Gaddini Eugenio

Maestri della psicoanalisi 

A cura di Darwin Mervoglino

Foto d’archivio
gaddini foto_piccola_Gaddini Eugenio (Cerignola, 1916 – Roma, 1985) 

Presentazione

Eugenio Gaddini è stato uno psicoanalista della Società Psicoanalitica Italiana e della International Psychoanalytical Association. Ha dato un contributo fondamentale alla formazione di molti analisti italiani e all’ingresso della psicoanalisi italiana nella comunità psicoanalitica internazionale.
Gli interrogativi fondamentali cui Gaddini ha tentato di rispondere riguardano la nascita psicologica del soggetto e l’azione terapeutica della psicoanalisi. La sua ricerca si è incentrata sui modi in cui si organizza l’attività mentale nei primissimi tempi della vita, sul rapporto fra mente e corpo, sui processi evolutivi grazie ai quali si forma psicologicamente un individuo e sullo sviluppo della sua capacità di mettersi in rapporto con la realtà e con l’altro. Si è inoltre molto occupato del metodo psicoanalitico nel continuo collegamento fra teoria e clinica, fornendo un importante contributo sia all’approccio psicoanalitico alle patologie non-nevrotiche che all’individuazione delle aree non-nevrotiche nei pazienti nevrotici.

Gaddini english Eugenio Gaddini was a psychoanalist of the Italian Psychoanalytic Society and of the International Psychoanalytic Association. He gave a very important contribution to the training of many Italian analists and to the admission of Italian psychoanalysis in the International psychoanalytic community.
The fundamental questions Gaddini tried to answer concern the psychological birth of the subject and how psychoanalysis operates. His research focused on the ways in which mental activity organizes itself in the earliest times of life, on the relationship between mind and body, on the developmental processes thanks to which an individual psychologically forms himself and on the development of his ability to take in the relation with the reality and the other. He was very concerned as well to psychoanalytic method in its continuous connection between theory and clinic, giving an important contribution both for the psychoanalytic approach to non-neurotic pathologies and for the attention to non-neurotic areas in any patients.

La vita 

Eugenio Gaddini nasce il 18 gennaio del 1916 a Cerignola, in provincia di Foggia. La sua famiglia d’origine si costituisce fin dall’inizio in una situazione conflittuale, che ne caratterizzerà gli sviluppi. Il padre, Guglielmo Gaddini, proveniva da una famiglia riminese di intellettuali antifascisti e aveva tentato, senza fortuna, un’attività imprenditoriale nei pressi di Cerignola. La madre, Palmira Strafile, molto più giovane di lui, proveniva da una famiglia pugliese di origini modeste e legata alla terra, le cui attività imprenditoriali durante il primo conflitto mondiale avevano però avuto molta fortuna. I due, pur di sposarsi, avevano inizialmente organizzato una “fuga”, usanza del tempo per quelle coppie che volevano sposarsi senza il consenso dei genitori. Il conflitto tra il nonno materno e il padre di Eugenio caratterizzerà le dinamiche della famiglia esitando nella rottura definitiva tra i due.
Gaddini, sesto di nove figli, ultimo maschio, fu molto presto allontanato dalla famiglia insieme con la sorella Ester e affidato ad alcuni amici di Foggia. Contribuì a questo allontanamento, oltre alla situazione familiare conflittuale, la malattia della sorella Rosaria, più grande di lui di soli tredici mesi, che la condurrà alla morte a soli 14 anni. Egli rievoca la drammaticità della vicenda nel racconto Ragazzi (1936).
In seguito alla chiusura dell’attività paterna, il nonno decide il trasferimento della famiglia a Napoli. Gaddini rimane a Napoli fino all’età di 17 anni, in una situazione familiare in cui al padre era impedito di vivere con la famiglia. La madre di Eugenio era presente, ma emotivamente distante, mentre il legame con la nonna materna fu, fin dall’inizio, di profonda vicinanza.
Nel 1933 Gaddini si trasferisce a Roma per volere del nonno. Qui termina gli studi classici e partecipa alla vita intellettuale dell’epoca, fondando insieme a due intellettuali d’avanguardia, Ventruoli e Stradone, una rivista letteraria: Accademia.
Nel 1936 si iscrive alla Facoltà di Medicina e si laurea il 15 Luglio 1942, discutendo una tesi su un trattamento specifico delle leucemie. Sono gli anni del Secondo Conflitto Mondiale e Gaddini viene destinato all’Ospedale militare di Mirano Veneto come Allievo Ufficiale di Marina. Dopo l’Armistizio, nel Settembre del 1943, lascia la Marina e fa ritorno a Roma.
Il 1945 è un anno caratterizzato dalla conquista di stabilità. Anzitutto si sposa con Renata De Benedetti, con cui avrà due figli, Silvia e Andrea. Con Renata condividerà per il resto della vita, oltre agli interessi personali, anche quelli scientifici e professionali. Nello stesso anno diviene Primario dell’Ospedale della Croce Rossa di Forte Aurelio, a Roma, mantenendo l’incarico fino al 1956.
Fin da subito Gaddini si era interessato agli aspetti psicologici dei suoi pazienti ed alle malattie che egli considerava di origine psicofisica. Nel 1946 inizia un’analisi personale con Emilio Servadio e successivamente la formazione psicoanalitica. Nel 1953 diventa Socio della Società Psicoanalitica Italiana e negli anni successivi contribuisce in modo fondamentale a riorganizzare la SPI, tentando nel contempo di fornirle un respiro internazionale. Dal 1967 al 1969 è Vice presidente della SPI; nel 1970 diviene didatta; è Presidente dal 1978 al 1982. Collabora attivamente con l’International Psychoanalytical Association dal 1963, come membro di molti comitati di programma dei congressi dell’IPA e di commissioni per lo sviluppo delle società psicoanalitiche di altri Paesi. Nel 1983 è Chairman della Conferenza sull’analisi di training di Madrid; nel 1985 è Co-Chairman alla Conferenza sull’analisi di training di Amburgo.
Eugenio Gaddini avrebbe dovuto far parte del comitato scientifico del Congresso Internazionale di Montreal del 1987. Purtroppo non gli fu possibile a causa di una embolia polmonare che ne causò la prematura scomparsa, il 27 Settembre del 1985.

gaddini foto_grande_2Il contributo alla psicoanalisi 

Il contributo di Gaddini alla psicoanalisi è vasto ed articolato. Qui si tenterà di fornire alcune linee guida del pensiero dell’autore, rimandando il lettore interessato all’ampia bibliografia disponibile. Per avere un’idea del contesto teorico in cui si colloca il suo pensiero è importante tenere presente che Gaddini fu particolarmente vicino alla psicoanalisi anglofona. Due punti di riferimento del suo pensiero psicoanalitico sono stati Donald W. Winnicott e Phyllis Greenacre, con i quali ebbe occasione di intrattenere anche rapporti personali.

La questione mente-corpo e i processi imitativi

Secondo Gaddini la psicoanalisi considera il corpo e la mente sotto l’aspetto di un continuum funzionale in cui l’elemento fondamentale è un processo di differenziazione del funzionamento mentale dal funzionamento fisiologico.  Esso avviene attraverso l’apprendimento mentale del funzionamento fisiologico, che si realizza attraverso manovre protettive (precursori delle difese) fondate sulle percezioni imitative (1969a). Il primo modello, secondo Gaddini, è quello dell’imitare per percepire, il cui significato risiede nel fatto che l’infante inizialmente non percepisce lo stimolo reale ma la modificazione avvenuta nel proprio corpo. In questo senso l’identità di percezione acquista un significato nuovo: percepire costituisce inizialmente la garanzia della propria esistenza, dell’esistenza di sé. E’ questo il modello dell’imitare per essere, che si instaura gradualmente con lo scopo di ristabilire la fusione. L’imitazione ha dunque una funzione omeostatica perché, se essere l’oggetto vuol dire “essere tout court”, questo comporta contemporaneamente la strenua difesa dalla minaccia dell’alterità dell’oggetto.
Questa concezione induce Gaddini a distinguere un’area psico-sensoriale, legata a fenomeni primari di tipo imitativo, da un’ area psico-orale, connessa cioè alla possibilità dell’investimento d’oggetto.  Vi è dunque, in questo modello, l’ipotesi di fondo di un’attività mentale che si differenzia dal somatico attraverso un processo di elaborazione del funzionamento fisico. Ne consegue che, nei primissimi tempi di vita dell’infante, il funzionamento psichico sia embricato con quello fisiologico e dipenda in gran parte da esso.
E’ in questo contesto teorico che Gaddini sviluppa le sue concezioni sulle sindromi psicofisiche (termine che egli preferiva a quello di “psicosomatiche”) ed in particolare sulle sindromi datate (1980c): le sindromi psicofisiche dei primi diciotto mesi di vita, la cui caratteristica fondamentale è che non si presenterebbero prima di un determinato tempo dalla nascita. E’ in questo senso che Gaddini le definisce datate. Esse sono il mericismo (o ruminazione), che comparirebbe a partire dal terzo mese; la dermatite atopica, a partire dal sesto mese; l’asma, che non comparirebbe prima della fine del primo anno. Tali sindromi si riferiscono ad una patologia della mente relativa al distacco e alla separatezza e si sviluppano, come soluzioni difensive, in un momento dello sviluppo psichico in cui il problema della separatezza emerge pressante.
L’aspetto fondamentale di questa concezione sta nel fatto che non vi sarebbe un ritorno al somatico per inaccessibilità del mentale, ma una trasformazione da parte del mentale del funzionamento somatico. La patologia psicofisica sarebbe il risultato di un’attività creativa della psiche e, pertanto, la fantasia non sarebbe assente in essa, ma espressa attraverso il corpo. A tale riguardo Gaddini parla di protofantasie nel corpo, distinguendole dalle più evolute fantasie sul corpo(1981a).

La costruzione del senso di sé 

Nel modello teorico proposto da Gaddini, sulla linea di Winnicott, il soggetto si costituisce attraverso un processo di costruzione di un senso di continuità di sé. A partire da una condizione iniziale di non distinzione fra sé e non-sé prende le mosse, come abbiamo visto, un graduale processo di differenziazione che, sulla base dei processi imitativi dell’area psicosensoriale, conduce ad una Organizzazione Mentale di Base (OMB). La OMB (1980c) è dunque una prima forma di organizzazione psichica. Essa ha carattere autarchico e magico, e il suo scopo è di ristabilire in modo onnipotente la fusione del Sé con l’oggetto. In tal senso tale organizzazione è qualcosa di diverso dalla struttura psichica descritta da Freud. La OMB rappresenta dunque il primo nucleo psichico operativo formatosi allo scopo di fronteggiare la graduale esperienza della separatezza.
Proprio l’esperienza graduale di separatezza determina, secondo Gaddini, lo sviluppo di meccanismi introiettivi. I processi dell’introiezione sono successivi ai primissimi tempi della vita e cominciano ad instaurarsi nel momento in cui si istituisce una differenza tra dentro e fuori. Il modello psicofisico sulla base del quale si sviluppa l’introiezione è quello dell’incorporazione, cioè il meccanismo del “mettere dentro”. L’integrazione di processi imitativi e processi introiettivi, infine, dà luogo alle identificazioni.
Con i processi dell’identificazione siamo nell’area di una soggettività che può rapportarsi all’oggetto percepito come esterno. E’ molto importante rimarcare come, per Gaddini, tutti questi processi appartengano ad aree di funzionamento psichico, seppure primitive, e non ad aree di funzionamento puramente fisiologico.
Si può dunque sostenere che il modello gaddiniano si occupa prevalentemente del protomentale e della sua evoluzione in ciò che diverrà la struttura psichica descritta da Freud. Una struttura, quest’ultima, che tende allo sviluppo dell’autonomia attraverso il riconoscimento della realtà e il rapporto con un oggetto distinto da sé. La questione della relazione oggettuale, strettamente connessa a tutto questo, incrocia quindi in modo pressante il rapporto del modello di Gaddini con la teoria strutturale e la teoria pulsionale freudiane.

La relazione oggettuale

La relazione oggettuale – intesa come la possibilità del soggetto di entrare in rapporto con un oggetto distinto da sé – è in stretta connessione con la possibilità dell’investimento oggettuale e, quindi, con la dimensione pulsionale.
Come abbiamo detto sopra, nel modello gaddiniano la OMB rappresenta la prima organizzazione psichica risultante dall’esperienza della separatezza, che attua delle manovre difensive di tipo imitativo volte a negare l’alterità dell’oggetto. La natura paradossale di un tale processo risiede nel fatto che la prima esperienza di un Sé separato è un’esperienza di angoscia, che Gaddini definisce come angoscia di integrazione (o angoscia di perdita di sé). L’evento più straordinario che si verifica nel Sé sopravvissuto alla separazione è l’emergenza delle pulsioni istintuali (1984c). L’autore sostiene infatti una ipotesi di emergenza delle pulsioni nel momento di costituzione del Sé.
Le pulsioni istintuali esisterebbero fin dalla nascita, in ossequio alla teoria freudiana, ma sarebbero inattive. Emergerebbero, cioè entrerebbero in funzione, nel momento in cui si forma un sé separato che può entrare in rapporto con un oggetto percepito come altro da sé. (Va rimarcato che Gaddini, pur sottolineando la differenza fra pulsioni e istinti, usa spesso, confusivamente, i due termini come sinonimi). Nel modello gaddiniano sembra prevalere l’idea che non sia possibile parlare di primato della pulsione. Il primato riguarda la costituzione dell’unità di sé, cioè del soggetto, e la pulsione ne rappresenta una funzione in direzione dell’oggetto. E’ inoltre possibile osservare come egli consideri in primo piano il ruolo dell’aggressività in questo processo. Gaddini sostiene infatti che, all’inizio, le cariche aggressive sarebbero rivolte all’esterno, mentre le cariche libidiche all’interno. Solo gradualmente la libido verrebbe portata all’esterno (poi verso l’oggetto) proprio attraverso le cariche aggressive.
Un altro elemento fondamentale che istituisce la possibilità della relazione oggettuale è il processo di scena primaria e formazione del padre (1974a). All’interno della relazione fusionale con la madre, in cui l’infante va gradualmente differenziandosi, si sviluppa un ulteriore processo di trasformazione della madre in una figura che è percepita prima come estranea, aliena. Solo in un secondo momento, gradualmente, ella è percepita come esterna. In questo processo il padre è percepito inizialmente dall’infante come la madre estranea che attacca la fusione imitativa. Solo gradualmente il padre sarà prima percepito in quanto aspetto dicotomico della madre estranea e successivamente, gradualmente, come oggetto differenziato e separato dalla madre.
Si comprende come il processo della scena primaria e l’emersione del padre dalla madre rappresentino l’elemento fondamentale di uscita del bambino dall’illusione magica dell’identità imitativa fusionale. Inoltre, questa concezione di processo della scena primaria può fornire una lettura alternativa al concetto di fantasma originario di scena primaria, di derivazione filogenetica. In questo senso, infatti, essendo il processo di separazione ed il vissuto di separatezza delle esperienze universali, la scena primaria può essere considerata come derivato di una esperienza esclusivamente ontogenetica.

Rappresentazione e simbolizzazione

Il modello teorico di Gaddini, come abbiamo visto, è fondato sullo studio dei processi attraverso i quali si costituisce un senso della continuità di sé, a partire dalle primissime esperienze di vita dell’infante. Si tratta, utilizzando una terminologia diversa da quella strettamente gaddiniana, del processo di costruzione del soggetto (o soggettivazione).
Se il concetto di apprendimento mentale del funzionamento fisiologico nel continuum corpo-mente può   far pensare ad una visione lineare-genetica dello sviluppo psichico, ad uno sguardo più approfondito si coglie chiaramente l’impegno di Gaddini nel mostrare la creatività dell’attività psichica, già a partire dai primi modelli di funzionamento mentale. Di fatto, egli sottolinea la drammaticità del processo di costruzione di sé. Un processo che richiede la capacità di sostenere un’angoscia profonda, l’angoscia di perdita di sé (integrazione) e che consente l’invenzione dello spazio e del tempo (1978), inizialmente non presenti. Tutto questo è alla base dello sviluppo dei processi rappresentazionali che, come l’angoscia, sono strettamente connessi all’emersione pulsionale e all’investimento oggettuale.
Il processo di costruzione del soggetto è, dunque, un processo attraverso il quale l’attività psichica, agli albori embricata con il corpo, si emancipa dai funzionamenti fisiologici assumendo un senso suo proprio che non ha più a che fare col funzionamento fisico. La costruzione della soggettività diviene la costruzione della rappresentazione di sé, di un soggetto che continuamente crea se stesso.
In questo senso l’attività presimbolica della mente infantile (1984c), teorizzata da Gaddini, rappresenta anche il motore continuo di quei processi elaborativi che determinano l’attività psichica di simbolizzazione.

Aspetti della clinica

Nel continuo rimando dalla teoria alla clinica e dalla clinica alla teoria, che caratterizza la psicoanalisi, il contributo del pensiero di Gaddini risiede nella continua attenzione che egli poneva nel cercare di distinguere, in analisi, quei funzionamenti che appartengono all’area psico-sensoriale da quelli che appartengono all’area psico-orale. In altri termini, il suo impegno è sul come comprendere quando, con il paziente, ci si trovi nell’area del conflitto pulsionale e della relazione oggettuale e quando, invece, ci si trovi nell’ambito della relazione basata sul funzionamento primario imitativo.
Risulta necessaria, a questo proposito, una precisazione. E’ chiaro che una tale distinzione di funzionamenti ha un ottimo valore in termini esplicativi, ma va declinata in maniera non radicale nella clinica. In tal senso Gaddini è attento a mostrare modalità di funzionamento prevalenti,  a volte in dati i momenti, in tutti i soggetti, e non ad incasellare certi funzionamenti in determinate patologie.
L’attenzione ai processi imitativi che possono attivarsi in ogni analisi si condensa nel concetto di transfert imitativo. Il transfert imitativo è una difesa dal riconoscimento dell’alterità dell’analista e, quindi, della propria separatezza. Esso può attivarsi ad un livello diverso rispetto al transfert oggettuale, come una sorta di “spinta a fare uno”, difendendosi dall’angoscia. Per comprendere meglio la portata di questo concetto occorre sottolineare che se è vero che in ogni transfert vi è una tendenza all’evitamento della separatezza, è altrettanto vero che qualcosa dell’analizzando viene trasferito sull’analista in quanto altro. Nel transfert imitativo, invece, non vi sarebbe trasferimento bensì imitazione. E’, questa, la dimensione del bisogno prevalente su quella del desiderio, e diventa fondamentale che l’analista sia in grado di riconoscerla.
E’ importante rimarcare che, essendo stato Gaddini anche un formatore di analisti, la sua attenzione al problema delle analisi imitative (1985d) era anche molto legata al problema delle analisi di training dei candidati.

 

