Holding

HOLDINGROTANTEA cura di Maria Antoncecchi

Definizione

La parola holding  (che deriva  dal verbo to hold=tenere)  è stata tradotta in italiano con il termine “sostenere” e si riferisce ad una funzione materna primaria necessaria allo sviluppo psichico del bambino. Il suo significato va da un senso strettamente fisico, come tenere in braccio l’infante, all’insieme delle cure ambientali volte a rispondere ai bisogni del bambino (per Winnicott  i due significati si sovrappongono ).

Il concetto

Il concetto è inserito all’interno della teoria dello sviluppo emotivo di Donald W. Winnicott.

Egli parte dall’idea che c’è una fase in cui il bambino, o meglio l’infante (la parola infante si riferisce al periodo che precede la comparsa del linguaggio), dipende completamente dalle cure materne.  La coppia madre-figlio costituisce un sistema unico, tanto che le cure materne e l’infante non possono essere considerati disgiunti. Questa condizione si crea nelle prime fasi del rapporto madre-bambino, quando non esiste un Sé separato dalle cure materne e l’infante si trova in una condizione di dipendenza assoluta .

Le cure materne si basano sulla sensibilità e sulla capacità empatica della madre che, grazie a uno stato mentale definito da Winnicott “preoccupazione materna primaria”, è in grado di identificarsi con l’infante e di rispondere ai suoi bisogni.

Winnicott parte dall’idea che le cure genitoriali soddisfacenti permettono al potenziale ereditario del bambino di accrescersi e svilupparsi e le suddivide in tre stadi che  si sovrappongono:

a) il sostenere

b) la madre e l’infante che vivono insieme

c) padre, madre e infante che vivono tutti e tre insieme

Al primo stadio, quello del sostenere, sono collegati eventi complessi dello sviluppo psicologico.

Si tratta di esperienze che danno al bambino la possibilità di cominciare a esistere e di strutturare un Io personale. Le cure ambientali  hanno sia la funzione  di rispondere ai bisogni fisiologici del bambino (nei primi mesi di vita  fisiologia e  psicologia non  sono ancora differenziate), sia quella di proteggere il bambino  dalle pressioni del mondo esterno.

Quando le cose vanno abbastanza bene si costruisce nell’infante la “continuità dell’essere” che è il fondamento dell’Io che passerà  da un iniziale stato non integrato ad un sentimento di unità nello spazio e nel tempo (integrazione).

Un ambiente emotivamente solido e sicuro protegge il bambino dalle interferenze interne ed esterne (impingments) che, secondo Winnicott, possono, se eccessive o troppo precoci, disturbare il processo di sviluppo.

Questo “isolamento protettivo” è importante in quanto permetterà all’Io dell’infante di crescere e rafforzarsi e di affrontare gli “urti” della realtà con gradualità.

Se la funzione di protezione non è svolta adeguatamente si determinerà una frammentazione del senso di esistenza personale che può generare una minaccia di annichilimento (angoscia di disintegrazione).

Per questo la madre deve saper cogliere l’evolversi dei bisogni fisici e psichici del bambino e sapersi adattare a tutte le piccole modificazioni che avvengono nell’infante a causa del suo sviluppo psico-fisico.

L’adattamento quasi totale della madre offre la possibilità al bambino di vivere un’esperienza di onnipotenza durante la quale crede di avere un potere magico sulla realtà.

In questa fase di sviluppo il bambino è esposto ad angosce impensabili come: andare  a pezzi, cadere per sempre, essere senza alcuna relazione con il corpo, essere senza orientamento ed isolato.

Pertanto, se il bambino sperimenta un deficit nell’accudimento  materno,  può andare incontro a:

– distorsioni dell’organizzazione dell’Io.

– lo sviluppo di un autocontenimento difensivo (self-holding), cioè la costruzione di un falso Sé compiacente verso le richieste dell’ambiente. In alcuni casi il falso Sé può funzionare da involucro per nascondere e tenere segregato il vero Sé, la parte più autentica e vitale, consentendogli di continuare a vivere;  in altri casi prevale una modalità imitativa che  può costituire una minaccia per il vero Sé.

La capacità della madre di tenere in braccio il bambino (holding), la sua capacità di manipolarlo e maneggiarlo (handling, la fase successiva) consentono l’elaborazione immaginativa delle esperienze sensoriali e motorie che andranno a costituire il tessuto del vero Sé e il raggiungimento della coesione psiche-soma .

La pelle diventerà una membrana che delimita il confine tra “me” e “non-me”, tra esterno e interno. Il bambino sarà in grado di percepire se stesso e la madre come persone separate e avrà luogo quel processo che Winnicott  chiama  “personalizzazione”.

La qualità dell’ambiente e delle prime cure materne  determinano dunque lo sviluppo e la qualità di un Sé autentico che, se ben sostenuto, sarà capace di essere creativo e di sentirsi reale. 

In seguito il bambino potrà passare da uno stato di dipendenza assoluta ad uno stato di dipendenza relativa e, infine,  allo stato d’indipendenza. 

I tre stadi evolutivi elencati sopra corrispondono, per Winnicott, a tre importanti fenomeni psichici: l’integrazione (tenere in braccio), la personalizzazione (manipolare) e la relazione oggettuale, che corrisponde alla presentazione degli oggetti (object presenting) .

Il concetto di “holding” è stato di primaria importanza per definire quanto sia determinante la funzione della madre-ambiente per lo sviluppo dei processi primari nell’infante.

Bibliografia

Jan Abram”Il linguaggio di Winnicott” Franco Angeli Ed,Milano,2013

Donald W. Winnicott “Sviluppo affettivo e ambiente”, Armando Ed, Roma, 1970

Donald W. Winnicott “Dalla pediatria alla psicoanalisi”, Martinelli Ed, Firenze, 1975

Donald W. Winnicott “Sulla natura umana”, Cortina Ed, Milano, 1989