Eventi

Il freudismo nella Cina del ventesimo secolo – Pechino 2010

15/10/10

In occasione del prossimo Congresso che si svolgerà a Pechino, proponiamo ai lettori alcuni punti tratti da una ricerca svolta dalla Dott.ssa Mara Cingolani (oggetto della sua Tesi di Laurea) – messa a disposizione del sito Spiweb.- che ha come tema Il Freudismo nella Cina del ventesimo secolo. Il lavoro mette in evidenza la diffusione e l’evoluzione del pensiero psicoanalitico nella cultura cinese, in particolare nell’ambito della psicologia e della letteratura ed è corredato da un’ampia bibliografia.
Apprezziamo, oltre al contributo specifico, l’interesse di una giovane universitaria per la psicoanalisi e la sua storia.

La Redazione di Spazio Libri

1.2 Prima diffusione delle teorie freudiane e reazione dell’ambiente politico-letterario


L’introduzione e la conseguente diffusione del Freudismo[12] in Cina ebbe inizio nel 1919-20, quando parallelamente acquisiva popolarità in Europa e trovava una grande predisposizione del mondo intellettuale cinese verso l’occidente e si realizzò attraverso e grazie all’influenza del Giappone e del continente europeo. L’influenza avvenne rispettivamente e separatamente nell’ambito della psicologia, della cultura intesa come istruzione e della letteratura, ma paradossalmente fu proprio in ambito letterario, come vedremo, che si verificò l’impatto più interessante e significativo[13]. Da un punto di vista prettamente filosofico non comparvero molti articoli inerenti al Freudismo inteso come filosofia, ma poiché entrambe le discipline -psicologia e filosofia -studiano il pensiero, seppur da prospettive differenti, è possibile che per alcuni letterati lo studio della psicologia abbia costituito il punto di partenza o una precondizione per lo studio della filosofia. Ye Qing fu uno dei pochi studiosi che tentò di rapportarsi al freudismo filosofico alla luce della filosofia occidentale. Infatti la sua interpretazione fu mediata dal criticismo di Obsborn e Reich[14]. Tra le primissime pubblicazioni non comparvero traduzioni delle opere freudiane, ma articoli sulla vita di Freud e su alcune delle sue più famose teorie[15]. Tra il 1919 e il 1949 furono pubblicati in Cina molti libri, traduzioni e studi critici, rispettivamente cinesi e stranieri, aventi come soggetto interpretazioni e reazioni alla psicanalisi freudiana. Gran parte del materiale fu tradotto in cinese dal tedesco e dall’inglese, ma i letterati cinesi ebbero anche accesso a traduzioni critiche provenienti dal Giappone. Coloro che avevano studiato all’estero e acquisito competenza con le lingue straniere potevano rapportarsi anche a fonti in lingua. Tra tutte le varie tendenze occidentali che hanno influenzato il pensiero e la cultura cinese, quella freudiana è sicuramente la più controversa e duratura proprio perché è riuscita, seppur parzialmente, ad attecchire nella profonda, radicata e millenaria tradizione feudale di quella civiltà orientale che è la Cina[16]. In particolare, nella lotta contro il tradizionalismo, fondamentale fu la teoria della sessualità: centrale nella psicanalisi freudiana è l’idea che traumi, ansie e inquietudini dell’uomo (ma anche semplicemente lapsus, errori e dimenticanze banali) non trovino riscontro nei fenomeni della vita quotidiana e nelle esperienze pratiche, ma in quella dimensione nascosta e inaccessibile che è l’inconscio, luogo del desiderio sessuale che è ciò a cui ogni esperienza va ricollegata perché è ciò che genera l’instabilità psicologica dell’individuo[17]. Freud, avendo strettamente legato dimensione inconscia, libido sessuale e patologie della vita quotidiana ha tradotto tre secoli di interesse nella libido sessuale in un sistema medico-culturale. Questa teoria venne quasi subito compresa ed elevata al rango di una nuova scienza della mente e un nuovo modo di pensare, un modo specificatamente "moderno": modernità e sessualità risultarono inevitabilmente legate. Nei confronti del Confucianesimo, del codice morale e del sistema patriarcale, la centralità assunta dalla sessualità divenne una prospettiva attraverso la quale smantellare il rigoroso passato per proiettarsi verso un nuovo futuro. […] Trattandosi di un ambito interdisciplinare non si tratta di una suddivisione categorica, bensì parzialmente indicativa, proprio perché psicologia e letteratura risultano essere interconnesse, perché alcuni degli intellettuali cinesi in questione si rapportarono ad entrambe gli ambiti di studio e fondamentalmente perché in primis Freud stesso si rapportò alla psicologia, ma anche letteratura.

1.2.1 Intellettuali cinesi e psicologia


La popolarizzazione di Freud ha inizio nel campo della psicologia, a cavallo tra il XIX° e il XX° secolo e sull’onda di una più generale introduzione della filosofia della mente, presumibilmente una scienza in via di sviluppo in Europa. Tre furono le condizioni che permisero al campo della psicologia di prendere piede sul suolo cinese[19]: l’insegnamento della psicologia da parte di missionari fece rientrare questa nuova disciplina in un più ampio programma di istruzione e cultura moderna e venne così facilmente assimilato all’interno della tradizionale moralità cinese. In secondo luogo, essendo i testi di psicologia tradotti come libri di testo, nozioni di psicologia furono avvicinate a nozioni come socializzazione, cultura personale, responsabilità sociale e verso la nazione, in modo da inquadrare anche questa disciplina. Infine, parallelamente all’introduzione attraverso scuole missionarie e libri di testo, la psicopedagogia, che stava prendendo piede anche negli Stati Uniti, diveniva una materia di studio scolastico anche in Giappone, il che fornì un modello di modernizzazione per l’istruzione cinese[20]. La psicologia divenne inesorabilmente associata all’istruzione, tant’è che vennero istituiti i primi dipartimenti di psicologia (xinlixue xi) in alcune università cinesi, come accadde nel 1920 nelle università di Nanjing e Dongnan[21]. In questo contesto di riforma dell’istruzione/educazione cinese, un ruolo importante fu giocato dall’abolizione degli esami statali nel 1905 e dall’istituzione del Ministero dell’Istruzione. Ancora prima nel 1901 l’imperatrice Cixi, nel suo programma di riforma aveva proposto ad esempio una revisione del sistema degli esami affinchè fosse stabilita non solo la conoscenza dei classici, ma anche quella della storia della Cina e dei paesi stranieri e accanto la conoscenza della scienza moderna. Nei primi anni venti Wang Jingxi e Luo Dixian furono tra i primi a pubblicare articoli che direttamente o indirettamente argomentavano commenti sulle teorie freudiane. Wang Jingxi in The Instinct and the Unconscious (Benneng he wuyishi, 本能和无意识) analizza le tematiche dell’istinto e dell’inconscio non direttamente riferendosi alla psicanalisi freudiana ma alla luce di studi teorici come quelli di McDougall e Fallace[22]; in pubblicazioni successive sosterrà l’importanza della psicanalisi per aver provato l’esistenza dell’inconscio[23] e per aver riconosciuto all’istinto e alle emozioni un ruolo fondamentale all’interno della psiche dell’uomo. Luo Dixian si occupò invece della traduzione e del commento critico di Ten Lectures on Contemporary Literature (Jinshi wenxue shi Jiang, 本能和无意识), un libro del teorico giapponese Kuriyagawa Hakuson, uno dei primi studiosi ad analizzare le teorie freudiane. Come risulta evidente la popolarizzazione di Freud ha inizio nel campo della psicologia e tra i numerosi che condivisero, apprezzarono e svolsero un ruolo non irrilevante in questa divulgazione vanno annoverati anche studiosi come Pan Guangdan e l’intellettuale dissidente Zhang Shizhao[24]. Quest’ultimo in particolare, durante un periodo di studi in Germania, scrisse a Sigmund Freud in prima persona: è stata, infatti, ritrovata la lettera (datata 27 maggio 1929) che testimonia la corrispondenza epistolare tra il Padre della psicanalisi e Zhang Shizhao e che rappresenta l’unica documentazione di un diretto contatto con l’ambiente letterario cinese. Anche se si dispone soltanto della lettera di risposta è interessante notare come Freud fosse ben predisposto alla divulgazione delle sue teorie in Oriente:
Hochgeehrter Herr Professor Ich bin überaus erfreut durch Ihre Absicht, in welcher Art immer Sie sie ausführen wollen, sei es dass Sie die Kenntnis der Psychoanalyse in Ihrem Heimatlande China anbahnen, sei es dass Sie uns Beiträge für unsere Zeitschrift Imago geben, in denen Sie unsere Vermutungen über archaische Ausdruckformen am Material Ihrer Sprache messen. Was ich in den Vorlesungen aus dem
Chinesischen anführte, war aus einem Artikel der Enzyklop. Britannica (11th edit) genommen.
In vorzüglicher Hochachtung, Ihr Freud.[25]
Da ciò si può probabilmente dedurre cosa Zhang avesse chiesto a Freud nella prima sua lettera. Il suo interesse era probabilmente scaturito dalla conoscenza della lingua cinese da parte di Freud, e lo informava sulle sue intenzioni di introdurre le teorie psicanalitiche in Cina attraverso la collaborazione con la rivista di psicanalisi Imago, scrivendo degli articoli da una prospettiva prettamente cinese. Di fatto egli tradusse l’opera freudiana Selbdarstellung, ma nessun articolo venne mai pubblicato sul giornale Imago.
Interessante sottolineare come Freud fosse già di per sé un orientalista: nella sua ampia produzione di opere psicologico-psicanalitiche egli si rapporta diverse volte alla lingua, alla cultura e alla storia della Cina[26]. Si inoltra nell’analisi dell’antica pratica culturale cinese di fasciare i piedi per spiegare e supportare la teoria del feticismo[27]; illustra le sue idee sul linguaggio e sui caratteri cinesi[28]; infine tenta di stabilire un parallelismo tra l’interpretazione degli ideogrammi cinesi in base al contesto in cui occorrono, e la modalità attraverso cui un analista riesce a rapportarsi ai sogni del proprio paziente[29].
Nel campo della psicologia le reazioni all’introduzione della psicanalisi freudiana non furono soltanto positive: tra gli psicologi cinesi formati all’estero e specialmente negli Stati Uniti ve ne furono alcuni, come Guo Renyuan, Huang Weirong o altri ancora, imperniati sul behaviorism[30], l’allora in voga psicologia dello "stimolo-risposta"[31], che respinsero la "psicologia del
profondo"[32] (psicanalisi) di derivazione occidentale poiché la ritennero non scientifica,
avvelenata dalla filosofia o la relegarono al pari della medicina naturale. Huang Weirong non soltanto rifiutò l’approccio con la psicologia occidentale, ma condannò lo studio della mente umana in sé, auspicando che la psicologia cinese si edificasse prevalentemente su esperimenti di laboratorio.
Altri intellettuali e psicologi che non avevano avuto contatti con l’estero e che non erano così influenzati dalla behaviorism school si dimostrarono più ricettivi nei confronti delle teorie freudiane. Molti dei loro articoli e pubblicazioni non consistevano in analisi e letture critiche, ma erano per lo più trattazioni di natura introduttiva. Il loro astenersi da commenti di natura personale non era indice di un atteggiamento acritico, bensì di un’intenzionale predisposizione e flessibilità verso nuove idee [33].

Due tra i più importanti intellettuali in questione furono Zhu Guangqian e Gao Juefu.
Wang Ning stesso ha definito Zhu Guangqian "a major interpreter and critic of Freudianism"[34], il quale con Freud’s Theory of the Unconscious and Psychoanalysis[35] diede un grande contributo all’introduzione delle idee freudiane negli ambienti intellettuali cinesi. Egli condivide pienamente una delle teorie freudiane che già prima del 1920 il filosofo e critico letterario Wang Guowei aveva analizzato, la teoria freudiana della creatività[36] e sublimazione artistica[37]. Fu anche tra i primi a introdurre in modo dettagliato la teoria dell’inconscio all’audience cinese[38]. Ma la conoscenza della psicanalisi freudiana da parte del mondo intellettuale cinese individua anche nel costante tentativo e nell’attenta critica svolta da Gao Juefu un indubbio contributo[39]. In una delle sue numerose pubblicazioni affronta anch’egli il tema della concezione freudiana della letteratura inerente alla teoria della sessualità. Condivide la concezione in virtù della quale sessualità e creatività letteraria siano interconnesse, ma condanna chi ne fa una generalizzazione poiché sostiene che la letteratura trovi la sua ragion d’essere anche al di la della mera sublimazione della pulsione sessuale in genio artistico[40].
[…] So the best thing to do is to sublimate the power of sex into literature, music, art, etc. The emotion of sex is approximately the same as the emotion of literature, music, art and so on. It is much better for this feeling to seek satisfaction in literature, music, art than in sex. The poets, musicians and artists since ancient times all were successful because of the sublimation of sexual power [41].
[…] It is true that literature is related to sex, but that does not mean that literature has no adequate material apart from sexual anxiety [42].
Ciò che dichiaratamente rigetta del pensiero freudiano è l’eccessiva rilevanza che questo conferisce all’istinto sessuale che trasforma l’uomo da mero essere umano ad individuo sessuale a tutti gli effetti, che fa della carica sessuale l’origine di quasi ogni sua manifestazione/realizzazione, dal contenuto dei sogni, al lavoro, al genio artistico ed ogni cosa riguardi la vita umana[43]. Nel 1931 egli pubblicò A critique of Freud and his Psychoanalysis (Fuluoyide jiqi jingshenfenxi pipan, 弗洛伊德及其精神分析批判), un articolo che raggiunse un altissimo livello nella divulgazione e nella critica del pensiero freudiano. Tre sono i punti focali e i maggiori meriti che Gao attribuisce al padre della psicanalisi: quello di aver inferto un colpo decisivo alla psicologia razionalista, quello di aver applicato il principio di causa ed effetto nell’analisi di argomenti psicanalitici ed infine quello di aver accostato con successo psicologia e vita umana[44]. Come Gao stesso sostiene: Thus, it is worth-while to commemorate Freud’s achievement, as a result of his research, phenomena which cannot be interpreted by casual psychology, such dreams, slips of the tongue, wit and neurosis are all shown to be governed by the law of causation. Therefore, although we have condemned psychoanalysis for being non-scientific, Freud’s insistence on determinism actually acts powerful aid to scientific psychology[45].
Gao non si rapporta a Freud e alle sue teorie decantandone le lodi, ma obietta anche sulle nozioni di inconscio, sogno, complesso, lapsus e appunto istinto sessuale, invitando anzi il lettore a leggere in modo critico e non "to share ideas uncritically" (condividere idee in modo acritico)[46]. Ad esempio le concezioni della sessualità, rispettivamente di Gao e Freud, divergono nell’importanza attribuita alla sessualità in termini di forza motrice, quindi alla sublimazione. In questo senso la repressione intesa in senso freudiano svanisce, lasciando il posto ad una sorta di inclinazione positiva che può ergersi in un adeguato contesto sociale ed educativo. Wendy Larson suggerisce come Gao Juefu nei suoi saggi su Freud evidenzi una sorta di forte resistenza culturale nell’individuare nella dimensione della sessualità l’origine delle patologie ed individua in questa riluttanza la ragione della mancata e larga condivisione della teoria della sessualità[47].

1.2.2 Letteratura cinese e teorie freudiane


Grazie al cospicuo lavoro di traduzione realizzato da letterati e traduttori citati precedentemente ed altri ancora, il Freudismo è entrato nell’ambiente culturale-letterario lanciando una sorta di sfida non indifferente al tradizionale codice morale cinese. Con il Movimento del Quattro Maggio 1919 il mondo intellettuale inizia a sperimentare Freud e le sue idee e ne applica le teorie in letteratura: quindi tematiche come l’inconscio, l’istinto, il sogno e le sue interpretazioni, il complesso di Edipo[48] e la teoria della sessualità nelle sue varie accezioni e sfaccettature vengono esaminate e rivisitate. Per quanto riguarda la tematica del sogno, l’antichità classica occidentale identificava i sogni come profezie, la scienza dei tempi di Freud come superstizione, ma egli, in quell’opera fondamentale che è L’Interpretazione dei sogni, vede nei fenomeni onirici la via da percorrere per raggiungere l’inconscio[49]. Anche nella letteratura cinese classica i sogni venivano interpretati come profezie che preannunciavano il futuro, predizioni di spiriti e messaggi dal mondo dei morti. L’introduzione della psicologia occidentale (in particolare quella freudiana) ha influenzato questa interpretazione. La teoria freudiana dell’interpretazione dei sogni fu analizzata ad esempio da Zhu Guangqian e Gao Juefu e utilizzata in letteratura da scrittori come Lu Xun e Guo Moruo ed ha rinforzato l’impostazione tradizionale cinese in un duplice senso: i sogni riflettono importanti aspetti dell’esperienza umana e possono essere soggetti ad interpretazione. Interessante ricordare la "diary literature"che fiorì negli anni ’20 e ’30 e che consiste nell’espressione dei sogni spesso dello stesso scrittore, in forma epistolare o di diario, un altro nuovo modo di esprimere la soggettività e la dimensione psicologica dei personaggi. Due esempi: Il diario della signorina Sofia di Ding Ling e Nine Diaries di Yu Dafu[50]. Grazie alle teorie freudiane, le novelle si popolano così di personaggi dotati di abnormal psycologies (psicologie anormali), ossia personaggi le cui menti sono caratterizzate da una sorta di perversioni, insolite inclinazioni sessuali, tendenze omosessuali, propensioni incestuose e/o ossessive. Rappresentare il desiderio sessuale e dipingerlo come la forza motrice del comportamento e del pensiero dell’uomo rischiava però di condurre gli scrittori su un terreno scivoloso. Anche se il tema del desiderio sessuale può rappresentare una strategia per criticare la concezione tradizionale della famiglia e delle relazioni interpersonali, può anche far correre il rischio di evocare luoghi comuni come matrimoni combinati, concubinato, prostituzione o relazioni illecite che sono state rappresentate per esempio in campo artistico nell’opera, i cui "mecenati" erano noti per le loro avventure erotiche con i giovani interpreti di sesso maschile[51]. Se questa nuova psicologia è associata ad una dimensione inconscia vista in senso sessuale, va sicuramente distinta da indegne condotte e abitudini sociali del passato. Come vanno anche interpretate secondo accezioni del tutto differenti la sessualità freudiana e la sessualità presentata ad esempio nel romanzo erotico tradizionale Jin Ping Mei[52]. La comparsa della tematica del desiderio sessuale nella letteratura del Movimento del Quattro Maggio 1919 non trova riscontro soltanto nella psicanalisi freudiana poiché, al di là dell’interesse degli scrittori nei confronti dei queste teorie, notevole rilevanza va attribuita al bisogno del dialogo con l’Occidente e con una cultura dalle dimensioni globali, all’interno della quale inserire una letteratura cinese nazionale. Una prospettiva che enfatizza l’importanza per questi scrittori cinesi di sentire e comprendere la modernità[53]. Per coloro che voltarono lo sguardo verso Occidente ed entrarono in contatto con queste nuove teorie, indipendentemente dalle singole modalità, queste rappresentarono una potente arma per combattere proprio il passato, la cultura, il tradizionalismo e l’assetto patriarcale della famiglia. Accanto alle trasformazioni sociali e politiche e ai mutamenti di natura filosofica che caratterizzano il movimento e che valicano i confini del Freudismo o della psicanalisi, una nuova soggettività sessuale è all’orizzonte e prende forma in esperimenti di natura letteraria; una giovane modernità sessuale si concretizza anche in quei profondi cambiamenti nella posizione/emancipazione della donna, nei progressi della consueta tipizzazione dei legami matrimoniali e familiari e, a livello microscopico, anche semplicemente nel modo di pensare, di comportarsi nella vita di tutti giorni e in particolare nelle aree urbane e tra le èlite[54]. L’idea dell’emancipazione sessuale, inerente anche ad una libera e personale scelta del coniuge, è ampiamente sviluppata nella narrativa di questo periodo, un campo di battaglia dove libertà sessuale e cultura tradizionale si confrontano e scontrano. Anche se Freud non promosse esplicitamente concetti come l’emancipazione sessuale, la connessione tra sesso e inconscio da lui auspicata servì da supporto ai riformatori che sostennero libertà sessuale come un diritto fondamentale, poiché rappresenta una modalità nuova di essere, osservare, pensare e sentire. Il freudismo non alterò, bensì incoraggiò la romantica ricerca artistica degli scrittori cinesi, conferendo loro una tecnica narrativa e un metodo moderno attraverso il quale scandagliare i sentieri della mente, riconoscere ed esprimere personalità, individualità e soggettività[55]. Una soggettività che avanza con, contro e al di là della tradizione, rivendicando la legittimità del soggetto e le sue esigenze istintuali, in modo da conformarvi e rendere la realtà culturale ad esse più sensibile[56].
Parallelamente però, in virtù di differenze di educazione, istruzione, cultura, orientamento politico e personalità, intellettuali e scrittori cinesi manifestarono le loro reazioni al grande impatto del Freudismo secondo modalità differenti anche perché ad esercitare una notevole influenza sulle loro menti intervennero filosofie di altri pensatori, quali ad esempio Bergson, Nietzsche e Schopenhauer[57]. Da un punto di vista specificatamente politico, quando inizialmente Freud venne introdotto in Cina, la rilevanza politica tanto della componente nazionalista quanto della componente comunista non era ancora ben affermata. In seguito, quando entrambi gli orientamenti politici consolidarono la loro influenza e il loro peso/potere politico, alcuni scrittori, inizialmente simpatizzanti del Freudismo, iniziarono a dissociarsene. Il fronte comunista iniziò a criticare, se non direttamente Freud in sé, la dimensione borghese di cui la psicanalisi freudiana veniva considerata rappresentativa[58]. Nonostante alcuni tentativi di accostare Marxismo e Freudismo, gli intellettuali non conferirono più di una certa importanza a tali critica, poiché essi avevano prevalentemente priorità intellettuali vere e proprie[59]. Lu Xun fu uno dei primi scrittori cinesi a rapportarsi alle teorie freudiane e le sue reazioni furono di molteplice natura: dalla curiosità, alla mera considerazione, alla condivisione e ad una visione critica; ma nonostante la consapevolezza di alcuni limiti del Freudismo ne applicò molte componenti all’interno della sua produzione letteraria. Nel 1924 scrisse la prefazione dell’edizione cinese di The Symbol of Depression[60], opera del letterato giapponese Kuriyagawa Hakuson che aveva fatto proprie alcune delle teorie di Freud e Bergson; della sua modalità di pensiero condivideva la teoria dell’inconscio e della sublimazione/repressione[61], mentre parallelamente condannava la teoria della sessualità ed in particolare il carattere arbitrario che le veniva attribuito. Per Lu Xun la sessualità apparteneva originariamente all’istinto animale ed enfatizzare in modo eccessivo la funzione della sessualità nell’uomo inevitabilmente equivaleva ad identificare l’uomo con l’animale: "Sexuality originally belongs to animal instinct"[62]. Nonostante non condividesse neanche la concezione freudiana dell’arte/letteratura, auspicava per la Cina un maggior contatto e reciproco scambio con la letteratura straniera, poiché intravedeva in ogni caso nel Freudismo elementi positivi, da utilizzare nelle sue opere.
In Butian (补天)[63] ad esempio egli tenta quasi senza successo di avvalersi delle idee freudiane nell’interpretazione dell’origine della creatività, tanto dell’uomo quanto della letteratura[64]. Altri esempi sono riscontrabili in Xiongdi (兄弟)e Feizao (肥皂)[65], due storie che Lu Xun ha scritto coerentemente con i suoi ideali estetici e creativi e solo in parte ispirandosi alla teoria dell’inconscio, riuscendo così ad inoltrarsi nella dimensione psichica dei personaggi, all’interno di un profondo realismo psicologico[66].
Guo Moruo, Yu Dafu, Cheng Fangwu e altri romantici reagirono positivamente all’avvento di questa nuova teoria, ammirando alcune delle idee freudiane e risultandone, chi più chi meno, sufficientemente influenzati. Guo Moruo ad esempio caratterizzò alcuni dei suoi personaggi per una profonda repressione sessuale e misteriose motivazioni appartenenti alla dimensione inconscia e conferì importanza alla soggettività, esplorando il mondo interiore e i processi mentali che lo caratterizzano; in Story of The Western Wing (Xixiang ji 西厢记). La realtà psichica del protagonista è infatti focalizzata su una sorta di sessualità repressa ed egli trasforma la diade repressione-liberazione da metamorfosi individuale in una forma sociale di risveglio e rivoluzione. Guo stesso ritenne che il racconto Late Spring (Canchun) ebbe successo non per le qualità narrative o la descrizione degli eventi, bensì per l’analisi psicologica dei personaggi[67].
Yu Dafu sostenne che la più importante, audace e potente forza interiore dell’uomo è l’energia sessuale e nella sua produzione spesso presenta personaggi caratterizzati dall’incapacità di appagare i propri desideri sessuali[68]; come il protagonista di Naufragio (Chenlun, 沉沦)[69], un giovane studente cinese in Giappone che vive un tormentato desiderio sessuale nei confronti delle donne che lo circondano; inoltre in questo racconto, dall’intensa inquietudine sessuale, lo studente attribuisce la sua sofferenza alla decadenza della nazione.
Anche Ding Ling all’epoca suscitò scalpore con un personaggio sessualmente tormentato: la protagonista de Il Diario della Signorina Sofia (Shafei nüshi de riji, 莎菲女士的日記)[70] è una ragazza angosciata, ambivalente e contraddittoria; è attratta dall’estetica maschile e cerca la felicità in un rapporto fisico, ma al contempo la rifugge, in uno stato d’animo ossessivo. Desidera tanto amare quanto morire nel suo turbamento interiore. Pan Guangdan, Zhao Jingshen e Zhou Zuoren[71] accettarono la grande sfida lanciata dal Freudismo alla cultura cinese con grande piacere e curiosità e si adoperarono affinché la loro stessa reazione divenisse più capillarmente condivisa. Zhou Zuoren contribuì alla diffusione del freudismo in modo entusiastico: in Sinking egli prende le difese di Yu Dafu e dell’omonima opera Sinking, ampiamente criticata quando venne pubblicata, enfatizzando la componente sessuale che caratterizza l’uomo dallo stadio infantile a quello adulto[72]. Condivise quindi gli sviluppi della psicologia infantile freudiana, ma il suo pensiero fu anche influenzato dal sessuologo britannico Havelock Ellis (1859-1937) attraverso le cui teorie cercò di attaccare la morale tradizionale, ponendo attenzione sull’educazione sessuale. Come è stato già suggerito, in questo periodo, riferimenti a Freud o alla psicologia in generale sono stati spesso contestualizzati nel più ampio panorama educativo e istruttivo cinese in via di miglioramento. Un aspetto significativo di questo processo fu la nuova cultura dell’educazione sessuale, anche se questa disciplina venne considerata parte della nuova scienza e non come un vero e proprio insegnamento che potesse aiutare gli studenti/i giovani nella comprensione della sessualità e quindi nel conseguimento di una qualità di una vita sessualmente migliore e più consapevole[73]. Zhu Guangqian in particolare auspicò un’educazione/istruzione che guidasse gli studenti nella sublimazione dei loro desideri, preferibilmente attraverso la cultura, l’arte e la letteratura[74].
Fautori del principio "arte per l’arte" (ossia l’arte fine a se stessa), i membri della Società Creazione si dimostrarono tendenzialmente più affini all’applicazione delle teorie psicanalitiche in letteratura, ma l’assenza della componente sociale intesa in termini di motivazione al comportamento dell’uomo all’interno delle teorie freudiane non esercitò alcuna influenza né impressione nei confronti dei membri della Società di Ricerche Letterarie che enfatizzavano invece il principio "arte per la vita"(ossia fare dell’arte uno scopo per la vita). Liu Na’ou, Shi Zhecun e Mu Shiying[75] e coloro che negli anni ’30 vennero etichettati come "New Sensationalist" (Xin ganjue pai, 新感觉派) entrarono in contatto col Freudismo e ne applicarono i principi nelle loro opere in modo molto particolare e creativo. Infine realisti come Ba Jin e Mao Dun si caratterizzarono per una reazione piuttosto stabile, concedendosi anche un atteggiamento critico e vivace.
Nonostante l’indiscutibile interesse mostrato dalla maggior parte degli scrittori più importanti nei confronti del Freudismo, quest’ultimo fallì e non riuscì a divenire una teoria largamente condivisa in Cina; probabilmente come risultato del rivoluzionario Movimento del Quattro Maggio 1919 ci fu un rafforzamento non che una maggiore diffusione degli ideali politici di sinistra nei circoli letterari degli anni ’30 e il marxismo cominciò ad esercitare, in particolare su alcuni scrittori, una maggiore attrattiva e un maggior interesse della psicanalisi freudiana[76]. Inoltre in quel periodo povertà, ignoranza e decadenza facevano da sfondo ad una Cina rurale e dilaniata dalla guerra dove lo spirito entusiastico sorto col Movimento del Quattro Maggio 1919 era andato e andava inevitabilmente via via affievolendosi, perdendo forza ed efficacia. In un momento in cui la popolazione riusciva a malapena a provvedere alla quotidiana sussistenza, difficilmente teorie psicanalitiche avrebbero potuto destare maggiore attenzione ed interesse di quanto ne destarono. Comprensibilmente anche l’oggetto della psicanalisi mutò in favore di tematiche di carattere sociale e nazionale e ciò è riscontrabile nei titoli di alcuni articoli che vennero pubblicati all’epoca: Fascism and Psychological Experiments o Psycological War and Quick War[77]. Ad approfondire Freud e le sue teorie furono maggiormente gli intellettuali, ma questa disciplina raggiunse negli anni ‘30 anche l’audience del pubblico comune[78]. Questo termine venne strettamente collegato con il sesso e ciò non mancò di destare la preoccupazione di insegnanti/educatori, allarmati da una potenziale influenza negativa che le teorie freudiane, presentate in versioni semplicistiche, potessero avere sul pubblico giovanile.

CAPITOLO 3
Il Nuovo Periodo e la "Freud fever": il risveglio dell’interesse per le teorie
freudiane

3.1 Oscurantismo e Rivoluzione culturale


Se nella Cina del ‘900 storia politica ed evoluzione intellettuale procedono di pari passo, dopo la scomparsa dell’antico regime e la fase dell’influenza occidentale, questo è il momento di Mao e del marxismo[1]. Mao Zedong nel 1942 pronunciava a Yan’an i discorsi sull’arte e sulla letteratura che costituivano le fondamenta dell’atteggiamento del partito nei confronti delle questioni letterarie e culturali per i decenni a venire. Coerentemente con una vera e propria strumentalizzazione delle arti e delle lettere[2], egli affermava che esse dovevano essere al servizio della rivoluzione e rimanere quindi subordinate alla politica. Il pubblico a cui la letteratura era destinata era formato da lavoratori, contadini e soldati; perciò gli scrittori dovevano narrare in modo comprensibile.
Coerentemente al "realismo socialista", gli scrittori dovevano esprimere il messaggio rivoluzionario attraverso forme popolari che trovassero consenso tra le masse, in modo da risvegliare le coscienze e indicare la strada per un futuro migliore sotto la guida dei comunisti. Inoltre veniva richiesto loro di sottoporsi ad una rieducazione attraverso lo studio del marxismo, la partecipazione alla riforma agraria e la collaborazione a progetti costruttivi; in qualità di "lavoratori culturali" era necessario che facessero esperienza della vita che conducevano le masse per contribuire alla costruzione del socialismo[3]. Marxismo e Freudismo vennero spesso avvicinati e proprio agli anni ’40 risale la traduzione di Freud and Marx (Fuluoyide he Makesi, 弗洛伊德和马克思di R. Osborn) ad opera di Dong Qiusi, un testo che subito suscitò reazioni tra gli intellettuali di sinistra e che fu fondamentale per una loro conoscenza del Marxismo[4]. Nonostante Dong riconoscesse nel Freudismo evidenti limiti, vi intravide delle componenti materialistiche e deterministiche, lo ritenne affine al Marxismo e cercò di individuare i punti in comune tra le due dottrine; non solo è degno di lode per averle analizzate in modo obiettivo, ma anche aver sviluppato delle riflessioni significative[5]. Agli stessi anni ’40 risalgono i contributi di scrittori come Shen Congwen, Zhang Ailing e Qian Zhongshu. Quest’ultimo, a differenza di coloro che entrarono in contatto col Freudismo attraverso traduzioni e materiale introduttivo, fu tra quelli che ne vennero a conoscenza direttamente. Scrisse e pubblicò numerosi saggi e commenti alle opere freudiane e molti elementi sono riscontrabili in alcune delle sue novelle come in Weicheng ( 围城, La fortezza assediata)[6], dove egli utilizza e oppone ripetutamente le nozioni di conscio e inconscio. All’interrogativo se questa novella possa essere considerata un simbolo della psicanalisi o meno, Wang Ning risponde che, qualora lo fosse, andrebbe letta come simbolo del grembo materno, all’interno del quale eroe ed eroina consumano il loro amoreggiamento coronato dall’unione coniugale. Secondo Wang Ning il significato simbolico de La fortezza assediata rimanda alla Cina d’altri tempi, imperniata su un profondo e radicato feudalesimo paragonabile ad una fortezza chiusa e inaccessibile se non al tradizionalismo[7]. Palese è nel romanzo anche la satira del periodo di guerra e dell’occupazione giapponese della Manciuria[8]. In seguito alla vittoria sul Giappone nel 1945, il governo nazionalista non riuscì a ristabilire il controllo sul paese e nel giro di pochi anni veniva travolto dalle forze comuniste. Mentre i nazionalisti si rifugiavano a Taiwan, il 1°ottobre 1949 Mao proclamava la fondazione della Repubblica Popolare Cinese. Con la fondazione della Federazione cinese dei circoli letterari e artistici, accanto al monopolio dell’editoria e ad una serie di associazioni che includevano il teatro, il cinema, la musica e l’arte in generale, per artisti e scrittori si apriva una stagione che li poneva sotto il diretto controllo e alle dipendenze dello Stato, la stagione dell’indottrinamento comunista. Ben presto le questioni accademiche assunsero connotazioni politiche che si tradussero in campagne, arresti e condanne, che avevano come bersaglio scrittori considerati dissidenti per i loro contributi in campo culturale, come accadde ad esempio ad Hu Shi (1891-1952) e Hu Feng (1902-1985)[9]. Nel campo della narrativa, nei primi anni ‘50 venne prodotto poco di significativo e anche il Freudismo, dopo esser stato ampiamente criticato negli anni ’30 e ’40, uscì dalla scena letteraria, condannato come espressione dell’ideologia borghese e della società capitalistica[10] e venne sostituito da modelli approvati e più consoni al sistema comunista dei soviet, ad esempio dal modello psicologico di Ivan Pavlov (1849-1936)[11]. Pavlov è stato un fisiologo, medico ed etologo russo, il cui nome è legato alla scoperta del "riflesso condizionato", una teoria introdotta agli inizi del ‘900 nell’ambito degli studi sul comportamento, che ha assunto grande importanza in fisiologia, psicologia e psichiatria. Tracciare in modo chiaro i contorni della diffusione e dello sviluppo del Freudismo dal 1949 non risulta essere molto semplice e una serie di motivazioni giustificano quest’asserzione. Innanzitutto questa marginalizzazione delle teorie freudiane confinò le discussioni sul Freudismo ad una ristretta e isolata cerchia e venne imposto il divieto di consultazione delle opere del padre della psicanalisi. Una mascherata eccezione a questo divieto sussisteva solo nel momento in cui gli scrittori potevano utilizzare le teorie freudiane, ma solo per scrivere in modo dichiaratamente critico e oppositivo a queste idee considerate ora fortemente reazionarie. Coerentemente con questa presa di posizione, il Freudismo doveva essere rimosso dalle menti e dalla memoria di coloro che lo avevano fatto proprio. Seguì infatti un periodo che potrebbe definirsi di stagnazione, che si conclude non prima degli anni ‘70/’80 del Novecento. Parallelamente ad Hong Kong e Taiwan continuò ad essere trattato sia in modo favorevole che critico. Nel 1956, di fronte alla scarsa creatività artistico-letteraria, viene lanciata la Campagna dei Cento Fiori che sembra nascere dall’esigenza di superare la il divario tra il potere e la società, inaugurare una letteratura più sensibile alle esigenze del paese e promuovere una maggiore liberalizzazione della vita politica, culturale, economica e sociale. Studenti, intellettuali e uomini politici furono incoraggiati ad esprimere il loro punto di vista sui cambiamenti che avevano attraversato la Cina e sulle riforme da effettuare in futuro. Inevitabilmente ebbero luogo fermenti universitari e proteste che vennero però represse con la campagna antidestrista del 1957[12], a cui seguirono arresti e processi di numerosi intellettuali. D’ora in avanti gli autori tendono a rifugiarsi nel passato, trattando per lo più temi quali la resistenza antigiapponese e la guerra civile. Nel 1958, in seguito al lancio del Grande Balzo in Avanti[13], viene promossa dal partito comunista la teoria del "romanticismo rivoluzionario": il dibattito verteva su come rappresentare "i caratteri di mezzo" ossia coloro che si trovavano a metà strada tra i buoni/rivoluzionari e cattivi/reazionari[14]. Più precisamente questi soggetti erano gli intellettuali piccolo-borghesi che non potevano essere identificati né con gli eroi proletari né con dei corrotti capitalisti da colpire. Negli anni ’60 questi personaggi/ignavi vengono banditi dal limbo e la discussione si focalizza piuttosto su come descrivere buoni/positivi e cattivi/negativi e nessun’altro soggetto di mezzo. Questa teoria però non trova un’adeguata risposta tra gli scrittori e nel 1962 questi vengono sollecitati ad una maggiore libertà nelle scelte tematiche, ma questi ultimi tentativi si concludono tragicamente con lo scoppio della Rivoluzione culturale proletaria nel 1966.
Il decennio 1966-76 rappresenta indubbiamente uno dei periodi più cupi dell’intera storia cinese. Mao chiama a raccolta studenti e intellettuali di estrema sinistra, le cosiddette Guardie Rosse, adolescenti fanatici, armati e educati all’odio di classe, attraverso le quali intende avviare campagne contro revisionisti e controrivoluzionari, intellettuali, artisti, scienziati e funzionari di partito e combattere i quattro vecchiumi: le vecchie idee, la vecchia cultura, le vecchie tradizioni e le vecchie abitudini[15], insieme alle influenze perverse dell’Occidente e dell’Unione Sovietica. Il Freudismo, come si può facilmente dedurre, cade in un periodo di oscurantismo ed è proprio questo un secondo elemento su cui si fonda l’impossibilità di ripercorrere in maniera nitida il cammino delle teorie freudiane.
Durante la Rivoluzione culturale un vero e proprio deserto caratterizza le arti e le lettere poiché la letteratura precedente viene rinnegata, tutti gli scrittori cinesi vengono ridotti al silenzio, non hanno possibilità di esprimersi se non per decantare le lodi del partito in virtù di una letteratura acritica e agiografica. Molti si suicideranno, moriranno in seguito a maltrattamenti o verranno inviati nei campi di rieducazione. Due tipi di letteratura coesistono in questo periodo: una clandestina, che principalmente aveva lo scopo di denunciare gli aspetti negativi del regime e le sofferenze patite nel periodo precedente e una letteratura ufficiale al servizio del potere[16]. Coerentemente al dilagante e capillare indottrinamento marxista/comunista in atto, nel pensiero e nel modo di pensare delle masse comincia a manifestarsi un cambiamento, per il quale molti scrittori iniziano a cercare una definizione: si tratta di una sorta di trasformazione/astrazione e più precisamente uno "spirito" che promuove una nuova mentalità che rende possibile trasformazioni sociali, ma anche individuali[17]. Nel contesto rivoluzionario che fa da sfondo alla Cina, questo termine assume un’accezione ideologica e può essere ricollegato allo spirito nazionale spesso evocato nell’ultimo periodo della dinastia Qing, tanto dalla fazione nazionalista quanto da quella comunista, in virtù del sacrificio per il benessere della nazione. Nel periodo maoista questo "spirito" esprime un aspetto mentale ed emotivo relativo alla comprensione da parte dell’individuo del concetto di "posizione", nella Cina tra il 1950 ed il 1970. Lo "spirito" inteso in senso rivoluzionario ed esposto in questi termini, non risulta facilmente comprensibile e sicuramente la teoria socialista, che è quella a cui la Cina si rapporta in questo periodo, risulta rilevante ed illuminante.
Mao si richiama alle teorie rivoluzionarie proprie dell’ideologia marxista che auspicava ad esempio il passaggio dalla società capitalista alla società comunista attraverso la dittatura del proletariato, ossia quella fase in cui il proletariato si impadronisce del potere politico e impone la propria egemonia sulla classe borghese; conseguenza storica è l’avvento della società socialista.
Ma se Marx puntava sulla classe operaia urbana, tipica della realtà inglese, il comunismo in Cina ha dovuto adattarsi a condizioni molto particolari, quelle di un immenso paese rurale e arretrato. La rivoluzione non è proletaria bensì contadina. Promuovendo questa ideologia e individuando nei contadini la sorgente della rivoluzione, Mao attribuisce alla società una natura dinamica. Non a caso mirava a raggiungere gli obiettivi economici del Grande Balzo proprio grazie all’energia delle masse e facendo appello allo "spirito" rivoluzionario. Da questo punto di vista il partito doveva essere al servizio delle masse (consapevoli) e non agire contro la loro volontà. Mao identificava nella rivoluzione della coscienze e della cultura, la precondizione alla realizzazione della rivoluzione[18]. Ed è infatti alle masse, ai giovani e giovanissimi che Mao si rivolge per la realizzazione della Rivoluzione culturale, per un mutamento radicale della mentalità. Strumento essenziale di tale capovolgimento della mentalità/soggettività fu il Libretto Rosso, contenente il pensiero di Mao. Lo "spirito" viene quindi ad identificarsi come l’espressione del modo che l’individuo ha di relazionarsi ad altri individui ed al potere in un contesto e in secondo una soggettività rivoluzionaria[19]. Questa non consiste però in versione più moderna dell’interiorità e della modernità sessuale precedentemente descritte, poiché forse quell’inconscio dai connotati sessuali e questo nuovo discorso dello "spirito" rivoluzionario coesistono; scrittori/registi/artisti come ad esempio Mang Ke, Wang Xiaobo, Jiang Wen, Anchee Min e He Jianjun se ne fanno portatori nelle loro creazioni artistiche.


3.3.2 La "Febbre Freudiana"


La rinascita e il rinnovato interesse per le teorie freudiane furono dunque possibili solo alla fine del buio decennio della Rivoluzione culturale nel 1976; più precisamente nel 1978, in concomitanza con la politica di apertura verso l’esterno e la riforma economica, fattori che resero possibile un maggiore e più intenso contatto internazionale e quindi un più vivace scambio anche dal punto di vista culturale e letterario[22]. Yin Hong sostiene che, senza l’influenza della moderna cultura occidentale intesa in termini di filosofia, estetica, psicologia, etica, arte e letteratura, la letteratura cinese contemporanea non avrebbe le sembianze e le caratteristiche che oggigiorno presenta e sarebbe inconcepibile, poiché quell’influsso le ha conferito un modo totalmente nuovo di pensare[23]. Suggerisce inoltre che teorici come appunto Sigmund Freud, ma anche Carl Jung, Alfred Adler, Herbert Marcuse, Erich Fromm e Jacques Lacan abbiano in qualche modo liberato e rinvigorito la modalità cinese di pensiero, da quel rivoluzionario e buio periodo di ignoranza culturale. Tra il 1985 ed il 1986 si profilò nel panorama letterario cinese un’esplosione di interesse senza precedenti o meglio una vera e propria "Febbre Freudiana": un’ampia mole di scelta su Freud e studi critici sulle sue teorie fecero il loro ingresso sulla scena culturale grazie alla mediazione di interpreti cinesi e traduzioni provenienti da Hong Kong e Taiwan, anche se alcune risultarono comprensibilmente di scarsa qualità e professionalità. Ogni aspetto della vita culturale fu così oggetto di questa dilagante permeazione del Freudismo, che proseguì quella sfida intrapresa nel primo ventennio del ‘900, nei confronti della cultura e dello stile di vita tradizionale, influenzando e scioccando, questa volta, la sensibilità di individui di differente estrazione sociale[24]. Le reazioni furono di natura molteplice: netta opposizione, vivace entusiasmo e timore da parte di coloro che ritenevano che queste teorie potessero influire negativamente sulle menti dei giovani. Confrontando i due momenti in cui il Freudismo esercitò un’influenza non irrilevante sulla cultura della Cina, in questa seconda fase esso non esprime i caratteri di una rivoluzione sessuale. Se quest’accezione può forse essere associata al primo periodo del ‘900, la febbre freudiana si colora ora di una sfumatura diversa poiché pone essenzialmente in primo piano la più generale questione della sopravvivenza e attualità dei costumi cinesi tradizionali. Wang Ning sostiene che la psicanalisi freudiana sia stata oggetto di ingiuste accuse, che avvicinano l’eccessiva esuberanza di alcune opere dal carattere erotico-sessuale, al contagio freudiano[25]. Ad esempio nelle varie campagne contro la pornografia (Saohuang yundong 扫黄运动) lanciate in Cina negli anni ’90, molti, in parte per ignoranza, in parte mossi da ideali o prese di posizioni estreme, hanno individuato nella diffusione del Freudismo una delle cause dell’aggressività nella problematica rappresentata dalla pornografia. Un esempio è il fraintendimento e l’erronea interpretazione della teoria freudiana della castrazione. Indubbio è l’ascendente che questa disciplina ha esercitato sulla letteratura cinese del Nuovo Periodo, ma spesso quest’influsso viene visto/degenerato e caricato di accezioni distruttive. Esso è riuscito a diffondersi e a permeare la dimensione conscia e inconscia degli scrittori cinesi contemporanei identificandosi come la forza motrice e motivazionale della loro creazione artistica[26]. Elementi freudiani sono riscontrabili ed evidenti in autori cinesi come Zhang Xiangliang, Mo Yan, Can Xue, Liu Heng, Wang Shuo, Su Tong, Wang Meng, Yu Hua ed altri ancora. Non stupisce il fatto che opere a carattere erotico siano apparse nella letteratura cinese soltanto dopo il declino di quegl’imperativi morali e quei codici feudali che avevano imprigionato le menti per più di due millenni. Ma quale interpretazione dare alla psicanalisi e alla sessualità presenti in questa letteratura? Come è stato già suggerito, la mancata diffusione del Freudismo in Cina negli anni ’20 e ’30 affonda le sue radici in un terreno di natura storica e culturale, nella mentalità poco eclettica e ricettiva e nel gusto dell’audience cinese, orientata e plasmata dal tradizionalismo, dalla morigeratezza e dal moralismo. In quel tempo il pubblico dei lettori non era pronto per Freud. Anche la "vittoria" conseguita dal Freudismo negli anni 80′ va letta nella prospettiva del lettore cinese, che possiede ora una mente più ricettiva: per un lungo periodo di tempo la libido è stata repressa e la sua espressione limitata, ma l’atmosfera che si respira tra la fine degli anni ’70 e i primi anni ’80 permette a queste pulsioni di raggiungere un livello mentale consapevole e sublimarsi all’interno di opere letterarie. Coerentemente all’insegnamento freudiano, l’energia sessuale non solo stimola la creatività degli scrittori, ma consente loro di sublimare pensieri acerbi e perversi, radicati nelle profondità dell’inconscio, nel frutto maturo della civiltà umana[27]. Quindi la grande importanza che il Freudismo assume non va inquadrata nel seducente invito per gli scrittori ad una disinvolta applicazione del tema della sessualità in letteratura, ma va piuttosto intesa in termini di scoperta di un metodo scientifico e una base teorica attraverso cui lo scrittore può esplorare l’inconscio, elevando la tecnica del flusso di coscienza e la psicanalisi ad un livello nuovo e sempre migliore. Parallelamente l’apertura all’Occidente e il conseguente arrivo di nuovi saperi ha posto il Freudismo e la Febbre Freudiana su una bilancia che ha finito per protendere per il nuovo, piuttosto che per il già conosciuto. La Febbre Freudiana degli anni ’80 fa ormai parte del passato, ma sarebbe comprensibile aspettarsi l’avvento di un ulteriore rinascita? Secondo Wang Ning, nonostante la significativa impronta che queste teorie hanno lasciato sul suolo cinese, questa non potrebbe aver luogo. Una serie di cambiamenti politici, economici e sociale attraversano ogni paese, ma nel caso della Cina questi sono stati accompagnati da una sempre maggiore apertura all’Occidente, con il risultato che numerosi e differenti trend culturali hanno influenzato la cultura cinese. In un panorama multiculturale come quello attuale, caratterizzato da un pluralismo di tendenze, difficilmente Freud riuscirebbe di nuovo a distinguersi. Anzi, proprio a causa di queste nuove teorie, il Freudismo ha gradualmente iniziato la sua discesa fino quasi a divenire fuori moda o antiquato. Indipendentemente da ciò, la figura di Freud ha assunto le sembianze di una personalità storica, i cui insegnamenti rimarranno nella memoria tanto della cultura popolare quanto del sapere accademico, nel retaggio culturale delle discipline umanistiche e delle scienze sociali, in una prospettiva presente e futura[28].
Il 6 maggio 2006 è stato celebrato il 150° anniversario della nascita di Sigmund Freud (1856-1939) e molti intellettuali, provenienti da paesi differenti come anche dalla Cina, hanno scritto per conservare il suo ricordo ed elogiare le sue intuizioni. Nonostante molti scrittori contemporanei siano comprensibilmente attratti da altre mode letterarie del XXI° secolo, anche tipiche dell’era della società globalizzata e della comunicazione digitalizzata in cui viviamo, influenze freudiane sul panorama letterario cinese sono riscontrabili in autori cinesi, anche se ognuno le ha inevitabilmente rivisitate a modo proprio.
La sessualità è esplicitamente trattata da scrittrici emergenti come Lin Bai, Chen Ran, Wei Hui e Mian Mian; alcune, dato che scrivono del proprio rapporto ed esperienza con la sessualità e l’amore inteso nella sua più ampia accezione, sono forse state influenzate non solo dal Freudismo. Termini come inconscio, sessualità infantile e libido sono ormai diventati comuni nel lessico delle persone istruite. Nell’ambito medico la psicanalisi, intesa come pratica terapeutica, è cambiata negli anni ed è difficile riscontrare l’applicazione pratica dell’insegnamento freudiano. Grazie allo scambio interculturale, molte scuole e ambiti di studio si sono sviluppati e continuano a svilupparsi tutt’ora.

 

Bibliografia

AA.VV., "Enciclopedia europea", Garzanti, Milano, 1977, vol. V.
Abbagnano Nicola, Fornero Giovanni, "Protagonisti e Testi della Filosofia", Paravia B. Mondadori ed., Milano, 2000, vol. D, tomo 1.
Antisei Dario, Reale Giovanni, "Storia della Filosofia", La Scuola, Brescia, 1997, vol.3.
Bergère, Marie-Claire, "La Cina dal 1949 ai giorni nostri", il Mulino, Bologna, 2000.
Cheng Anne, "Storia del pensiero cinese, vol.1, Dalle origini allo «studio del Mistero»", Einaudi, Torino, 2000.
Chow Rey, "Primitive Passions: Visuality, Sexuality, Ethnography, and
Contemporary Chinese Cinema", Columbia University Press, New York,
1995.
De Bernardi Alberto, Scipione Guarracino, "La conoscenza storica, manuale, fonti e storiografia", Paravia B. Mondadori ed, Milano, 2000, vol. 3.
Dutrait Noël, "Leggere la Cina, piccolo vademecum di letteratura cinese contemporanea (1976-2001)", Pisani, Napoli, 2005.
Fenichel Otto, "Specific forms of the Oedipus Complex", in Collected Papers of Otto Fenichel, First Series, New York: Norton, 1953.
Gao Juefu, "The New Psychology and Education, Xin xinlixue yu jiaoyu (新心理学与教育), Jiaoyu zazhi, vol 18, No. 10 , October.
Gao Juefu, "Youth Psychology and Education", Qingnian xinli yu jiaoyu (青年心理与教育), Jiaoyu zazhi, vol. 18, No. 1.
Gernet, Jacques, "Il mondo cinese", Einaudi, Torino, 1978.
Hsu, Fransis L. K., "American and Chinese: Passage to Differences", University of Hawaii Press, Honolulu, 1981.
Idema Wilt e Haft Lloyd, "Letteratura cinese", Cafoscarina, Venezia, 2006.
Johnson Allen e Prince-Williams Douglass, "Oedipus Ubiquitous: The Family Complex in World Folk Literature", Stanford University Press, Stanford, California, 1996.
Lanciotti Lionello, "Letteratura Cinese", IsIAO Istituto italiano per l’Africa e l’Oriente, Roma, 2007.
Larson Wendy, "From Ah Q to Lei Feng: Freud and Revolutionary Spirit in 20th Century China", Stanford University Press, Stanford, California, 2009.
Lee Leo Ou-fan, "Shanghai Modern : the Flowering of a New Urban Culture in China, 1930-1945", Harvard University Press, Cambridge, Massachusetts, 1999.
Liu Heng, "The Obsessed", Panda Books, Chinese Literature Press, Beijing, China, 1991.
Lu Xun, "Lu Xun on Literature and Art", People’s Literature Press, Beijing, China, 1980.
Mereghetti Paolo, "Il Merenghetti: dizionario dei film 2006", edizioni Baldini castaldi Dalai editore, Milano 2005.
Sabattini Mario, Santangelo Paolo, "Il pennello di lacca. La narrativa cinese dalla dinastia Ming ai giorni nostri", Laterza, 1997.
Sheila Cornelius, "New Chinese Cinema: Challenging representation", Wallflower Press, New York, 2002.
Shi Zhe-cun, "One Rainy Evening", Panda Books, Chinese Literature Press, Beijing, China, 1994.
Shi Zhecun, "The General’s Head" (Jiangjun de tou), Shanghai, Xin Zhongguo, 1993.
Shih Shu-mei, "The Lure of The Modern:Writing modernism in Semicolonial China, 1917-1937", University of California Press, Berkeley, Los Angeles, London, 2001.
Wang Ban, "Psychoanalysis and Modern Chinese Literature: Positive Sublimation and the Politics of Passion", paper presentato alla International Conference: Freud and Chinese Religion and Culture, Rutgers University, New Jersey, 3/4 ottobre 2008.
Wang Ning, "Zhu Guangqian and Freud: A Case of Comparative Aesthetic Studies", Proceedings of the 12th International Conference in Literature and Psychoanalysis, Lisbon, 1996, pp. 205-213.
Wang Ning, "Freudianism and 20th Century Chinese Literature", paper presentato alla International Conference: Freud and Chinese Religion and Culture, Rutgers University, New Jersey, 3/4 ottobre 2008.
Wu Lichang, "Psychoanalysis and Literature in China and in the West", Xuelin Chubanshe, Shanghai, 1987.
Xueping Zhong, "Masculinity Besieged?: Issue of Modernity and Male Subjectivity in Chinese Literature of the Late Tewntieth Century", Duke University Press, Durham and London, 2000.
Yin Hong, "Wandering Spirit: Freudianism and Twentieth Century Chinese Literature", Yunnan renmin chuban she, Kunming, 1994.
Zhang Ailing, "La storia del giogo d’oro", RCS Libri S.p.A., Milano, 2006.
Zhang Xiangliang, "Metà dell’uomo è donna", De Ferrari, Genova, 2005.
Zhang Jingyuan, "Psychoanalysis in China: Literary Transformations, 1919-1949 " East Asia Program, Cornell University, Ithaca, New York, 1992.
Zhang Jingyuan, "Psychoanalysis in the Chinese Context", IIAS International

Institute for Asian Studies Newsletter, March 2003,
http://www.iias.nl/iiasn/30/IIASNL30_08_Zhang.pdf (20 maggio 2009).
Zilboorg Gregory, "Masculine and feminine: some biological and cultural aspects in Psychoanalysis and Women", J. B. Miller, Penguin Books, New York, 1973.

Articoli in riviste

Blowers Geoffrey, "Crossing Borders: Oedipus in Asia and the Resistance to psychoanalysis", in Chinese Cross Currents, 2006, pp. 8-27.
Blowers Geoffrey, "Freud’s China Connection", in Journal of Multilingual and Multicultural Development, 1993, vol. 14, n. 4, pp. 263-273.
Blowers, Geoffrey, "Learning from Others: Japan’s Role in Bringing Psychology to China", in American Psychologist, 2000, vol. 55, pp. 1433-36.
Brook Vincent, "To live and dye in China: the personal and the political in Zhang Yimou’s Judou", in CineAction, Wntr 2003.
Gu Ming Dong, "The Filial Piety Complex: Variations on the Oedipus Theme in Chinese Literature and Culture", in Psychoanalytic Quarterly, 2006, vol. 75, n.1, pp. 163-195, paper presentato alla International Conference: Freud and Chinese Religion and Culture, Rutgers University, New Jersey, 3/4 ottobre 2008.
Lee Jae-Suk, "Il sacro e la sessualità nel Confucianesimo", in Segni e comprensione, 2008 a. XXII n.s., n. 65, pp. 45-67, su www.siba2.unile.it.
Tseng Weng-Shing, Hsu Jing, "Chinese Culture, Personality Formation and Mental Illness", in International Journal of Social Psychiatry, 1970, vol. 16, pp. 5-14.
Wang Ning, "The Reception of Freudianism in Modern Chinese Literature: Part I (1920-1949) ", in China Information,1991 a, vol. 5, n. 4, pp. 58-71.
Wang Ning, "The Reception of Freudianism in Modern Chinese Literature: Part II (1949-Present)", in China Information, 1991 b, vol. 6, n. 1, pp. 46-54.

Filmografia
Judou. Dir. Zhang Yimou. Perf. Gong Li, Li Baotian, E Li Wei, 1990. Videocassetta, 1991.

Chi ha letto questo articolo ha anche letto…

The 27th IPSO Meeting – Berlin 13-15 October 2023. Report di S. Chindamo

Leggi tutto

Diversità sessuale e di genere. Bruxelles 2019 report di A.D. Linciano e E. Reichelt

Leggi tutto