7-10 maggio 2015, TORONTO, 14°Congresso Ferenczi

ferencziA cura di Cinzia Carnevali e Gabriella Vandi

La 14° International Sándor Ferenczi Conference si è svolta dal 7 al 10 maggio 2015, nella verdeggiante cornice della prestigiosa Victoria University di Toronto, un’elegante metropoli canadese situata sul litorale settentrionale del lago Ontario. La calda atmosfera tipica dei congressi “ferencziani” ha accolto i quasi trecento partecipanti provenienti da tutte le parti del mondo.

Il tema della Conferenza, “Heritage of a Psychoanalytic Mind”, ha posto al centro delle riflessioni la preziosa eredità offerta da Sandor Ferenczi alla psicoanalisi contemporanea, poiché le sue riflessioni psicoanalitiche sono ancora oggi di notevole importanza e attualità. Ferenczi, allievo di Freud, è stato uno dei pensatori più innovativi della storia psicoanalitica e un clinico dotato di un talento eccezionale. L’eredità dello spirito di Ferenczi, dalla sua concezione del processo analitico e dei fenomeni psichici in seduta, rimane una sorgente d’ispirazione per gli analisti contemporanei. Durante il congresso è stato posto l’accento sul suo ruolo di pioniere nella ricerca sulla relazione primaria tra madre e bebè, nell’approfondimento dell’influenza reciproca nella relazione tra analista e paziente e tra mente e corpo, ma anche nell’approfondimento del concetto di trauma e del suo trattamento.

La Conferenza ha offerto la possibilità di un dialogo approfondito e vivace attorno alle esperienze cliniche difficili, caratterizzate da un campo analitico investito da identificazioni proiettive interattive, permettendo di aprire nuove finestre sulla teoria e sulla pratica clinica.
Sia nelle plenarie sia nei panel sono stati presentati alcuni paper di assoluto valore e nel complesso il livello delle discussioni è stato molto buono. Durante i lavori è stato anche siglato un accordo che prevede la costituzione di un network internazionale, l’International Sandor ferenczi Network (ISFN) al cui vertice è stato eletto un nostro connazionale, Carlo Bonomi, autore tra l’altro di The cut and the building of psychoanalysis, il cui primo volume è uscito recentemente per Routledge. Tale network ha lo scopo di organizzare i prossimi Congressi, di implementare il sito web e di diffondere la cultura psicoanalitica ferencziana.

Hanno accolto i partecipanti e dato loro il benvenuto, Endre Korital e Josette Garon, della Società psicoanalitica Canadese.
Haynal ha introdotto il tema della Conferenza, ricordando che Ferenczi, dopo la morte di Freud, era scomparso dalla scena psicoanalitica fino alla pubblicazione del carteggio con Freud e del Diario Clinico (1932), per opera di Balint.
Non è possibile citare tutti i temi trattati, ma tra le interessanti relazioni delle plenarie ricordiamo il lavoro di Franco Borgogno “Coming from afar and temporarily becoming the patient without knowing it”, nel quale discute due punti riguardanti il lavoro di Ferenczi: il primo legato al fatto che l’analista, come il paziente, viene da lontano (concetto di Borgogno 2011). Il secondo, collegato al primo, è che la conoscenza psicoanalitica non è intellettuale ma viscerale e l’analista deve prendere su di sé le sofferenze del proprio paziente.
Alcune relazioni hanno descritto il ruolo del trauma nello sviluppo (Jonathan Sklar “A Child Is Being Beaten” Reflections on maternal sadism), il ruolo dell’identificazione proiettiva nel trattamento di pazienti con struttura non nevrotica (Judy Eekhoff “Introjective identification: The analitic whork of evocation”) ed il trauma che si riattualizza in seduta (Josette Garon “Le tracé du trauma dans l’analyse, ou quand le Je est un naufragé en exil de lui-même”).
Thierry Bokanowski in “Un ‘trauma’ du psychanalyste en séance” scrive che il momento analitico espone l’analista a un agire controtransferale che ha un effetto di seduzione che si può considerare come una difesa dell’analista a un avvenimento traumatico introdotto dal paziente.
Nel lavoro di Luis Martin Cabré dal titolo: “Convergences théoriques entre Ferenczi et Winnicott sur le trauma” sono descritti i contributi teorici di Ferenczi in rapporto al trauma. L’autore prende in esame alcune considerazioni e intuizioni teorico-cliniche di Winnicott, enunciate in precedenza da Ferenczi, sulla femminilità, sugli oggetti, sullo spazio transazionale, sul gioco ecc.
Sabato mattina abbiamo ascoltato l’interessante relazione di Pierre Sabourin “Quand l’autre de l’adulte c’est l’enfant: Thérapie familiale de réseau face aux maltraitances”. La sua posizione teorica è chiara: “Mai più questo (agito)”. La conoscenza dei testi di Ferenczi ha permesso all’autore di articolare il pensiero sistemico e quello psicoanalitico e di fondare una clinica dei maltrattamenti (Centre des Buttes Chaumont), intorno agli anni 80. È descritto il caso di una paziente del Centro, Sabina, una bimba di quattro anni, abusata dal padre a sua volta maltrattato.

