Aldo Giorgio Gargani

E’ professore ordinario di Storia della Filosofia Moderna e Contemporanea all’Università di Pisa. E’ stato Gast Professor all’Università di Vienna. E’ membro del Wissenschaftskolleg di Berlino, della Österreichische Ludwig Wittgenstein Gesellschaft (Austria), del Collège International de Philosophie di Parigi. A.G.Gargani ha svolto ricerche su un vasto orizzonte di temi, argomenti e tendenze della cultura filosofica, scientifica e letteraria moderna e contemporanea.Ha sviluppato ricerche sulla storia della filosofia del secolo XVII, in particolare su Descartes, Bacone, Hobbes e Locke. Si è occupato di epistemologia delle scienze fisico-matematiche con particolare riferimento a Galilei, Newton, Ernst Mach, L.Boltzmann, L.E.J.Brouwer, A.Einstein, “Il Circolo di Vienna”, il neo-positivismo logico, la filosofia analitica. Ha condotto ampie ricerche sulla filosofia anglosassone, sulle scuole di Oxford e di Cambridge con particolare riferimento a B.Russell, G. E.Moore, L.Wittgenstein, G.Ryle, A.J.Ayer, D.Pears. Ampio e tuttora centrale è il suo impegno di ricerca con i filosofi americani contemporanei, in particolare con N.Goodman, W.O.Quine, H.Putnam, R.Rorty, D.Davidson, S. Kripke, R.Brandom. Ha condotto ampie ricerche sulla cultura mitteleuropea moderna e contemporanea, fornendo contributi su H. von Hofmannsthal, F.Kafka, R.Musil, K.Kraus, A.Schönberg, P.Altenberg, I.Bachmann, T.Bernhard. Un’ampia serie di lavori di Gargani è dedicata alla psicoanalisi da S.Freud a W.Bion e S.Resnik. A.G.Gargani è autore di un ampio numero di pubblicazioni, tra volumi e saggi, molti dei quali tradotti in Inghilterra, Stati Uniti, Francia, Austria, Germania, Spagna, Portogallo, Argentina. Ha conseguito premi per la saggistica con il volume Sguardo e destino (Laterza) e con L’altra Storia (Il Saggiatore). Tra le sue numerose opere segnaliamo: Hobbes e la scienza (Einaudi), Introduzione a Wittgenstein (Laterza), Il sapere senza fondamenti (Einaudi), Crisi della ragione (Einaudi), Lo stupore e il caso (Laterza), Sguardo e destino (Laterza), L’altra storia (Il Saggiatore), Freud, Wittgenstein, Musil (Shakespeare Company), Wittgenstein and Freud: Epistemology and Primal Scene, in: AA.VV., Language and Ontology, Hölder-Pichler-Tempsky Verlag, Wien 1982,Stili di analisi (Feltrinelli), Il coraggio di essere. Saggio sulla cultura mitteleuropea (Laterza), La frase infinita. T.Bernhard e la cultura austriaca ( Laterza), Il pensiero raccontato.Saggio su Ingeborg Bachmann (Laterza), Il filtro creativo (Laterza), Wittgenstein, Dalla verità al senso della verità (PLUS, Università degli Studi di Pisa).

Il percorso della ricerca di Aldo Giorgio Gargani tra Filosofia e Psicoanalisi.

Aldo Giorgio Gargani si è formato nell’ambiente culturale della filosofia analitica attraverso l’insegnamento di Francesco Barone, filosofo della scienza, la frequentazione di Giulio Lepschy, professore allo University College di Londra e infine il soggiorno di studio all’Università di Oxford, al Queen’s College sotto la guida di Brian Francis McGuinness, dove ha iniziato la sua lunga ricerca sull’opera di Ludwig Wittgenstein. A questa ricerca sulla filosofia del linguaggio Gargani ha affiancato una serie di studi molto differenziati per tema e per metodologia di ricerca; una serie di lavori su Galilei, Descartes, Hobbes e Locke riconsiderati alla luce dei paradigmi epistemologici e linguistico-concettuali introdotti dalla filosofia analitica. In larga misura gli argomenti della ricerca di Gargani si sono indirizzati su temi a metà strada tra le scienze fisico-matematiche e l’analisi del linguaggio inteso come espressione di una forma di vita. E alla luce di una concezione della filosofia come analisi, come chiarificazione linguistico-concettuale, anziché come ontologia metafisica e organo di conoscenze secondo la visione tradizionale, la ricerca di Gargani si è estesa all’àmbito narratologico e letterario, con i suoi studi su Hugo von Hofmannsthal, Kafka, Musil, Ingeborg Bachmann, Thomas Bernhard nelle opere dei quali l’elemento narrativo è al tempo stesso un modo dell’esistenza e un modo di essere al mondo, di resistere alla pressione altrimenti insopportabile dei fatti e dell’esistenza.
Entro l’orizzonte della ricerca di Gargani va osservato che la psicoanalisi non è un argomento fra gli altri, perché in realtà essa compenetra la sua ricerca pervasivamente e a molteplici livelli. Anzitutto va osservato come nell’opera di Gargani risulti stabilita una forte connessione tematica fra l’analisi filosofica del linguaggio e la sua strategia terapeutica. In effetti, Wittgenstein, nonostante le riserve sollevate nei confronti di Freud, dichiara nel suo Nachlass «di potersi considerare un discepolo di Freud ».Ossia, detto più esplicitamente, il lavoro filosofico si configura come analisi, come terapia linguistica destinata a dissolvere i falsi problemi della filosofia tradizionale, piuttosto che a risolverli.
La filosofia come la psicoanalisi procede a domandare laddove un sistema di interdetti e di pregiudizi inibiva la stessa facoltà di domandare. La filosofia non è tanto una chiarificazione di enunciati, di proposizioni quanto un’esperienza di illuminazione e di ricostruzione lungo un percorso che dirige verso nuove modalità di interrogazione e nuove possibilità di discorso. La filosofia, concepita in questa vicinanza alla psicoanalisi, non è pertanto una costruzione dottrinale, non è una Lehre, bensì è un’attività (Tätigkeit).
Ma nelle opere di Gargani (il quale ha anche impartito corsi universitari su temi della psicoanalisi da Freud a Bion) l’interesse e il riferimento alla psicoanalisi non si limitano soltanto all’attività didattico-accademica, ma esercitano un influsso pervasivo e trasversale. La psicoanalisi, infatti, non costituisce nell’opera di Gargani un tema o un argomento di ricerca, ma diventa il filtro attraverso il quale vengono affrontati i problemi della nostra cultura. Così si potrebbe dire la psicoanalisi è presente e operante nei lavori di Gargani anche laddove e forse soprattutto laddove la psicoanalisi non è il tema, il topic specifico della sua ricerca. La psicoanalisi appare perciò nei testi di Gargani in una varietà di approcci. Gargani mostra di non credere che i concetti quali “vero”, “falso”, “buono”, “cattivo” e simili macrocategorie siano etichette di oggetti; pertanto il discorso può avere una dimensione psicoanalitica anche se non vi ricorre alcun termine psicoanalitico specifico, così come un discorso può avere un sostrato etico anche se non vi ricorrono termini come “bene”, “virtù”, “legge morale” e simili. Quando Annah Arendt scrive «non sarei nata se i miei genitori non si fossero incontrati per caso », lei sta esprimendo una visione etica senza impiegare il gergo della filosofia morale. Possiamo dire che nei lavori di Gargani i riferimenti alla psicoanalisi si articolano nei termini di 1) una elaborazione costruttiva del sapere, attinta alla fondamentale nozione freudiana di “Nachträglichkeit”, ossia di ricostruzione retrospettiva, che Gargani ha esteso alla filosofia del linguaggio e alle sue elaborazioni delle categorie semantiche di “senso”, “significato”, “referenza” e “verità”. nonché alla filosofia della matematica, delle scienze fisico-matematiche e della teoria dell’armonia pantonale o dodecafonica;
2) la concezione del linguaggio come clausola simbolica che riunisce e fa stare insieme la componenti distinte di un discorso al di fuori di una concatenazione puramente causale e semplicemente logicizzante;
3) l’esigenza di compenetrare i concetti con immagini e di illuminare le immagini con concetti, ossia unire insieme anima ed esattezza; 4) l’attitudine a sensibilizzare i concetti, le categorie, gli apparati sintattici realizzando il discorso florido della psicoanalisi. Muovendo da questi presupposti, nel saggio L’attrito del pensiero (incluso in Stili di analisi, Feltrinelli , Le dés-accord de la pensée, in: La Sécularisation de la Pensée, Éditions du Seuil, Paris 1988) Gargani illustra la circostanza per la quale il pensare stesso è un evento, secondo cui c’è pensiero se si dà qualcosa da pensare, se sopravviene un attrito nelle vicissitudini della mente; e questo “qualcosa che si dà da pensare” è una sopravvenienza, è un’emergenza dell’inconscio che pertanto trascende il controllo dell’io, della consapevolezza; 5) Gargani assume la psicoanalisi come una ricerca linguistica, come un’analisi del linguaggio, come una teoria ma al tempo stesso come una prassi dell’agire che si manifesta nella costruzione di morfologie simboliche, nello sviluppo convincente di forme simboliche l’una dall’altra, dunque in un’elaborazione di genealogie di forme simboliche sottratte alle connessioni meccaniche, emancipate dalle concatenazioni causali e consegnate al principio dei passi motivati da ragioni e non da cause.
Nell’opera di Gargani l’interesse per la psicoanalisi si è espressa anche nei termini di lavori narrativi come Sguardo e destino e L’altra storia, composti entrambi durante un lungo soggiorno a Berlino, nei quali viene riproposto il tema della morte del padre come evento decisivo nell’esistenza di un uomo. Gargani ha sviluppato questo tema freudiano nel senso che scrivere ha una doppia valenza: è scrivere al padre e scrivere per il padre. Ossia, si scrive al padre come istanza dei valori, come istanza della normatività e della responsabilità, ma anche si scrive per il padre per ridescriverlo, per ricrearlo nei termini di una nuova ridescrizione, per portare a termine narrativamente il compimento (necessariamente incompiuto) della sua figura e alla fine per umanizzarlo. Scrivendo al padre e per il padre, un uomo ridefinisce la propria identità, ossia stabilisce lo stile secondo il quale pretende d’ora innanzi di essere inteso e compreso dagli altri.