Scissione dell’Io

Picasso, 1937
Picasso, 1937

Scissione dell’Io

A cura di Maria Moscara

Picasso, 1937

Freud all’inizio della sua opera usa il termine scissione (“spaltung”) per designare i processi di separazione nel funzionamento psichico conseguenti ad un conflitto. Successivamente preciserà l’inquadramento metapsicologico e utilizzerà il termine scissione per indicare fenomeni psichici differenti. Di seguito delineerò le principali tappe del pensiero Freudiano e di alcuni Autori che hanno sviluppato il concetto.

Freud e la Scissione dell’Io

Freud si occupa della scissione sin dai primi lavori (1892-95) e fino al 1938. La scissione, inizialmente, in continuità con Breuer e Janet, compare nell’accezione di dissociazione della coscienza come meccanismo psichico di difesa da un traumatismo; in questa accezione lo usa anche nel 1912 per differenziare i pensieri e i processi psichici in “consci” ed “inconsci”. Nel 1915 parla di “scissione dell’Io” per descrivere come nella melanconia una parte dell’Io si contrapponga all’altra e individua nella scissione il meccanismo che consente la formazione “dell’istanza critica”.

La scissione è implicata nel passaggio dal principio di piacere al principio di realtà (1920) e nei processi di sviluppo dell’apparato psichico permettendone la differenziazione in sistemi (1922); la stessa formazione del Super Io avviene per “separazione” dall’Io. Riconosce che vi è sempre una diminuzione della compattezza ed unità dell’Io nelle psicosi (1923). Nel 1927 la scissione dell’Io è l’esito di una reazione ad un trauma ed, in particolare, il risultato del meccanismo difensivo del diniego. Qui per Freud la scissione è, a tutti gli effetti, un meccanismo difensivo che compromette la funzione sintetica dell’Io in modo insanabile e duraturo, producendo “una lacerazione dell’Io che non si cicatrizza e si approfondisce col tempo. Le reazioni antitetiche al conflitto permangono entrambe come nucleo della scissione dell’Io” (1938a:558).

Nei lavori della maturità (1938b), la scissione dell’Io si connota come concetto metapsicologico. Freud introduce l’aspetto economico quando parla di “forza” e l’aspetto dinamico quando evidenzia che esistono due impostazioni contrastanti ed indipendenti nella vita psichica, di cui una appartiene all’Io, l’altra rimossa appartiene all’Es. La scissione è topicamente inconscia in quanto processo psichico ubiquitario (come avviene nel sogno e nella formazione del Super Io) e meccanismo difensivo.

La scissione come meccanismo difensivo incrocia altri concetti. La rimozione nella teorizzazione della prima topica (1894) spinge il contenuto rimosso nell’Inconscio; nella seconda topica (1922) l’Io rimuove sotto la pressione del principio di realtà e del Super-Io. Dal punto di vista economico la rimozione è più costosa della scissione che risulta più accessibile per un Io più debole (Kernberg 1966; Speziale Bagliacca 2004).La negazione (1925) è un meccanismo difensivo deputato ad eliminare dalla coscienza un settore della realtà esterna o interna in contraddizione con l’Io senza comprometterne la funzione sintetica.
La scissione incrocia anche le tematiche dei rapporti dell’Io con la realtà e con la processazione dei dati percettivi poiché opera su percezioni distinte della realtà esterna, di cui rinnega dei dati e nega l’esistenza del rapporto tra due distinte percezioni (1927). La scissione come meccanismo difensivo permette che contenuti nettamente contraddittori tra loro siano nel sistema Conscio avvertibili dal paziente anche se, in ciascun momento, l’uno ignora l’altro.

La scissione dell’Io è uno dei costrutti teorico-clinici più generativi della psicoanalisi fino ai giorni nostri. M. Klein ne enfatizza l’aspetto dinamico: ”a seguito delle interpretazioni dei motivi specifici di una scissione si producono progressi nella sintesi e nell’integrazione” (1946:430). Tale cambiamento di ottica pone nuovi interrogativi sulle possibili evoluzioni della scissione e sulla struttura dell’Io che la scissione ha indotto.

 

La Scissione dell’Io negli Autori successivi

Klein (1946) utilizza il termine scissione per designare uno dei meccanismi difensivi dell’Io attivi nelle prime fasi di vita contro l’angoscia primaria che ha la finalità di disgiungere e separare l’odio dall’amore. La scissione riguarda l’oggetto primario ancor prima dell’Io ed è strettamente connessa alla pulsione distruttiva che viene proiettata sul seno materno; contrassegna la posizione schizo-paranoide insieme ad altri meccanismi difensivi (idealizzazione, diniego e proiezione) attivi nell’Io primitivo. Nonostante l’azione di tali meccanismi l’angoscia di distruzione rimane attiva e l’Io tende a frammentarsi. L’Io è indebolito da un uso massiccio di scissione che comporta l’espulsione di sue componenti nel mondo esterno.
M. Klein (1957) enfatizza la funzione della scissione come processo psichico di base fisiologico essenziale per il contenimento dell’angoscia e per avviare i processi integrativi dell’Io precoce. L’Io precoce separa l’oggetto buono da quello cattivo accrescendo la sicurezza dell’Io. Al contempo sottolinea l’aspetto quantitativo della scissione quando la collega all’idealizzazione: una scissione molto profonda indica la divisione tra oggetto idealizzato ed oggetto persecutorio.

R. D. Fairbairn partendo dal sogno e dalla teorizzazione sulla formazione del Super-Io evidenzia la natura fisiologica della scissione; descrive la scissione in azione ab origine che determina la formazione delle istanze psichiche a partire “da un’originaria e unitaria struttura egoica dinamica” che si scinde formando “l’Io centrale e due Io sussidiari” (1946 p181). Dal punto di vista psicogenetico collega la scissione ad una fissazione nella fase orale precoce (1946); la scissione compromette lo sviluppo progressivo delle funzioni adattative dell’Io. Approfondisce (1940) le manifestazioni cliniche della scissione nelle patologie gravi e nei riadattamenti nelle diverse fasi del ciclo della vita, anticipando le teorizzazioni più recenti sul funzionamento psichico differenziato a seconda delle circostanze di vita e dei livelli di attivazione emotiva con cui la persona si confronta.

Per W. Bion la scissione è uno dei meccanismi difensivi primitivi come identificazione proiettiva e proiezione. Nella psicosi vi è “una scissione minuta” (1967:74) che produce una estrema frammentazione della personalità. Bion critica l’uso intercambiabile di scissione e dissociazione; propone di usare scissione per ”quanto si verifica nei pazienti più gravi” e dissociazione quando si riferisce agli “aspetti benigni del fenomeno che riflettono l’attività separativa eseguita dalla parte non psicotica della personalità” (1967:109-110). La dissociazione attacca le funzioni integrative dell’Io.
Gli Autori della Psicologia dell’Io, attenti alle funzioni integrative dell’Io, correlano la scissione alla dissociazione e alla depersonalizzazione. Per Federn la depersonalizzazione è “esperienza soggettiva di disgregazione del proprio Io” (1952:252) e riconosce nella perdita di continuità dell’Io un sintomo cardine della depersonalizzazione. Nunberg (1974) riconosce la presenza di una lacerazione dell’Io nella depersonalizzazione. Per E. Jacobson (1957) il diniego è alla base della scissione, sottolinea che essa svolge una funzione anche nella vita normale, individua nella depersonalizzazione una scissione dell’Io e delle rappresentazioni del Sé (1959).

 

Nella Psicologia del Sé lo studio della scissione dell’Io diviene più complessa poiché molti Autori usano i termini Io e Sé in modo intercambiabile.

Kernberg (1952) nota come negli scritti psicoanalitici compaia sia il termine “scissione della personalità” (Ferenczi 1932; M. Klein 1946) sia “scissione della psiche” (Kohut 1971) senza una chiara distinzione.
Alcuni Autori parlano di scissione della psiche trasversale e verticale (Hinshelwood 1989; Kohut 1977; Meltzer 1971).
Per Kernberg (1952) la scissione è il prodotto naturale di quella che all’origine della vita psichica era un’assenza fisiologica della capacità integrativa dell’apparato psichico che, poi, diventa operazione difensiva essenziale per l’Io primitivo. Esaminando l’aspetto economico della scissione ritiene che una scissione eccessiva, patologica ostacoli l’integrazione degli affetti, del Sé e lo sviluppo del mondo rappresentativo nel suo complesso. Sottolinea, inoltre, che la scissione dell’Io è la strategia difensiva tipica delle strutture borderline e ha l’effetto di “tenere separati gli stati affettivi primitivi contraddittori inseparabilmente collegati a relazioni oggettuali interiorizzate patologiche” (1966:21).
Il costrutto teorico-clinico della scissione è fecondo di approfondimenti anche in anni recenti (Bayle e Altri 1996, AA 2007) gli psicoanalisti ne hanno approfondito, la relazione con gli altri meccanismi difensivi, la metapsicologia, gli effetti sulle funzioni sintetiche dell’Io.
R. B. Blass (2015) ricostruisce come gli psicoanalisti abbiano via via ampliato il concetto di scissione dell’Io di Freud e come il concetto di scissione per dissociazione si sia evoluto nel pensiero di Ferenczi (1932) e di Kohut (1971), mentre le teorizzazioni sulla scissione dell’oggetto si siano evoluti nei modelli di Klein (1946) e Kernberg (1966).

 

BIBLIOGRAFIA

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Freud S. (1921) Psicologia delle Masse ed Analisi dell’Io, O.S.F.,IX, Boringhieri, To

Freud S. (1922) L’Io e l’Es, O.S.F.,IX, Boringhieri, To

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Freud S. (1925) La negazione, O.S.F., X, Boringhieri, To

Freud S. (1927) Feticismo, O.S.F., X,Boringhieri, To

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Vedi anche: