27-30 agosto 2015 TRIESTE Developments: Analysis at the Cultural Crossroads

Report a cura di Mauro Bonetti Psicologo – Psicoterapeuta, analista membro ordinario AIPA e IAAP Trieste e Ambra CUSIN Psicologo – Psicoterapeuta, psicoanalista membro ordinario SPI e IPA Trieste

Si è svolta, in lingua inglese, a Trieste dal 27 al 30 agosto u.s. nella splendida cornice del Savoia Excelsior Palace Hotel la 3° International European Conference on Analytical Psychology : Encounters, Traditions, Developments: Analysis at the Cultural Crossroads. La conferenza ha visto la partecipazione di quasi 300 analisti provenienti da 37 paesi di tutto il mondo . La giornata di giovedì è iniziata con una sezione dedicata al settore infanzia e adolescenza (Working Cross-Culturally with Children and Adolescent), in cui è stato presentato il resoconto di un gruppo di analisti, provenienti da paesi diversi, che da anni si ritrovano insieme in vari posti del mondo,uniti dal lavoro con bambini ed adolescenti. Il gruppo si è interrogato su quali siano i nuovi bisogni emergenti, soprattutto tra gli adolescenti, e su come si declini l’impatto della cultura sulla pratica clinica, sul setting, quali siano le differenze metodologiche necessarie per far fronte al cambiamento degli adolescenti e a quello dettato dalle differenze culturali, nonché ai metodi necessari a gestire il lavoro con i giovani migranti. Va segnalato l’ottimo video preparato dalla dott.ssa Chiara Tozzi (AIPA) che ha emozionato profondamente l’uditorio.

La Conference è poi stata aperta ufficialmente nel pomeriggio sia dai saluti degli organizzatori (AIPA e CIPA) che dal benvenuto del Presidente dell’IAAP, Tom Kellyseguiti poi dalla relazione di Giuseppe Dell’Acqua, storico psichiatra del gruppo basagliano triestino, che si è incentrata sulla rivoluzione introdotta da Basaglia nella gestione manicomiale della Psichiatria classica.

A questa relazione ha fatto seguito quella di Henry Abramovitch, eminente esponente degli analisti junghiani, con una grande esperienza di lavoro a livello internazionale. La relazione dal titolo: Working Across Culture / Working through Culture: Clinical Issues in Treating People from Other Culturesha messo in evidenza la necessità di una flessibilità teorica e del setting che tenga conto delle differenze culturali senza stravolgere l’essenza del processo analitico. Per lavorare efficacemente l’analista ha bisogno di sviluppare una fine e appassionata auto-consapevolezza culturale e la comprensione di un transfert e controtransfert culturale; ad esempio, Abramovitch si è interrogato su come venga percepita dall’analizzando l’identità culturale dell’analista e viceversa (ovvero chiedendosi quale significato culturale assumano il silenzio, gli affetti, l’autorità etc..). Fare un’ analisi transculturale mette un extra carico emotivo e concettuale sull’analista che deve capire l’interazione fra complessi personali e complessi culturali e collettivi.

La giornata di venerdì si è aperta su un tema molto dibattuto, peraltro anche al recente Congresso dell’IPA a Boston, ovvero sulle sfide introdotte, nel nostro lavoro, dalla tecnologia (The Challanges of Internet Technology) sessione che mi ha visto come parte attiva nelle vesti di relatrice insieme al collega Mauro Bonetti (Aipa /Iaap). Il nostro intervento è stato affiancato da quello di John Merchant, con il quale ci siamo perfettamente integrati; J.Merchant è un analista australiano che vive a Sidney e che ha portato un contributo molto interessante dove viene argomentata, con ampia letteratura, la possibilità per le sedute via Skype di mantenere tutte le caratteristiche della cornice e del setting richieste dall’analisi tradizionale in studio. Interessante l’accenno di Merchant al futuro tecnologico degli ologrammi che porteranno una parvenza di paziente nei nostri studi! La nostra relazione (Ambra Cusin e Mauro Bonetti) invece, dal titolo ambizioso, Skype and Kabbalah :A Coniuctio Oppositorum,ha utilizzato il pensiero cabalistico (seguendo una metodologia proposta da S.G. Cusin nel libro Sessualità e Conoscenza ) per cercare di illuminare il significato simbolico profondo della rete e delle connessioni che in essa si creano ponendoci l’inquietante domanda se con l’uso dei social, dei media, di internet il nostro inconscio possa subire una sorta di mutazione/cambiamento. Lungi dall’essere solo uno strumento tecnologico,Skype crea infatti connessioni che permettono di unificare Eros (non solo inteso come spinta sessuale, ma in termini più junghiani come elan vital) e Conoscenza e di generare nuovi legami e nuovi fecondi pensieri fra Analista e Paziente. Attraverso una serie di brevi vignette cliniche, con il Collega abbiamo proposto dunque l’incontro fruttuoso fra gli aspetti di intuizione, le capacità oniriche e di accoglimento dell’analista (rappresentate nella Cabbalà dalla sefirah Hockmah) con, dall’altro lato, le caratteristiche totalmente logiche e razionali degli strumenti tecnologici (rappresentate, secondo noi, dalla sefirah Binah).

Nonostante le nostre differenti formazioni ( Aipa /Iaap e Spi /Ipa ), partendo dal lavoro comune con Silvio G. Cusin su Psicoanalisi e Cabbalà, abbiamo cercato quindi di riflettere sul valore simbolico della rete utilizzando il pensiero di Jung e di Bion,entrambi conoscitori e appassionati dell’arte sapienziale ebraica della Cabbalà. Dobbiamo ammettere che siamo stati molto soddisfatti non solo delle molte domande che il nostro intervento ha suscitato tra i Colleghi presenti, ma soprattutto dello stimolo al lavoro successivo nei piccoli gruppi che i nostri pensieri hanno stimolato.

Il sabato mattina ha visto invece protagonisti Alessandra Di Montezemolo e Giovanni Sorge con una bella e appassionata relazione dal titolo Ernst Bernhard and Edoardo Weiss. Italian Depth Psychology Origins: Beyond All Borders. La relazione, che molto deve al lavoro della nostra collega Rita Corsa, ampiamente citata, ha ripercorso le origini d analitica in Italia attraverso due protagonisti Bernhard ( che parte da una formazione freudiana, analizzato da Otto Fenichel e Sàndor Radò) e Weiss ( che proprio da Trieste inizia a introdurre la psicoanalisi in Italia ). Entrambi furono uniti da una profonda amicizia che durò tutta la vita, oltre che dalle comuni origini ebraiche che crearono loro tanti problemi nel periodo delle leggi razziali in Italia, fino al punto di dover abbandonare Roma l’uno (Bernhard ) per rifugiarsi in Calabria e l’Italia l’altro ( Weiss),per rifugiarsi a Chicago .

La domenica mattina è stata la volta di Liza Ravitzanalista del C.G. Institut di San Francisco che ha portato la sua esperienza di lavoro con pazienti cinesi (Practising Personal Analysis in China).

Attraverso le narrative di vita dei pazienti, noi cominciamo quasi immediatamente a navigare sulle acque del trauma: traumi infantili, traumi intergenerazionali, traumi culturali. I traumi culturali cinesi includono oppressione, persecuzione ed emigrazione nei vari paesi del mondo. In questo, sottolinea la Ravitz,c’è un’ analogia con il trattamento di pazienti ebrei americani. Nel dare significato alle storie dei pazienti cinesi, c’è sempre l’onnipresente azione della coppia di opposti culturali: la prospettiva collettiva orientale versus la prospettiva individuale occidentale. Nonostante i molti ostacoli incontrati nell’analisi di pazienti Cinesi (il non verbale ad esempio prende il sopravvento), la comunicazione è stata “sufficientemente buona”, tale da consentire profondi processitrasformativi.

Pasqualino Ancona(CIPA) e Carlo Melodia (CIPA) in The Mediterranean Sea as a Field of Interaction: Teaching and training across Cultures, hanno portato invece la loro esperienza di formazione di Analisti a Malta e a Cipro, ovvero in due isole con un identità storica molto forte, caratterizzate da varie dominazioni e che ben si prestano come laboratorio di integrazione di culture anche profondamente diverse.

Al lato delle sessioni plenarie si sono svolte numerose sessioni parallele, molte delle quali proprio sulle Cultural Crossroads, tutte molto interessanti. Particolarmente innovativo a nostro avviso il lavoro di Tamar Kron, The Psyche Under Stress : Dreams of Israelis and Palestinian in a Time of Ware quello di Outayl Binous e Chiara Sebastiani (CIPA), After a Revolution: The Impact of Political, Social and Cultural Transformations on the Collective Unconscious and on Clinical practice in Tunisia. La Kron e collaboratori hanno analizzato i temi ricorrenti nei sogni di donne e uomini Palestinesi e Israeliani che vivono nella striscia di Gaza sotto la continua minaccia di bombardamenti missilistici. Questi temi comprendono ovviamente paura, ansia, senso di impotenza, mancanza di speranza e masochismo (compaiono spesso temi, ad esempio, in cui è presente un serpente). I sogni dei pazienti più vecchi sono più simbolici, mentre quelli dei pazienti più giovani appaiono più concreti. Le differenze fra sogni dei Palestinesi e degli Israeliani portano ad interrogativi interessanti: sono i sogni collegati a differenze individuali nell’esperienza del trauma? riflettono differenze dell’inconscio culturale di Israeliani, Ebrei e Mussulmani Palestinesi?

Binous e Sebastianiinvece hanno portato un interessantissimo lavoro con dei ragazzi adolescenti tunisini sulle trasformazioni avvenute tra i giovani, soprattutto, dopo la rivoluzione delle primavere arabe. In particolare hanno esplorato la scelta per le ragazze di indossare abiti che le ricoprano completamente, non solo nel corpo, ma anche sul viso, l’incremento dei suicidi tra i giovani e lascelta per molti di loro di aderire a gruppi estremisti che vanno a combattere in Siria. Facendoriferimento agli studi junghiani sull’inconscio collettivo è stato osservata una sorta di caduta deiconfini, conseguente alla rivoluzione, che rimanda al confine esistente tra inconscio e conscio. IlCollega Binous ha segnalato come, in certi casi, è stato per lui necessario entrare in risonanza“spirituale” con alcuni contenuti emotivi, per poterli comprendere e come tale risonanza abbianecessitato di attingere ai soui stessi contenuti spirituali.

Segnaliamo infine, tra i tanti, il seminario tenuto da in cui , le Colleghe italiane, facendo riferimento ad un gruppo di studio Alessandra De Coro, Maria Paola Nazzato, Stefania Suriano, Maria Tibaldi dell’AIPA, su The Jungian Nation of Image: Teaching andTraining across Cultures,nato per riflettere sulle immagini e i concetti della psicologia analitica junghiana, abbiano osservato come gli incroci interculturali del mondo contemporaneo influenzino il training e comportino delle implicazioni teoretiche e cliniche e come le immagini del pensiero teorico clinico occidentale siintreccino con le immagini più significative del pensiero orientale.

Intrecciati alle relazioni presentate nelle sessioni plenarie, nelle sessioni parallele, nei molti panel, ci sono stati sei piccoli sottogruppi di discussione che nel pomeriggio hanno permesso, attraverso una conduzione di gruppo attenta alle dinamiche inconsce, di mettere in evidenza le paure di smarrirsi,di confondersi, di perdere la propria identità, unite alle speranze di creare qualcosa di nuovo di libero, di vitale. Le paure sembravano essere soprattutto generate dall’incontro perturbante (emozionante e inquietante assieme) con colleghi provenienti da culture anche molto diverse che hanno stimolato un interessante la e un posto nel gruppo.

Infine va segnalato come ogni giornata iniziasse, per chi lo desiderava, con una sessione di SocialDreaming a cui partecipavano una media di 40-50 persone. Abbiamo trovato questa opportunità assolutamente interessante e feconda. Svolgendosi la Conference a Trieste, il tema del conflitto, dell’incontro con lo straniero e della ricchezza culturale del medesimo ha fatto spesso da file rouge che percorreva il gruppo. Estremamente coinvolgente il racconto di una collega serba che per venire alla Conference ha attraversato, con una profonda angoscia, il confine assieme alle centinaia di profughi siriani che in quei giorni si addensavano ai confini dell’Europa con la speranza di essere accolti. Altrettanto coinvolgente il dialogo sulle tematiche dell’accoglienza tra due Colleghi, uno greco e uno tedesco.

Personalmente, come analista SPI, devo ammettere che mi sono sentita accolta con piacere dai Colleghi junghiani e molti sono stati gli spunti per collaborazioni future.

Settembre 2015

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Passaggi di memoria. La trasmissione generazionale del trauma, a cura di Monica Marchionni

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