Bon De Matte Luciana

Maestri della psicoanalisi

A cura di Alessandro Grignolio

Foto d’archivio

Bon De Matte, Luciana ( Santiago del Cile  25. 5. 1931 – Roma,  20.5.2012 )

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Luciana Bon De Matte, Psicoanalista con funzioni di training, trasferitasi dal Cile in Italia negli anni ‘60 insieme al marito, Professor Ignacio Matte Blanco ed alla sua famiglia, si era dedicata al lavoro con pazienti adulti, con bambini e con adolescenti mostrando notevole sensibilità e capacità di  ascolto, tema quest’ ultimo su cui ha formato intere generazioni di allievi ed analisti.

Donna di grande cultura, appassionata di musica e capace di lasciare un segno in chi la frequentava, ha lavorato molto sia per la Società Psicoanalitica Italiana sia al Centro Di Psicoanalisi Romano (CdPR), dove è stata Segretario Scientifico dall’82 all’86.

La contraddistingueva la passione autentica per la psicoanalisi nelle sue varie declinazioni: i pazienti, l’insegnamento, le supervisioni.

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La vita

Luciana Bon De Matte si laurea in Medicina e Chirurgia nel 1956 presso l’Università del Cile, si specializza in Psichiatria nel 1961 e nel 1965 entra nella Società Cilena di Psicoanalisi. Giunta in Italia, è Membro Associato della SPI dal 1967  e Membro Ordinario dal 1979,  Analista con Funzioni di Training dal 1984. Svolge la sua attività in istituzioni pubbliche e private, è professore a contratto di Psicoterapia dal 1995 presso la Scuola di Specializzazione in Psichiatria – Facoltà di Medicina e Chirurgia, Università Cattolica del “Sacro Cuore” di Roma. E’ stata didatta e Membro Onorario dell’ Associazione Psicoanalitica Infantile (AIPPI).

Il contributo alla Psicoanalisi

Luciana Bon Me Matte propone un vivace ripensamento personale dell’impianto psicoanalitico, lungo la direttiva Freud, Klein, Bion, alla luce di una vasta esperienza clinica e della propria sensibilità personale, con una costante apertura al nuovo e una profonda fedeltà agli stimoli, ai dati, alle intuizioni e alle riflessioni emergenti dal contatto con pazienti, allievi, colleghi. I frutti di questa elaborazione si sono riversati in intuizioni originali e stimolanti nel campo della tecnica con bambini, adolescenti  e adulti.

Fare lo psicoanalista, essere psicoanalista: questa è una distinzione significativa che Luciana Bon De Matte propone in una delle sue conversazioni e che sembra condensare molto del suo pensiero – più che mai attuale – sulla tecnica analitica. Una spiccata peculiarità di fare sentire l’altro unico, capace di alimentare e sostenere il piacere dello stare insieme e della relazione. La personalità è pensata come complessa e a livelli multipli, compresenti e simultaneamente funzionanti e più o meno integrati tra loro.

La cosa che più colpiva, si può leggere nell’intervista a cura di Carla Busato Barbaglio , era il suo andare sempre in modo originale al cuore del problema senza perdersi in aspetti non essenziali. Puntuale, mai scontata. In profondo ascolto emozionale e intuitivo, libera da paludamenti teorici vincolanti pur avendo una solida fondazione. Tutto era studiato, pensato, teorizzato e ripensato nuovamente divenendo così un gesto. La sua fonte permanente di studio e riflessione era la vita. Per Luciana Bon de Matte ogni evento che si produce fuori o dentro la stanza di analisi viene inevitabilmente attribuito al significato o agli effetti della relazione analitica. Il passato viene utilizzato per comprendere il presente ed il transfert viene perciò vissuto intensamente dall’analista e non necessariamente interpretato. La funzione analitica si esprime nell’accompagnamento della persona verso la comprensione progressiva del proprio funzionamento mentale operando con ritmi che il paziente è disposto a darsi, lavorando nel transfert attraverso un collegamento emozionale con l’altro teso a salvaguardare gli aspetti del paziente che funzionano per non aggravare ulteriormente la persona sofferente.

La persona è vista nella sua totalità con un’attenzione particolare alla valorizzazione di una corporeità fatta di sensazioni e di emozioni prima ancora che di pensieri. Una spiccata attenzione alle potenzialità ed alle risorse psicologiche che restano inespresse che la colloca a pieno titolo nel panorama clinico-teorico contemporaneo senza per questo tralasciare quegli aspetti della personalità rimasti inesplorati che attraverso l’indagine psicoanalitica potranno essere portati alla luce aprendo un dialogo ricco e fruttuoso all’interno di sé.

Il suo pensiero suggerisce il passaggio da una tecnica basata su una teoria del conflitto, che prevedeva un osservatore il più possibile neutrale, a una pratica clinica di valorizzazione delle esperienze vissute dalla coppia analitica, modello questo che ha comportato un ampliamento degli orizzonti clinicio-teorici in molte direzioni.

Bibliografia

1)Bon De Matte L. 1970. Introduzione allo studio della identificazione proiettiva. Psiche 7, I: 37-48.

2)Bon De Matte L. 1988. An account of Melanie Klein’s conception of projective identification. In Matte Blanco I. Thinking Feeling and Being. Routledge, London. Traduzione in Italiano: Einaudi Editore, Torino 1995.

3)Bon De Matte L. 1989. Una forma di scissione nella situazioni arcaiche della psicoanalisi clinica. In Bazzi C., Belletti F., Panzini V. Editors: Alla ricerca del bambino perduto. Come , dove, perché . Edizioni Unicopoli.

4)Bon De Matte L., Durst M. 1991. Melanie Klein. In Novecento filosofico e Scientifico, volume quarto, Marzorati Editore, Milano.

5)Bon De Matte L. 1994 pp. 9-15. In Ferrari A.B. Adolescenza la seconda sfida. Borla, Roma. Traduzione in Portoghese.

6)Bon De Matte l. 1996. Considerazioni sull’analista al lavoro. In Candelori C., Dolore mentale e conoscenza. Edizioni Cosmopoli, Roma.

7)Bon De Matte L. 1998. Anorexia Syndrome in Adolescence and Anorexia. In Bria P., Ciocca A., De Risio S. Editors, Psychotherapeutic Issues on Eading Disorders. Società Editrice Universo, Roma.

8)Bon De Matte L. 1998. Felicità, una difficile conquista. In Psyche 2,6: 89-95, Borla, Roma.

9)Bon De Matte 1998. L’idea dell’inquietudine. In Cent’anni di Psicoanalisi. Micromega, 3 pp. 209-217.

10)Bon De Matte L. 1999. Elementi di bi-logica nel lavoro clinico con bambini e adolescenti. In Bria P., Oneroso F. Editors, L’inconscio Antinomico, Sviluppi e prospettive dell’opera di Matte Blanco. Franco Angeli, Milano.

11)Bon De Matte L. 2004. Mito e gioco nella psicoanalisi infantile, in: Bria P., Oneroso F.

Collegamenti in rete:

Intervista a Luciana Bon de Matte (di Carla Busato Barbaglio – 2009)

Gaddini english

Bon De Matte, Luciana

Psychoanalyst with training function, Luciana Bon de Matte moved to Italy in the 60s from Chile with her husband, professor Ignacio Matte Blanco and his family.  She worked with adult patients, children and adolescents showing high feeling and ability to listen, the latter being a subject on which she trained generations of students and analysts.
A woman of great culture, with a strong passion for music and able to leave a mark in audience’s mind. She has worked extensively for the Italian Psychoanalytical Society and the Center for Psychoanalysis Romano (CDPR), where she was Scientific Secretary from ’82 to’86. She was characterized by a genuine passion for psychoanalysis in its various forms, towards patients, teaching, and supervision.

Life

She graduated in Medicine and Surgery in 1956 at the University of Chile before specializing in Psychiatry in 1961, becoming member of the Chilean Society of Psychoanalysis in 1965. In Italy she was Associate Member of the SPI since 1967 and Ordinary Member from 1979, obtaining the Training functions in 1984. She currently carries out her activities in public and private institutions being Visiting Professor of Psychotherapy (1995) at the School of Specialization in Psychiatry – Faculty of Medicine, Catholic University “Sacro Cuore” of Rome. She has been both Teaching and Honorary Member of the Child Psychoanalytic Association (AIPPI).

The contribution to psychoanalysis.

Luciana Bon de Matte offers a helpful rethinking psychoanalytic theory, along the tradition of Freud, Klein and Bion.  A woman of great clinical experience and personal sensitivity, with a constant openness to new and emerging insights from contact with patients, students, colleagues. Her elaboration has produced original and stimulating insights in the field of practice with children, adolescents and adults. Making the psychoanalyst, being a psychoanalyst: this is a significant distinction that Luciana Bon de Matte offers in one of her conversations and that seems to condense much of her thought – more relevant than ever – on the analytical technique.

She always shows a remarkable peculiarity to make feel the other relevant, able to feed and sustain the pleasure of being together and of the relationship itself. Personality is thought as complex and of multiple levels, coexisting and simultaneously functioning, more or less integrated. The most striking thing, you can read in the interview by Carla Busato Barbaglio (link to the interview: From the center of Psychoanalysis Romano an interview to Luciana Bon de Matte), it was her strong attempt to find  an original way to reach the heart of the problem, without getting lost in non-essential details.

Creative but at the same time with a solid theoretical and clinical training, everything was studied, thought, and theorized, thus becoming a gesture.

Her permanent source of study and reflection was life. For Bon de Matte each event that occurs inside or outside the room of analysis is inevitably attributed to the meaning or effect of the analytic relationship. The past is used to understand the present and the transference is then intensely experienced by the analyst, without being necessarily interpreted.

The analytic function is expressed in the accompaniment of the person towards the progressive understanding of its mental functioning, working with rhythms that patient is ready to give himself, working in the transference and looking for an emotional connection with the patient’s mind.

The person is seen in its totality and in its potential and the aspects of personality that remained unexplored by the psychoanalytic investigation can be brought to light by opening up a rich and fruitful dialogue within himself.

Her thinking suggests the shifting from a technique based on a theory of conflict, which included an observer as neutral as possible, to a practice of enhancing the experiences lived by the analytic pair, a model that favoured an extension of the clinical and theoretical horizons in many directions.