Bibliografia

1936 Ragazzi. Il pensiero dei giovani – La gazzetta, 20 luglio 1936. In Sergio Palumbo, L’impetuosa giovinezza di antiborghesi senza rimedio, EDAS, Messina 1999, pp.224.
1953 Introduzione al Frammento di un’analisi d’isteria di Sigmund Freud. In: Scritti 1953-1985 Cortina, Milano 1989, p.1
1955 Un caso di disturbi del carattere con sintomi di conversione pregenitale. In: Scritti 1953-1985 Cortina, Milano 1989, p.9
1956 (1) Psicoanalisi; (2) Biografie di psicoanalisti. Inedito. Doveva apparire sulla Enciclopedia Domus, che non vide mai la luce. Note: (2) Biografie di: Abraham Karl, Aichorn August, Alexander Franz, Bergler Edmund, Brill A.A., Federn Paul, Ferenczi Sandor, Jones Ernest, Musatti Cesare, Rorschach Hermann, Servadio Emilio, Weiss Edoardo.
1959a La ruminazione nell’infanzia. In: Scritti 1953-1985 Cortina, Milano 1989, p.27
1959b Immagine corporea primaria e periodo fallico: considerazioni sulla genesi dei simboli di forma rotonda. In: Scritti 1953-1985 Cortina, Milano, 1989, p.48
1960  Psicoanalisi e arte. Tre conferenze. In: Scritti 1953-1985 Cortina, Milano 1989, p.59
1961 Psicoanalisi e fattori socioculturali. In: Scritti 1953-1985 Cortina, Milano 1989, p.89
1962 Sui fenomeni costitutivi del controtransfert. In: Scritti 1953-1985 Cortina, Milano 1989, p.94
1963 Oggettività e certezza. In: Scritti 1953-1985 Cortina, Milano 1989, p.116
1964 Interventi nell’ambito del “First International Congress of Direct Psychoanalysis”. Proceedings of the I Internat. Congr. of Direct Psychoanalysis. The Doylestown Foundation. Doylestown, Pa., 1965. Congresso tenutosi a Roma, 11-12 settembre 1964.
1965a Contributo allo studio dell’ “effetto PES” nella situazione analitica. In: Scritti 1953-1985 Cortina, Milano 1989, p.118 1965b L’arte come espressione clinica. In: Scritti 1953-1985 Cortina, Milano 1989, p.142
1966 Lo sviluppo della sessualità femminile (4 seminari). Programma Insegnamento Ist. Psicoanal.: Centro Psicoanal. di Roma. Inedito.
1967 Il controtransfert nel caso di Dora. Commento a “Rileggendo il caso di Dora” del dottor Lopez. In: Scritti 1953-1985 Cortina, Milano, 1989, p.150
1968a Imitazione e mistificazione. Lavoro presentato al Convegno su “Psicoanalisi e Cultura”, Trieste, 11-13 ottobre 1968. Inedito. Note: Bollettino del convegno apparso su Rivista di Psicoanalisi, XIV, n.3, set-dic., 1968.
1968b Trad. e cura del volume di Hanna Segal, Introduzione all’opera di Melanie Klein. Martinelli Editore, Firenze 1968.
1968c La controversia e l’eredità kleiniana. In: Scritti 1953-1985 Cortina, Milano, 1989, p.155
1968d Nota biografica su Melanie Klein. In Introduzione all’opera di Melanie Klein di Hanna Segal. Martinelli Editore, Firenze 1968.
1968e Rapporto sul Training in Italia. Boll. Soc. Svizzera di Psicoanalisi, n. 8, 1968-69. Letto alla Conf. delle Commissioni Europee del Training (Zurigo apr. 68).
1969a Sulla imitazione. In: Scritti 1953-1985 Cortina, Milano, 1989, p.159
1969b Linguaggio e psicoanalisi. In: Scritti 1953-1985 Cortina, Milano, 1989, p.190
1969c La nevrosi e i conflitti psichici. In: Scritti 1953-1985 Cortina, Milano,1989, p.194
1969d Fenomeni PSI, fattori PSI, e processo creativo. In: Scritti 1953-1985 Cortina, Milano, 1989, p. 203
1969e Prefazione all’edizione italiana del volume di Edward Glover “La nascita dell’io”. In: La nascita dell’io di E. Glover (Vol.). Casa Editrice Astrolabio, Roma 1970. E’ stata anche rivista la traduzione.
1969f Trad. e cura: Charles Rycroft: Dizionario critico di psicoanalisi. Volume. Casa Editrice Astrolabio, Roma, 1969.
1970a Prefazione al Dizionario critico di psicoanalisi di Charles Rycroft. In: Scritti 1953-1985 Cortina, Milano 1989, p.219
1970b Oggetti transizionali e processo di individuazione: una ricerca in tre differenti gruppi sociali. In: Scritti 1953-1985. Cortina, Milano 1989, p.223
1970c Intervista sugli spazi architettonici. Moebius. Architettura, Urbanistica, Arte. Anno III, 1970, n.3, Edizioni O.M.G. s.a. Geneve, Paris, Rome.
1971a Trad.: D.W.Winnicott: L’uso di un oggetto  (con R. Gaddini). “Psiche”, anno VIII n.1, gen.-apr. 1971. Edizioni dell’Ateneo, Roma 1971.
1971b Il movimento psicoanalitico in Italia. In: Scritti 1953-1985 Cortina, Milano, 1989, p.240
1972a L’aggressività. Nota introduttiva. In: Scritti 1953-1985 Cortina, Milano, 1989, p.263
1972b Aggressività e principio del piacere. Verso una teoria psicoanalitica dell’aggressività. In: Scritti 1953-1985 Milano, Cortina, 1989, p.266
1972c Oltre l’istinto di morte. In: Scritti 1953-1985 Milano, Cortina, 1989, p.282
1972d Trad.: H. Rosenfeld: L’accostamento clinico alla teoria psicoanalitica degli istinti di vita e di morte. (Una ricerca sugli aspetti aggressivi del narcisismo). Rivista di psicoanalisi, XVIII, fasc. unico 1972. Giunti Barbera, Firenze.
1972e La terapia psicoanalitica. In: Scritti 1953-1985 Cortina, Milano, 1989, p.299
1973 Discussione del lavoro di Henry Edelheit “Crucifixion Fantasies and their Relation to the primal Scene” In: Scritti 1953-1985 Cortina, Milano, 1989, p.319
1974a Formazione del padre e scena primaria. In: Scritti 1953-1985 Cortina, Milano, 1989, p.326
1974b I settanta di Emilio Servadio. Un tributo. In: Scritti 1953-1985 Cortina, Milano, 1989, p.351
1974c L’interpretazione. Nota introduttiva. In: Scritti 1953-1985 Cortina, Milano, 1989, p.360
1975a La formazione del padre nel primo processo infantile. In: Scritti 1953-1985 Cortina, Milano, 1989, p.362
1975b Una nota sui processi creativi. In: Scritti 1953-1985 Cortina, Milano, 1989, p.370
1975c Ricerca, controversie ed evoluzione della tecnica terapeutica in psicoanalisi. In: Scritti 1953-1985 Cortina, Milano, 1989, p.375
1978 L’invenzione dello spazio in psicoanalisi. In: Scritti 1953-1985 Cortina, Milano, 1989, p.387
1976 Note su alcuni fenomeni del processo analitico. In: Scritti 1953-1985 Cortina, Milano, 1989, p.405
1977 Seminario sul dolore mentale. Rivista di psicoanalisi, XXIV, 3, sett.dic.1978. Il Pensiero Scientifico Editore, Roma. Tenuto al XV Convegno Scientifico della S.P.I. Bologna, 22-23 ottobre 1977.
1978a Dialogue on “Different Types of Anxiety and their Handling in the Psychoanalytic Situation” (Dialogue Report). Int.J.Psycho-Anal., (1978) 59, 237. Baillière Tindall for the Institute of Psycho-Analysis, London. Reported by Eugenio Gaddini, Rome and Albrecht Kuchenbuch
1978b Sessualità (voce della Enciclopedia italiana). Lessico Universale Italiano Treccani. Ist. della Enciclopedia Italiana (G. Treccani), Roma 1978.
1978c Stadi nell’organizzazione del sé e dell’angoscia. Inedito. Presentato a Firenze il 12 ottobre 1978.
1979a Intervista in Argentina. Boletìn de Candidatos, anno IV, n.9, giugno 1979.
1979b Il tempo di un anniversario. In: Scritti 1953-1985 Cortina, Milano, 1989, p.427
1979c Sigmund Freud a Lavarone. In: Scritti 1953-1985 Cortina, Milano, 1989, p.430
1979d Seminari Argentini In: Scritti 1953-1985 Cortina, Milano, 1989, p.433
1980a Relazione introduttiva al 4° Congresso nazionale della Società psicoanalitica italiana In: Scritti 1953-1985 Cortina, Milano, 1989, p.462
1980b Preghiera e onnipotenza. In: Scritti 1953-1985 Cortina, Milano, Appendice III, p. 827
1980c Note sul problema mente-corpo. In: Scritti 1953-1985 Cortina, Milano, 1989, p.470
1980d Discussione del lavoro presentato dal dottor Feldman. In: Scritti 1953-1985 Cortina, Milano, 1989, p.502
1981a Fantasie difensive precoci e processo psicoanalitico. In: Scritti 1953-1985 Cortina, Milano, 1989, p.508
1981b Itinerari nella creatività di Bion. In: Scritti 1953-1985 Cortina, Milano, 1989, p.521
1981c Acting out nella situazione analitica. In: Scritti 1953-1985 Cortina, Milano, 1989, p.535
1982a Il problema mente-corpo e la psicoanalisi. In Cervello e Sogno. Neurobiologia e Psicologia. Feltrinelli Editore, Milano 1982
1982b Discorso di apertura al V Congresso Nazionale della S.P.I. In: Scritti 1953-1985 Cortina, Milano, 1989, p.547
1982c Terapia e conoscenza in psicoanalisi. In: Scritti 1953-1985 Cortina, Milano, 1989, p.551
1982d Trad.: D.W.Winnicott: Piggle. Una bambina (con R.Gaddini). Boringhieri Editore, Torino, 1982
1982e Il Sé in psicoanalisi. In: Scritti 1953-1985 Cortina, Milano, 1989, p.559
1982f La preistoria dell’individuo torna a galla nel sonno. In: Scritti 1953-1985 Cortina, Milano, 1989, p.570
1983a Gli stati di non-integrazione nell’esperienza gruppale. In: Scritti 1953-1985 Cortina, Milano, 1989, p.576
1983b Sulla traduzione italiana del lavoro di Melanie Klein Der Familienroman in statu nascendi. In: Scritti 1953-1985 Cortina, Milano, 198, p.590
1984a Trauma della nascita e memoria della nascita. In: Scritti 1953-1985 Cortina, Milano, 1989, p.592
1984b La frustrazione come fattore della crescita normale e patologica. In: Scritti 1953-1985 Cortina, Milano, 1989, p.603
1984c L’attività presimbolica della mente infantile In: Scritti 1953-1989 Cortina, Milano, 1989, p.618
1984d Psicologia in Orwell. In: Scritti 1953-1985 Cortina, Milano, 1989, p.633
1984e Se e come sono cambiati i nostri pazienti fino ai nostri giorni. In: Scritti 1953-1985 Cortina, Milano, 1989, p.644
1984f L’ultimo Bion. In: Scritti 1953-1985 Cortina, Milano, 1989, p.663
1984g Il processo analitico (seminari). Inedito. Seminari tenuti presso il C.P.R. dal 5 novembre 1983 al 2 giugno 1984.
1984h La discontinuità come unica dimensione possibile della continuità nella crescita individuale. In: Scritti 1953-1985 Cortina, Milano, 1989, Appendice III, p.836
1985a Genesi della creazione in arte. Dipinti di Ennio Calabria. In: Scritti 1953-1985 Cortina, Milano, 1989, p.669
1985b La nascita, la crescita. In: Scritti 1953-1985 Cortina, Milano, 1989, p.702
1985c La maschera e il cerchio. In: Scritti 1953-1985 Cortina, Milano, 1989 , p.731
1985d Il Candidato-paziente e l’istituzione. Inedito. Nota: Relazione presentata alla Riunione scientifica dl Comitato Generale del training della S.P.I. “Presenza del paziente e del candidato nei reciproci rapporti con l’analista e con l’istituzione psicoanalitica”. Firenze, 26-27 gennaio 1985.
1986b Creatività tra fantasia a immaginazione. Atti Convegno sull’immaginario. Venezia, 23.24 marzo, 1985

 

Bibliografia su Gaddini 

Volumi

Genovese C. (a cura di) Corpo-mente e relazione, Dunod, Milano 1998.
Lambertucci-Mann S. Eugenio Gaddini, Psychanalystes d’aujourd’hui, Presses Universitaires de France (PUF), Parigi, 1999.
Mascagni M.L. (a cura di)  Studi sul pensiero di Eugenio Gaddini,  Soteria, Editore Metis, Chieti, 1994.

 

Articoli 

Carratelli T.I., Eugenio Gaddini, Ricercatore di frontiera in psicoanalisi.  Psicoanalisi, 1,2,1997,
Ferretti Levi Montalcini A., Sulla imitazione di Eugenio Gaddini: elementi per una discussione.  Psicoanalisi,  1,2,1997.
Manfredi Turillazzi S., Ricordo di Eugenio Gaddini, maestro di psicoanalisi.  Rivista di Psicoanalisi, 32, 1986.
Genovese C., Aggressività: istinto o pulsione?. Psicoterapia Psicoanalitica, 12, 2, 2005.
Genovese C., Organizzazione mentale di base: Eugenio Gaddini e il percorso circolare Freud-Winnicott-Freud. Rivista di Psicoanalisi, 55, 2009.

 

Riferimenti in rete 

www.istitutoricci.it