Scena Primaria

DOROTEA TANNING, 1983
DOROTEA TANNING, 1983

SCENA PRIMARIA

a cura di  Roberto Musella

In psicoanalisi, con scena primaria, indichiamo la rappresentazione primitiva del coito della coppia dei genitori osservata, fantasticata, o ricostruita après-coup, dal bambino.

La scena risulta ad un tempo estremamente seduttiva ed escludente e viene generalmente vissuta come violenta. La scena primaria, per la sua particolare organizzazione fantasmatica, racchiude in sé anche altre rappresentazioni, che nel loro insieme definiamo ‘fantasmi originari’. Tra queste oltre alla scena primaria ritroviamo il fantasma di castrazione e quello di seduzione, ampiamente condensati e rappresentati anch’essi nella scena primaria.

 

Dopo avere a più riprese accennato all’importanza di questa e di altre rappresentazioni fantasmatiche ‘originarie’ (Urphantasien), Freud fa una descrizione puntuale e dettagliata della scena primaria (Urszene) nel caso clinico de L’uomo dei lupi (1914). Questo scritto è rilevante non solo per la descrizione del fantasma di scena primaria da cui deriverebbe il celebre sogno dei lupi ma anche per una riflessione profonda circa l’origine del fantasma.

 

Il sogno de L’uomo dei lupi dopo un’analisi dettagliata e puntuale, porta infatti Freud a ricostruire la scena primaria, facendogli inizialmente affermare che ci si troverebbe di fronte ad un avvenimento reale – che risale a un’epoca assai remota (ibid., 512). Freud, ad una prima analisi, ritiene infatti che la finestra che si spalanca improvvisamente nel sogno dei lupi rappresenti la traccia mnestica collegata ad un risveglio pomeridiano inatteso: in un tempo, ricostruito puntualmente e un po’ forzosamente (Musella, 2016), gli occhi del paziente, ancora molto piccolo, si sarebbero aperti improvvisamente ed avrebbero visto il padre possedere la madre in un convulso coito a tergo. Il coito ‘more ferarum’ ripropone uno scenario violento con annesse fantasie sadomasochistiche di esclusione, di sopraffazione e di castrazione cui il bambino partecipa, identificandosi alternativamente con il padre castrante e con la madre castrata.

Nel ricostruire il fantasma di scena primaria, nel caso de L’uomo dei lupi, Freud va incontro ad un lavoro periglioso, procede a tentoni, rettifica e giunge a conclusioni gravide di implicazioni. L’autore si convince di essere arrivato alla soluzione del problema anche se teme di essere giunto a un punto in cui dovrà abbandonare l’appoggio fornito dal materiale dell’analisi e teme di non avere, per questo, il credito del lettore. (ibid., 514).  Freud, perplesso, denuncia una mancanza di nesso, di un ponte associativo che conduca dal contenuto della scena primaria a quello della storia dei lupi. Il collegamento sembrerebbe derivare dalla posizione, e solo da quella. (ibid., 519). Sappiamo infatti che i lupi del sogno vennero associati dal paziente ad un’immagine che la sorella maggiore, durante l’infanzia, era solita mostrargli per spaventarlo. Si trattava dell’immagine, contenuta in un libro di fiabe, raffigurante un lupo eretto, con il piede proteso e orribili artigli sporgenti che Freud, a sua volta, aveva associato al padre del ragazzo per via della posizione eretta che lo stesso genitore avrebbe assunto durante il coito di cui il paziente sarebbe stato spettatore.

 

Una diversa interpretazione dell’origine della scena primaria non tardò ad arrivare con un’aggiunta al testo fatta da Freud nel 1918, nella quale afferma come non ci sia  più bisogno di ricorrere alla supposizione – ostica per molti di noi – che i genitori avessero compiuto un atto sessuale in presenza del proprio bambino (ibid., 533). Per questa via, si arriva direttamente alla caduta della verità storica a favore del primato del fantasia. Sempre nel 1918, Freud aggiunge che, presumibilmente, il rapporto sessuale osservato dal bambino non fu tra i genitori ma tra animali e fu, conseguentemente, spostato sui genitori, come se il bambino avesse presunto che anche i genitori lo facessero in quel modo (1915-17: 526, 532). Il piccolo potrebbe non avere visto affatto i genitori copulare e, di conseguenza, tutta la ricostruzione storica e cronologica, con relativo risveglio rappresentato nel sogno dall’apertura della finestra, crolla come un castello di carte in favore del primato del fantasma.

 

Rileggiamo, quindi, il sogno dei lupi come la conseguenza di uno spostamento, già prodottosi in età infantile, tra il fantasma della scena primaria, il demone della castrazione e gli animali osservati durante l’accoppiamento. Da qui a considerare anche la percezione dell’accoppiamento animale come un elemento accessorio e incidentale alla rappresentazione della scena, il passo è breve.

 

Nella lezione 23, dell’Introduzione alla Psicoanalisi(1915-17:526), Freud dichiara che le fantasie originarie hanno un carattere ereditario e vengono trasmesse filogeneticamente. La psiche degli esseri umani sarebbe organizzata sulla base di principi organizzatori che, prescindendo dall’esperienza individuale, affonderebbero le loro radici in contenuti collettivi e trans individuali. Come afferma Green (1990, 50), se ci sono pochi dubbi sull’universalità dei fantasmi originari ne rimangono molti per quanto riguarda la loro origine. Secondo Freud (1914, 590) si tratterebbe di, schemi filogenetici innati, che, al pari di “categorie” filosofiche, presiedono alla classificazione delle impressioni che derivano dall’esperienza. Un sapere istintivo, patrimonio genetico, che costituirebbe il nucleo dell’inconscio, una sorta di attività mentale primitiva (ibid., 591). Non essendo scientificamente sostenibile l’ipotesi di una memoria in cui sono iscritti i sedimenti dell’evoluzione storica della civiltà umana (ibid., 590)[1], che si tramanderebbe lamarkianamente (ereditarietà dei caratteri acquisiti cui Freud restava sorprendentemente affezionato), resta certamente da spiegare l’origine di tali contenuti. Le ipotesi aperte potrebbero essere sostanzialmente due. La prima di derivazione culturalista e la seconda di origine genetica ma indubbiamente non lamarkiana. I fantasmi originari potrebbero essere, come afferma Laplanche (1986), trasmessi per via di una comunicazione inconscia che si tramanderebbe nei primi anni di vita, favorita dalla prematurità dell’infante e dal suo rapporto di dipendenza dalla madre. La seconda ipotesi prevedrebbe invece una forma di ereditarietà psicobiologia, trasmessa geneticamente per via evolutiva, espressione di una sintassi psichica ereditata dall’uomo che predisporrebbe all’iscrizione dei cosiddetti fantasmi originari, i quali potrebbero rappresentare, da questo punto di vista, degli organizzatori elementari che avrebbero la funzione di fondare l’inconscio umano.

 

Bibliografia

Dias B. G. & Ressler K. J. (2014). Parental olfactory experience influences behavior and neural structure in subsequent generations. Nature Neuroscience, 17, 89–96.

Freud S. (1914). Dalla storia di una nevrosi infantile (caso clinico dell’uomo dei lupi) O.S.F.,7.

Freud S. (1915-17). Introduzione alla Psicoanalisi O.S.F., 8.

Green A. (1990). Il complesso di castrazione. Borla, Roma, 1991.

Laplanche J. (1986). De la théorie de la seduction restreinte à la théorie de la seduction généralisée. Etudes freudiennes, 27, 7-25.

Musella R. (2016). Tre piani di interpretazione del sogno in Freud. Riv. Psicoanal., 62, 73-97.

 

Nota

[1] Recenti scoperte della biologia (Dias e Ressler, 2014) affermano che alcune esperienze acquisite (nello specifico si tratta di esperienze olfattive in ratti da laboratorio) possono essere tramandate da una generazione all’altra ma non oltre la terza generazione.

Vedi anche: