La consultazione psicoanalitica: solo un incontro

 

ABSTRACT

L’esperienza dei servizi di consultazione ha una lunga tradizione in Italia e molti studi psicoanalitici sono stati pubblicati su questo tema.

Lo scopo di un servizio di consultazione è di essere una “finestra aperta” sul mondo esterno, le persone possono telefonare e chiedere informazioni e lo psicoanalista di turno risponde e, se lo valuta sia opportuno, fissare un appuntamento. Per la persona che chiama questo è il primo approccio al mondo psicoanalitico e lo psicoanalista sa che egli rappresenta la psicoanalisi e l’istituzione psicoanalitica ancora di più di quando fa una consultazione privata. Per questi motivi le dinamiche sono molto delicate: lo psicoanalista deve poter ascoltare senza essere intrusivo ed insieme usare “parole che toccano” per socchiudere la porta al mondo interno del paziente. Deve dare un “assaggio” dell’approccio psicoanalitico così che il colloquio sia sentito come un “approdo” dove la persona può cominciare a guardarsi e favorire l’attivazione di un processo interno di speranza e curiosità su di sé e l’esperienza psicoanalitica.

In questa cornice l’approccio dello psicoanalista è insieme simile e differente rispetto al primo colloquio psicoanalitico tradizionale. Egli deve avere cura  all’intensità del transfert ed usando il suo controtransfert trovare un dosaggio di contatto emotivo tale da non ostacolare il passaggio ad un altro psicoanalista ma di renderlo più facile.

Descriverò i vari passaggi di pensiero durante questo tipo di colloquio , spiegando le mie scelte di intervenire o di ascoltare e mostrando nel contempo la presenza di una funzione osservativa “terzializzante”.

 

L. Zanin