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Brevi note sulla Psicoanalisi e sulla Società Psicoanalitica Italiana

a cura di Domenico Chianese

Psicoanalisi” è il nome:

  1. di un procedimento per l’indagine di processi psichici cui altrimenti sarebbe impossibile accedere;
  2.  di un metodo terapeutico (basato su tali indagini) per il trattamento di disturbi nevrotici;
  3. di una serie di conoscenze psicologiche acquisite per questa via che gradualmente si assommano e convergono in una nuova disciplina scientifica”.

Così Sigmund Freud, nel 1922, descriveva la psicoanalisi che iniziava a diffondersi nel mondo culturale.

Gli Studi sull’Isteria (1892-95) e L’Interpretazione dei Sogni (1899), avevano inaugurato questo nuovo strumento di indagine del mondo inconscio e di cura della sofferenza psichica. A Vienna, intorno a Freud si andò formando il primo gruppo di allievi; negli anni successivi si assistette ad un rapido sviluppo della disciplina e ad un aumento significativo del numero degli analisti che spinse Freud a fondare nel 1910 l’International Psychoanalytical Association definendo così i criteri di formazione dei futuri analisti basati sull’analisi personale, le supervisioni, i corsi clinico-teorici. In quel periodo si vennero formando le prime società psicoanalitiche che aderiranno all’I.P.A.
La psicoanalisi entrerà in Italia passando e sostando a Trieste, città di confine, crocevia di differenti culture, attraversata da intensi fermenti artistici e letterari. A Trieste Edoardo Weiss, analizzato da Federn, allievo di Freud, diede impulso decisivo al sorgere e al primo sviluppo della Società Psicoanalitica Italiana che era stata fondata a Teramo nel 1925 da Marco Levi Bianchini, libero Docente presso l’Università di Napoli, Direttore dell’Ospedale Psichiatrico di Teramo.
Nel 1932 la S.P.I. fu trasferita a Roma e riorganizzata da Weiss che, nello stesso anno fondava la Rivista di Psicoanalisi, che è tuttora l’organo ufficiale della S.P.I.
Nel 1936 la Società Psicoanalitica Italiana venne riconosciuta dalla’I.P.A. come società componente.
Durante il periodo fascista alcuni analisti saranno vittime di persecuzioni razziali e costretti ad emigrare.
In quel periodo spiccavano le figure di Cesare Musatti, Nicola Perrotti, Emilio Servadio e Alessandra Tomasi di Palma che contribuiranno, anche in seguito, alla divulgazione e al progresso clinico-teorico della psicoanalisi.
Nel dopoguerra la diffusione della psicoanalisi in Italia fu lenta, ma negli anni ’60 e ’70 si assistette ad un forte sviluppo in relazione a profondi mutamenti della Società e della cultura italiana. In particolare, la messa in discussione, in campo psichiatrico della tragica realtà dei manicomi, portò ad una presa di coscienza collettiva del disagio psichico restituendo dignità all’uomo e alla sua sofferenza. La caduta di pregiudizi culturali favorì lo sviluppo della psicoanalisi. L’evoluzione della S.P.I., del resto è stata sempre in relazione sia a mutamenti sociali e culturali esterni sia a trasformazioni interne al movimento psicoanalitico italiano.
Di queste trasformazioni ne sono testimonianza le principali modifiche dello Statuto e dell’assetto societario avvenute nel 1961, nel 1974 ed infine nel 1992. Quest’ultima ha definito l’assetto attuale della S.P.I. che conta oggi 620 Soci e 294 Candidati: per numero di componenti la S.P.I. è la seconda Società in Europa. L’attività scientifica si svolge nei 10 Centri ed è coordinata dalla Commissione Scientifica Nazionale. Nei Centri sono attivi i gruppi di ricerca e i Servizi di Consultazione, aperti all’esterno.
La formazione degli allievi è affidata all’Istituto Nazionale di Training che opera attraverso quattro Sezioni Locali (Prima Sezione Romana, Seconda Sezione Romana, Sezione Milanese e Sezione Veneto-Emiliana). Compito delle Sezioni è l’attuazione dei corsi teorici e l’addestramento clinico con le supervisioni.
Le Commissioni Nazionali regolano l’ammissione dei nuovi allievi e la loro formazione fino alla valutazione conclusiva.
L’Istituto Nazionale del Training della Società Psicoanalitica Italiana nel gennaio del 2000 ha ottenuto il riconoscimento da parte del Ministero competente (M.U.R.S.T).
Alla Rivista di Psicoanalisi, si affianca una seconda pubblicazione ufficiale, Psiche, Rivista di Cultura Psicoanalitica che ha lo scopo di favorire l’incontro della psicoanalisi con altre discipline.
Nel lontano 1926 Freud scriveva: “In quanto “psicologia del profondo” o dottrina dell’inconscio psichico la psicoanalisi può divenire indispensabile per tutte le scienze che studiano la storia delle origini della civiltà e delle grandi istituzioni, come l’arte, la religione e l’organizzazione sociale”.
Lo sviluppo della psicoanalisi nel ‘900, ha realizzato il progetto freudiano. L’ambito dell’applicazione clinica della psicoanalisi si è estesa alle psicosi, ai bambini, agli adolescenti, ai gruppi.
Il pensiero di Freud è stato ampliato dalle ricerche e dalle opere di Ferenczi, Klein, Winnicott, Bion, Green e numerosi altri psicoanalisti.
Quanto poi alle altre discipline, l’incidenza della psicoanalisi è stata quanto mai vasta: basta pensare alla linguistica, antropologia, filosofia, sociologia, letteratura etc…
Dalla psicoanalisi di Freud, in tal modo, è nata non solo una cura ma anche un insieme di saperi, che hanno contribuito, al pari di altri saperi, allo sviluppo della civiltà umana.
Le società psicoanalitiche hanno preservato e arricchito nel tempo questo straordinario patrimonio, contribuendo a delineare diverse forme e stili di psicoanalisi in relazione alle differenti matrici culturali e linguistiche, possiamo così parlare di psicoanalisi americana, francese, inglese, italiana. Quest’ultima si presenta molto ricca e con diversi indirizzi e tradizioni di ricerca.
Molto sentita è una riflessione metodologica ed epistemologica sui fondamenti e sugli sviluppi teorici. Un altro ambito clinico-teorico che ha caratterizzato la S.P.I. negli ultimi venti anni è lo studio e la ricerca sulla “relazione analitica” che si instaura tra analista e analizzando, relazione indagata nei suoi versanti consci e soprattutto inconsci.
La psicoanalisi è sorta più di un secolo fa, in un momento di profonda trasformazione della civiltà. Ora ci troviamo ad affrontare nuovi e complessi problemi di civilizzazione che incidono sulla vita psichica e sul suo sviluppo, segnano la condizione umana, modellano le forme che assume il dolore psichico.
Per il movimento psicoanalitico internazionale si prospetta un impegno che è insieme terapeutico, etico e culturale.
La S.P.I. potrà affrontare questa sfida attingendo alla singolare capacità della psicoanalisi italiana di saper coniugare il rigore metodologico, la riflessione sui propri fondamenti, con la tensione a rinnovarsi aprendosi, con nuove ipotesi e sviluppi, al mondo contemporaneo e al suo divenire.