Tallandini M.A. & Caudek C.( 2010). Defense mechanisms development in typical childern. Psychother.Research, 20(5): 535-554.

Tallandini M.A. & Caudek C.( 2010). Defense mechanisms development in typical childern. Psychother.Research, 20(5): 535-554.

Abstract

The defense mechanisms (DMs) of 103 nonreferred children ages 47 to 102 months were assessed through dollhouse play. The authors measured the children’s temperament (Temperament Assessment Battery for Children–Teacher Form [TABC]) and verbal capacities (Wechsler Preschool and Primary Scale of Intelligence or Wechsler Intelligence Scale for Children). Four main findings were derived: (1) DM use decreased with age with different developmental trajectories; (2) regression, displacement, and reaction formation were more frequent in girls and denial more frequent in boys; (3) the number of DMs used was negatively associated with the TABC Adaptability score and positively with the TABC Approach/Withdrawal score; and (4) children who used rationalization and did not use identification and suppression scored better on verbal capacities.

 

Riassunto dell’articolo a cura di M.A. Tallandini

Il concetto di meccanismi di difesa, ora ampiamente usato in diversi contesti psicologici, è stato inizialmente suggerito da Freud (1894). Le difese furono da lui considerate dapprima come contro-catexi che mirano a diminuire l’ansia prodotta da contenuti mentali conflittuali e l’ipotesi iniziale postulò che il loro uso era legato agli aspetti patologici del funzionamento mentale. Solo più tardi in “L’Io e l’Es”(1923), Freud assunse la posizione secondo la quale le difese non si accompagnavano necessariamente ad uno stato patologico della psiche. Egli quindi le considerò dei meccanismi che noi tutti usiamo per affrontare i nostri conflitti. Più tardi modificò la sua iniziale lettura delle difese giungendo a considerarli come meccanismi generali che funzionano all’interno dell’Io con lo scopo di mantenere lo stato inconscio di impulsi proibiti con lo scopo di mitigare o evitare l’ansia da essi generata (Freud, 1926). In seguito, dalla concezione di difesa in generale, sinonimo di rimozione, ne differenziò la descrizione riconoscendo a ciascun meccanismo di difesa una sua peculiarità ed infine sostenne che l’Io ha bisogno delle difese nel corso del suo sviluppo (Freud, 1937) e che esse sono considerate delle strategie usate per affrontare difficoltà emotive nella vita di ogni giorno (A.Freud,1936; Cooper, 1998; Kernberg, 1994).

Anna Freud (1936) contribuì alla concettualizzazione delle difese in età evolutiva ponendo l’enfasi sull’importanza dei meccanismi di difesa nel corso dello sviluppo normale del bambino. Essa propose l’esistenza di una serie di meccanismi di difesa (regressione, formazione reattiva, isolamento, annullamento, proiezione, introiezione , ecc.) ai quali successivamente aggiunse il meccanismo della sublimazione che ritenne essere presente in situazioni di normalità piuttosto che di patologia. Essa suggerì una classificazione dei meccanismi di difesa a seconda che essi traessero origine dal mondo esterno, derivassero dalla pressione istintuale, oppure dal Super-Io. Suggerì inoltre un abbozzo di cronologia rispetto al loro presentarsi ed affermò che essi hanno una diversa cronologia di insorgenza e che ci sono delle età specifiche in cui i singoli meccanismi di difesa sono utilizzati e sono presenti con frequenza ed intensità diversa a seconda del periodo dello sviluppo considerato e del contesto psicologico in cui essi sono attivati. (A. Freud,1965). Per esempio essa ritenne “normale” l’uso di negazione e proiezione nella prima fanciullezza che più tardi invece potrebbe segnalare la presenza di una patologia. Inoltre, essa suggerì che la presenza di alcuni dei meccanismi di difesa può essere influenzata dagli stadi libidinali e dalle capacità intellettuali; per esempio la rimozione richiede limitati contributi intellettuali mentre la razionalizzazione implica delle capacità intellettuali più complesse.

Accanto ai classici lavori speculativi di Freud (1894, 1923, 1926), A.Freud (1936) e Sandler & A.Freud (1985), nella letteratura psicoanalitica si trovano quasi esclusivamente lavori a carattere clinico. Inoltre, benché alla base delle analisi teoriche dedicate ai meccanismi di difesa si ponga una prospettiva evolutiva, la ricerca empirica è stata rivolta quasi esclusivamente alla popolazione adulta (Feldman, Araujo & Steiner, 1996) e solo in anni più recenti l’attenzione si è diretta ad indagare su quanto si osserva durante lo sviluppo (Cramer, 1997a, 1991; Cramer & Block, 1998; Wolmer, Laor & Cicchetti, 2001). In entrambi i casi oggetto di attenzione sono state quasi esclusivamente le situazioni patologiche, tralasciando lo sviluppo e l’uso dei meccanismi di difesa in situazioni di sviluppo tipico.

La ricerca presentata in questo articolo indaga invece i meccanismi di difesa e il loro sviluppo nel corso di una parte dell’infanzia e della fanciullezza, precisamente dai 4 agli 8 anni, nel caso di bambini che non presentano ovvie patologie e che non sono stati inviati alla consultazione psicologica. Nell’articolo di riferimento il termine “meccanismo di difesa” è utilizzato per caratterizzare i comportamenti che tendono a “riconciliare” i conflitti interni con le richieste provenienti dall’esterno. Secondo Freud (1926) ed A.Freud, (1936), essi sono inconsci nel loro funzionamento ma possono essere rilevati osservando il comportamento verbale e motorio dell’individuo che è consapevole della sua azione ma per il quale la ragione profonda dell’agire rimane inconscia.

Nella letteratura moderna, Cramer (1991, 1996), sottolinea che non esiste una tassonomia generale e condivisa delle difese cosa che rende difficile procedere alla loro analisi (Vaillant, 1992 a,b; Safyer & Hauser, 1995), da cui deriva l’importanza di far riferimento alla lista e alle definizioni formulate nel DSM-IV (1994). I meccanismi di difesa sono entità difficili da osservare. All’interno del setting psicoanalitico le difese sono rilevate ed analizzate nell’interazione analista-paziente. Negli studi sugli adulti si usano solitamente i questionari che sono però di scarsa utilità nei confronti dei bambini per i quali è necessario trovare metodi diversi adatti a loro.

Nell’articolo sono stati analizzati i comportamenti di bambini dai 4 agli 8 anni considerando che a questa età i bambini hanno raggiunto una notevole capacità di espressione verbale e che questo è un periodo dello sviluppo in cui si verificano importanti modificazioni sia sul piano emotivo che su quello cognitivo. Dal punto di vista psicoanalitico il bambino passa dalla fase pre-edipica a quella edipica raggiungendo la fase della latenza (Freud, 1905; A. Freud, 1936; Yorke, C., Wisenberg, S. & Freeman, T., 1989); dal punto di vista cognitivo, egli acquisisce il pensiero rappresentativo preoperatorio e operatorio concreto conseguendo la capacità di usare un ampio spettro di strumenti cognitivi con una organizzazione intellettuale diversa (Piaget & Inhelder, 1966/69; Fisher, Shaver & Camochan, 1990; Keil, 1989).

Tradizionalmente i meccanismi di difesa sono studiati all’interno della situazione terapeutica dove il contesto è fornito dalla relazione tra il bambino e il suo terapeuta. In tale situazione, all’interno del transfert il bambino riproduce relazioni appartenenti alla sua esperienza. Per condurre lo studio presentato nell’articolo, è stato sviluppato un metodo che permette di valutare i meccanismi di difesa sia attraverso il comportamento che le espressioni verbali infantili. Nella ricerca è stato usato come setting il gioco della Casa delle Bambole in cui il bambino è libero di immaginare situazioni differenti. Per evocare i contenuti emotivi è stato chiesto ai bambini di giocare con la Casa delle Bambole e di far finta che quella fosse la loro casa e che le bambole loro fornite rappresentassero i loro familiari e loro stessi in quattro momenti tipici e ricorrenti della giornata: il tempo di mangiare, quello di andare a letto, un tempo triste e un tempo felice (McHale, Neugebauer, Radin, & Schwartz, 1999; Minniset al., 2006). Il tempo di mangiare può elicitare dei conflitti riferiti al cibo, quello di dormire potrebbe favorire la difficoltà di staccarsi dalla situazione presente, il tempo triste potrebbe spingere il bambino ad annullare o negare un evento negativo, e il tempo felice potrebbe elicitare una idealizzazione della situazione. L’interesse era rivolto al modo in cui il bambino descriveva gli eventi, non alla loro accuratezza storica, supponendo che la narrazione dei quattro episodi avrebbe fornito delle informazioni sul modo in cui essi avrebbero reagito. Il materiale prodotto, ricco e vivace, ha fornito l’opportunità di cogliere le dimensioni dei meccanismi di difesa in un contesto quasi naturale.

Sono stati osservati 103 bambini, dai 4 agli 8 anni circa. Inoltre, sono state raccolte una misura di temperamento (Temperament Assessment Battery for Children_Teacher Form [TABC]) e una di intelligenza verbale (Wechsler Preschool and Primary Scale of Intelligence (1989) or Wechsler Intelligence Scale for Children (203)), per vedere se c’erano relazioni tra questi due aspetti e l’uso dei meccanismi di difesa.

I dati hanno prodotto interessanti risultati rispetto alla influenza dell’età, del genere e del temperamento. I meccanismi di difesa presentano traiettorie di sviluppo differenti e il loro uso diminuisce con l’età. Esiste una differenza tra maschi e femmine nell’uso della regressione, dello spostamento e della formazione reattiva tutti e tre maggiormente presenti nelle bambine, mentre la negazione (denial) è usato più frequentemente nei maschi. Inoltre, i bambini che hanno presentato un uso più elevato di meccanismi di difesa sono quelli che nella misura di temperamento risultano meno adattati e più ritrosi nei contatti con gli altri. Dal punto di vista delle capacità cognitive, i bambini che possedevano migliori risorse intellettuali hanno usato maggiormente il meccanismo di difesa della razionalizzazione e non quello dell’identificazione.

I risultati della ricerca che sono stati qui brevemente presentati, possono essere utili nella conduzione di psicoterapie infantili, infatti essi segnalano allo psicoanalista e allo psicoterapeuta la presenza di decorsi differenziati di uso dei meccanismi di difesa in relazione all’età e al sesso dei bambini specificando quando questo si verifica, informazioni che possono essere utilizzate con profitto nella conduzione dei trattamenti infantili.