Metapsicologia

A cura di Francesco Conrotto   

Con il termine metapsicologia si intende il complesso di ipotesi teoriche e di concetti extra-clinici in grado di spiegare i fenomeni clinici.

La prima definizione del termine metapsicologia risale alla lettera n° 160 del 10 marzo 1898 (Freud 1887-1904 p. 339) nella quale Freud, quasi retoricamente, domanda a Fliess se può usare il termine “metapsicologia” per la sua “psicologia che conduce dietro la coscienza”.Il prefisso “meta” rende visibile la derivazione aristotelica di questo termine in quanto nell’ordinamento del corpus teorico aristotelico, gli scritti di metafisica, “tà metà tà physikà”, definita “filosofia prima”, quindi scienza che si occupa dei caratteri fondamentali dell’essere e che traccia i principi generali da cui derivano tutte le scienze particolari, erano collocati dopo i libri di fisica.  In questa prospettiva, è possibile ammettere che la metapsicologia, sia semplicemente la “psicologia dell’inconscio”, quindi una sorta di sinonimo della psicoanalisi.

Una definizione più ampia risale al 1915, ove nel saggio su L’inconscio”, Freud dice “che, se riusciamo a descrivere un processo psichico nei suoi rapporti dinamici, topici ed economici, la nostra esposizione sia chiamata metapsicologica” (1915 p.65). Partendo da questa definizione possiamo concordare con Assoun (1981) che i modelli scientifici extraclinici sui quali si è fondata la metapsicologia freudiana sono stati: la neuroanatomia, appresa nel laboratorio di fisiologia del cervello diretto da Brüke. Essa è stata la base topologica della “topica”. La psicologia della dinamica delle rappresentazioni di Herbart che è stata la base della “dinamica”. L’imperativo della misurabilità, realizzato attraverso l’energetismo che deriva da Fechner e Helmholtz. Esso è stato la base dell’”economica”.E’ opportuno ricordare che più tardi (1910) Freud non aderì all’invito di W. Ostwald, teorico dell’energetismo, a scrivere un articolo sulla rivista Annalen der Naturphilosophie (Jones 1953 p. 105), forse perché Ostwald riteneva di andare oltre il materialismo meccanicistico.

A questo punto è lecito domandarci quale sia lo statuto epistemologico della metapsicologia. Già nel 7° Capitolo della “Interpretazione dei sogni” Freud ci aveva messo sull’avviso di “non scambiare l’impalcatura per la costruzione” (1900 p.490), vale a dire che l’“apparato psichico” deve essere inteso come il prodotto di una “costruzione” di un “modello finzionale” che deriva dal modello anatomico, cioè dal “preparato anatomico” del cervello (1900 p.489) Pertanto, lo statuto epistemologico della metapsicologia sarebbe quello del “come se” (Als ob). Si tratterebbe quindi di “rappresentazioni ausiliarie”. Per questo motivo, la metapsicologia costituisce un “sapere congetturale” e non la conoscenza di qualcosa che esiste in quanto tale. D’altro canto, riferendosi all’inconscio, che, in quanto tale, è inconoscibile, non potrebbe essere diversamente. Infatti, a proposito delle ipotesi metapsicologiche, Freud parla di “presentazioni metapsicologiche” (Metapsychologische darstellungen) e non di teorie metapsicologiche, quindi si tratterebbe di una messa in forma di qualche cosa che, proprio a causa del suo statuto di inconscieità, non può essere conoscibile direttamente.

Freud è ritornato su questo argomento alla fine della sua opera dove in “Analisi terminabile e interminabile”, definendo la metapsicologia “la strega”, dice che “non si può avanzare di un passo se non speculando, teorizzando – stavo per dire fantasticando – in termini metapsicologici”. (1937 p.508). Qui l’artificio retorico, utilizzato attraverso la formula – “stavo per dire” – mostra la centralità della “speculazione immaginativa” nella costruzione di questa parte del pensiero psicoanalitico. 

Possiamo, dunque, ritenere che l’inconscio stesso sia il primo “oggetto metapsicologico” (Assoun1993) cui fanno seguito il concetto di “apparato psichico”, nonché quelli di “pulsione”, di “ripetizione” e di “transfert”.

Negli Stati Uniti, intorno alla metà del 20° secolo si aprì un grande dibattito circa la scientificità della psicoanalisi (Conrotto 2000). D. Rapaport (1960) fu colui che tentò di accreditare alla psicoanalisi uno statuto che la integrasse perfettamente tra le scienze naturali ma altri autori, tra i quali Holt (1965), Rubinstein (1965) e Peterfreund (1961), ritenevano che fosse necessario aggiornare la metapsicologia freudiana sostituendo i suoi fondamenti scientifici ormai obsoleti con le recenti acquisizioni della neurobiologia e della cibernetica.

G.S. Klein (1976), più radicalmente, sostenne che la psicoanalisi dovesse essere soltanto una disciplina clinica e che la metapsicologia non avesse alcun valore scientifico. Successivamente, numerose correnti del pensiero psicoanalitico, soprattutto anglosassone, hanno abbandonato qualsiasi riferimento alla metapsicologia a favore del relazionalismo intersoggettivista o della ricerca empirica.

Dobbiamo tuttavia segnalare che tutti i differenti modelli psicoanalitici postfreudiani hanno creato, esplicitamente o implicitamente, una loro metapsicologia. Basti pensare, ad esempio, ai concetti di “invidia primaria” e di “identificazione proiettiva” formulati dalla Klein e a quello di “fenomeno transizionale” di Winnicott. Essi rappresentano ipotesi teoriche di fondo utilizzate per illustrare e spiegare dei fenomeni clinici. Ma, i due autori che, finora, hanno elaborato una vera e propria autonoma metapsicologia sono stati: Lacan e Bion. Il primo, facendo riferimento allo strutturalismo linguistico è pervenuto alla formulazione della teoria del “significante” (1966). Più tardi con il riferimento alla geometria topologica ha formulato la teoria del “Mathema” (1991).  Bion, utilizzando un modello quasi matematico (1963), ha potuto costruire una “Griglia” dalla quale è pervenuto a formulare la sua “Teoria delle Funzioni” (1965, 1970).

 

BIBLIOGRAFIA

Assoun P. L. (1981) Introduzione alla epistemologia freudiana. Edizioni Theoria,Roma-Napoli, 1988.

Assoun P. L. (1993) Introduction à la métapsychologie freudienne.  Quadrige, PUF

Bion  W.R. (1963) Gli elementi della psicoanalisi, Armando, Roma, 1973.

Bion W.R. (1965) Trasformazioni Armando, Roma, 1973.

Conrotto F. (2000) Metapsicologia: da Freud agli Stati Uniti, Riv. Psicoanal.,46, 3, 561-586.

Freud S. (1985) Lettere a W. Fliess (1887-1904). Boringhieri, Torino, 1986.

Freud S. (1900) L’interpretazione dei sogni. O.S.F., 3.

Freud S. (1915) L’inconscio. O.S.F., 8.

Freud S. (1937) Analisi terminabile e interminabile. O.S.F., 12.

Holt R.R. (1965) Ripensare Freud. Boringhieri, Torino, 1994.

Klein G.S. (1976) Teoria psicoanalitica, i fondamenti. Raffaello Cortina,Milano, 1993.

Lacan J. (1966) Funzione e campo della parola in psicoanalisi. In ScrittiEinaudi, Torino, 1974.

Lacan J. (1991) Il Seminario Libro 17, Il rovescio della psicoanalisi. Einaudi,Torino, 2001.          

Rapaport D. (1960) Struttura della teoria psicoanalitica, Boringhieri, Torino.1969.

Peterfreund E. (1971) Information Systems and Psychoanalysis. New York

Rubinstein B.B. (1965) Psychoanalytic theory and the mind-body problem. In Greenfield N. Lewis W (EDS) Psychoanalysis and Current Biological Thought. Madison, The University of Wisconsin Press.