Fantasia Inconscia

FANTASIA INCONSCIA

a cura di Marinella Lia

 

La Fantasia Inconscia è un concetto molto importante in Psicoanalisi, sia dal punto di vista teorico che clinico, e diverse scuole psicoanalitiche ne hanno prodotto differenti versioni. Freud,(1887-1904, 1899,1911,1915-17,1932) pur non dedicando mai una trattazione specifica al concetto, distribuirà le sue elaborazioni in molti dei suoi scritti, e le discrepanze fra le diverse accezioni del concetto non verranno mai sistematizzate o risolte.
L’idea Freudiana di Fantasia Inconscia è strettamente collegata al suo modello topografico della mente, come si evince da capitolo 7 della Interpretazione dei sogni.  Le Fantasie, nella maggior parte dei casi, originano come sogni diurni consci o preconsci e vengono successivamente represse quando il loro contenuto è inaccettabile per la coscienza. Inizialmente sono soggette alla logica del processo secondario, ma quando vengono respinte nell’inconscio partecipano della logica del processo primario, e diventano indistinguibili dalle memorie.

 

Nella Enciclopedia della Psicoanalisi (Laplanche e Pontalis,1967), si legge che la Fantasia Inconscia (Fantasma) si riferisce allo scenario immaginario dove è presente il soggetto, dove vengono rappresentati, in modo più o meno deformato, i processi difensivi, l’appagamento di un desiderio e, in ultima analisi, di un desiderio inconscio. La F.I.[1] si presenta in forma di sogni diurni consci, fantasie inconsce sottostanti ad un contenuto manifesto, fantasie originarie.

 

La F. I. del Dizionario di Psicoanalisi Kleiniana ( Hinshelwood,1989) è radicalmente diversa. Le fantasie inconsce stanno alla base di ogni processo mentale e ne accompagnano tutta l’attività. Rappresentano il mentale degli eventi corporei, che comprendono gli istinti, e sono sensazioni fisiche interpretate come relazioni con oggetti che le provocano. Esprimono sia gli impulsi libidici che quelli aggressivi e i meccanismi di difesa. Le Fantasie sono in costante interazione con la percezione della realtà esterna.

 

 

I primi riferimenti, più o meno impliciti, alla esistenza di fantasie inconsce risalgono agli Studi sull’Isteria (Breuer e Freud 1893-95), come il ‘teatro privato’ di Anna O.
Nelle Lettere a Fliess (Freud, 1892-99) vi sono alcuni passaggi epocali.
Nella lettera del 21 settembre 1897, Freud annuncia l’abbandono della teoria della origine traumatica della nevrosi. Sono le fantasie sessuali inconsce presenti nel bambino a creare il disturbo mentale e il trauma, non è l’evento fisico in sé.
Nella lettera successiva del 15 ottobre 1897, Freud parla della presenza universale di fantasie di colpa e punizione e ritorsione legate ai desideri libidici e aggressivi del bambino.
Più tardi, in ‘Precisazioni sui due principi dell’accadere psichico’ (1911), troviamo la trattazione metapsicologica più chiara del concetto di fantasia inconscia: la fantasia è una attività mentale di realizzazione di desiderio che sorge quando un desiderio istintuale viene frustrato. Questa particolare modalità di pensiero viene scissa con l’introduzione del principio di realtà, viene esonerata dall’esame di realtà e rimane subordinata al solo principio di piacere.
In Lezione introduttiva 23 (1916-17), Freud presenta il concetto di realtà psichica : le fantasie sono reali psichicamente anche se non materialmente e, nel mondo della nevrosi, la realtà che conta è quella psichica. La realtà psichica non è illusoria e neppure effimera. Ha una sua consistenza, organizzazione e coerenza e resiste al confronto con la realtà materiale. Egli distingue però dalla fantasia come sogno diurno alcune fantasie di base rintracciabili in tutti gli esseri umani che sono sempre state inconsce e che non sono prodotte dalla repressione: sono la fantasia della castrazione, della seduzione per opera di un adulto, e della scena primaria del rapporto sessuale fra i genitori.  Nel tentativo di collegare le fantasie alla memoria di eventi percepiti, Freud postula un tipo di realtà storica ‘ricordata’ nelle fantasie primarie: si tratta di eventi reali accaduti nella preistoria dell’umanità, la cui memoria è trasmessa filogeneticamente.

 

Laplanche e Pontalis (1968) ritengono che le fantasie primarie che Freud attribuisce ad una eredità filogenetica possano essere pensate come una pre-struttura che viene attualizzata e trasmessa dalle fantasie dei genitori. Questa lettura ‘strutturalista’ della teoria freudiana delle fantasie primarie resterà un cardine della psicoanalisi francese.
Perron (2001), altro esponente della scuola francese, ribadisce  che se le fantasie sono costruite secondo lo stesso schema generale in tutti gli esseri umani è perché ognuno è inserito nelle stesse condizioni generali, ovvero tutti hanno una madre e la psiche di ognuno si sviluppa all’interno di una cornice in cui interviene una seconda figura parentale con cui la madre è in relazione

 

Klein (1932), come Freud, non dedicherà mai una trattazione specifica alla fantasia inconscia, ma il concetto è presente in tutti i suoi scritti ed è alla base di tutto il suo pensiero. L’idea della fantasia come attività inconscia è presente fin dall’inizio del suo lavoro. La psicoanalisi dei bambini e la scoperta della tecnica del gioco la mettono a confronto con la straordinaria e spontanea propensione dei bambini a produrre fantasie. Spesso si tratta di teorie cariche di ansia e intrise di intensi sentimenti di amore e di odio su nascita, morte, sessualità dei genitori, processi corporei, fantasie in cui vengono immaginate azioni punitive o riparative perpetrate o subite. Klein scopre che la esplicitazione e la interpretazione di queste fantasie da parte dell’analista tende a far sì che i bambini si sentano liberi usarle in modo meno inibito e più comunicativo, e collaborino più attivamente al lavoro analitico producendo ulteriori fantasie, più personali e precise e ricche di dettagli. Molte di queste fantasie riguardano processi introiettivi e proiettivi, e le relazioni di oggetti interiorizzati fra di loro e con il mondo esterno. Le varie fantasie che Klein riscontra sia nei bambini che negli adulti verranno successivamente da lei concettualizzate nelle posizioni schizo-paranoide e depressiva.

 

Dal punto di vista della tecnica psicoanalitica nella analisi infantile, Klein è convinta che il gioco del bambino rappresenti le sue fantasie inconsce e sia equivalente alle libere associazioni nella analisi degli adulti che il bambino piccolo formi un transfert e che il compito dell’analista sia di interpretare nel modo più completo possibile le fantasie e i conflitti e le difese come si manifestano  in esso, come si farebbe con un paziente adulto.

 

Le posizioni teoriche e cliniche della Klein suscitano presto la opposizione degli analisti viennesi che si raccolgono attorno a Freud e alla figlia Anna. Quando Freud e gli psicoanalisti in fuga dalle persecuzioni razziali si rifugiano a Londra nel 1938 la tensione fra il gruppo kleiniano e il gruppo degli analisti “ortodossi” si fa acuta. Per evitare una scissione fra i due gruppi si apre un infuocato dibattito scientifico, raccolto nelle cosiddette Controversial Discussions (1941-45). Il concetto di fantasia inconscia è al centro di questo dibattito e il compito di illustrare e chiarire la posizione dei kleiniani è affidato a Susan Isacs, una analista con una solida reputazione scientifica e accademica.
Le Controversial Discussions si aprono con la sua relazione intitolata “La natura e la funzione della fantasia”, una pietra miliare del pensiero psicoanalitico.
A Klein e a Isacs viene contestato di attribuire al bambino piccolo delle attività e competenze mentali che non si possono osservare direttamente ma solo inferire, che sono troppo evolute per l’età, e che sono incompatibili con la teoria del narcisismo primario.
Anna Freud sostiene che nei primi mesi di vita il bambino attraversa una fase auto-erotica che precede le relazioni oggettuali e le fantasie che le accompagnano. Il bambino è consapevole di stati di piacere o di dolore ma non ha la capacità di attribuire questi stati alle vicissitudini emotive inerenti al suo rapporto con i genitori, ed è solamente interessato al proprio benessere.  Pensa anche che la definizione che Isacs propone di fantasia inconscia modifica il concetto stesso di inconscio in Freud, introducendo troppo presto la ‘funzione sintetica’, cioè la capacità di sperimentare il conflitto fra sentimenti divergenti. Una accusa particolarmente aspra è quella di svuotare e rendere inutili concetti fondamentali del pensiero psicoanalitico classico, come la progressione delle fasi libidiche, la regressione e la fissazione, il complesso stesso di Edipo, sostituendoli con un unico concetto, quello della fantasia inconscia, talmente esteso da includere la attività mentale inconscia nella sua interezza.

