Cultura e Società

Pluribus – Commento di Angelo Moroni

Pluribus - Commento di Angelo Moroni

Parole chiave: identità, gruppo

Autore: Angelo Moroni

Titolo: Pluribus

Dati sulla serie: Prima stagione, 9 episodi. Creata da Vince Gilligan USA, 2025, Apple TV+, Prime Video.

Genere: drammatico, fantascienza

Vince Gilligan è il creatore della mitica serie “Breaking Bad”, andata in onda dal 2008 al 2013, trasmessa negli Stati Uniti da AMC dal 20 gennaio 2008 e terminata il 29 settembre 2013, con la prima messa in onda italiana su AXN nel novembre 2008. Un totale di 5 stagioni e 62 episodi che hanno tenuto incollati milioni di adolescenti, ma anche di adulti, e che ancora non ha finito di entusiasmare le nuove generazioni. Una premessa necessaria, quella su “Breaking Bad”, per giustificare le enormi aspettative dei fans di Gilligan circa questa sua nuova opera, circondata dal mistero più fitto fin dall’uscita del primo episodio su Apple TV, di genere completamente diverso dalla sua prima creatura, e con al centro, questa volta, una protagonista donna, Carol (una Rhea Seehorn al contempo intensa e ironica). La serie, ambientata ad Albuquerque, New Mexico, segue appunto la storia di Carol Sturka, scrittrice di successo, che scopre di essere una delle sole tredici persone al mondo immuni da un virus creato in laboratorio da alcuni scienziati statunitensi che hanno sfruttato impulsi provenienti da 600 anni luce di distanza, captati da un osservatorio astronomico. Il virus ha infettato l’intera umanità, facendola diventare un’unica mente collettiva, attraverso la quale tutti gli individui comunicano tra loro in simultanea: da qui il titolo latino, “Pluribus”. In latino, “pluribus” è il dativo o ablativo plurale dell’aggettivo plus (molto/più), e significa “a molti”, “tra molti”, “di più”, “in più” o “molti/parecchi”. È famoso per la locuzione “E pluribus unum” (da molti, uno), motto storico degli Stati Uniti, che indica l’unione di molti Stati federati in un’unica entità.  Per ora possiamo dire la nostra solo della prima stagione, ma i 9 episodi che la compongono ci consentono già di fare alcune considerazioni sugli sviluppi odierni di un genere, quello delle serie tv, ormai diventato parte dell’immaginario collettivo. Il primo aspetto che colpisce è il richiamo molto chiaro a “L’invasione degli ultracorpi” di Don Siegel, del lontano 1956, film di fantascienza archetipico e centrato sul tema del “riconoscimento” dell’umano nello sguardo del prossimo, e del trauma emotivo generato dalla perdita di tale riconoscimento. “Pluribus” non si fa problemi ad attingere a piene mani a tale archetipo cinematografico, anzi ne dilata il tema a dismisura e lo espande generando tredici “superstiti”, di cui seguiremo tuttavia più da vicino solo le vicende di Carol e Manousos (Carlos Manuel Vargas). Un ampliamento del topos del possesso alienante del corpo dell’individuo da parte di una entità extraterrestre, che si rispecchia immediatamente in una sceneggiatura altrettanto “a maglie larghe”, ipertrofica, tesa a far sentire allo spettatore tutto il senso di solitudine generato dalla distanza siderale tra la “mente collettiva”, sorta di Unum/Pluribus, e il Sé individuale di Carol. La non-linearità dello script produce straniamento nello spettatore, ma gli richiede anche grande pazienza: siamo proiettati in un mondo in cui gli umani sono praticamente scomparsi, in quanto esseri distinti nella loro singolarità relazionale e non monadica. Questa scomparsa rende Carol completamente libera di fare ciò che vuole, ma anche completamente isolata, e sarà solamente la faticosa ricostruzione della relazione tra Carol e Manousos, a permettere a Gilligan di portare avanti una narrazione che altrimenti correrebbe il rischio di rimanere siderata e statica nel suo incedere volutamente lento. Gilligan gioca molto sull’uso di piani lunghi che inquadrano panorami del deserto del New Mexico spazzati dal vento, come se anche la location fosse da lui utilizzata come metafora di un mondo autisticamente vuoto, ovvero abitato da una mente onnipotente e sovrana, contro la cui infernale e imperterrita jouissance Carol decide di lottare senza tregua. A tratti la serie richiama i racconti surreali e distopici di uno scrittore geniale e creativo come il Jonathan Lethem di “Amnesia Moon” (1995) o del racconto “L’inferno comincia nel giardino” (1996). Un autore newyorkese, Lethem, capace di creare un grande senso straniamento nel lettore, pathos e sensazioni sottilmente perturbanti, semplicemente descrivendo una giornata di sole qualsiasi nel giardino di una casa nella sperduta provincia americana. Allo stesso modo Gilligan utilizza lo spazio visivo come “personaggio”: riprende il vuoto e ne fa pesare emotivamente sullo spettatore l’atmosfera, quand’anche nell’inquadratura della sala di un ristorante dove non è presente anima viva eccetto Carol, seduta ad un tavolo; oppure nella insistente e meta-discorsiva plongée di una enorme piscina in mezzo al deserto, dove Carol nuota, ma sempre sola al mondo. La nuova serie di Gilligan trae certamente anche vivi spunti dalla letteratura post-apocalittica statunitense di Richard Matheson (”Io sono leggenda”, 1954), e dal cinema di Romero (“La notte dei morti viventi”, 1968). Ma lo fa utilizzando un tono algido e surreale, sfumato, senza mai ricorrere a spettacolosità mainstraim o a scene d’azione, se non nel primo episodio, dove tali sequenze servono però solo a far partire la narrazione. In tal senso, questa prima stagione di “Pluribus” sembrerebbe andare nella direzione opposta di “Breaking Bad”, nella quale l’action moving ha di certo un ruolo centrale. In “Pluribus” invece il pathos è smorzato, il volume della tensione ridotto, ma proprio per centrare appieno il tema fondamentale dell’omologazione come pericolo e abisso sul quale l’umanità, da sempre, cammina in modo inconsapevole. La tecnologia, e più recentemente gli sviluppi dell’Intelligenza Artificiale, entità che sembra sempre più diventare un ibrido tra l’alieno e l’umano, segnalano oggigiorno più che mai una ulteriore erosione di tale consapevolezza. L’umanità, sembra suggerirci Gilligan, è sempre meno cosciente delle tendenze sociali ed economiche all’omologazione, e coloro che lottano contro di essa e contro le spinte all’alienazione sono rimasti in pochi, e sentono il peso della solitudine. Staremo a vedere nelle prossime stagioni, se il regista americano vorrà regalarci qualche utile suggerimento creativo per svegliarci dall’ipnosi collettiva sempre in agguato del pensiero unico, omologante, che Gilligan ci indica come il nemico numero uno della differenziazione, del pensiero e della creatività del singolo individuo.

Riferimenti bibliografici

Lethem, J. (1995), Amnesia Moon, Roma, Minimum Fax, 2003.

Lethem, J. (1996), L’inferno comincia nel giardino, Roma, Minimum Fax, 2014

Matheson, R. (1954), Io sono leggenda, Roma, Fanucci, 2017.

Riferimenti filmografici

Breaking Bad (Breaking Bad) (USA, 2008-2013). Creatore: Vince Gilligan, Sceneggiatura: Vince Gilligan. Produzione: AMC.

L’invasione degli ultracorpi (Invasion of The Body Snatchers) (USA 1956). Regia: Don Siegel. Sceneggiatura: Daniel Mainwaring, Jack Finney. Produzione: Wal­ter Wanger Productions.

La notte dei morti viventi (Night of the Lving Dead ) (USA, 1968). Regia: George A. Romero. Sceneggiatura: John A. Russo, George A. Romero. Produzione: Im­age Ten, Laurel Group, Market Square Productions.

Pluribus – Commento di Angelo Moroni Monica Castellini

Ti potrebbe interessare...