Il 46° Congresso IPA di Chicago 29/7 – 1/8 2009

Si è svolto a Chicago il 46° congresso IPA, il cui tema è stato: La pratica psicoanalitica: convergenze e divergenze. Congresso importante e significativo tanto per il tema scelto, che conferma la centralità della clinica anche nel suo rapporto con la teoria e la necessità di avviare confronti sempre più approfonditi tra le diverse tradizioni psicoanalitiche, quanto perché ha segnato la fine della presidenza Eizirik e l’entrata in carica del nuovo Predidente eletto, Charles Hanly.

                  La sede scelta è sembrata particolarmente appropriata allo spirito e alle intenzioni del Congresso, che voleva essere – secondo le parole del Presidente uscente Claudio Laks Eizirik – un’opportunità per riflettere, discutere, condividere le sfide che la pratica clinica nel suo rapporto con la teoria e la ricerca propone a ciascuno di noi. Nell’intervento inaugurale il Comitato Organizzativo Locale ha, infatti, ricordato il ruolo che  Chicago ha svolto nello sviluppo della nazione americana, da città di frontiera alla più americana delle grandi città americane, da luogo inospitale e di scarsa attrattiva naturale a città di rinomata bellezza artistica, luogo di nascita della grande  tradizione architettonica, che dall’inizio del ‘900 non ha mai smesso di crescere e produrre, come testimoniano i grattacieli firmati da Mies van der Rohe, le case di Frank Lloyd Wright, fino alle più recenti acquisizioni, dal padiglione della musica di Frank Gehry nel Millenium Park, alla scultura d’acciaio di Anish Kapoor che riflette il profilo della città e del lago, fino alla Modern Wing dell’Art Institute disegnata dal nostro Renzo Piano e inaugurata proprio quest’anno. In questa atmosfera così vivace e stimolante hanno avuto luogo i  4 giorni del Congresso, che ha privilegiato il tema dello spazio analitico variamente declinato e il confronto tra le diverse voci all’interno del panorama psicoanalitico mondiale.

                  Non solo, però. Particolare  attenzione  è stata rivolta anche a tenere in conto i cambiamenti profondi che nuove realtà sociali, differenti contesti culturali e collegamenti con altre discipline hanno introdotto nel nostro lavoro. Questa impostazione, su cui poi ritornerò, risentiva dello spirito pragmatico, ma soprattutto tollerante e sensibile all’ambiente circostante che ha caratterizzato e caratterizza la tradizione psicoanalitica di questa città e che  ha sicuramente influenzato il clima in cui il Congresso si è svolto, preceduto nelle giornate di lunedì e martedì da diverse sessioni di Working Party, format importato nei Congressi IPA dai Congressi FEP.

                  L’apertura del Congresso è stata preceduta per alcuni di noi, nella giornata di martedì, da una visita all’Istituto Psicoanalitico di Chicago (cfr. la relazione di G.Foresti L’Istututo Psicoanalitico di Chicago. Un incontro con David Terman), che è stata un’opportunità abbastanza straordinaria, grazie alla disponibilità del dott.Terman,  per conoscere dall’interno la complessa realtà di un pezzo così importante di psicoanalisi americana. Alla accurata ed esaustiva relazione di Foresti, vorrei solo aggiungere e sottolineare l’attenzione che l’Istituto di Chicago ha rivolto al contesto circostante. L’Istituto ha saputo riconoscere in maniera coraggiosa quanto sia la domanda di formazione, che quella di aiuto, soprattutto in tempi di crisi, si siano fatte sempre più articolate e complesse. Le risposte trovate si articolano in una serie di proposte che cercano di incontrare e intercettare non solo le richieste di formazione dei futuri analisti, ma anche quelle degli psicoterapeuti, sia di adulti che di bambini e adolescenti, sino a rispondere alle esigenze e alla curiosità di chi alla psicoanalisi si vuole accostare da una prospettiva semplicemente culturale. Quest’ultimo punto mi pare significativo. Il nostro patrimonio teorico e tecnico fonda il metodo clinico che permette di accostare i livelli profondi della mente e della psicologia umana. Esso, tuttavia, rappresenta anche un’acquisizione della cultura umana, la cui importanza –  come si è espresso il Comitato organizzatore – non riguarda esclusivamente la pratica clinca ma anche il suo contributo nel comprendere i problemi sociali e culturali in senso lato.

                  Non c’è dubbio che il programma del Congresso ha risentito di questa impostazione e molti panels, papers e SDG erano dedicati a tematiche attuali e al riflesso dei problemi sociali (violenza, tortura, discriminazione, crisi sociale ) sulla pratica clinca. Il tema della migrazione, così come quello dell’identità sono stati ugualmente presenti, così come la riflessione su un servizio clinico psicoanaliticamente orientato per coloro che hanno partecipato al conflitto Iraq/Afganistan e per le loro famiglie. Oltre al tema del cinema (al Panel sulla rappresentazione della femminilità e della mascolinità nei film di Almodovar ha partecipato la nostra collega Paola Golinelli), un altro tema di grande attualità è stato discusso nel panel Il posto della realtà virtuale in psicoanalisi, a cui ha partecipato Vincenzo Bonaminio e il cui scopo era quello di confrontare approcci differenti all’effetto che l’esplosione di internet e della realtà virtuale hanno sul nostro lavoro clinico.

                  Il Congresso è iniziato nel pomeriggio di mercoledì con la Cerimonia di apertura, seguita dalla presentazione del panel clinico letto da Cecilio Paniagua, il cui scopo era proprio quello di introdurre il tema del Congresso. Cecilio Paniagua ha presentato materiale clinico e il modello teorico su cui era basato il suo approccio tecnico. Tre discussants hanno proposto la loro lettura del materiale clinico a partire dalla proria impostazione teorica e a dalla propria tradizione clinica. E’ stato il modo per aprire il Congresso ed incoraggiare una forma di dialogo trans-culturale, in cui prospettive e metodologie cliniche diverse potessero confrontarsi e contrastarsi.

                  Le giornate di giovedì, venerdì e sabato sono state aperte dalla presentazione  delle tre Keynote Lectures, prepubblicate sull’International Journal  e tradotte e pubblicate anche sulla Rivista di Psicoanalisi. La presentazione di Antonino Ferro (venerdì mattina) ha riscosso grande interesse e partecipazione ed è stata seguita da un ampio e vivace dibattito. La presenza di uno psicoanalista italiano, internazionalmente riconosciuto come Nino Ferro, per una delle tre presentazioni centrali è senza dubbio motivo di orgoglio e di soddisfazione per tutta la nostra Società. Del resto la partecipazione attiva  di colleghi italiani al Congresso è stata ampia e, di quanto sono stata testimone diretta, sempre molto apprezzata.

                  Da quanto ho potuto seguire direttamente, l’ impressione ricavatane è stata che forse, sì, è presentuoso o eccessivo parlare di una specificità della psicoanalisi italiana. Tuttavia emerge uno stile e una modalità d’approccio ai problemi clinici e teorici abbastanza peculiare, soprattutto nella capacità di ascolto dell’interlocutore (paziente o collega), di sostenere il dibattito, di mostrarsi poco schierati pregiudizialmente. Così è stato, per es., con la presentazione di Stefano Bolognini, uno dei tre presentatori a un Panel centrale presieduto da Ted Jacobs, dal titolo: Il cuore del processo analitico: prospettive dai tre continenti, la cui presentazione ha rivelato un’originalità e una capacità di lavorare "creativamente" sui problemi clinici, che ha suscitato molto apprezzamento nel pubblico e nello stesso chair.

                  Il Congresso ha mostrato quanto sia importante la capacità di confrontarsi in un momento in cui la situazione di crisi generale da un lato, di condizioni esistenziali nuove e sempre più complesse dall’altro costringe gli analisti ad affrontare situazioni inedite e richieste poco convenzionali.  Tra i tanti citerò come esempi di ciò il Panel presieduto da Christopher Bollas sulle Shuttle Analysis, nel quale venivano comparate similitudini e differenze tra shuttle analysis e analisi tradizionale, gli effetti del setting differente sul processo analitico, sia dal punto di vista della intensità della regressione, che dei problemi separativi e di quelli legati all’intervallo tra una seduta e l’altra;  il Panel su Il disagio della civiltà rivisitato, a cui ha partecipato Paola Golinelli,  in cui veniva affrontato il nodo dei rapporti tra i cambiamenti sociali intervenuti nell’ultimo secolo e pratica clinica e come le istituzioni psicoanalitiche si sono rapportate a queste tematiche; la presentazione di Anna Nicolò su I cambiamenti di patologia nell’adolescenza, che ha suscitato una vivace discussione per i diversi punti di vista emersi tra i due discussants e con il pubblico in sala; il Panel sulle  Telephone Analysis, in cui veniva affrontato il problema dell’uso di strumenti quali il telefono, la videocamera, skype nella pratica e nell’insegnamento della psicoanalisi.

                  Il dibattito intorno ai temi clinici  e teorici tradizionali è stato, naturalmente, centrale e scorrendo il programma risulta in modo chiaro come lo sforzo organizzativo sia stato diretto a dare spazio a una riflessione quanto più articolata possibile intorno ai nodi centrali della pratica clinica.   L’impressione generale è che ci fosse un continuo sforzo di collegamento tra piano teorico e piano clinico (come del resto il lavoro introduttivo di Paniagua si era sforzato di mostrare). Un esempio ulteriore in questo senso è stato offerto dalla main lecture di Ron Britton, The Baby and the Bath Water, nella quale attraverso due esempi clinici lo psicoanalista britannico si è sforzato di mostrare come la stanza d’analisi costituisca un terreno d’incontro tra modelli teorici e modelli soggettivi. Il tema  dell’ "inconscio in azione" nel lavoro clinico quotidiano è stato affrontato da  uno dei Panel centrali del Congresso, Comparative Perspectives on the Unconscious in Clinical Work. I partecipanti al Panel hanno presentato materiale clinico con l’intenzione di mostrare la loro concezione di come l’inconscio si manifesta nella pratica clinica e di descrivere ognuno la propria cornice teorica di riferimento, intendendo così sollecitare anche con il pubblico un dibattito e un confronto tra differenti scuole di pensiero. 

                  Molti nostri colleghi hanno partecipato a panel, anche con presentazione di materiale clinico: Roberto Basile sulle questioni inerenti alla traduzione in psicoanalisi e al ruolo che la traduzione gioca nello scambio tra analisti; Edoardo Caverzasi su la fantasia di Medea; Francesco Conrotto sulla questione della temporalità in analisi; Maria Vittoria Costantini sulla ricerca clinica e le sindromi borderline; Simonetta Diena, Valeria Egidi Morpurgo, Anna Ferruta, la cui presentazione ha suscitato un’intensa discussione sul significato e sull’esperienza nella clinica del "testimoniare";   Giovanni Foresti su setting analitico, teoria della tecnica e pratica clinica; Riccardo Lombardi su psicosi e regressione; Franco Orsucci sui contributi neuroscientifici alla teoria psicoanalitica; Irene Ruggiero sul trattamento psicoanalitico con adolescenti molto gravi; Marina Parisi, Lucilla Ruberti  sull’uso della funzione alpha nella costruzione analitica; Silvia Amat-Sas su pregiudizio e trasmissione transgenerazionale. 

                  Altri colleghi hanno presentato individual paper o hanno partecipato a SDG: Franco Borgogno sulla psicoanalisi clinica nell’Università;  Giorgio Corrente  e Gianfranco Nicolussi sul ruolo della storia nella comprensione dell’analista; Franco De Masi sul transfert erotico; Vincenzo Greco su identità e trasformazioni cliniche con pazienti gravi; Paola Ferri ha partecipato a un workshop di psicoanalisi infantile; Ronny Jaffè su idealizzazione e persecutorietà attraverso presentazione di materiale clinico; Silvia Leguizamon sul controtransfert nelle situazioni gravi; Mauro Manica su modelli psicoanalitici tra normalità e patologia; Simonetta Nissim sull’invidia; Claudia Spadazzi sugli aspetti culturali dell’ascolto; Loris Zanin sulla consultazione psicoanalitica; Violet Pietrantonio e Laura Ravaioli hanno partecipato a sedute di supervisione. Come si può ben vedere da queste brevi note la presenza italiana è stata ampia e se qualche nome mi fosse sfuggito mi scuso anticipatamente con la preghiera di segnalarmelo. Credo che sia un segnale importante di quanto i nostri soci sono motivati ad aprirsi al confronto con analisti di altra lingua e di altre culture, ma anche ad affermare e far conoscere la propria esperienza analitica e il proprio modo di lavorare. Penso che la SPI e il suo Esecutivo, oltre ad apprezzare profondamente lo sforzo che tutti i nostri colleghi hanno fatto e il contributo che hanno dato, debba porsi anche il problema di come meglio armonizzare e valorizzare questo nostro patrimonio. 

                  Nel complesso il Congresso ha ospitato  238 momenti di incontro tra key individual papers, major lectures, panels, individual papers, corsi su un argomento specifico condotti da un analista competente, piccoli gruppi di discussione e incontri con analisti di rilievo.  L’offerta distribuita su 4 giorni, come facilmente si intuisce, era vastissima e se questo ha testimoniato ancora una volta della ricchezza e della vivacità della nostra disciplina, ha costituito anche una qualche difficoltà nell’orientarsi verso scelte mirate. La sede del Congresso, d’altra parte, distribuita su spazi enormi risultava dispersiva e non facilitava la concentrazione e gli incontri tra colleghi. Una nota personale riguarda poi la difficoltà di seguire lavori spesso complessi con presentazione di materiale clinico in assenza di testo, costretti a sintonizzarsi su una varietà di pronunce e impostazioni linguistiche ormai fuori controllo. Un suggerimento che mi sentirei di rivolgere agli organizzatori del prossimo Congresso è quello di sollecitare la presentazione in power point, per permettere di seguire in modo adeguato le presentazioni ed evitare così una Babele delle lingue e anche della comprensione (i.e.: ognuno poi capisce a modo suo).

                  Nella giornata di venerdì ha avuto luogo il Business Meeting, durante il quale sono state annunciate dal Presidente Claudio Eizirik il passaggio a Provisional Society  dell’Associazione Psicoanalitica Britannica e dell’Associazione Messicana per il Training e la Pratica Psicoanalitica, mentre è stato votato il passaggio a Provisional Society  dell’Associazione Viennese per la Psicoanalisi e quello a Component Society per la Società Psicoanalitica Tedesca (DPG) e per l’Istituto Psicoanalitico del Nord California (PINC). Anche le seguenti Società: Società Psicoanalitica di Belgrado, Società Psicoanalitica Olandese, Società Psicoanalitica Freudiana di Colombia, Società di Mato Grosso do Sul, Società Psicoanalitica del Messico-Park Messico, Società psicoanalitica del  Northwest  con la stato di Provisional Society sono state raccomandate per essere promosse  a Component Society.

                  Il Congresso si è concluso sabato pomeriggio con il passaggio di testimone da Claudio Lask Eizirik al nuovo Presidente IPA entrato in carica, Charles Hanly.

 

Paola Marion  (Segretaria alle Relazioni Internazionali)