Adolescenza / lavoro coi genitori

A cura di Paola Catarci

Come si trasforma la relazione tra genitori e figli quando questi entrano in adolescenza?

Possiamo guardare all’adolescenza come una fase della vita che implica un certo specifico funzionamento mentale, che risponde alle esigenze separative e di individuazione degli individui. E’ dunque un processo che confronta i suoi protagonisti – gli adolescenti, ma anche i loro genitori- con i temi della crescita e del distacco. La funzione genitoriale che aveva funzionato fino a quel momento si basava su una basilare asimmetria e sul bisogno di supporto del bambino da parte dell’adulto. L’adolescente, invece, propone nuovi bisogni e nuove distanze. I genitori sono confrontati con un cambiamento di rotta totale: dove, fino ad allora, si trattava di condividere, ora si tratta di dividersi, mantenendo però ugualmente presenza e funzione genitoriale. E’ un compito quasi paradossale: si tratta, per gli adulti, di modificare l’identità di genitori di un bambino, ed assumerne invece una – mediamente – più scomoda. Un genitore di adolescente è confrontato, in genere, col tema del limite, del rischio, della questione dell’apprendere attraverso agiti più o meno violenti o lesivi, del dover rispondere a richieste talvolta incongrue, spesso poco negoziabili.

I genitori che si rivolgono agli psicoanalisti sono offesi, doppiamente traumatizzati: dalla incomprensibilità dei comportamenti, dei vissuti dei figli, che li espongono socialmente al biasimo ed alle critiche, ma anche offesi dalla rottura del legame coi figli stessi. Rotture esterne, per quelli che prendono le distanze restituendo al figlio l’intera responsabilità del conflitto, e rotture interne, per quelli che sentono di non poter sostenere la collusione, e sentono slegato, rotto, il patto etico che aveva sostenuto la relazione col ragazzo fino a quel momento. In che modo questo insieme, intreccio di sentimenti, può essere utilizzato perché si crei una motivazione personale del genitore a ricercare il senso degli agiti, dei sintomi del figlio, e, a seguire, il senso più ampio della relazione coll’adolescente? Credo si possa ritrovare spesso, negli agiti e nei sintomi degli adolescenti che i genitori portano alla nostra attenzione, il precipitato di fantasie inconsce connesse al mito di fondazione della coppia, ovvero al concepimento del figlio stesso – assunte dal figlio nella propria organizzazione psichica, ma che erano rimaste incastonate, sorta di traumi, che attengono alle relazioni primarie, che non avevano potuto essere simbolizzati e significati, e che l’adolescenza prepotentemente rimette in circolo, chiedendo, esigendo una qualche forma di riconoscimento e soddisfacimento, sia pure in termini di agiti, sintomi, conflittualità a tutto tondo.

Che tipo di lavoro psicoanalitico è quello coi genitori?

Ho descritto poco fa l’adolescenza come un processo attivatore della crescita. Credo che il compito-complesso ma non impossibile – che spetta a noi, psicoanalisti che lavorano coi genitori degli adolescenti, sia quello di poter trasformare richieste di aiuto, di sostegno, di guida, in una scoperta di risorse personali per la propria crescita. Nel momento in cui la terapia coi genitori si configura nei suoi aspetti transferali, ovvero come spazio di trasferimento delle fantasie inconsce, ciò che si avvia è un processo di elaborazione interno alla coppia così come un processo che può generare nuovi spazi di libertà per l’adolescente. Con la crisi adolescenziale del loro figlio, i genitori si trovano confrontati a qualcosa che attiene alla loro stessa crescita. Si tratta di elaborare il loro proprio lutto per quella fase della vita – l’adolescenza – della quale è ora il figlio il protagonista. Ciò che conta allora, ciò a cui l’intervento dovrebbe mirare, è l’attivarsi, grazie al lavoro psicoanalitico coi genitori, di una catena di eventi la cui natura è intersoggettiva ed allo stesso tempo intrapsichica.

La ritrovata soggettività della coppia genitoriale, o del singolo, alimenterà un processo di differenziazione, di utilizzo di energie disponibili per lo sviluppo.

Quando è consigliata una terapia coi genitori di adolescenti?

Si potrebbe rispondere, un po’ provocatoriamente: sempre.

Sappiamo invece quanto sia difficile, allestire un intervento che li riguardi.

Parliamo di interventi, perché ci sono davvero molti modi di accogliere ed elaborare le richieste di aiuto che ci arrivano dai genitori di adolescenti. La psicoterapia con la coppia genitoriale, o con un singolo genitore, è solo una delle possibili risposte.

Sappiamo però che, tutte le volte che riusciremo a far emergere un bisogno di riflessione su se stessi, sul come si è genitori in quel momento, di quel ragazzo, con le sue specifiche difficoltà, questo innescherà un circuito virtuoso, un allargamento della pensabilità, di cui sarà l’adolescente stesso a valersi.

Ottobre 2013