Squiggle in Psicoanalisi

S. Polke, 1972

A cura di Paola Silvia Ferri

Squiggle è il termine con il quale Donald W. Winnicott, psicoanalista della British Society, introduce (1968) la possibilità di ‘giocare’ in analisi.

Lo Squiggle è, infatti, la creazione attraverso lo ‘scarabocchiare’ della relaziona tra paziente e analista dove la coppia associa liberamente e costruisce il senso di ciò che  sta avvenendo per favorire l’accesso ai vissuti traumatici del paziente. 

Ma cos’è lo Squiggle

Winnicott propone al bambino uno scarabocchio (Squiggle) da cui sviluppare un disegno. Il bambino e l’analista associano liberamente e analizzano, con leggerezza, i contenuti emersi. Mentre cerca un modo di esprimersi, che viene rivestito di significato grazie alla maggior esperienza dell’analista, la coppia analista-paziente si deve divertire e deve saper creare una fantasia condivisa, molto più potente di qualsiasi verbalizzazione. In sede terapeutica, anche gli adulti possono necessitare del gioco, di servirsi, cioè, di carta e penna e disegnare quando i contenuti inconsci non sono facilmente accessibili o faticano ad emergere.

 

Lo scarabocchio è a tutti gli effetti un gioco, a cui partecipa anche l’analista, perché è nella co-costruzione che si definisce la realtà psichica, propria e del paziente.  Senza l’altro non siamo niente e senza la creazione di quello spazio intermedio tra me e te, di cui il gioco fa parte, che entrambi ci contiene e al tempo stesso ci supera, non avremmo un luogo per costruire il pensiero. Questa è una mentalità che Winnicott auspica anche al di fuori della stanza d’analisi, ovunque ci siano da attivare dei processi di conoscenza e di azione, in ambito pedagogico o strettamente medico – pediatrico.

 

Come nasce lo Squiggle

 

Winnicott afferma che il bambino nasce fuso con la madre e dipende da lei in modo assoluto.  Il processo di differenziazione e separatezza inizia gradualmente, e successivamente,  attraverso la formazione di un’area transizionale, che fa da ponte tra il me e il non me, tra il soggetto e l’oggetto, tra il dentro e il fuori da sé, in cui io e te cominciamo a essere separati ma ancora e per sempre, legati.

Questa è l’area della creatività e l’oggetto transizionale (tradizionalmente riferito all’animaletto di peluche con cui il bambino si aiuta nelle sue separazioni notturne dalla madre) costituisce la precondizione per lo sviluppo di un pensiero autonomo e autentico.  L’individuo ha bisogno di crearsi delle illusioni- pensieri ( in questo caso l’attore è il bambino attraverso il gioco, ma sarà un’esigenza che durerà tutta la vita) per far fronte alla realtà frustrante, interna ed esterna, evitando così di collassare e soccombere a un vuoto inaffrontabile, e a un terrore senza nome.

 

Il gioco dello scarabocchio, proprio nella sua continua riproposizione della dialettica tra me e non me, tra ciò che conosco e ciò che continuamente invento o mi illudo di inventare, nella fantasia benefica di controllare ciò che supponiamo dietro la realtà angosciante del vivere, rimanda al gioco del rocchetto di Freud (1920), dove il piccolo Ernst controllava l’angoscia per la separazione dalla madre. Attraverso il gioco del rocchetto che viene avvicinato e allontanato da sé, e quando è ritrovato ci sono gemiti di sorpresa e gioia, si costruisce la capacità di strutturare un Io solido e creativo.

 

L’uso dello Squiggle in analisi

 

Per Winnicott, il meccanismo base nell’esperienza analitica è quello della creazione. L’oggetto analista deve essere ricreato dal paziente là dove in realtà è sempre stato, proprio come  il bambino piccolissimo deve poter sperimentare l’illusione di aver creato il seno. Per facilitare questa creazione, l’analista dovrà essere accogliente, a disposizione del paziente, favorendo la linea di sviluppo dell’Essere, molto più che essere interpretante ed invadentemente maschile. Dovrà essere capace di elaborare il suo “odio” di controtrasfert, così come la madre sufficientemente buona era stata in grado di accettare ed elaborare il suo proprio odio nei confronti del bambino, il quale  non era stato solo una grande gioia per lei, ma anche un intruso che le ha messo a soqquadro l’esistenza.  L’analista dovrà accettare di essere anche distrutto. La frase, “Io ti ho distrutto e ti amo-e mentre ti amo continuamente ti distruggo,” chiarisce il paradosso dove l’oggetto può rimanere vivo e vitale proprio perché viene continuamente distrutto e ricreato.

 

Dunque l’analista, non è più solo uno schermo opaco, o il frutto della proiezione del paziente, ma è qualcuno che deve essere usato dal paziente, deve saper giocare, essere creativo e protettivo per favorire la regressione del paziente prima e l’uscita da questa, poi. Il paziente potrà usufruire di un intervento “attivo” da parte di un analista che dovrà saper proporre una via d’uscita all’impotenza e alle eventuali conseguenze del trauma. 

 

Esempi clinici

Winnicott è stato un innovatore geniale e la pratica dello squiggle si inserisce in questo filone rivoluzionario, se pure molto rigoroso e serio. Amava parlare semplicemente ed era convinto che la psicoanalisi dovesse penetrare come valore culturale e come scienza operativa. Per questo, è stato un grande divulgatore.

 

In Gioco e realtà (1971), fa un preciso riferimento al gioco del laccio, usato da un paziente per affrontare l’angoscia di separazione dalla madre, spesso costretta a soggiorni ospedalieri, e in questo riferimento rimanda al padre della psicoanalisi. Il bambino annodava il laccio intorno a tutto, pericolosamente anche alla sorella, ma nel momento in cui la madre, sostenuta da Winnicott, ha potuto esplicitare al figlio l’interpretazione suddetta, le cose sono volte per il meglio. L’autore tende a sottolineare che l’individuo può, attraverso il dolore o il rischio della sofferenza, proposti in una dimensione non necessariamente drammatica ma versatile e ludica, approdare a uno sviluppo creativo e significante della propria Persona.

 

In Esplorazioni Psicoanalitiche (1995), Winnicott ci dà altri gustosi esempi.

Nella consultazioni con una bambina, le mostra un ghirigoro che la coppia contribuirà a svolgere, divertendosi molto, e dandogli un senso. Nel mentre, lui le fa domande relativamente a quelli che potrebbero essere vissuti psichici consistenti e traumatici ed esplora con delicatezza le problematiche e le fantasie della bambina. Ne ricava materiale per una diagnosi e ha la capacità di individuare dei temi lungo tutto l’asse del gioco, senza regole, che la coppia sta facendo insieme. Può esplorare, così, la ferocia, o la fantasia di aver ucciso il fratellino nella pancia della madre incinta, o il bisogno di aggredire finalmente degli oggetti considerati troppo fragili per poter reggere alla sua angoscia. Winnicott non interpreta e non esplicita questi pensieri in maniera saturante, ma comincia a proporre alla bambina una versione giocosa delle possibili letture del materiale clinico.

 

Da Winnicott in poi, credo sia consuetudine, in particolare con bambini e adolescenti, offrire al termine del gioco una possibile interpretazione dei contenuti inconsci, o delle dinamiche che sono in corso proprio nel qui e ora della seduta, utilizzando il transfert e il contro transfert o quell’abbozzo di relazione creatasi fino a quel momento. L’uso dell’umorismo e lo scambio reciproco e divertito tra paziente e analista è considerato segno di sicura evoluzione verso la sanità.

Winnicott arrivava ad intervenire sul piano educativo, parlando con presidi e insegnanti, dicendo al ragazzo di “buttare nel gabinetto carta e penna” quando la sua situazione era troppo regredita o quando la sofferenza era troppo alta per potergli consentire una vita normale.

 

Bibliografia:

 

Ferri P.S, Zanelli Q.A.- Il corpo dell’analista come spazio relazionale nella cura dei bambini gravi, Riv Psicoanalisi, 2013, LIX, 3

Freud Sigmund, OSF vol 9, Al di là del principio del piacere , 1920, Bollati Boringhieri ed. 1980;

Winnicott D.W- (1965) La famiglia e lo sviluppo dell’individuo, trad. Carlo Mazzantini, Roma: Armando, 1968;

Winnicott DW (1968) Il gioco dello scarabocchio, in Esplorazioni psicoanalitiche (1989), a cura di Clare Winnicott, Ray Shepherd e Madeleine Davis, ed. it. a cura di Carla Maria Xella, Milano: Cortina, 1995 ;

Winnicott, D.W- (1971) Gioco e realtà, trad. Giorgio Adamo e Renata Gaddini, prefazione di Renata Gaddini, Roma: Armando, 1970;

Winnicott D.W., (1963) Sviluppo affettivo e ambiente: studi sulla teoria dello sviluppo affettivo, trad. Alda Bencini Bariatti, Roma: Armando, 1970;

Winnicott D.W., (1958), Dalla pediatria alla psicoanalisi: scritti scelti, trad. Corinna Ranchetti, Firenze: Martinelli, 1975;

Winnicott D.W., (1989) Esplorazioni psicoanalitiche, a cura di Clare Winnicott, Ray Shepherd e Madeleine Davis, ed. it. a cura di Carla Maria Xella, Milano: Cortina, 1995 ;

 

Vedi anche: