Enactment

A cura di Maria Ponsi

Max Ernst – 1923

Definizione e storia del concetto

Il cambiamento a cui è andato incontro il paradigma concettuale della psicoanalisi contemporanea, con l’enfasi posta sugli aspetti relazionali rispetto a quelli pulsionali ed intra-psichici, ha orientato l’attenzione verso gli aspetti interattivi che percorrono il trattamento analitico – e cioè verso quel flusso continuo di micro-azioni che accompagna lo scambio verbale fra paziente e analista. E’ vero, come diceva Freud, che fra paziente e analista non si scambia nient’altro che parole; ma le parole non esprimono solo dei contenuti, esercitano anche – attraverso la dimensione pragmatica del linguaggio – un’influenza sull’interlocutore. Parlare è un atto relazionale; come tacere del resto. Le parole ‘agiscono’, ovvero implicano delle azioni, anche se non nel senso motorio del termine.

Come, da un lato, viene messa in evidenza la dimensione interattiva presente nell’espressione verbale, così, dall’altro, viene recuperata la dimensione comunicativa presente in ogni comportamento; ciò vale in particolare per quei comportamenti cosiddetti ‘agiti’ nei quali è comunque rintracciabile un’intenzione, ancorché inconscia, di mettersi in relazione con l’altro.

Negli approcci relazionali si è anche sviluppato un modo nuovo di concepire il controtransfert e il ruolo dell’analista: questi non viene più visto come una presenza anonima e asettica, come uno ‘schermo opaco’ su cui si riflettono i movimenti psichici del paziente, ma come un partecipante attivo al processo analitico, nel quale entra con la propria specifica soggettività.

In questa prospettiva teorico-clinica particolarmente attenta alle dinamiche interattive hanno assunto un particolare rilievo quei momenti in cui l’analista si accorge di trovarsi lui stesso ad’agire’, come se il paziente ve lo avesse sottilmente indotto. E’ a questo proposito che si è cominciato a utilizzare il termine di enactment – un termine peraltro da tempo in uso nel vocabolario psicoanalitico, con il quale si designava, in senso lato e generico, l’ ‘attualizzazione’ o la ‘messa in atto’ di una fantasia inconscia.

In una concezione più relazionale, bi-personale e interattiva dell’analisi, il significato di questo termine è diventato più specifico ed è passato a designare un evento analiticamente rilevante, che coinvolge contemporaneamente paziente e analista. L’enactment si può dunque sinteticamente definire così: un episodio relazionale a reciproca induzione che si evidenzia attraverso un comportamento.

Sull’enactment, come del resto su qualsiasi nozione psicoanalitica, non c’è unanimità di definizione fra le varie scuole psicoanalitiche: c’è chi ne accentua l’eccezionalità, la dinamica inconscia e regressiva, e chi la dimensione normalmente interattiva di ogni rapporto umano. Per gli analisti più classici, l’enactment è un evento che segnala una collusione transfert-controtransfert, da imputare essenzialmente a un mancato controllo del controtransfert: è dunque in qualche modo un errore, o una smagliatura nella relazione analitica, anche se poi, una volta elaborato, questo errore può venire superato e convertirsi in un’occasione per approfondire il lavoro analitico. All’estremo opposto ci sono i modelli di psicoanalisi per i quali gli enactments sono evenienze ordinarie che percorrono continuamente la relazione paziente-analista – evenienze non solo inevitabili, ma anche ubiquitarie, dal momento che la dimensione di azione, o di inter-azione, è parte intrinseca del processo analitico. In questa prospettiva gli enactments sarebbero come la punta dell’iceberg, quella più evidente, di questo continuo flusso interattivo.

Al di là di questi problemi concettuali e definitori, la nozione di enactment è senz’altro molto utile nella clinica, soprattutto quando si trattano pazienti con disturbi narcisistici e borderline di personalità, nei quali le carenze della mentalizzazione rendono le loro comunicazioni più ‘agite’ che ‘verbalizzate’.

BIBLIOGRAFIA

Filippini S. & Ponsi M. (1993). “Enactment”. Riv.Psicoanal. 39 (3): 501-518.

Ponsi M. 2006: Voce “Acting (in e out), enactment, agire” per  Psiche. Dizionario storico di psicologia, psichiatria, psicoanalisi, neuroscienze, a cura di Barale F., Bertani M., Gallese V.,Mistura S., Zamperini A. Einaudi, Torino.

Ponsi, M. (2012). Evoluzione del pensiero psicoanalitico. Acting out, agire, enactment.Riv.Psicoanalisi, LVIII (3): 653-670.