Rossi Monti M. Commento all’articolo di Bezoari M. (2007)

Nel terzo fascicolo del 2007, in una sezione intitolata “Epistemologie”, la Rivista di Psicoanalisi ha pubblicato un contributo di Felice Cimatti, intitolato “La scienza e le scienze. Una nota su psicoanalisi e cervello”. Un tema particolarmente importante in questo momento storico: come deve essere ripensato il rapporto tra psicoanalisi e cervello, a partire dai primi contributi di Freud fino agli innovativi contributi delle neuroscienze contemporanee?  Una delle domande che circola nella comunità analitica è: “che contributo possono portare le neuroscienze alla psicoanalisi contemporanea?”. O anche, in termini più radicali: i contributi delle neruroscienze hanno qualche rilevanza per il lavoro clinico degli psicoanalisti?

Le domande sono di quelle centrali. Il modo di formulare la domanda non è ovviamente secondario. Alcune formulazioni sembrano tradire la vecchia ambizione della psicoanalisi (dura a morire) di collocarsi in una posizione sovraordinata, se non egemone, rispetto ad altre discipline, i cui risultati andrebbero a loro volta interpretati alla luce della stessa dottrina psicoanalitica.

Il contributo su questo tema di un filosofo della mente, come Felice Cimatti, offre lo spunto per l’apertura di un dibattito al quale sulle pagine della rivista hanno contribuito, oltre al filosofo Fabrizio Palombi (membro del Gruppo di Ricerca “Epistemologia e psicoanalisi” del Centro Milanese di Psicoanalisi e autore di un volume intitolato Il legame instabile. Attualità del dibattito psicoanalisi-scienza [2002]), alcuni autorevoli psicoanalisti. Elenco di seguito i titoli dei vari contributi: 

MICHELE BEZOARI: Che cosa si prova ad essere un cervello? La questione della specificità nel rapporto tra psicoanalisi e neuroscienze

ELEONORA CUTAIA: Realtà fattuale e campo psichico

FRANCO DE MASI: Deve la psicoanalisi lasciare ad altri il testimone?

FABRIZIO PALOMBI: Oltre la pluralità delle scienze? Un’ipotesi di emancipazione per la psicoanalisi

FRANCO SCALZONE: Ma che cosa hanno a che fare le neuroscienze con la psicoanalisi?

FRANCESCO CONROTTO: Note sulla epistemologia psicoanalitica. Riflessioni a margine di: “Statuto epistemologico della psicoanalisi e metapsicologia” 

Il contributo di Michele Bezoari è l’esempio di una possibile posizione che gli psicoanalisti hanno assunto rispetto ai problemi posti dallo straordinario recente sviluppo delle conoscenze sul cervello.

In questo contesto e di fronte ai rischi di quella che Bezoari (riprendendo Cimatti) chiama la “posizione assimilatrice” sostenuta da Kandel e Solms, alcuni psicoanalisti hanno sentito il bisogno di reclamare uno statuto speciale a difesa di una specificità del metodo psicoanalitico fondata sul rilievo che la soggettività, nel lavoro psicoanalitico, è dimensione costituiva dell’oggetto di indagine. Queste, naturalmente, sono solo alcune delle posizioni nelle quali si è articolato il dibattito all’interno della comunità psicoanalitica e tra psicoanalisti e neuroscienziati. Il fatto stesso che si sia aperto un così ampio dibattito testimonia però, a mio parere, che i tempi in cui la psicoanalisi era qualcosa che poteva essere studiato solo dall’interno sono ormai, definitivamente superati. Si può parlare psicoanalisi anche da altri punti d vista e non solo dall’interno del setting e dell’esperienza in presa diretta della psicoanalisi. E’ quanto sta accadendo nel campo della ricerca empirica: se venti anni fa la discussione verteva su temi di fondo carattere epistemologico, oggi la discussione verte sulle metodiche di ricerca empirica e sui risultati che sono emersi da questi progetti di ricerca. Come testimoniato, ad esempio, dal recente contributo di Dazzi, Lingiardi e Colli (La ricerca in psicoterapia, Raffaello Cortina, 2007) che fa il punto sulla ricerca empirica nel campo delle psicoterapie. 

Nel terzo fascicolo del 2007,  in una sezione intitolata “Epistemologie”, la Rivista di Psicoanalisi ha pubblicato un contributo di Felice Cimatti, intitolato “La scienza e le scienze. Una nota su psicoanalisi e cervello”. Un tema particolarmente importante in questo momento storico: come deve essere ripensato il rapporto tra psicoanalisi e cervello, a partire dai primi contributi di Freud fino agli innovativi contributi delle neuroscienze contemporanee?  Una delle domande che circola nella comunità analitica è: “che contributo possono portare le neuroscienze alla psicoanalisi contemporanea?”. O anche, in termini più radicali: i contributi delle neruroscienze hanno qualche rilevanza per il lavoro clinico degli psicoanalisti?

Le domande sono di quelle centrali. Il modo di formulare la domanda non è ovviamente secondario. Alcune formulazioni sembrano tradire la vecchia ambizione della psicoanalisi (dura a morire) di collocarsi in una posizione sovraordinata, se non egemone, rispetto ad altre discipline, i cui risultati andrebbero a loro volta interpretati alla luce della stessa dottrina psicoanalitica.

Il contributo su questo tema di un filosofo della mente, come Felice Cimatti, offre lo spunto per l’apertura di un dibattito al quale sulle pagine della rivista hanno contribuito, oltre al filosofo Fabrizio Palombi (membro del Gruppo di Ricerca “Epistemologia e psicoanalisi” del Centro Milanese di Psicoanalisi e autore di un volume intitolato Il legame instabile. Attualità del dibattito psicoanalisi-scienza [2002]), alcuni autorevoli psicoanalisti. Elenco di seguito i titoli dei vari contributi: 

MICHELE BEZOARI: Che cosa si prova ad essere un cervello? La questione della specificità nel rapporto tra psicoanalisi e neuroscienze

ELEONORA CUTAIA: Realtà fattuale e campo psichico

FRANCO DE MASI: Deve la psicoanalisi lasciare ad altri il testimone?

FABRIZIO PALOMBI: Oltre la pluralità delle scienze? Un’ipotesi di emancipazione per la psicoanalisi

FRANCO SCALZONE: Ma che cosa hanno a che fare le neuroscienze con la psicoanalisi?

FRANCESCO CONROTTO: Note sulla epistemologia psicoanalitica. Riflessioni a margine di: “Statuto epistemologico della psicoanalisi e metapsicologia” 

Ripropongo in questa sede il contributo di Michele Bezoari, come esempio di una possibile posizione che gli psicoanalisti hanno assunto rispetto ai problemi posti dallo straordinario recente sviluppo delle conoscenze sul cervello. In questo contesto e di fronte ai rischi di quella che Bezoari (riprendendo Cimatti) chiama la “posizione assimilatrice” sostenuta da Kandel e Solms, alcuni psicoanalisti hanno sentito il bisogno di reclamare uno statuto speciale a difesa di una specificità del metodo psicoanalitico fondata sul rilievo che la soggettività, nel lavoro psicoanalitico, è dimensione costituiva dell’oggetto di indagine. Queste, naturalmente, sono solo alcune delle posizioni nelle quali si è articolato il dibattito all’interno della comunità psicoanalitica e tra psicoanalisti e neuroscienziati. Il fatto stesso che si sia aperto un così ampio dibattito testimonia però, a mio parere, che i tempi in cui la psicoanalisi era qualcosa che poteva essere studiato solo dall’interno sono ormai, definitivamente superati. Si può parlare psicoanalisi anche da altri punti d vista e non solo dall’interno del setting e dell’esperienza in presa diretta della psicoanalisi. E’ quanto sta accadendo nel campo della ricerca empirica: se venti anni fa la discussione verteva su temi di fondo carattere epistemologico, oggi la discussione verte sulle metodiche di ricerca empirica e sui risultati che sono emersi da questi progetti di ricerca. Come testimoniato, ad esempio, dal recente contributo di Dazzi, Lingiardi e Colli (La ricerca in psicoterapia, Raffaello Cortina, 2007) che fa il punto sulla ricerca empirica nel campo delle psicoterapie.