Senso di solitudine

senso di_solitudineA cura di Gabriella Giustino

foto di Rooze Mirjan

Nell’esperienza umana il senso di solitudine può essere inteso sostanzialmente in due modi:
-come sentimento doloroso che si associa a stati interni d’isolamento ed abbandono.
-come spazio d’introspezione ed espressione della propria soggettività e creatività personale.
Nel pensiero psicoanalitico incontriamo due principali concettualizzazioni sul senso di solitudine e sulla sua origine psichica: quella di Melanie Klein e quella di Donald Winnicott.
La tesi di fondo di Melanie Klein consiste nel considerare il senso di solitudine come il sentimento di perdita di uno stato interiore di perfetta intesa con la madre. L’intimo contatto tra l’inconscio della madre e quello del bambino rende possibile una comprensione profonda che non richiede l’uso di parole: il sentimento di solitudine è un sentimento che nasce dalla nostalgia per la perdita irreparabile di questa comunicazione e comprensione profonda ed é, per l’Autrice, una condizione ineliminabile di tutta la vita. La Klein afferma che per comprendere l’origine di questo sentimento é necessario rivolgersi alla prima infanzia: l’Io, presente fin dall’inizio dello sviluppo, si difende dall’angoscia di annientamento (proveniente dall’istinto di morte), operando meccanismi di scissione e proiezione (degli impulsi sull’oggetto e dell’oggetto stesso). Accanto alla tendenza alla scissione che neutralizza l’insicurezza, cresce però anche la tendenza dell’Io all’integrazione. Se l’oggetto buono é stabilmente radicato nel mondo interno, diventa il centro dello sviluppo dell’Io. Il bisogno di essere compresi dall’oggetto interno e l’aspirazione a comprendere se stessi (così come l’integrazione) non si raggiungono mai in modo completo. Se ciò é vero,afferma la Klein, allora il senso di solitudine nasce da una impossibilità di accettazione e comprensione completa delle proprie emozioni, angosce e fantasie. L’Autrice esamina poi come si declina questo specifico sentimento all’interno delle due “posizioni”, distinguendo il senso di solitudine che deriva dall’insicurezza paranoide da quello sostenuto da angosce depressive. In condizioni di sviluppo psicopatologico e, in particolare, nella schizofrenia, il paziente si sente solo in quanto circondato da un mondo ostile e soffre di sensi di confusione con le altre persone (per l’eccessiva identificazione proiettiva). Nella melanconia soffre, invece, di angosce paranoidi a causa dell’ambivalenza verso l’oggetto. Quando predominano le angosce depressive (e comunque in parte anche nello sviluppo normale) la paura della morte gioca un ruolo centrale nel senso di solitudine. Infatti, quando la madre non é presente, il bambino può sentirla come perduta per sempre, il che equivale alla paura della sua morte.
La morte della madre esterna significa anche la perdita dell’oggetto interno buono. In conclusione, secondo l’Autrice, l’internalizzazione dell’oggetto buono mitiga il senso di solitudine e determina la presenza di un SuperIo indulgente (non eccessivamente severo)che genera tolleranza verso di sé e verso l’oggetto amato. Quanto più é severo il SuperIo, tanto più grande sarà la solitudine, perché le sue dure esigenze fanno aumentare le angosce depressive e paranoidi.
Per Winnicott il senso di solitudine indica un difetto nell’ esperienza di essere stato solo in presenza di un altro significativo. L’autore si concentra dunque sugli aspetti positivi della “capacità” di essere solo: egli concepisce questa capacità come una meta importante dello sviluppo emozionale dell’individuo che si basa su un paradosso e cioé sull’esperienza di essere solo (da infante e da bambino piccolo) in presenza della madre.
La “relazionalità dell’Io”, e cioé la capacità del soggetto di essere in rapporto con un altro, é il presupposto per raggiungere questa meta e affonda le sue radici nel primo rapporto madre-bambino. E’ dalla qualità di questo rapporto che dipende la capacità del soggetto di godere della solitudine, una solitudine libera dalla qualità del ritiro.Punto di partenza vitale per lo sviluppo emozionale sano dell’individuo é dunque per Winnicott il periodo precoce in cui la madre rispecchia il bambino e riesce ad identificarsi con lui e con i suoi bisogni. La madre preoccupata per il proprio bambino costituisce l’ambiente che lo protegge e gli consente di raggiungere la fase dell’ “Io sono”, fornendogli la base per il senso di continuità dell’essere. La fase ulteriore dell’ “Io sono solo” presuppone invece anche la “consapevolezza” da parte del bambino della continuità dell’esistenza di una madre affidabile. L’individuo che sperimenta un senso di profonda solitudine ha, dunque, per Winnicott, sperimentato anche l’interferenza nello sviluppo dovuta alla mancanza di questo tipo di esperienza nel rapporto precoce con la madre.
BIBLIOGRAFIA
Klein M. (1959), Sul senso di solitudine, tr. it. in “Il nostro mondo adulto” Martinelli, Firenze 1974.
Winnicott D.W.(1958), The Capacity to be Alone, Int. J. Psycho-Anal., 39. Tr. it. in “Sviluppo affettivo e ambiente” Armando Editore, Roma, 1970

 

Gennaio 2015

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