Tommaso Senise. A cura di S. Bonfiglio

Maestri della psicoanalisi 

Tommaso Senise

A cura di Simonetta Bonfiglio

Tommaso Senise (Napoli 12 dicembre 1917- Milano 28 febbraio 1996)

Tommaso Senise, pioniere nella cura degli adolescenti, innovatore e formatore, ha lasciato un’impronta profonda dentro e fuori l’istituzione psicoanalitica, dove ha operato in un arco di tempo che va dal 1948 alla sua morte, avvenuta il 28 febbraio del 1996.

 

Cenni Biografici

Nasce a Napoli il 12 dicembre del 1917. Primogenito di quattro fratelli, si laurea in Medicina nel 1942 ed inizia nel 1943 le sue prime esperienze come assistente presso la Clinica delle Malattie Nervose e Mentali dell’Università di Napoli. All’interno della solida famiglia borghese trova nel padre e nello zio paterno, entrambi antifascisti, figure che animeranno le sue scelte di studio insieme ad una forte tensione etica. I valori della libertà e della giustizia saranno testimoniati con coerenza e continuità nel suo operare e guideranno la ricerca clinica e scientifica della sua figura di psicoanalista.

Della sua infanzia serena e della sua adolescenza turbata da inibizioni intellettuali lascia lui stesso ricordi significativi. In alcuni scritti, offre stralci di autoanalisi e con acuta lucidità dà testimonianza di una modalità di ricerca libera e innovatrice, mettendo se stesso in gioco per la comprensione di meccanismi specifici del funzionamento mentale in adolescenza e per l’approfondimento delle motivazioni profonde personali alla psicoanalisi e alla cura degli altri.  Un esempio coraggioso e non così ovvio e frequente nella comunità degli psicoanalisti, soprattutto negli anni ’50.

Durante l’esperienza universitaria e poi nella Napoli del dopoguerra, fa parte di un gruppo di giovani intellettuali antifascisti, al cui interno troviamo personalità di spicco sia del mondo politico che artistico e culturale, come Ermanno Rea, Giorgio Napolitano, Raffaele La Capria e altri. Il suo rigore metodologico è testimoniato dalle prime pubblicazioni in ambito neurologico, ma presto il suo interesse si rivolge alla psichiatria ed alla psicoterapia, cui si accosta esprimendo sensibilità, tensione alla ricerca e spirito critico nei confronti dei metodi di cura dell’epoca.

Vince un concorso a Milano nel 1948 presso l’Ospedale Manicomiale Paolo Pini di Milano, dove si trasferisce. I suoi interessi, già orientati verso la psicoanalisi, gli fanno iniziare nel 1949 l’analisi con Cesare Musatti, che in quegli anni poneva le basi organizzative e di rinascita  della Società Psicoanalitica Italiana. Senise entra a far parte di quel “ primo cenacolo” che darà vita al Centro Milanese di Psicoanalisi (1963) e che si riuniva a casa Musatti. Nel 1963 è Membro Associato e nel 1965 diventa Socio Ordinario della SPI, nel 1975 è Didatta e ricopre dal 1986 al 1990 la carica di Segretario Nazionale di Training.

Come per la maggior parte degli psicoanalisti di quell’epoca, il forte impegno nel sociale trovò espressione nel lavoro istituzionale e successivamente nell’opera di formazione di operatori delle istituzioni psichiatriche, di salute mentale e di neuropsichiatria infantile, lasciando testimonianza di uno stile di ascolto psicoanalitico improntato al rispetto della persona ed alla libertà del soggetto. Questo panorama aiuta a comprendere meglio come nacque e si sviluppò il suo interesse per gli adolescenti. Nel 52, nell’istituto manicomiale di Mombello, conosce Giancarlo Zapparoli, impegnato nei primi tentativi di studio e ascolto degli psicotici. Entrambi interessati a trovare risposte alla sofferenza, mossi da uno slancio di curiosità ricerca e passione, stringeranno un legame professionale e di amicizia che durerà nel tempo; collaboreranno, negli anni ’80 nel Centro di Psicologia Clinica della Provincia di Milano, diretto da Zapparoli e dove Senise diviene consulente e responsabile  per l’adolescenza.

 

La psicoterapia breve di individuazione nella consultazione con l’adolescente o analisi del sé

Nel ‘52  Senise compie una svolta: lascia il Paolo Pini, avvia l’attività  privata e assume la direzione di un Centro Medico Psico Pedagogico dell’Ente Nazionale per la Protezione Morale del Fanciullo di Milano (ENPMF), affiancando l’amica e collega Mariolina Berrini, pioniera nella psicoanalisi infantile, fondatrice a Milano del primo CMPP (1948). E’ da questo momento che inizia ad occuparsi di adolescenti, una fascia d’età completamente scoperta in quegli anni, attrezzato inizialmente, come egli stesso racconta, solo della sua formazione psicodinamica.

Prende così il via un percorso autodidattico, che lo porterà ad elaborare il suo modello di intervento, un contributo innovativo per la cura e la comprensione della specificità del mondo interno dell’adolescente, attraverso una lunga esperienza che occupa circa 40 anni e trova comunicazione ad un pubblico più allargato nel volume, del 1990, scritto in collaborazione con M. T. Aliprandi e E. Pelanda, dal titolo “Psicoterapia breve di individuazione – La metodologia di Tommaso Senise nella consultazione dell’adolescente.”

Il volume si apre con la “Lettera a un adolescente” testimonianza diretta delle qualità di Senise nell’accostarsi e aprire un canale comunicativo profondo con l’Altro.


Alle origini

La collaborazione dell’Ente (ENPMF) con il Tribunale dei Minori comportava l’impegno di redigere relazioni psicodiagnostiche per minori che avevano commesso reati. Nel ’57 entrerà a dirigere il neonato Gabinetto medico-psicopedagogico del Centro di Rieducazione per minorenni della Lombardia. A partire da questo compito e dalla personale elaborazione dei problemi di ordine deontologico ad esso connessi, prende le mosse la sua metodologia. In una intervista del 1991 su Repubblica a Laura Lili, Senise stesso racconta i punti fondanti del suo operare. Profondamente convinto che il giudice per capire e decidere dovesse “sentire”, opera un salto creativo e introduce un uso diverso dello strumento diagnostico, in un periodo in cui era diffuso l’uso di diagnosi psichiatriche oggettivanti. Abbandona le relazioni tecniche e scrive, invece, storie cliniche per far conoscere al giudice sia i rischi  che le potenzialità dell’adolescente. Per fare questo,  ascolta e parla con l’adolescente sui risultati dei test, coinvolgendolo con lealtà e schiettezza nell’esplorazione di sé. L’attività diagnostica diviene, così, strumento di trasformazioni e risposta terapeutica, riattivando investimenti vitali nell’adolescente.

Abbiamo qui i cardini della metodologia innovativa, che Senise affinerà nel tempo e che presenterà ufficialmente soltanto nel 1980 al Convegno di San Marino della Neuropsichiatria Infantile. In essa, sistematizza la tecnica psicoterapeutica per gli adolescenti, approfondendo, come egli stesso sottolinea, i meccanismi psicodinamici attraverso cui si può agire per determinare o agevolare movimenti maturativi strutturali.

Profondamente radicato nella teoria psicoanalitica, il modello presenta caratteristiche e modalità relazionali diverse dal setting classico, non ritenuto adatto per l’adolescente. ll dispositivo terapeutico messo a punto, organizzato secondo un modello di consultazione prolungata o psicoterapia breve, mira a mobilitare nell’adolescente un investimento nel proprio funzionamento mentale, attraverso una “corretta identificazione” del terapeuta, con la costruzione di una relazione empatica. I concetti teorici,  attraverso cui esplora i movimenti endopsichici del processo adolescenziale, sono: il processo di individuazione/separazione, il rapporto tra l’Io ed il Sé, i meccanismi di identificazione, la portata dell’ambiente familiare.

Insieme ad un estremo rigore teorico, troviamo una intensa partecipazione ed una speciale qualità clinica, dove intuizione, empatia e conoscenza raggiungono una sintesi semplice, originale e profonda.

 

Nell’ultima edizione ampliata del volume (2014) sulla sua specifica metodologia di lavoro (op.cit.), alcuni contributi  meritano una particolare attenzione per la loro originalità e per l’anticipazione di temi ancora oggi molto attuali.

In particolare

1) Breve digressione  su origine ed evoluzione dei sentimenti di mortificazione”(II capitolo op.cit,2014). Questo lavoro è considerato tra i suoi contributi più originali e profondi. Si tratta di una esplorazione delle origini del sentimento di mortificazione e delle ricadute sul bambino, vivificanti o distruttive, in relazione al tipo di investimento che il genitore fa sul figlio. L’argomentazione approfondisce dinamiche interne inconsce, stati depressivi e difficoltà ad elaborare il lutto, che travasati dai genitori sui figli alimentano ferite e sentimenti umilianti di inadeguatezza.

2) Stati “come se” in adolescenza ( III cap. op.cit,2014).

Un lavoro di grande attualità, dove pone a confronto i concetti di falso sé di Winnicott e di “come se “ di  H.Deutsch per la comprensione di stati limite nell’adolescente. Viene sottolineato come l’uso temporaneo di un funzionamento “falso sé” possa avere, in adolescenza, un aspetto finanche evolutivo, mentre gli stati “come se” siano sempre potenzialmente pericolosi e nocivi.

3) “Elaborazione delle motivazioni profonde  e consapevolezza delle possibili interferenze di esse e della “Weltanshauung” nella relazione, come requisiti indispensabili di ogni forma psicoterapeutica.”(v. cap. op.cit.,2014)

Il lavoro è un “manifesto” sui requisiti ritenuti necessari per una buona formazione in psicoterapia ed un invito alle scuole di formazione ad una riflessione sul tema.

Offre ancora una volta se stesso come strumento per illustrare il significato delle motivazioni profonde alla professione, il grado di sublimazione o neutralizzazione della carica pulsionale e le ricadute nel controtransfert. Accanto a queste, il tema della visione del mondo, come evoluzione di ideali dell’Io e del super-Io, che riguardano l’investimento per il sapere e la verità.  Questo scritto può essere considerato il testamento del maestro.

 

La persona dell’analista

Aveva una speciale qualità di ascolto: era curioso ed attento, silenzioso, ma anche molto sincero ed esplicito quando parlava, immediato nelle sue comunicazioni, mai intrusivo e nello stesso tempo fortemente presente.

Rigore etico, rispetto, investimento dell’ideale di libertà, curiosità intellettuale, caratterizzavano il suo impegno ed il suo incontro con l’altro, e forse proprio queste qualità lo rendevano un interlocutore speciale per gli adolescenti che trovavano in lui un analista, e vedevano un adulto, capace di ascoltarli con autentica lealtà ed interesse. Non aveva mai un atteggiamento banalmente amichevole, ma al contrario la serietà con cui ascoltava, la sincerità a volte scomoda con cui parlava, creavano una dimensione di fiducia e ponevano l’adolescente in una posizione in cui l’attenzione dell’altro lo confrontava con la responsabilità verso se stesso.

Sapeva guardare i nuclei più profondi della sofferenza mentale e identificare le patologie senza patologizzare, mantenendo un atteggiamento interno di equilibrio tra accettazione dei limiti e  ricerca delle possibilità di cambiamento.

Era, come lui stesso diceva, un po’ pigro, poco ambizioso, ma appassionato del suo lavoro. La sua ambizione si esprimeva soprattutto nel piacere del raggiungimento di obiettivi attraverso la relazione con gli altri, per questo il suo successo e il suo ricordo sono soprattutto legati all’esperienza stessa delle persone che hanno avuto modo di lavorare con lui o di conoscerlo.Ha lasciato una importante eredità nella formazione e in molte scuole di psicoterapia psicodinamica, nate nel territorio milanese che a lui si sono ispirate e che lo hanno avuto come maestro.

All’apice della sua carriera di analista, manteneva un atteggiamento interiore di autentico under statement, espressione del suo essere laico anche nei confronti della psicoanalisi, a cui con  libertà interiore si dedicava. Uno degli ultimi ricordi è la partecipazione all’apertura del Centro Milanese di Psicoanalisi (1994) nella nuova sede di Corridoni 38, dove nel saluto esprime insieme alla sua gratitudine ed al legame per la psicoanalisi, un augurio ai giovani, affinché prevalga in loro l’amore per la clinica rispetto al potere e competizione, a volte inevitabili, ma nemici nello sviluppo del pensiero e del gruppo.

 

Bibliografia

M.L.Algini, Sulla storia della psicoanalisi infantile in Italia, Edizioni Borla, Roma 2007

M.T.Aliprandi, E.Pelanda,T.Senise, Psicoterapia Breve di Individuazione,(nuova edizione ampliata), Mimesis 2014

Momigliano, L.N. (1991). Maria Teresa Aliprandi, Eugenia Pelanda, Tommaso Senise. Psicoterapia breve di individuazione: la metodologia di Tommaso Senise nella consultazione dell’adolescente. Feltrinelli, Milano, 1990. Rivista di Psicoanalisi37, 747-753.

A. Sala, La psicoterapia di individuazione dell’adolescente nell’opera di Tommaso Senise, Tesi di laurea, Università degli studi di Torino, anno accademico 1998-1999

Senise, T.L. (2005). Gli esami non finiscono mai. Il ruolo terapeutico2, 13-25.

Zapparoli, G.C. (1996). Tommaso Senise. Rivista di Psicoanalisi, 42, 533-536.