Adolescenza

adolescenzarotanteA cura di Anna Maria Nicolò

Foto d’archivio

L’adolescenza non è solo una fase temporale di transizione (come il titolo di un famoso libro di Peter Blos), ma è piuttosto un processo organizzativo, un enzima che attiva la mente verso la trasformazione propria dell’età adulta. Anche gli studi neuro psicoanalitici supportano questa idea mostrando il potente rimodellamento del cervello, della corteccia, delle connessioni sinaptiche che avviene nel corso dell’ adolescenza. Il vecchio aforisma di Evelyne Kestemberg (1980) era molto acuto a questo proposito quando affermava che tutto si prepara nell’infanzia, ma tutto si gioca in adolescenza. Questa posizione non è senza conseguenze e sullo sfondo di queste proposizione vi è il dibattito tra continuisti e discontinuisti e cioè coloro che vedono la crescita dell’individuo in una continua progressione ma soprattutto ritengono l’adolescenza una ricapitolazione dell’infanzia e altri che invece segnalano l’emergere in adolescenza di processi trasformativi nuovi che determinano nuovi percorsi. Specifici sono i compiti evolutivi che questa età della vita comporta ed essi sono l’integrazione della sessualità, l’individuazione/separazione dal passato infantile, dal corpo infantile e dagli oggetti parentali infantili con il lutto evolutivo conseguente, l’integrazione dell’aggressività e quella trasformazione dall’azione al pensare-sognare che è anche uno degli obiettivi dell’analisi. Nuove sensazioni mai sperimentate prima emergono in adolescenza e riguardano l’avvento delle trasformazioni puberali: la tempesta ormonale, il cambiamento corporeo, la nuova statura fisica, la maturazione sessuale e le nuove esperienze legate al menarca, al pubarca e all’iniziazione sessuale. Quest’ultima permette l’emergere, in particolar modo nella ragazza, di sensazioni nuove connesse con lo sperimentare gli organi interni (Laufer, 2002; Nicolò, 2011). In adolescenza, esistono sia una sensorialità che una sensualità nuove che emergono e si innestano sulle antiche esperienze. Gutton (2003), ad esempio, descrive come i vissuti arcaici siano l’effetto immediato della “sensorialità sensuale” e di come i nuovi vissuti (adolescenziali) “rivisitino” quelli antecedenti, in particolare i più originari. Nuove sensazioni sono anche offerte in questa età dalla masturbazione. La masturbazione e la fantasia masturbatoria centrale (Laufer, 1984) che la accompagna costituiscono un atto di prova che permette di sperimentare “pensieri, sensazioni o soddisfacimenti” indagando quali “sono accettati dal Super-io o quali non possono far parte dell’immagine che l’individuo ha di sé come sessualmente maturo” (Laufer, 1984).
In adolescenza la valutazione si presenta molto difficile (Anna Freud, 1957) dato che la presenza di meccanismi primitivi in superficie e in continua trasformazione rende difficile l’orientamento. Funzionamenti come l’agire per sperimentare e sperimentarsi al di fuori di questa età sarebbero disfunzionali. In adolescenza invece possono assumere anche una valenza protosimbolica. La fantasie e le fantasticherie spesso riempiono angosciosamente lo spazio mentale e talora si organizzano in romanzi familiari. La FMC (fantasia masturbatoria centrale) si rivela molto utile per l’analista perché ci dà indicazioni sulle fissazioni attuali del paziente e sulla sua evoluzione. Ci sono situazioni in cui la fantasia masturbatoria contiene desideri regressivi e vergognosi che l’adolescente odia e che gli impediranno di sperimentarsi e sperimentare il suo corpo e le sensazioni connesse (Laufer, 1984).

In adolescenza, come ci dice Florence Guignard (1996), il preconscio, area tampone che regola gli scambi tra il mondo interno e la realtà esterna diventa “più trasparente e più fragile” fin quando l’adolescente non sarà cresciuto ed è proprio questa trasparenza che ci consente di vedere, senza infingimenti, quanto avviene nel mondo interno in ristrutturazione dell’adolescente. Vediamo con maggior chiarezza le potenzialità psicotiche della personalità, altrimenti inaccessibili, ma sappiamo anche che talora l’adolescenza le simula. Questo è sostenuto e complicato da un fenomeno per altro normale in adolescenza: il riattivarsi di disposizioni polimorfo perverse, che sono anche in relazione al riattivarsi dell’Edipo e che sono caratterizzate anche da confusioni bisessuali. Quelle che Donald Meltzer (1973) chiama le confusioni zonali (combinazione bocca-vagina-ano e poi capezzolo-lingua-feci), che il bambino aveva già imparato a distinguere, erompono alla pubertà a volte accompagnate da una idealizzazione della confusione. Alla base di molti problemi e di molte incertezze nell’identità di questo periodo della vita possiamo ritrovare proprio questi fenomeni, espressione di una difficoltà del processo di soggettivazione (termine introdotto da analisti francesi tra cui Cahn, Richard, Wainrib, Kaës et al., con il quale si designa un processo di appropriazione del funzionamento psichico che l’Io opera in un rapporto intersoggettivo grazie alla sua progressiva capacità di rappresentazione).

Una certa ansia intorno alla definizione dell’identità di genere in questo periodo non sarà particolarmente rilevante. Più che essere espressione di una scelta oggettuale o di problematiche connesse con l’identità di genere, le ansie omosessuali nascono dalle vicissitudini delle identificazioni, dalla passività che l’adolescente teme e lo perseguita. Esse si iscrivono nell’“evoluzione dall’omoerotismo infantile alla pubertà” (Gutton, 2002) ma possono essere anche espressione di un’incipiente e più vasta regressione.

In adolescenza ancora una volta, come all’inizio della vita, l’adolescente dovrà reinvestire narcisisticamente il suo corpo e riappropriarsene simbolicamente (Ruggiero, 2011). Tale investimento reso obbligato dalla realtà puberale impone “la perdita dell’illusione di perfezione, illusione della bisessualità” (Ladame, Perret-Catipovic, 1998, p. 59). L’equilibrio tra queste nuove esperienze, la loro quota di eccitazione e la capacità di contenerla e/o di rappresentare tali esperienze, è importantissimo dato che un surplus di eccitazione può generare difese contro lo sperimentare questi nuovi aspetti. Un eccesso di eccitazione fa assumere a queste esperienze una valenza traumatica. La crisi dell’adolescente di cui molti parlano è correlata con le profonde trasformazioni del suo corpo, del suo funzionamento mentale e delle relazioni sociali di questa età della vita, oltre che con la crisi dei genitori e della famiglia intera dove l’adolescente vive.

Queste specifiche trasformazioni sono la vera sfida che impegna l’adolescente: integrare i cambiamenti del suo corpo indotti dalla pubertà, trasformare i suoi legami con i genitori e accettare il lutto della separazione dal mondo infantile e dalla onnipotenza ad esso correlata, rifondare la sicurezza di sé, processo che alcuni psicoanalisti connettono con la ripresa dei processi di ri-narcissizzazione in adolescenza.

La condizione dell’adolescenza proprio per le sue caratteristiche specifiche correlate con le vicissitudini dei processi di identificazione, è un indicatore straordinario delle trasformazioni socio culturali della nostra società oltre che del disagio della nostra civiltà. Se l’adolescente di oggi ha certamente guadagnato una maggiore libertà, ha purtroppo anche perso molti riferimenti che prima gli assicuravano sicurezza e stabilità. Assistiamo ad esempio all’emergenza di nuove patologie del corpo e sul corpo, ad una violenza prima inattesa, a disagi diversi, imprevedibili e inspiegabili o anche a nuove manifestazioni della sessualità più precoce e variamente articolata.

Di certo lo psicoanalista di adolescenti dovrà avere una competenza specifica rispetto a questa età della vita (Novelletto, 1986; Nicolò, 1998; de Vito, 1998) e al suo modo multiforme di presentarsi, dovrà essere capace di muoversi tra le manifestazioni abbastanza diversificate della prima, media e tarda adolescenza (Blos, 1979) e di essere mobile adattandosi al suo paziente, associando, disegnando, parlando, narrando o usando metafore o talora in silenzio, accettando perciò le variazioni e la flessibilità del setting (Pellizzari, 2010; Senise, 1990) e anche del contratto analitico, proprie del lavoro in adolescenza. Il particolare funzionamento mentale dell’adolescente imporrà poi di non sfidare troppo la paura dell’adolescente nei confronti della dipendenza, cosa che egli mal tollera a causa della lotta incessante in questo periodo tra attività e passività.

L’adolescenza sfida la psicoanalisi e dobbiamo riconoscere che il lavoro in questi setting come quello con gli adulti più gravi ha contribuito a determinare mutamenti profondi nella nostra tecnica e nella valutazione (Nicolò, 2012) e perfino nella visione degli obiettivi del nostro stesso lavoro clinico.

Bibliografia

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Guignard F. (1996). Au vif de l’infantil. Lausanne: Delachaux et Niestlé. [trad. it. Nel vivo dell’infatile. Milano: Franco Angeli, 1999]
Gutton Ph. (2002). Psicoterapia e Adolescenza. Roma: Borla, 2002, p. 61.
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Nicolò A.M (2011). Sexual initiation and romantic love during adolescence. Relazione presentata al panel Current Day Sexuality and Psychoanalysis. More than a Hundred Years on from the “Three Essays” del 47th IPA Congress, Città del Messico 2011) [trad it. Iniziazione sessuale e illusione amorosa in adolescenza, Richard e Piggle, 2012, 20, 4, pp. 354-366].
Nicolò A.M. (2012). L’adolescenza, una sfida per lo psicoanalista. Come il lavoro con gli adolescenti ci ha costretto a ripensare i nostri modelli. Relazione presentata al Convegno Nazionale di Psicoterapia Psicoanalitica dell’Adolescenza AGIPPsA “Adolescenza e psicoanalisi oggi”. (In corso di stampa)
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Richard F., Wainrib S. (a cura di) (2006). La soggetivazione. Roma: Borla, 2008.

Luglio 2014

Approfondimenti:
A. Nicolò: Pelle da comunicare pelle da danneggiare, CpdR

Vedi anche: