Praga, seminari per Membri da poco Associati della FEP

Alla dottoressa Paola Marion:

 

Dottoressa, sono tornata ieri sera tardi dai seminari FEP per associati: che splendida atmosfera! Sono stata benissimo, si è creata una grande intimità di gruppo, abbiamo lavorato bene e amichevolmente insieme, e c’è stato anche tanto divertimento. Eravamo divisi in gruppi di 6 o 5 e abbiamo incontrato tutti i supervisori per una sessione con ciascuno di loro. Si immagini che esperienza e arricchimento, vedere i diversi loro approcci, oltre alla mente del gruppo al lavoro, senza competizione o confronto. Ho tenuto la mia presentazione con il dott Lindner di Amburgo ed era presente anche l’organizzatrice Eva Schmid-Gloor: è stata una bella discussione, ne ho preso importanti spunti di riflessione, e mi sembra che il mio lavoro sia stato apprezzato; forse era fin troppo elaborato, di pensieri e riflessioni mie,  ho capito solo quando ero lì che chiedevano quasi solo sedute e poca storia del paziente, ma comunque avevo portato tanto materiale e la stesura delle sedute ha offerto adeguatamente spunti di confronto. Me la sono cavata abbastanza bene con l’inglese, e mi sono sentita a mio agio a intervenire durante le presentazioni degli altri e le garantisco che mi sembra di aver fatto onore alla scuola romana! Comunque un’esperienza bellissima, che va consigliata ai colleghi, adesso mi sembra di avere tanti amici in tutta europa. Spero di incontrarla presto e raccontarle tutto, grazie della opportunità che mi ha offerto, peccato che fossi solo io della SPI, farò propaganda per gli altri. A presto tanti cari saluti
Paola Linguiti

 

 

Stirin, Praga. Seminari per Membri da poco Associati della FEP

 

Ho partecipato ai Seminari per Membri da poco Associati della FEP, dal 14 al 17 giugno ( 30th EPF Newly Qualified Members Seminar) a Stirin, una località a circa 30 km da Praga. È stata un’esperienza     molto significativa da ogni punto di vista, sia sul piano della formazione clinica sia su quello dei rapporti e degli incontri personali. Eravamo una trentina di partecipanti dalle società di tutta Europa. Un’assemblea plenaria di presentazione del programma ha aperto i lavori il giovedì sera e una finale, con commenti e valutazioni, li ha chiusi la domenica prima di pranzo. Siamo stati divisi in piccoli gruppi, di cinque o sei persone, e abbiamo avuto sei sessioni di lavoro della durata di un paio d’ore ciascuna, dal venerdì alla domenica mattina. In ogni sessione abbiamo incontrato uno dei sei didatti presenti e lavorato quindi con ognuno di loro. La dottoressa Eva Schmid-Gloor presenziava di volta in volta uno dei gruppi. È immaginabile quale possa essere stato l’arricchimento clinico grazie alle ore passate a discutere un caso con la mente del gruppo al lavoro, sperimentando i diversi approcci dei supervisori, oltre che dei presentatori, in un clima di aperta e totale collaborazione. I didatti presenti erano le dottoresse Sira Dermen, Benedetta Guerrini Degl’Innocenti, e i dottori Wulf Volker Lindner, Serge Frisch, Jean-Michel Porte, oltre all’organizzatrice, dott.ssa Eva Schmid-Gloor. Eravamo ospiti in un castello barocco, divenuto un singolare albergo con campo da golf, immerso nel verde, prospiciente un lago, isolato. Abbiamo condiviso tra noi ogni momento: le sessioni di supervisione, le pause, una passeggiata a Praga il sabato pomeriggio, e la cena sociale il sabato sera in un locale nella campagna. Questa situazione ha creato un’atmosfera di vicinanza e amicizia assai vivace, al punto che anche lo sforzo di capirsi usando tutti una lingua non propria è sembrato, almeno dopo le prime ore, facile da affrontare. Tra i presentatori, della Spi ero presente solamente io; ho però potuto confrontarmi molto amichevolmente con la collega italiana della Aipsi e ho veramente apprezzato le doti cliniche e didattiche, come supervisore, e la simpatia e la piacevolezza della compagnia, come collega, della dottoressa Guerrini Degl’Innocenti, di Firenze, che ringrazio ancora una volta per questo.

 

È un’esperienza che consiglio a tutti, un arricchimento: da quando sono tornata la mia e-mail, è piena di messaggi dei colleghi che, tornati alla loro vita quotidiana, sentono come me il bisogno di non lasciar spegnere le emozioni vissute. Ai prossimi partecipanti consiglio di presentare il loro caso attraverso la stesura di due o tre sedute complete, precedute da un’anamnesi ridottisssima, di poche righe, che potrà essere letta anche dopo le sedute, a discrezione del supervisore: il tutto della durata di massima di mezz’ora. Questa è la formula auspicata, anche se sono lasciati ampi margini alla scelta individuale. C’è molta tolleranza per la competenza dell’inglese: tutti si sforzano di capire ciò che ciascuno vuole esprimere, anche stentatamente; certo è importante essere in grado di partecipare a una conversazione non solo tecnica, ma fatta anche di battute scherzose e scambi personali.

 

Paola Linguiti.

 

Centro di Psicoanalisi Romano