Report Pechino 2010


Report: "Freud and Asia"
First IPA Psychoanalytic Conference in Asia

a cura di Luca Caldironi

Dal 21 al 24 Ottobre si è tenuta a Beijing (Cina) la prima conferenza dell‘ International Psychoanalytical Association (IPA) in Asia.
L’incontro è stato organizzato dal IPA China Committee, dal IPA Centenary Committee, assieme alla China Association for Mental Health in occasione del centesimo anniversario della fondazione dell’ IPA avvenuta nel 1910.
Questo congresso fa parte dell’ IPA commitment per la diffusione della Psicoanalisi nel mondo, Committee che ha lo scopo di favorire ed incoraggiare le esperienze e gli scambi scientifici tra colleghi appartenenti a culture distanti tra loro.
La presenza del Presidente dell’IPA, professor Charles Hanly, che ha aperto il convegno con una relazione in sessione plenaria, ha ulteriormente evidenziato il valore di questi intenti all’interno dell’IPA.
La realizzazione di questo evento ha avuto il sostegno incondizionato da parte del presidente della S.P.I. dottor Stefano Bolognini in quanto chair del Centenary Committee, e la proposta della Cina come paese ospitante, ipotizzata e caldeggiata dal dottor Paolo Fonda è stata accolta con entusiasmo dall’IPA China Committee.
Le iniziali perplessità insite in questa sfida contenevano in sé alcune domande implicite, del tipo, come può la Cina con la sua cultura millenaria e con la sua storia, passata e presente, essere un ‘luogo per la psicoanalisi’? E dall’altra, da parte cinese, il timore di poter essere pregiudizialmente esclusi dalle istituzioni psicoanalitiche occidentali.
Dalla nostra esperienza dell’evento possiamo affermare, che, non solo, gran parte di queste perplessità si sono sciolte strada facendo, ma che vi è stata anche la netta sensazione di incontrare un diffuso e partecipe desiderio da parte dei partecipanti di conoscersi meglio e di sperimentare e di condividere ciò che la cultura psicoanalitica portava con sé.
Questa sensazione, assieme ad un clima affettivamente caldo ed ad un entusiasmo, mai sopra le righe, ma costantemente presente, hanno creato una temperatura ottimale perchè potessero avvenire quei preziosi scambi che, ‘temperature’ più ‘rigide’ o debordamenti opposti, non avrebbero consentito. Sappiamo infatti quanto una certa flessibilità reciproca possa aiutare la comunicazione, piuttosto che limitarla.
Il programma scientifico è stato particolarmente ricco ed intenso e si è avvertito nel ritmo serrato delle comunicazioni, dei workshops, delle main lectures, il bisogno di ottimizzare al meglio gli spazi ed i tempi, in quanto occasioni preziose e non così facilmente ripetibili.
Ci è impossibile ripercorrere tutti i temi trattati, né questo è luogo per farlo, ci piace però ricordare la stimolante lettura "Psychoanalysis and Culture", tenuta dal past-president dell’IPA, professor Claudio Eizirik la sera prima della vera e propria apertura del congresso, presso l’Università di Pechino (evento organizzato dalla instancabile presidente IPSO dottoressa Luisa Marino). In questa occasione il professor Eizirik, oltre a tracciare un’accurata visione prospettica dei rapporti tra pensiero psicoanalitico e cultura, ha approfondito quanto i conflitti interni tra amore ed aggressività possano produrre espressioni di odio e violenza. Ha inoltre ben delineato le differenze tra una trasmissione ‘inter-generazionale’ ed una ‘trans-generazionale’ del trauma. Ha rilevato come nella seconda, dove vi è una carenza di simbolizzazione ed integrazione, si attui il pericolo di una trasmissione del trauma ‘incapsulata’ e non metabolizzata, tra una generazione e l’altra.
Al riguardo non ci sono sembrate fuori luogo anche alcune associazioni fatte tra l’Europa del post conflitti mondiali e del post olocausto con alcuni aspetti della storia della Cina, dei suoi traumi , Rivoluzione Culturale, post Mao Tse-tung, assieme a quelli che sta ancora oggi vivendo, percorrendo il sottile crinale tra la tradizione e la corsa sfrenata alla produttività e al benessere.
Di questi argomenti, cioè di quelli relativi ai cambiamenti in atto nella società cinese, ne hanno parlato in più riprese, come ci segnala anche un articolo uscito sul New York Times (Didi Kirsten Tatlow) "Freudians Put China on the Couch", del 28 Ottobre scorso, sia la professoressa Xiao Zeping, che la professoressa Liu Yiling.
Altri colleghi hanno inoltre osservato come la psicoanalisi sia stata introdotta in Cina in un tempo relativamente recente e di come si debba vigilare per far sì che da questo incontro si avvii un arricchimento reciproco e non sia, invece, origine di confusione.
Molti contributi hanno trattato del ruolo della psicoanalisi in un mondo globalizzato ed in continuo mutamento, dove si ricercano sempre più soluzioni ‘semplici’, immediate ed a ‘basso costo-impatto emotivo’. Dove diviene sempre più importante sof-fermarsi e poter osservare, anche dal vertice analitico, tutto ciò che sta accadendo, per poter meglio comprendere fenomeni quali, la trasmissione dell’odio, della violenza, del pregiudizio tra le diverse culture e tra le diverse generazioni
Shigeyuki Mori, dell’Università di Konan (Kobe, Giappone), ha trattato dell’esperienza post ‘bomba atomica’ in Giappone nella seconda guerra mondiale e ha posto problemi interlocutori relativamente ai rapporti che esistono tra le popolazioni del Giappone e della Cina, considerando quanto la psicoanalisi possa offrire nella metabolizzazione di questi aspetti traumatici.
Non sono mancati anche scambi tra colleghi occidentali, come il dottor Joseph Bobrow di San Francisco, particolarmente interessati allo studio ed alla pratica della meditazione orientale, della ‘non-do action’ … e quelli orientali per i quali queste esperienze sono basilari e culturalmente condivise. Per questi ultimi, come il professor Zhang Tianbu, Liu Jia, Wang Wei, si è accettata la sfida di riflettere su alcune assonanze tra il ‘pensiero taoista’ ed i ‘fattori- non verbali’ nella clinica psicoanalitica. Osservazioni che non hanno avuto solo approfondimenti teorici, ma che sono state anche ampiamente supportate da presentazioni cliniche.
I contributi italiani sono stati molteplici (vedi raccolta abstracts), in particolare il dottor Fonda (direttore del IPA-EPF), che come abbiamo già ricordato è stato uno dei promotori dell’evento, ha parlato dello sviluppo della Psicoanalisi nei paesi dell’Europa dell’Est. Vi sono state testimonianze da parte dei colleghi di Russia, Lituania, Ucraina … relative allo stato attuale nei reciproci paesi ed ulteriori considerazioni sul ruolo che hanno avuto le così dette ‘Shuttle Analysis’ nei loro percorsi formativi.
Anche da parte dei colleghi cinesi si è discusso sul utilizzo dei nuovi mezzi di comunicazione quali Skype o sessioni telefoniche, come mezzi ausiliari affiancabili al iter formativo classico.
Durante il convegno vi è stata inoltre la presentazione della traduzione inglese di un numero della rivista Psiche: "Geographies of Psychoanalysis" con la lettura, da parte del dottor Campanile, del bel editoriale scritto dalla dottoressa Lorena Preta. In questo scritto si tracciava una mappa della psicoanalisi nel mondo, in particolar modo nei paesi dell’Asia, India e Islamici e si considerava l’impatto culturale di questo fenomeno, sia sugli aspetti teorici, che su quelli clinici, della psicoanalisi stessa.
E’ stata anche presentata, sempre dal dottor Campanile, insieme al dottor Fonda, la traduzione inglese della selezione di articoli pubblicati sulla Rivista di Psicoanalisi, "The Italian Psychoanalytic Annual".
E’ stato bello, come confermato da una comunicazione personale della dottoressa Maria Teresa Hooke (International Scientific Committee, nonché Secretary General dell’Organizzazione) vedere candidati cinesi che stavano leggendo con interesse questi contributi.
Sappiamo inoltre, infatti, quanto importante sia la presenza e la attiva partecipazione a questi incontri dei candidati. Al riguardo l’IPSO, grazie al suo presidente Luisa Marino, ha offerto un contributo prezioso, sia nel programma scientifico che nella possibilità di organizzare il ‘pre-conference program’ presso l’Università di Pechino.
Tutti questi eventi ci sembrano testimoniare il crescente desiderio, da parte dei colleghi italiani, di superare le barriere linguistiche e di essere presenti nel panorama psicoanalitico internazionale.
Ci piace concludere questo nostro contributo citando un breve passo tratto da "Pensieri del Tè", di Guido Ceronetti. Sarà un’associazione nata dall’intenso ritmo di lavoro o da una particolare atmosfera che si è creata o semplicemente dalle onnipresenti tazze di tè verde che ci venivano offerte dai solerti ‘volunteers’ durante le sessioni … :
"Due volte al giorno, verso le sei del mattino e le cinque della sera, tazza ripetuta di Tè verde della Cina arriva con la sua infallibile virtù unitiva, confirmativa, risuscitativa, a disincagliarmi e a preservarmi da ogni specie d’inerzia, d’inebetimento, di abbattimento.
Messaggi clandestini, che trovano orecchio, avvolti in carta di riso, della Luce.
Non sono un Orientale. I miei gesti rituali non vengono dai Maestri; somigliano piuttosto ad una abitudine carceraria, continuata negli anni. In piedi, sempre, vicino ad una finestra con la tendina scostata … Ma di Oriente orientante mi resta la fiducia che nell’uscire in giusta misura da se stessi, e abitualmente, non c’è nulla di pericoloso, e che vedere, sentire e incontrare spiriti non è inquietante."

Luca Caldironi