Pensieri Ossessivi

A cura di Jones De Luca


L’esperienza di avere dei pensieri che persistono nella mente in maniera insistente è molto frequente: questi pensieri persistenti vengono definiti comunemente “ossessivi”.
Essi non si distinguono inizialmente dagli altri pensieri e possono presentarsi all’individuo come utili, protettivi e spesso altamente morali.
Si propongono soprattutto come pensieri capaci di controllare eventi dannosi che potrebbero essere causati dal soggetto stesso, magari inavvertitamente. Questi eventi sono immaginati come catastrofici, ( ad esempio il ferro da stiro dimenticato accesso che brucia la casa, il gas aperto che fa esplodere tutto) o ingiusti ed immorali e comunque irreparabili.
Una volta che si “infilano in testa” , questi pensieri possono ingigantirsi ed impedire la concentrazione necessaria per vivere, lavorare o studiare. Non è facile liberarsene.
L’unico modo è quello di andare a controllare: hanno ragione? Diventa allora necessario vedere se effettivamente qualcosa di pericoloso è stato fatto, tornare indietro, annullare, rendere non avvenuto qualcosa che magari era stato appena pensato. Si tratta di stabilire ogni volta che non è successo niente.
Dopo ogni controllo però il dubbio si insinua nuovamente ed impone una nuova verifica.
E’ come se l’individuo ingaggiasse una lotta dentro di sé per tentare di eliminare tali dubbi ma questi si ripropongono alla mente in una rimurginazione infinita: sembra che non possano essere dimenticati e sottoposti a quella funzione di oblio “normale” che permette di pensare creativamente.
La mente è ingombra, colonizzata come da un esercito.
In effetti, a questo punto, è chiaro che essi non sono affatto pensieri utili, anzi paralizzano e possono essere fonte di una grande sofferenza.
Più’ precisamente la loro utilità’ potrebbe essere rintracciata da un lavoro psicoanalitico, ma va da se’ che questo lavoro non è una questione di poco conto.
Ma se non sono quello che dicono di essere, allora perché hanno tanto spazio nella mente?

pensieri ossessivi_rotanteI pensieri ossessivi vengono da lontano, nascono nell’infanzia e sono spesso il risultato di un clima emotivo teso a controllare l’aggressività vitale del bambino.
Il bambino ha bisogno innanzi tutto di essere amato e in genere cerca di organizzarsi in modo da non dare troppi dispiaceri ai suoi genitori.
Egli può sviluppare aspetti compiacenti, corrispondere troppo alle aspettative dei genitori su di lui e non permettersi di legittimare dentro di sé una sana capacità di affermarsi e di difendersi. Ciò accade soprattutto quando gli adulti temono troppo le espressioni di rabbia del bambino e gliele prospettano come molto disturbanti spaventandolo sulle presunte conseguenze distruttive dei suoi atti. Allora il bambino tende a confondersi: nella sua mente la rabbia e i normali sentimenti ambivalenti appaiono come profondamente sbagliati e pericolosi; pensa di essere cattivo e distruttivo. Allora comincia a tentare di controllare la propria mente e crede che alcune cose si possano pensare e altre non si debbano pensare.
Tutto ciò viene regolato dal rapporto con gli adulti che per i bambini sono importantissimi, perché sono coloro che devono guidarlo e che ai suoi occhi sanno cos’è il bene e il male.
A volte però gli adulti sono a loro volta sottoposti a necessità di controllare il loro bambino al di là’ della coerenza e della comprensibilità delle proprie azioni.
I bambini sono abituati a decodificare le comunicazioni (anche non verbali) dei genitori nei loro confronti e in questi casi tendono ad assimilare e costruire nel loro mondo interno un sistema di giudizio molto severo.
Si sviluppa nella loro mente un aspetto morale molto rigido e punitivo che non perdona il minimo errore e li confonde su se stessi e sul mondo. Nel tempo il bambino può diventare ossessivo e nascondere dentro di sé un lato ribelle segreto e silenzioso. Teme allora di essere distruttivo e reprime la propria rabbia legittima e vitale.
In adolescenza i pensieri ossessivi possono aumentare proprio perché, come dei guardiani, si propongono di controllare l’impulsività che è tipica di questa fase della vita. La normale vitalità e voglia di affermarsi che si sviluppa in questo periodo è vissuta come pericolosa e si teme di provocare danni catastrofici e irreparabili. La mente degli adolescenti dominati da questo tipo di pensieri può ripiegarsi su se stessa.
Il lato ribelle è terribilmente temuto e deve essere inibito e negato con forza. Dato che la sua forza fisica è aumentata enormemente, il ragazzo si sente realmente pericoloso; questa operazione può arrivare al punto di immobilizzare il ragazzo stesso.
A questo punto gli adulti possono trattare le paralisi conseguenti ai pensieri ossessivi, con un atteggiamento moralistico. Magari con l’obiettivo di stimolare i ragazzi li accusano di indolenza e d’indifferenza, ma questo non fa che aumentare la pressione paralizzante del loro aspetto ipermorale, con il risultato che l’adolescente si blocca e si ritira in se stesso ancora di più.

Bibliografia

Celani ,D.P. ( 2007) .A Structural Analysis of the Obsessional Character .A Fairbairnian Perspective. J Psychoanal., 67:119-140
Winnicott D. W. Comment on obsessional neurosis and “Frankie”; Plenary papers and discussion IJPA 47 143-145 (1966)

Giugno 2014