24-27 giugno 2015, PHILADELPHIA (USA) , SPR 46th Annual Meeting of the Society for Psychotherapy Research “Psychotherapy: improving adaptation from the inner life to the outer world”

24-27 Giugno, Philadelphia (USA) – SPR 46th Annual Meeting of the Society for Psychotherapy Research “Psychotherapy: improving adaptation from the inner life to the outer world”.
Resoconto a cura di Osmano Oasi e Francesca Straccamore

Dal 24 al 27 giugno si è tenuto a Philadelphia (Pennsylvania, USA) il 46° Congresso Internazionale Annuale della Society for Psychotherapy Research (SPR), organizzazione internazionale, multidisciplinare e scientifica, che, fin dalla sua fondazione, si propone di promuovere la ricerca nell’ambito della psicoterapia attraverso un approccio evidence based.
Il Congresso, svoltosi nella suggestiva cornice della “University of Pennsylvania” – di lunga e prestigiosa tradizione storica e scientifica – ed organizzato da Marna Barrett, Paul Crits-Christoph e Kevin McCarthy, ha avuto come obiettivo principale quello di indagare le capacità di adattamento dell’individuo nel continuo scambio interattivo tra soggetto e ambiente, al fine di individuare possibili vie per il loro potenziamento. Tenendo sullo sfondo questo tema congressuale, studiosi e ricercatori provenienti da diverse nazioni e con differenti background teorico-clinici hanno così condiviso e discusso vari argomenti concernenti il processo terapeutico, l’outcome, la psicopatologia.
Molti gli interventi che hanno suscitato vive discussioni e costruttivi confronti. A nostro avviso, di particolare interesse sono risultati quei panel basati su studi che si sono concentrati su tematiche di ricerca riguardanti l’infanzia e l’adolescenza, con specifica attenzione alle caratteristiche dello psicoterapeuta ed al tipo di interazione che quest’ultimo può essere in grado di sollecitare in queste fasi dello sviluppo. Altrettanto stimolanti sono stati alcuni panel dedicati a vari quadri psicopatologici. Protagonisti indiscussi dell’intero Congresso sono stati sicuramente Disturbi d’Ansia, Disturbi Depressivi e Disturbi di Personalità, con particolare riferimento all’area borderline. Rispetto a quest’ultima, un significativo apporto è stato fornito da gruppi di lavoro ad orientamento psicodinamico, in particolare quello coordinato da J.Clarkin, che si ispirano direttamente al modello di O.Kernberg. Specifica attenzione è stata rivolta al contributo dello psicoterapeuta ed al tipo di controtransfert sollecitato da questa tipologia di pazienti e un attento sguardo è stato dato al momento diagnostico, soprattutto in quei casi in cui l’organizzazione borderline di personalità si interseca con alcuni sindromi cliniche, in primis con la depressione.
Il legame tra struttura di personalità e sindrome depressiva ha rappresentato il tema principe di due panel, che hanno visto come moderatore il collega Andrzej Werbart e come discussant Kenneth N. Levy. Il modello teorico di riferimento è stato quello elaborato da Sidney J. Blatt, professore di psichiatria e direttore della sezione di Psicologia presso la “Yale University”, la cui recente morte, risalente a poco più di un anno fa (Luyten, 2015), ha lasciato un grande vuoto e riacceso un proficuo dibattito attorno ad un modello interpretativo della depressione di chiara derivazione psicoanalitica (Blatt, 2006). In uno dei due panel – dedicato all’assessment e al cambiamento della struttura di personalità in soggetti con disturbo depressivo – abbiamo presentato un nostro lavoro basato sul confronto tra la Shedler-Westen Assessment Procedure-200 (SWAP; Shedler, Westen, Lingiardi, 2014) ed il Depressive Experiences Questionnaire (DEQ; Blatt, D’Afflitti, Quinlan, 1976) attraverso l’analisi di due case-studies in trattamento psicodinamico (cfr. anche Oasi, 2015). Tra le osservazioni effettuate, di particolare interesse ci sembra quella secondo cui le due dimensioni della depressione proposte da Blatt e misurate dal DEQ – anaclitica ed introiettiva – benché non esauriscano la complessità psicopatologica dei quadri depressivi, si rivelano tuttavia in grado di rappresentarne un’ottima chiave interpretativa, certamente ancora da sviluppare.
Molti altri sono stati i temi trattati durante l’intero corso del Congresso. I 100 panel, le 18 sessioni con brevi comunicazioni, le 16 discussioni strutturate (delle specie di tavole rotonde) e i 90 poster si sono concentrati su aree di ricerca sia di più lunga tradizione che più innovative. Tra i “classici” della ricerca in psicoterapia possiamo menzionare: trial volti a valutare variabili di processo o di outcome (alcuni condotti entro una prospettiva psicodinamica), contributi sulla mentalizzazione, studi sull’alleanza terapeutica. Tra i temi di più recente acquisizione possiamo invece includere alcune indagini incentrate sul ruolo che possono assumere le neuroscienze e la genetica all’interno delle psicoterapie. Particolarmente emozionante e significativa è stata la sessione plenaria tenuta dal Prof. Aaron T. Beck, che, alla veneranda età di 94 anni, con notevole vivacità ed ironia, ha ripercorso momenti cruciali della sua attività scientifica. Infine, a completamento del “mosaico” di contributi scientifici del Congresso, alcuni Pre-Conference Workshop si sono svolti in apertura del Congresso.
L’atmosfera di un città come Philadelphia e di un’ Università come quella di “Penn”, congiuntamente al clima creato dagli organizzatori del Congresso, hanno permesso l’ottima riuscita dell’evento, che ha quindi avuto successo nel promuovere un fecondo dialogo all’interno della comunità scientifica internazionale relativo a differenti aree tematiche concernenti il trattamento psicoterapeutico. Come Marna Barrett e J.Christopher Perry (presidente eletto della SPR) sottolineano nella loro prefazione al book degli abstract: “In response to the call for submission we have a wonderful diversity reflected in the program”. Questa “magnifica diversità” non ha tuttavia impedito al clinico, interessato però anche alla ricerca, di mettere a fuoco aree e direzioni di approfondimento stimolanti. Uno spirito di lavoro che qui in Italia sta prendendo piede grazie al lavoro della sezione italiana della SPR (SPR – Italy Area Group), che si ritroverà a Urbino per il suo Congresso Nazionale previsto per fine ottobre.

———

Luyten, P. (2015). Sidney J. Blatt (1928-2014), American Psychologist, 70, 5: 476.

Blatt, S.J. (2006). Una polarità fondamentale in psicoanalisi: implicazioni per lo sviluppo della personalità, la psicopatologia e il processo terapeutico, Psicoterapia e Scienze Umane, XL, 4: 743-764.

Shedler, J., Westen, D., & Lingiardi, V. (2014). La valutazione della personalità con la SWAP-200. Nuova edizione. Milano: Raffaello Cortina.

Blatt, S.J., D’Afflitti, J.P., and Quinlan, D.M. (1976). Experiences of Depression in Normal Young Adults, Journal of Abnormal Psychology, 85, 4: 383-389.

Oasi O. (2015). Observing the determinants of the psychotherapeutic process in depressive disorders. A clinical case study within a psychodynamic approach. Frontiers in Psychology, 6:1-15.