Zellner M. (2016). Integrating the «Global Workspace» with the «Conscious Id». ( Video ) Pfeffer Centre for Neuropsychoanalysis, New York.

Conferenza tenuta il 5 marzo 2016 al Pfeffer Center for Neuropsychoanalysis della New York Psychoanalytic Society and Institute

In this educational lecture, we will explore the ways in which the “global workspace” theory of Stanislas Dehaene and colleagues might be integrated with recent proposals by Solms and Panksepp on the “conscious id” and the “unconscious ego.” These proposals have great potential for creating an integrated metapsychology – by looking at the brain networks which mediate consciousness and unconscious processes, self and other, perception and simulation, memory and prediction, we can build ever more solid bridges between the major organizational principles of brain function and our fundamental concepts in psychoanalysis. We will speculate about ways in which internalized object relations can fit into the “conscious id/unconscious ego” framework, and extend the dialogue about the role of defense and resistance in everyday life and psychotherapy. We can also extend our discussion about how moments of awareness, within the interpersonal relationship in the psychotherapy process, can facilitate change.

Nota di G.Mattana (agosto 2016)

Questa conferenza video-registrata, insieme a quella tenuta da M.Solms nella stessa sede nel 2015 e pubblicata in quest sito (Consciousness and the Unconscious), costituisce un sintetico e aggiornato quadro delle ultime elaborazioni di ambito neuropsicoanalitico all’incrocio con neuroscienze e scienze cognitive. Un quadro che, secondo quanto propongono i relatori, potrebbe stimolare addirittura un mutamento di paradigma psicoanalitico, ribaltando i tradizionali rapporti strutturali fra inconscio e coscienza in vista di una “metapsicologia integrata”.

Assistendo alle due conferenze, è infatti possibile raccordare la teoria dello “spazio di lavoro globale” di Stanislas Dehaene, ossia la sua teoria della coscienza, esposta da Maggie Zellner (ricercatrice in ambito neuroscientifico), con la teoria dell’Es conscio e dell’Io inconscio proposta in modo concomitante da Mark Solms e da Jaak Panksepp.

Quest’ultima, esposta da Solms, muove dalle ricerche di Panksepp sui sistemi emotivo-motivazionali primari radicati nelle strutture sottocorticali, sottolineando come essi rappresentino le forme primarie e fondamentali della coscienza, contrariamente alla diffusa ipotesi secondo cui questa sarebbe connessa alla lettura corticale delle “cieche” attività sottocorticali. Su questa base, Solms propone di legare la coscienza all’emozione, prima e piuttosto che alla cognizione e al linguaggio, eliminando così il paradosso di un affetto o sentimento, da intendersi come la componente soggettiva dell’emozione, non sentito. L’Es freudiano della seconda topica diverrebbe in questa prospettiva per definizione conscio, mentre inconscio in senso strutturale diverrebbe l’Io, con una sorprendente, sebbene non totale, inversione delle qualità psichiche delle due istanze: com’è noto, lo stesso Freud ha più volte sottolineato il carattere inconscio di una parte dell’Io.

Per parte sua, Zellner propone di integrare con l’ipotesi dell’Es conscio la teoria dello “spazio di lavoro globale” di Dehaene, che descrive la coscienza come luogo d’incontro fra processi neurocognitivi inconsci, paralleli e distribuiti, concependola come una memoria di lavoro che si attiva in vista di una sintesi di ordine superiore. I processi cognitivi, ciò che nella visione freudiana va a costituire nel suo complesso l’Io, sarebbero dunque, come sostengono da decenni i teorici delle scienze cognitive, primariamente e prevalentemente inconsci, con un emergere alla coscienza limitato, selettivo e parziale, accompagnato e/o stimolato da una particolare salienza emotiva. E’ una prospettiva nella quale la rimozione di un affetto primario, come la paura, l’angoscia o la rabbia, diviene molto improbabile, coincidendo tale affetto con una forma originaria e in certo senso insopprimibile di coscienza, mentre le attività difensive dell’Io, per loro natura inconsce, come peraltro gran parte delle sue funzioni, sembrerebbero poter agire sulle emozioni più evolute e sociali, caratterizzate da una più marcata componente cognitiva, come l’invidia, la vergogna, il senso di colpa, la fiducia o la speranza, rendendole a loro volta, in varia misura e secondo modalità diverse, inconsce.

Riferimenti bibliografici

Dehaene S., Naccache L., Cohen L., Le Bihan D., Mangin J. F., Poline J. B., Riviére D. (2001). Cerebral mechanisms of word masking and unconscious repetition priming. Nature neuroscience, 4, 752-58.

Dehaene S., Changeux J. P., Naccache L., Sackyr J., Sergent C. (2006). Conscious, preconscious, and subliminal processing: a testable taxonomy. Trends in cognitive sciences, 10, 204-11.

Dehaene S. (2014). Coscienza e cervello. Come I neuroni codificano il pensiero. Milano, Cortina, 2014.

Solms M. & Panksepp J. (2012). The “Id” knows more than the “Ego” admits: neuropsychoanalytic and primal consciousness perspectives on the interface between affective and cognitive neuroscience.Brain Sciences, 2: 147-175.

Solms M. (2015). “Consciousness and the unconscious, Part 1”. www.viddler.com/v/aeaf5f18. (video free access).