Franco Borgogno

Chair dell’I.P.A. “Psychoanalysis and University” Committee e Member Ex-Officio dell’Outreach “Committee”

Membro dell’I.P.A. “Psychoanalysis and University” Committee dal 2005; Chair for Europe dello stesso Committee dal 2007; I.P.A. Chair di questo Committee dal 2009 sino ad oggi. Dal 2009 Membro Ex-Officio dell’I.P.A. “Outreach” Committee.

Attività promosse a cui ho partecipato personalmente:

1) Organizzazione di panel e presentazione di relazioni su temi inerenti “Psicoanalisi e Università” a tutti i congressi E.P.F. e I.P.A. dal 2005 sino ad oggi con il risultato che è ufficiale nell’E.P.F. o semi-ufficiale nell’I.P.A. il dare un posto in ogni convegno a questi temi.

2) Formulazione di un questionario dal titolo “Who, where, what, in which way and to whom”; invio di esso a tutti gli psicoanalisti I.P.A. europei che lavorano a vario titolo all’Università; raccolta di dati e presentazione d’essi alla E.P.F. Conference e all’I.P.A. Congress; successiva pubblicazione sull’I.P.A. website dei risultati con il titolo “Who, where, what, in which way and to whom: Upon and about the results of a questionnaire on the state of the existing relationship between psychoanalysis and European universities“.

3) Promozione ed estensione di un’analoga ricerca in Sud America e in Nord America (attualmente in corso d’opera).

4) Decisione da parte dell’I.P.A., su mia proposta, di dedicare una sezione dell’I.P.A. Website a “Psychoanalysis and University”, una sezione dove ogni psicoanalista appartenente all’I.P.A. coinvolto a vario titolo all’Università può esporre personalmente i suoi dati al riguardo (attualmente in corso d’opera).

5) Lavoro concernente la proposta di una rivista internazionale di Psicoanalisi e Università di qualità eccellente e di eccellente indicizzazione, con formulazione delle numerose tematiche che verranno prese in considerazione per la pubblicazione e dei vari membri dei vari Boards della rivista.

Tale proposta è stata abbracciata completamente da Charles Hanly, e anche più recentemente da Stefano Bolognini.

La rivista è all’ordine del giorno fra i compiti prioritari dell’I.P.A.

6) Lavoro concernente la fondazione di una rivista italiana dotata di Comitato Scientifico e di un Advisory Board internazionale (attualmente in corso d’opera).

7) Attività di promozione degli obiettivi del Comitato I.P.A. “Psicoanalisi e Università” in tutto il mondo, con visite personali, ad esempio, in Portogallo e Brasile.

8) Attività di collegamento con l’Outreach Committee dell’I.P.A.

9) Su suggerimento di Charles Hanly, realizzazione di una lettera indirizzata ai Direttori di tutte le riviste psicoanalitiche nazionali e internazionali, approvata da Stefano Bolognini, in cui si chiede alle riviste di iniziare una politica di attenzione e protezione degli psicoanalisti I.P.A. appartenenti all’Università che propongono lavori psicoanalitici eccellenti di ricerca empirica, concettuale o storica (lavori necessari per sopravvivere all’Università); e riaggiornamento dei criteri di valutazione dei lavori accettati dalle riviste psicoanalitiche in accordo con i criteri attualmente in uso nelle riviste scientifiche non psicoanalitiche (uniformizzazione necessaria per sopravvivere all’Università).

Questa lettera verrà da me presentata a New York, nel Gennaio 2013, all'”International Council of Editors of Psychoanalytical Journals” (vedi la forthcoming I.P.A. Newsletter).

 

Come sono riuscito a fare parte di un I.P.A. Committee e che cosa uno si deve aspettare se ne fa parte.

Tempo generosamente elargito, pazienza, lavoro continuo, coraggio e sincerità nell’esprimere le idee e persistenza nell’esprimerle se sono autentiche convinzioni anche quando la comunità è disattenta verso di esse, mi hanno permesso di diventare membro, quindi Chair for Europe e poi I.P.A. Chair.

Il lavoro è estremamente interessante e stimolante ma uno deve combattere costantemente contro l’inerzia e la poca voglia di lavorare all’interno di questi comitati senza scoraggiarsi e sentirsi troppo frustrato. La cosa più importante oggi è di essere attivi nel partecipare alla “cosa pubblica” senza ritenere che i cambiamenti li facciano altri o che essi non siano possibili. Se si lavora quasi tutto è possibile, anche se il possibile concerne “primi passi” di cambiamento di una mentalità e non rivoluzioni. Far parte di un Comitato è una soddisfazione per lo scambio profondo che si può attuare tra i membri del Comitato attivi nel perseguire gli obiettivi che ci si è preposti.