 

Isacs (1948), nel rispondere alle obiezioni,  sostiene in tutti i modi la compatibilità delle posizioni kleiniane con il pensiero di Freud e presenta la sua visione della fantasia inconscia come una semplice espansione ed elaborazione del concetto freudiano di inconscio, resa possibile dai nuovi dati portati dalla psicoanalisi infantile e dagli studi sullo sviluppo cognitivo. In realtà la sua teorizzazione introduce una teoria del pensiero che anticipa quella di Bion e costituisce una profonda revisione, come sostiene Thomas Ogden (2012),  delle metafore centrali della concezione freudiana del lavoro mentale, sostituendo il modello strutturale con il modello di un mondo interiore strutturato dalle relazioni oggettuali.

 

Le accuse di ‘non ortodossia’ che vengono mosse alla Isacs sono in gran parte motivate. E’ vero che Klein trascura la teorizzazione in termini di fasi dello sviluppo libidico a favore di una nuova strutturazione dello sviluppo del pensiero in termini di posizioni (schizo-paranoide e depressiva) che sono atteggiamenti mentali fra cui l’individuo oscilla per tutta la vita. Trascura il modello topografico, vede una continuità genetica fra forme primitive e forme evolute di pensiero. Rende complicato inquadrare il fenomeno della repressione, che implica un conflitto fra desideri istintuali e realtà esterna, dato che il conflitto è prima di tutto interno, fra sentimenti contrastanti.

Il pensiero della Isacs sulla fantasia inconscia è talmente innovativo che alcuni vi riconoscono una anticipazione delle teorie neuropsicologiche della coscienza e del pensiero in piena fioritura nei nostri anni. Alcuni esempi: per Lakoff, il pensiero è corporeo, inconscio, relazionale e metaforico; per Damasio, il pensiero nasce a partire dalla costante mappatura che il nostro organismo fa del proprio stato nella sua relazione con l’esterno.

 

Per finire, vorrei ricordare che Segal (1991) afferma che leggendo Freud si ha l’impressione che le fantasie inconsce sono come isole nel mare della vita mentale, mentre leggendo il lavoro di Klein con i bambini si ha l’impressione di un continente sommerso in cui le isole sono le manifestazioni consce e osservabili.

 

Bibliografia

Bion WR (1962) Apprendere dall’esperienza. Trad. it. Roma: Armando, 1972

Damasio A.R. (1999) Emozione e coscienza. Trad. it. Milano: Adelphi, 2000

Freud S. (1887-1904) Lettere a Wilhelm Fliess. Trad. it.Torino: Bollati Boringhieri, 1986

Freud S (1899). L’interpretazione dei sogni. In: OSF, vol. III. Torino: Boringhieri

Freud S. (1911) Precisazioni sui due principi dell’accadere pscichico. In OSF, vol.VI, Torino: Boringhieri

Freud S. (1915-17) Introduzione alla psicoanalisi. OSF, vol:VIII, Torino: Boringhieri

Freud S (1932) Introduzione alla psicoanalisi (Nuova serie di lezioni) OSF, vol. XI. Torino: Boringhieri.

Hinshelwood R. (1989) Dizionario di psicoanalisi kleiniana. Trad. it. Milano: Cortina, 1990

Isaacs S. (1948) The nature and function of phantasy. International Journal of Psycho-Analysis 29: 73-97

King P., Steiner R. (1991). The Freud-Klein Controversies 1941-1945. London & New York: Tavistock/Routledge

Klein M (1932). La psicoanalisi dei bambini. Trad. it. Firenze: Martinelli

Lakoff G and Johnson M (1999) Philosophy in the flesh. New York: Basic Books

Laplanche J., Pontalis J.B. (1967). Enciclopedia della psicoanalisi. Trad. it. Bari: Laterza, 1968

Ogden T (2012) Creative Readings. East Sussex: Routledge

Segal H. (1991). Sogno, fantasia e arte. Trad. it. Milano: Cortina 1991

Steiner R. ed (2003). Unconscious phantasy. London: Karnac Books

 

[1]Fantasia Inconscia