Nei panel pomeridiani hanno partecipato relatori canadesi, americani ed europei, approfondendo l’eredità ferencziana, di là di Freud, e la dinamica del tranfert-controtransfert nel processo analitico, attraverso molteplici esemplificazioni cliniche che hanno consentito uno scambio vivace e interessante.
Viene da segnalare nel Panel “Non-verbal comunication in psychoanalysis” il lavoro di B.F. Rodriguez (BR) che riprende l’idea di Ferenczi secondo cui i sogni traumatici o ricorrenti si riferiscono alla modalità del funzionamento mentale stesso, hanno una funzione primaria che riguarda i residui del giorno e sono in realtà sintomi della ripetizione di impressioni sensoriali traumatiche che hanno bisogno di risoluzione.

Numerosi e appassionanti anche i lavori degli psicoanalisti italiani che hanno contribuito a questo scambio teorico internazionale dove le differenze culturali che caratterizzano i diversi continenti si declinano anche in teorie e tecniche diverse, messe a confronto dall’eredità di Ferenczi.
Nel panel “Analyst’s bodily experiences” Christiano Rocchi ha presentato “Counter-transference: Bodily experiences”, articolo strutturato in tre parti. La prima include alcune parole epistemologiche riguardo alla questione mente-corpo e come la relazione tra le due sia indistinta. La seconda parte è clinica, la terza esplora come il corpo dell’analista possa perdere la sua funzione di contenitore e di collegamento e come la funzione analitica possa andare perduta.
Maria Ugolini (“Unravelling inaccessible emotion & affects: Enacment as a tool”) riflette sull’impatto che possono avere le comunicazioni inconsce tra paziente e analista, attraverso forme di comportamento non verbale, durante il corso dell’analisi.
Clara Mucci in “Ferenczi’s therapeutic approach” evidenzia come l’attitudine di Ferenczi nella sua pratica abbia aperto la strada a un approccio relazionale che è straordinariamente moderno, imprimendo una direzione completamente nuova alla psicoanalisi.
Nel panel dal tema: “Collusion, transference and counter-transference” Cinzia Carnevali e Gabriella Vandi hanno presentato il lavoro dal titolo: “Traumatic confusion & anxiety: Two case study of sexual impotence” nel quale è stato evidenziato il valore comunicativo del transfert erotizzato e l’importanza dell’ascolto costante del controtransfert, per permettere al paziente di rivivere, nella coppia analitica, relazioni d’oggetto molto primitive.
I casi presentati, appartenenti all’area borderline, hanno sviluppato un transfert erotizzato, espressione di un bisogno di sperimentare se stessi come illusoriamente fusi con l’oggetto ideale analista.
Nello stesso panel Darlene Bregman Ehrenberg, psicoanalista di New York, ha presentato “Therapeutic interaction, mourning e the awakening of desire: Further exsplorations at the “intimate edge”. Il lavoro mette in luce l’importanza degli aspetti affettivi dell’interazione psicoanalitica e il ruolo della comunicazione inconscia, tra paziente e analista: ciò permette di lavorare sul confine dell’intimità della relazione che può ampliare le possibilità terapeutiche e risvegliare il desiderio del paziente.
Altri interessanti lavori presentati sono quelli di Carlo Bonomi (“Genesis of the book”), Andrea Ciacci (“The tombs of the ego: transgenerational trauma e introjective failures”), Fabio Beni e Daniele Santoni (“Substance-induced dissociation: Revisiting the Ferenczia concept of orpha in psychoanalytic practice”) e la relazione di Gianni Guasto dal titolo: “L’opnion étouffée de Ferenczi sur le cas Shreber: Un nourrisson étranglé dans dans son berceau? Chronique d’une campagne militaire”.
Infine, Antonella Granieri ha presentato il lavoro “The will, conciliation & reality principle: The case of Giulia” nel quale descrive, attraverso un caso clinico, come la vita in un ambiente contaminato possa essere segnata da traumi psicologici cumulativi che hanno un impatto sulla personalità.

L’interesse della tematica, legata al valore dell’eredità ferencziana, e la qualità dei lavori proposti, hanno contribuito a rendere questa conferenza particolarmente stimolante, occasione proficua di scambio teorico-clinico tra colleghi di paesi diversi.

vedi anche:The cut and the building of psychoanalysis,Carlo Bonomi, Routledge (2015)