Tavistock (Il metodo): psicoanalisi e istituzioni

A cura di Mario Perini

Psicoanalisi e società

La psicoanalisi, nata con Sigmund Freud, si è presto sviluppata lungo tre direttrici principali:

  • come teoria del funzionamento della mente individuale

  • come metodo di esplorazione dell’inconscio

  • come strumento di trattamento dei disturbi psichici.

Non esisteva in origine una sociologia psicoanalitica o una teoria del comportamento sociale e del funzionamento istituzionale che utilizzasse le concezioni della psicoanalisi.

In verità Freud aveva aperto un fronte di riflessioni in questo campo con il suo saggio Psicologia delle masse e analisi dell’Io (1921), dove descriveva il funzionamento di istituzioni quali l’esercito e la chiesa ed esponeva una prima teoria psicodinamica della leadership e dei processi mentali nel gruppo allargato. Tuttavia questi spunti interessanti dovevano restare senza un seguito: nelle successive opere “sociologiche” (L’avvenire di un’illusione, 1927; Il disagio della civiltà, 1930; Mosè e il monoteismo, 1939) Freud non li riprenderà più ma svilupperà invece altre tematiche a lui più care, come l’origine della civilizzazione umana e il controllo dell’educazione sulle pulsioni istintuali.

L’interesse della psicoanalisi per le istituzioni rinasce soprattutto in Inghilterra con la Seconda Guerra Mondiale. Nella sua morsa tra totalitarismi e distruttività, olocausto e incubo nucleare, la guerra si è rivelata suo malgrado fucina di una serie di ricerche socio-analitiche che hanno prodotto illuminanti descrizioni delle dinamiche dei gruppi e delle organizzazioni sociali.

Un ruolo particolare in questo periodo e in questo campo di ricerca è stato svolto dal Tavistock di Londra. In Inghilterra fin dagli anni ‘20 operava la Tavistock Clinic, un centro di psicoterapia e formazione per terapeuti, educatori, insegnanti, consulenti di coppia, medici di famiglia e assistenti sociali. Negli anni ‘40 -’45 la Tavistock Clinic si occupa per conto del Governo di selezione del personale militare, riabilitazione sociale dei reduci, trattamento delle nevrosi di guerra, coinvolgendo diversi psichiatri, psicoanalisti e psicologi sociali che durante la guerra avevano prestato servizio nell’esercito, tra i quali Rickman, Sutherland, Bridger, Trist, Main, Turquet, Menzies e Bion.

Dopo la fine della guerra gli stessi personaggi collaborano con la Clinic cercando di re-investire in ricerca clinica e sociale le esperienze fatte nel contesto bellico. In particolareil Northfield Hospital, un ospedale militare per reduci presso Birmingham, doveva diventare nell’immediato dopoguerra la sede di sperimentazioni che avrebbero avuto importanti sviluppi futuri, tra i quali il lavoro pionieristico di Wilfred Bion sui gruppi e quello di Tom Main sulla Comunità terapeutica.

Nel primo dopoguerra il Tavistock si divide in due tronconi con due differenti filoni di ricerca:

  • la Tavistock Clinic rimane ancorata più all’area del trattamento psicologico e della formazione dei terapeuti, in particolare alla psicologia dello sviluppo infantile e adolescenziale, alle difficoltà delle coppie ed ai problemi dell’educazione.

  • una parte, più interessata alla dinamica delle istituzioni sociali, dà origine al Tavistock Institute of Human Relations, che si occuperà principalmente di relazioni umane all’interno delle organizzazioni.

L’approccio psicodinamico-sistemico: nascita del Metodo Tavistock

Nel corso degli ultimi 50 anni il Tavistock Institute e la Tavistock Clinic hanno sviluppato, sia in collaborazione sia separatamente, un’intensa attività di ricerca e intervento nell’area dell’analisi istituzionale e dello studio delle relazioni di gruppo, applicandone i risultati allo studio del funzionamento dei team di lavoro, all’analisi dei sistemi di cura e di sicurezza sociale, all’esplorazione delle professioni d’aiuto, alla consulenza aziendale e all’analisi dei processi organizzativi, con particolare riguardo all’autorità e alla leadership.

Nascono così

  • la concezione del funzionamento emotivo del gruppo sviluppata da Bion con la teoria degli “assunti di base” (attacco/fuga, dipendenza e accoppiamento);

  • la concezione dei sistemi sociali come difese dall’ansia, sviluppata da Elliott Jaques e da Isabel Menzies;

  • un’ampia messe di lavori sull’autorità, la leadership, i ruoli e i confini istituzionali, soprattutto per opera di Eric Miller e Kenneth Rice;

  • la scoperta di Gordon Lawrence del significato sociale del sogno (“Social Dreaming”);

  • il concetto di organizzazione-nella-mente di David Armstrong;

e più in generale gli studi sull’importanza delle emozioni nel lavoro umano e nella vita delle organizzazioni.

Un risultato importante di questa linea di ricerca è stato la creazione di un originale modulo formativo noto come “Group Relations Conference”, un seminario residenziale di diversa durata – da 3-4 giorni a due settimane – durante il quale i partecipanti esplorano le relazioni di gruppo, i propri ruoli, la leadership e l’autorità all’interno di gruppi di vario formato e con compiti differenziati, utilizzando processi di apprendimento basati quasi esclusivamente sull’esperienza.

Il prodotto complessivo delle ricerche suddette, che ha preso il nome di Metodo Tavistock o approccio psicodinamico-sistemico, è un paradigma concettuale di tipo eclettico, che riconosce le sue fondamentali matrici teoriche nella psicoanalisi (“psicoanalisi di gruppo” e “socioanalisi”) e nella teoria dei sistemi aperti. A queste matrici si affiancano contributi provenienti da varie altre discipline: la psicologia sociale, la sociologia dei gruppi e delle organizzazioni, le scienze politiche, l’economia, le teorie aziendali.

 

Il Metodo Tavistock è un metodo:

  • di analisi delle istituzioni (a scopi di ricerca o di diagnosi organizzativa);

  • di formazione di operatori, tecnici e dirigenti che lavorano nelle istituzioni;

  • di consulenza alle istituzioni in difficoltà o impegnate nel cambiamento.

Non è un sistema teorico chiuso e onnicomprensivo; non si propone una spiegazione integrale dei fenomeni e dei processi istituzionali; non si contrappone né intende sostituirsi alle più note e collaudate concezioni sulla gestione aziendale, sullo sviluppo organizzativo o sulla psicologia e sociologia del lavoro, dei servizi, delle pubbliche amministrazioni e dei processi industriali.

Ha i suoi fondamenti in una “teoria clinica” dell’organizzazione, che si basa sullo studio degli aspetti emotivi ed irrazionali del comportamento degli individui e dei gruppi all’interno di un’organizzazione, e del modo in cui essi ne influenzano il funzionamento. Muove dall’esperienza che in una qualsiasi organizzazione le strategie, per quanto accurate, supportate e fornite di ampio consenso, si rivelano spesso almeno in parte difettose o restano in maggiore o minor misura inapplicate, e postula che le cause del loro fallimento o del loro sabotaggio possano dipendere da fattori psicologici per lo più inconsci, inespressi e imprevedibili. In questo senso considera un mito l’idea della razionalità dell’organizzazione.

Poiché tali fattori per la loro stessa natura sfuggono ad un’analisi razionale, l’approccio psicodinamico-sistemico del Metodo Tavistock appare meglio attrezzato di altri non solo per riconoscerli e correggerli ma anche per utilizzare questa esperienza ai fini di un apprendimento organizzativo.