Filosofia scienze e psicoanalisi. Sintesi di A. Falci

 

OPINION: WHY SCIENCE NEEDS PHILOSOPHY

Laplane L., Mantovani P., Adolphs R. Chang H., Mantovani A.,McFall-Ngai M., Rovelli C., Sober E., Pradeu T.

Proc Natl Acad Sci U S A. 2019 Mar 5; 116(10): 3948–3952.

Published online 2019 Mar 5. doi: 10.1073/pnas.1900357116

PMCID: PMC6410828

Psychological and Cognitive Sciences, Physics

 

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Falci Amedeo

 

UN’INTEGRAZIONE TRA FILOSOFIA E SCIENZE PER LA FORMAZIONE DEI RICERCATORI PSICOANALITICI.

 

Appare interessante, per gli psicoanalisti attenti alle questioni della ricerca e alla collocazione scientifica della loro disciplina, questo articolo collettivo edito lo scorso mese presso Proceedings of National Academy of Sciences of the USA (PNAS), come Opinion, vale a dire come un articolo di riflessione generale, meta-sperimentale, secondo un orizzonte interdisciplinare, come le varie appartenenze scientifiche e internazionali degli Autori testimoniano. Laplane, Mantovani P., Mantovani A., Chang, Pradeu provengono dalle scienze biomediche, McFall-Ngai dalle scienze biologiche, Rovelli dalla fisica, Adolphs dalle scienze cognitive, Sober dalla filosofia della scienza. L’articolo in oggetto ha suscitato un certo interesse nel mondo della ricerca e nei settori più attenti dei media, perché sostiene la pertinenza, anzi la necessità, dell’adozione di una epistemologia filosofica anche da parte delle moderne scienze sperimentali. Gli Autori denunciano lo stato attuale di aperta divaricazione tra la ricerca e la filosofia, dopo secoli di cammino apparentato, al punto tale che per la gran parte del mondo scientifico la filosofia appare una netta antagonista sul piano della conoscenza, così come per gran parte dei filosofi umanisti (e non solo loro) il campo delle scienze è un mondo impregnato di realismo riduzionista.

In realtà gli Autori sottolineano come una base filosofica sia assolutamente necessaria per il chiarimento degli stessi concetti scientifici, per una valutazione critica dei dati e dei metodi delle scienze, per la formulazione di nuovi concetti e teorie, e per fornire termini e linguaggi per un dialogo tra scienze e filosofia, nonché tra le scienze stesse.

Una possibilità applicativa che gli Autori propongono riguardo il contributo di una epistemologia filosofica alla scienza è nella necessaria precisazione dei concetti della ricerca. Un chiaro esempio che essi forniscono, nell’ambito della ricerca ematologica e oncologica, riguarda una definizione di stemness, vale a dire la definizione delle caratteristiche distintive delle cellule staminali [stem cells], dal momento che la chiarezza definitoria è funzionale all’accuratezza delle ricerche[1]. Infatti, precisare se la crescita delle cellule staminali sia una “proprietà categoriale”, implica una capacità di riproduzione staminale intrinseca indipendente dall’ambiente biologico; se ci si orienta verso una concezione “disposizionale” delle cellule, ciò comporta che la riproduzione staminale sia una capacità intrinseca delle staminali ma dipendente dall’ambiente biologico; mentre parleremmo di una “proprietà relazionale”, se tale capacità riproduttiva delle staminali fosse del tutto dipendente dal microambiente biologico; nel caso, invece, di una regolazione delle cellule staminali come regolazione dell’intero sistema della popolazione cellulare, allora parleremmo di stemness come di una “proprietà sistemica”. Questa analisi filosofica e terminologica ha applicazioni nel caso di terapie anti-oncologiche, dove ciò che conta, oltre la tipologia istologica tumorale, è il tipo di caratteristica staminale delle cellule cancerose, la situazione microambientale del tumore, e lo studio dei checkpoint immunitari (particolari molecole presenti soprattutto in linfociti T che regolano e modulano la segnalazione antigenica, permettendo variazioni della tolleranza immunologica; recenti strategie di terapia antitumorale si basano esattamente sulla inibizione di alcuni checkpoint immunitari) per potere profilare adeguate strategie farmaco-terapeutiche[2].

Un altro interessante esempio di riflessione teorica in campo immunitario, sulla base di riflessioni meta-sperimentali, ha portato ad un nuovo framework paradigmatico, la teoria della discontinuità immunitaria (il sistema immunitario attivandosi per i gradienti di variazioni antigeniche, fornisce risposte immunitarie rapide in caso di variazioni rapide, ma può tollerare variazioni antigeniche lente e croniche, come nell’insorgenza tumorale), che ha permesso una maggiore comprensione verso immunità self-non self, verso le malattie autoimmuni e la risposta immunitaria ai tumori. Senza trascurare come la realtà simbiotica del nostro corpo, che include batteri (microbioma) e virus (viroma), implichi importanti riflessioni teoriche circa una concezione dell’organismo come ecosistema complesso, che comporta delle revisioni di quanto noi consideriamo identità personale, evoluzione, sanità, patologia, vita mentale, cognizioni, affetti e relazionalità con il mondo naturale e culturale[3].

Così anche nel campo delle scienze della mente la riflessione filosofica ha avuto un grande ruolo nella rivoluzione cognitiva e computazionale. Gli Autori citano la teoria modulare di Fodor[4], per la quale i sistemi cognitivi si organizzano secondo un modello verticale funzionalmente specializzato, in cui i processi cognitivi di livello inferiore, appunto moduli, operano solo su determinati tipi di input, sono specializzati e “incapsulati”, vale a dire non devono necessariamente fare riferimento ad altri sistemi cognitivo-psicologici per poter funzionare, e questo spiega l’alta velocità di elaborazione e l’immediatezza non rettificabile  — obbligatorietà —  del processo modulare.  Anche se la proposta teorica di Fodor ha subito critiche e revisioni, sia in ambito cognitivista, sia in ambito di psicologia evoluzionistica, rimane sostanziale il fatto che abbia sollecitato un intenso dibattito scientifico al cui centro stanno la modularità dei processi inferiori e superiori, la possibilità di un modello di modularità generale rispetto a diversi domini, la concezione evolutiva di reti neurali, l’incidenza di moduli innati rispetto a moduli acquisiti attraverso la conoscenza e l’esperienza. Un intenso dibattito scientifico, dicevo, che non può realizzarsi se non con la competenza delle necessarie premesse filosofiche, oltre che su un serrato vaglio di prove legate a evidenze e a confutazioni, proprio nella misura in cui filosofia e metodo scientifico condividono analoghi strumenti di logica, analisi concettuale e rigore argomentativo.

Sarebbero smisurato l’elenco di nodi scientifici che si avvalgono di contributi e di metodologie provenienti dalla riflessione filosofica. Citerei solo come esemplificazioni: l’ambito della bioetica, dell’ingegneria genetica, batteriologica e virologica, il tema dell’uso delle staminali, e nel campo della fisica le implicazioni sulle concezioni di spazio-tempo della teoria della relatività, sulla unicità o la molteplicità degli universi. E quant’altro.

Ma ben più vicine a noi e importanti sono le implicazioni filosofiche nel campo della disciplina psicoanalitica. Il tema è molto esteso per essere trattato in poche righe, e sorvolo sulle differenze tra i vari indirizzi filosofici moderni sviluppatisi nel secolo appena trascorso, nonché sulla validità e sulla contrapposizione, oggi, tra filosofia “analitica” e “continentale”, applicate alle questioni epistemologiche e scientifiche sollevate dal sapere e dalla pratica della psicoanalisi. I riferimenti filosofici degli Autori del paper non sono semplicemente volti a enfatizzare il metodo scientifico “empirico” — “sensate esperienze ed accuratissime osservazioni… e accurate dimostrazioni”[5]—, quanto a sostenere una concezione filosofica in senso nettamente antimetafisico e con riferimento alle scienze naturali, che funga da strumento di chiarezza concettuale, rigore argomentativo e precisazione linguistica per rendere meno ambigui e indeterminati i linguaggi teorici, per assicurare alle proposizioni una loro legittimità logica all’interno degli enunciati specifici della disciplina, e una loro precisa giustificazione concettuale o epistemica.

Ora si comprende bene, per ritornare a quella chiarezza dei concetti di ricerca sopra menzionata, come la psicoanalisi, benché fondata con un orizzonte di netta ambizione “filosofica”, anche per differenziarsi dalle “rozze” medicina e neurologia, operi tutt’oggi con concetti basilari su cui non sembra essere stata operata alcuna chiarezza, né sul piano della giustificazione neurobiologica, né sul piano del rigore definitorio. Quella chiarezza e quel rigore epistemico, in cui altri settori delle scienze, e segnatamente delle scienze biologiche, sono certamente molto più esigenti di noi — vedi la questione della stemness. Usando tale esempio, proviamo per l’appunto a riflettere se i concetti di freie e gebundene Energie freudiani, l’assioma che regge tutto, potrebbero soddisfare allo stesso rigore definitorio. Per Energie si tratta di una proprietà “categoriale” intrinseca del corpo (o della psiche?) che non dipende da altri fattori biologici, o di una proprietà “disposizionale” (dipende da co-fattori biologici, quali?); è proprietà “relazionale” dipendente da un necessario innesco di fattori biologici (quali?), oppure è connessa “sistemicamente” a tutti i processi di regolazione energetici del corpo (ma quali? Gli unici processi energetici biologicamente accertati nella fisiologia umana sono quelli esoergonici ed endoergonici legati al metabolismo dell’ adenosintrifosfato, ATP). Oppure Energie si proclama di fondazione somatica, psicofisica, ma appartiene bensì all’eredità dello spiritualismo vitalista — esprits animaux — che da Bacone e Cartesio, attraverso la mediazione della Naturphilosophie[6] dell’amato Goethe, approda a Freud? Un approccio filosofico sarebbe evidentemente necessario per dirimere le ambiguità o le carenti definizioni dei concetti. Si comprende bene come la crisi di legittimazione linguistica e scientifica di un concetto assiomatico, trascini la crisi di tutti i concetti ad esso collegati: simul stabunt vel simul cadent. Per di più la mancanza di chiarezza dei concetti fondamentali non permette di formulare veri quesiti da cui promanano i programmi di ricerca vuoi clinica, vuoi concettuale, vuoi sperimentale — Energie e Affekten, ad esempio, sono concetti di pertinenza biologica, o descrizioni figurate, o concetti metafisici? Se non lo si definisce, che programmi di ricerca impostare?  I risultati di ricerca a loro volta, in feedback, aiuterebbero a selezionare e a potare i concetti obsoleti e improduttivi, uscendo da quella nota circolarità confermativa, che è il peccato originale della clinica psicoanalitica.

Così come su un altro settore, la auto-blindatura della comunità psicoanalitica dentro una teorizzazione dell’apparato psichico, non forte, ma fortissima, impedisce di accogliere il dialogo e l’integrazione con altri modelli del funzionamento mentale, che permetterebbero una maggiore selezione tra spiegazioni alternative e un enorme allargamento di comprensione psicopatologica.

Gli Autori del paper si prodigano in suggerimenti per colmare il gap tra necessarie premesse filosofiche e ricerca scientifica, tra cui essenzialmente una maggiore presenza di interscambi, in convegni, seminari e ricerche, tra esponenti dei due campi. Proposte sicuramente da sottoscrivere. Personalmente mi sentirei di aggiungere alle coraggiose e meritevoli iniziative con cui la SPI già da anni promuove un dialogo con le neuroscienze e con le scienze della mente, il suggerimento che il recupero quelle premesse epistemiche e filosofiche da cui il fondatore della psicoanalisi era anche partito (magari approdando ad una costruzione scientifica del tutto “particolare”) può insediarsi certo sui dialoghi interdisciplinari, ma soprattutto su una seria revisione dei programmi di formazione per gli analisti, che sia in grado di fare più chiarezza tra i concetti appartenenti alla “storia” della psicoanalisi e i concetti per l’”attualità”  della psicoanalisi, in coerenza con la promozione di programmi di ricerca e in coerenza con paradigmi in uso presso scienze affini.

 

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[1] Laplane L.  Cancer Stem Cells: Philosophy and Therapies. Harvard Univ Press; Cambridge, MA: 2016. [Google Scholar]

[2] Clevers H. Cancer therapy: Defining stemness. Nature. 2016;534:176–177. [Google Scholar]

[3] McFall-Ngai M, et al. Animals in a bacterial world, a new imperative for the life sciences. Proc Natl Acad Sci USA. 2013;110:3229–3236. [PMC free article] [PubMed] [Google Scholar]

[4] Fodor J. (1983). The Modularity of Mind: An Essay on Faculty Psychology, MIT Press, (Tr. it. La mente modulare. Saggio di psicologia delle facoltà, Il Mulino, 1988)

[5] Galilei G., 1615. Lettera a Cristina di Lorena, Granduchessa di Toscana. Opere, Edizione Nazionale a cura di Antonio Favaro, Giunti-Barbera, Firenze 1968, vol. V, pp. 309-348.

[6] Vedi Holt R. (1986), Ripensare Freud. Bollati Boringhieri, 1994.