Indifferenza

M. Pistoletto

Indifferenza

A cura di A.A. SEMI

 

L’indifferenza è uno stato affettivo che sperimentiamo quando ci si interessa a qualcosa o qualcuno che non è interessato a noi, qualcuno che sia assolutamente impermeabile a noi o a tutto ciò che proviene da noi. L’indifferenza, per un altro verso, ci permette però di essere sufficientemente distaccati, liberi di dedicarci alla nostra quotidianità, in quanto ci difende da un eccesso di stimolazione, emotiva e cognitiva, da cui saremmo altresì travolti. Si configura, dunque, sia come una barriera più o meno spessa sia come una quantità di energia psichica che sostiene movimenti psichici volta a ridurre o annullare la percezione degli stimoli in arrivo. Queste due configurazioni, barriera e movimento psichico, non sono in antitesi tra di loro ma possono integrarsi o essere due aspetti di un medesimo movimento psichico.

 

Sacerdoti (1997) nota in primo luogo il fatto che tutti, quando pensiamo all’indifferenza, la collochiamo nell’ambito dei sentimenti, mentre quando pensiamo alla differenza, la cui mancanza dovrebbe determinare appunto la in-differenza, allora pensiamo a contenuti ideativi. L’indifferenza, quando è un atteggiamento cosciente, consiste nell’essere indifferente verso gli altri e talvolta diventa una strategia di vita. Quando, invece, è preconscia considera l’altro come funzione di cui si può fruire. In questo caso, gli altri esistono coscientemente, nel senso che sono percepibili e percepiti, ma inconsciamente non esistono come soggetti ma solo come ostacoli, con cui fare i conti, oppure erogatori di benessere da cui trarre un qualche beneficio. Istintivamente potremmo pensare alle patologie narcisistiche di vario tipo.

 

L’indifferenza, come sappiamo, viene incentivata dalla nostra cultura in quanto permetterebbe all’individuo il raggiungimento di una condizione di autosufficienza, di lavorare e produrre e di scaricare rapidamente la tensione pulsionale.

 

Un altro aspetto dell’indifferenza, si riscontra tra i tutti i frequentatori di internet, di blog, di forum, di mailing list, di social network. Qui assistiamo a persone abitualmente compassate o fredde che rivelano emozioni vivissime, quasi che l’interposizione del mezzo telematico potesse consentirne l’espressione. La presenza-assenza (o presenza virtuale) dell’interlocutore o di una massa di interlocutori (dunque scarsamente personalizzati) permette di rivelare l’ uso puramente funzionale dell’oggetto, rendendolo idoneo alla proiezione secca di contenuti importanti, abitualmente repressi. Si richiama questo fenomeno perché esso ha a che fare con l’indifferenza nella vita quotidiana e ne svela la caratteristica di indifferenza come esito di un processo di inibizione al contatto con l’altro.

 

La clinica psicoanalitica, che a proposito di indifferenza ha dovuto penare a lungo, a partire dalla ‘belle indifférence’ dei pazienti isterici per arrivare a svariati tipi di configurazioni psichiche narcisistiche, può aiutarci a riconoscere ‘l’indifferente compulsivo,’ il professionista o il tecnico che lavorano intensamente per cinque giorni alla settimana e scaricano miseramente il desiderio tramite l’alcool o la cocaina o altre droghe in contesti sociali che condividono l’accettabilità di questo sistema. Essere indifferenti all’altro, in questo contesto culturale, vuol dire evitare di esporsi alla frustrazione. Quel che viene viceversa disincentivato è l’elaborazione di una soggettività consapevole, l’uso degli affetti per conoscere l’altro, la possibilità di arricchirsi e svilupparsi assieme all’altro e agli altri, il riconoscimento delle potenzialità di progetti comuni davvero, nei quali gli altri sono persone e non strumenti per realizzare il progetto. Il problema culturale attuale sembra essere quello di eliminare il soggetto lasciando attivo solo l’individuo, che diventa così il nuovo schiavo. Magari soddisfatto di esserlo.

L’indifferenza attuale è un aspetto inconscio drammaticamente difensivo a fronte di un messaggio continuo proveniente dall’esterno di impossibilità di elaborazione soggettiva degli stimoli esterni e in definitiva di intollerabilità della soggettività. Le esplosioni emotive su internet diventano l’altra faccia della medaglia, quella virtuale, di una condizione di indifferenza necessaria ma alla lunga intollerabile.

L’indifferenza individuale appartiene a quella fase psichica nella quale è possibile soddisfare da sé e in sé le pulsioni. Fase instabile, breve, periodicamente smentita e fallimentare ma che consente comunque di garantirsi l’indifferenza verso l’esterno, verso gli stimoli che provengono dall’esterno. In questo senso, l’indifferenza individuale consente un rifiuto all’altro e agli altri e una sorta di rivolta individuale. Ora, è proprio questo che l’indifferenza culturale favorisce: la rivolta momentanea anziché la “rivoluzione” come forma organizzata e condivisa di cambiamento della realtà. Forse, la psicoanalisi nella misura in cui ricorda il fallimento dell’eccesso di narcisismo e la necessità dello sviluppo della soggettività, ha anche una funzione civile nel segnalare quanto l’indifferenza sia non solo un disastro sociale ma anche un modo di favorire il ritorno della società umana a forme di irresponsabilità che preludono alla schiavitù.

 

 

Bibliografia

Sacerdoti (1997)  in Sacerdoti G. e Racalbuto A. (a c. di) Differenza, indifferenza, differimento. Dunod, Milano, 1997.

 

 

Vedi anche: