XVIII Colloque Des Arcs – Francoise Brette, 30-31 marzo 2013

 

Il Colloquio “Des Arcs-Françoise Brette” nasce quasi vent’anni fa  per  iniziativa del Gruppo Psicoanalitico di Lione (SPP) e vede riunite le società francese, belga e svizzera di psicoanalisi.  Françoise Brette,  di Lione, è l’ideatrice di questo incontro “montano-scientifico” che coniuga felicemente  la  passione psicoanalitica con quella per la montagna. Il Colloquio ha una cadenza biennale con  una media  di circa 150 partecipanti (bisogna iscriversi per un  limite numerico dovuto a ragioni logistiche) . Nel 2013 la   SPI ha partecipato con un contributo su invito del  coordinatore scientifico, René Roussillon (SPP). Per le prossime edizioni  gli ideatori del Colloquio caldeggiano la presenza italiana sempre molto apprezzata.

Il colloquio si svolge presso “L’Hotel du Golf” il quale fa parte di un complesso di strutture ricettive della rinomata stazione sciistica in Savoia,  Arc 1800, a 16 chilometri dal paesino di  Bourg-Saint-Maurice (sono circa  due ore di auto da Lione). Si tratta di una  stazione sciistica costruita negli anni ’70 da un’équipe di architetti francesi nel rispetto di precisi canoni estetici ed ecologici.  Gli edifici  si sviluppano in lunghezza mimetizzandosi con la vegetazione ed  uniscono un’alta funzionalità a qualità di  sobrietà ed essenzialità. L’Hotel del Colloquio, dotato di wellness, buffet , ristoranti privati e di un’ area congressuale molto ampia ed articolata, presenta  per accedere alle camere (240)  un sistema di lunghi piani inclinati che  azzerano la presenza di scale. Per chi viaggia con mezzi propri è di regola lasciare l’auto (e dimenticarsela per la durata del soggiorno!) nel  gigantesco parcheggio interrato ai piedi del complesso alberghiero. Dopo essersi riforniti ai negozi / centri  di noleggio per l’equipaggiamento tecnico-sciistico  siti all’interno dell’Hotel, si può accedere direttamente alle piste da sci varcando alcune  vetrate scorrevoli. Agli occhi di chi scrive,  sembrava  di essere catapultati nello  scenario di un film alla “James Bond” della prima ora!

L’originalità di questo evento scientifico è da ricercarsi sia nella  sapiente “regia” del convegno dove gli organizzatori raggiungono l’intento di  valorizzare al meglio  i contributi scientifici mettendo in “risonanza” i diversi pensieri psicoanalitici che nella fortunata ubicazione del Colloquio.  Tre presentazioni cliniche vengono ripartite nella giornata  del sabato e la mattina di  domenica. Le interazione tra il relatore e la sala costituiscono  il fulcro dell’incontro scientifico in quanto la programmazione stabilisce che si dedichi una ventina di minuti alla presentazione del caso  clinico ed un’ora e mezzo  alla discussione di gruppo . L’intrecciarsi tra  pensieri condivisi e libere  associazioni crea un clima favorevole allo scambio, chiunque può intervenire senza sentirsi  intimidito  dalle varie “personalità “ o “pietre miliari” del mondo psicoanalitico presenti in sala.

La vista mozzafiato che dalle vetrate dell’albergo si schiude sul massiccio del monte Bianco e  la dimensione  vacanziera che scaturisce dalla partecipazione comune agli aspetti conviviali (i diversi buffet dell’albergo rappresentano l’eccellenza della cucina savoiarda) o a quelli sportivi (escursioni sciistiche e non organizzate dallo stesso comitato scientifico)  conferiscono all’insieme di questa esperienza  un sapore del tutto  particolare. Del resto, a detta degli organizzatori, il raccoglimento montano sembra stemperare le dinamiche conflittuali e  rivalitarie che inevitabilmente attraversano ogni  gruppo scientifico: in questa occasione  tali dinamiche appaiono piuttosto incanalarsi nel flusso di una arricchente tensione dialettica.

Il tema del Colloquio di quest’anno è stato “Il Fraterno nella Cura” . Nella brochure di presentazione del Convegno, Roussillon  scrive: “ La questione del fraterno rappresenta la ‘cenerentola’della teoria psicoanalitica originaria. Il fraterno è stato preso in considerazione solo secondariamente in quanto la problematica del padre si è rivelata fondamentale rispetto a quella dei fratelli, i figli del padre. Probabilmente ciò è da mettere in relazione anche con la posizione complessa, forse addirittura traumatica, che il tema del fraterno occupa nella storia personale di Freud (pensiamo alla morte di Julius)”.

Le riflessioni emerse tra i membri del comitato scientifico nel corso dei lavori (oltre a Roussillon, coordinatore, ricordo la presenza di: Julien Ben Simon, Dominique Reydellet, Sidney Cohen, e André Carel) mettono in luce come la dimensione del fraterno si apra su  quella dei pari  toccando tra l’altro la problematica della sessualità infantile. Per Freud, la morte di Julius ha condensato  il tema del pensiero omicida e della morte reale. Del resto, all’età di 41 anni,  Freud intravede la teorizzazione del complesso edipico proprio mentre riaffiorano i sentimenti di gelosia nei confronti del fratellino minore  Julius, morto ad un anno di età.  Ksensée (2008, in : Sommantico M., Il Fraterno-Teoria, Clinica ed Esplorazioni Culturali, 2012) sottolinea  infatti quanto  il  rimosso freudiano giochi un ruolo importante nella scoperta del Complesso di Edipo. Rimosso e “rimorso”dunque come ancora possiamo leggere nella lettera di Freud a Fliess del 1987:” La sua morte(di Julius) ha lasciato in me il germe del rimorso” . Freud non ha mai pienamente sviluppato la problematica fraterna pur avendola  introdotta  a più riprese. Sia in Totem e tabù (1912) che ne  L’uomo Mosè e la religione monoteistica: tre saggi (1934-38) vi è il tentativo di controllare la pulsione distruttiva nella sua dimensione fratricida. In Totem e Tabù  l’orda dei fratelli uccide il padre; il pentimento tardivo e l’incorporazione della figura paterna trovano la loro espressione nel Totem  che diventa oggetto di timore reverenziale. Ma  l’uccisione del padre, precisa Roussillon, non rappresenta una soluzione poiché l’orda dei fratelli è attraversata da movimenti fratricidi e dal desiderio di soppiantare il padre. L’invidia tra fratelli prende qui il sopravvento sulla solidarietà. Tuttavia nella successiva formulazione del mito dell’orda primitiva, quale viene descritta in Psicologia delle masse e analisi dell’Io (1921), il ruolo dei fratelli è attenuato dalla figura del Dichter (poeta) e rappresentato solamente attraverso l’espressione  “di piccoli animali” che accompagnano l’eroe nel suo exploit, offrendogli  fratellanza e sostegno narcisistico. Nello scritto del 1916, I Delinquenti per senso di colpa( in: Alcuni tipi di carattere tratti dal lavoro psicoanalitico (il tema del fraterno si intreccia a quello del masochismo e della coazione a ripetere: Il bambino crudele diventa l’adulto che tenta di espiare il senso di colpa attraverso il masochismo e la punizione. A proposito della coazione a ripetere inoltre, Roussillon ne tratteggia le connessioni con invidia e  lutto. Egli infatti sottolinea come l’invidia possa ostacolare il processo del lutto relativo alla perdita dell’oggetto , in quanto essa  attacca ciò che non è ancora stato  simbolizzato nel divenire del  lutto innescando così la coazione a ripetere.  In Costruzioni nell’ analisi  del 1937 infine, sarà  la costruzione più che l’interpretazione  ad occupare un posto centrale mentre  il tema del fraterno sfuma verso una  dimensione parentale.

Conclusasi la fase teorico introduttiva del Colloquio, iniziano le presentazioni cliniche a cui seguono le riflessioni dei discussant e gli interventi dei colleghi in sala. E’ curioso notare come i tre contributi pur nella loro diversità  appaiono casualmente  accomunati da un filo conduttore che attraversa le tematiche del lutto e della coazione a ripetere.  Nel primo lavoro, Yves Jeannenot (SPP) sottolinea come il fratello deceduto del suo paziente rappresenti  lo schermo su cui si proietta la catastrofe famigliare. Il paziente esprime il diniego della separazione collocandosi  come  il depositario di aspetti scissi, aspetti  attorno ai quali si coagula dunque l’ impossibilità di elaborare i lutti occorsi nel passato da parte dei membri della famiglia. Il percorso analitico evidenzia le tappe affrontate nel difficile  cammino della separazione. A questo riguardo Roussillon interviene sui concetti di separazione e di separatezza rimarcando come “chi si incontra ‘confuso’ in qualche modo, non  potrà separarsi  ma solo ‘strapparsi’  dall’altro portando con sé pezzi altrui e perdendone dei propri”.

 Il paziente del secondo contributo (Chiara Rosso, SPI) presenta  il sintomo di uno “stallo esistenziale” che blocca il fluire della sua vita quotidiana. Tale sintomo esprime da parte del paziente  la  ricerca di una  autenticità che incrini lo spessore di una cortina familiare intessuta di dinieghi ed ammantata da una  ‘rispettabilità ostentata’ . Anche in questa situazione clinica, gli eventi luttuosi della  famiglia, imbrigliati nel diniego, gettano un’ ombra paralizzante su più di una generazione. La discussione del caso si concentra sulla temporalità e l’attesa . Certuni pensano che il paziente subisca una sorta di “sequestro temporale” che  si configura  anche come un’ area di non-legame. Quest’area, che si ripropone nel campo analitico, sussumerebbe le assenze  dell’oggetto primario e forse gli eccessivi  tempi morti  della relazione infantile del paziente con una madre depressa.

  Nel caso clinico della domenica infine  Héléne Suarez-Labat(SPP) riflette su di un paziente che presenta evidenti aspetti scissionali. La bella esposizione della collega rende particolarmente vividi alcuni frammenti della personalità  del paziente, ad esempio la sua parte coccodrillo o quella clochard . Attraverso la ricomposizione dei vari frammenti , quali “tasselli” di un ipotetico mosaico, si rintracciano i vissuti dolorosi esperiti dal paziente. La discussione di questo caso offre inoltre l’occasione di riflettere sulla tecnica psicoanalitica, che nella cura esposta da  Suarez-Labat  comporta il  passaggio dalla posizione vis à vis (per alcuni anni) a quella  sul divano. Nella sala, un  intervento di Paul Israel (SPP) mette efficacemente  in luce le implicazioni transfero e controtransferali di questa modificazione tecnica.

Al termine dei lavori il comitato scientifico tira le fila delle due giornate mettendo in relazione i tre lavori e i commenti dei partecipanti. Si anticipa il tema del prossimo incontro “CORPO LEGAME E TRANSFERT NARCISISTICO NELLA CURA” che avrà luogo tra marzo e aprile del 2015 in data ancora da definirsi.

giugno 2013