (2002) (Bologna: Il Mulino, 2006), e con Alessandra Lemma e Peter Fonagy Terapia dinamica interpersonale breve: una guida clinica (2011) (Milano: Raffaello Cortina, 2012). Recapito: Psychoanalysis Unit, Research Department of Clinical, Educational and Health Psychology, University College London (UCL), 1-19 Torrington Place, London WC1E 7HB (Inghilterra). E-Mail <m.target@ucl.ac.uk>;. Traduzione di Paolo Migone.

(37) Professore di Social Work e di Conceptual Foundations of Psychiatry alla Facoltà di Medicina della New York University (NYU), è autore di numerose pubblicazioni tra cui due libri scritti con Allan Horwitz: All We Have to Fear. Psychiatry’s Transformation of Natural Anxieties into Mental Disorders (New York: Oxford University Press, 2012), nominato il miglior libro dell’anno dalla American Sociology Association, e La perdita della tristezza. Come la psichiatria ha trasformato la tristezza in depressione, che nell’edizione originale è uscito con una prefazione di Robert Spitzer e nell’edizione italiana con una premessa di Mario Maj (Roma: L’Asino d’Oro, 2015), tradotto in cinque lingue e nominato il migliore libro di psicologia dell’anno dalla Association of Professional and Scholarly Publishers. Attualmente sta lavorando a un libro sul caso di Freud del “Piccolo Hans” visto da una prospettiva foucaultiana e di filosofia della scienza, e a un libro su Freud e la filosofia della mente. È nella redazione di Psicoterapia e Scienze Umane su cui ha scritto articoli sulla interfaccia tra psicoanalisi e cognitivismo, sul concetto di disturbo mentale, sulla diagnosi, etc. Recapito: 309 West 104th Street, #9C, New York, NY 10025, USA, tel. 212-932-9705, E-Mail <jerome.wakefield@nyu.edu>;. Traduzione di Paolo Migone.

(38) Ha diretto il New York University (NYU) Doctoral Program in Clinical Psychology e attualmente dirige la collana Psychological Issues. Recapito: 80 Fifth Avenue, Suite 1001, New York, NY 10011, USA, E-Mail <dwolitzky@aol.com>;. Traduzione di Francesca Tondi.

(39) È psicoanalista, diplomato al Carl Gustav Jung Institut di Zurigo dove ha lavorato alla Klinik am Zürichberg. Tra i suoi saggi e libri, pubblicati in 14 lingue, Il gesto di Ettore: preistoria, storia, attualità e scomparsa del padre (Torino: Bollati Boringhieri, 2000) e Paranoia. La follia che fa la storia (Torino: Bollati Boringhieri, 2011). Recapito: Via Cagnola 7, 20154 Milano, E-Mail <luigizoja@fastwebnet.it>.