Oggi, 26 luglio 2018. “Scopri se tuo figlio è drogato di internet” Gino Gullace Raugei intervista Anna Maria Nicolò

OGGI

26 luglio 2018

“Scopri se tuo figlio è drogato di internet” Gino Gullace Raugei intervista Anna Maria Nicolò

Introduzione: Qual è la ripercussione delle nuove tecnologie e della realtà virtuale sulla psiche individuale e gruppale? Il mondo sta cambiando nell’era digitale e anche la psicoanalisi interpreta le nuove forme della sofferenza psichica.

La Prof.ssa Anna Maria Nicolò, NeuroPsichiatra Infantile, Psicoanalista ordinario con funzione di training della Società Psicoanalitica Italiana, attuale Presidente della SPI, nell’intervista di Gino Gullace Raugei mette a fuoco la differenza fra relazione emotiva e connessione digitale e illustra i possibili significati sottesi all’abuso di internet. (Maria Naccari Carlizzi).

 

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26 luglio 2018

“Scopri se tuo figlio è drogato di internet” Gino Gullace Raugei intervista  Anna Maria Nicolò

Individuare il problema è il primo passo per liberare chi cade… nella rete. Poi, serve un dialogo caldo contro la freddezza dei finti rapporti on-line. Di Gino Gullace Raugei

Quando Internet è una droga. Secondo uno studio dell’università di Padova, 3,6 milioni di italiani, soprattutto adolescenti, sono affetti da dipendenza dalla connessione. Nato per semplificare le incombenze quotidiane, leggere un giornale, acquisire informazioni, internet ora è diventato una specie di buco nero che risucchia chi non riesce a resistere al suo fascino. “Siamo di fronte a una vera mutazione antropologica” dice la professoressa Anna Maria Nicolò, neuropsichiatra infantile  e psicoanalista. “Lo psicanalista americano Glen Gabbard afferma che la nostra identità si forma proprio attraverso la comunicazione in internet. In modo lapidario, dice che il “sé” sì è trasformato in “cyber sé”. Ovvero: la fantasia si sostituisce alla realtà, si crea una sorta di mondo virtuale che può arrivare a usurpare la vita vera. Per certe persone è un modo che permette di esorcizzare problemi e difficoltà reali “. Su internet, nei social,  è possibile immaginare identità differenti da quella vera:  si può essere maschio o femmina, vecchio o giovane. La cosa importante  non è quello che si è, ma le conferme che gli altri ti danno ( i “mi piace” che fioccano). Indipendentemente da quello che sei, riceverli ti illude di essere accettato. “Il grosso problema”, continua la professoressa Nicolò, “è che non si può vivere nella fantasia. Il virtuale è un’illusione che risparmia la frustrazione, ma una persona cresce sana solo se è capace di elaborare la sofferenza connessa con la realtà e la crescita”.

GLI INDIZI DA CONTROLLARE
Tra uso smodato del web e dipendenza c’è una bella differenza. Come si fa ad accorgersi se il proprio figlio, o il marito o un altro congiunto, è  “drogato” di internet? “La prima spia è la quantità di tempo spesa online” spiega Annamaria Nicolò. “Un altro segnale è la progressiva chiusura gli amici reali, il rifiuto di uscire, un evidente calo del rendimento scolastico o lavorativo. Anche il carattere cambia: la persona può essere più irritabile, chiusa e introversa (trovate altri segnali nella pagina precedente,ndr) .
Una volta individuato che c’è una relazione sbagliata con la Rete, è importante capire se la dipendenza da internet è una fuga da una realtà difficile.

LE MOSSE PER USCIRNE

In caso di dipendenza da internet, come ci si disintossica? Quali sono i passi da fare per uscirne o aiutare qualcuno a farlo? “Per prima cosa”,  spiega la professoressa Nicolò, “occorre esserne consapevoli : chi è affetto da dipendenza deve rendersi conto di avere un problema e accettare un aiuto anche di tipo farmacologico”. Poi bisogna individuare il disagio di base che ha condotto quella persona alla dipendenza da internet. Ad esempio: un marito o moglie si rifugiano in una chat perché sono insoddisfatti della vita coniugale?”Un adolescente è depresso, si sente discriminato a scuola e si nasconde nella rete con l’illusione di avere tanti amici che però sono virtuali? “Una volta fatta chiarezza”, continua Nicolò, “è molto importante un colloquio vero e franco. Arrabbiarsi, punire, criticare non serve. Nel caso di un adolescente, per esempio, il genitore più sensibile può aprire un dialogo. L’obiettivo è sostituire alla realtà virtuale una relazione viva, calda e profonda che permetta di condividere le difficoltà e sappia sostituire emozioni positive all’eccitazione superficiale di internet”. Nelle situazioni più gravi, se cioè non si riesce a pensare, stare da soli, a discriminare la realtà dalla fantasia, bisogna trattare la dipendenza da internet come quella da una droga”, spiega la professoressa Nicolò. “Occorre cercare di limitare i tempi d’uso e avviare un percorso di “disintossicazione”, aiutati da uno psicoterapeuta specializzato nel trattamento delle dipendenze.”

MAI NEGARE L’ACCESSO

Come dimostrano metodi consolidati, è controproducente negare alla persona dipendente l’utilizzo del web. Per aumentare le possibilità di autocontrollo ci sono software che segnalano quando ci si connette o si visitano specifici siti. Nel 2013, negli Stati Uniti è stata lanciata una tastiera che produce scosse elettriche a bassa intensità quando si accede a specifici siti.