Sintesi del Convegno di Francoforte – 5 febbraio 2010

 

11a Conferenza sulla Ricerca dedicata a Joseph Sandler, 5-7 Febbraio 2010, Francoforte.

 

Persisting Shadows of Early and Later Trauma

(Ombre persistenti del trauma precoce e tardivo)

 

organizzata dall’IPA, dal Sigmund Freud Institut di Francoforte, dalla Goethe Universitat di Francoforte

 

(Sintesi di Luigi Solano)

 

Più che una trattazione sistematica e uniforme (che peraltro richiederebbe un volume) cercherò di raccontare con un certo rilievo gli interventi e le dimensioni che più mi hanno colpito.

 

La dimensione di collaborazione tra istituzioni psicoanalitiche da una parte e dall’altra l’Università e il Comune di Francoforte. Basti dire che all’apertura era presente il sindaco di Francoforte, Jutta Ebeling (una signora di mezza età dall’aria solidissima), che si è anche trattenuta per tutta la sessione.

 

Di questa collaborazione è un esempio prototipico l’Istituto Psicoanalitico di Francoforte, risorto dopo la guerra (uno dei suoi membri fondatori, Karl Landauer, è morto in un campo di concentramento) con il sostegno dello Stato e del Comune. Occupa una palazzina intera, di 4 piani, dove oltre alle comuni attività scientifiche e didattiche è al centro di attività ambulatoriali per adulti e bambini, coaching aziendale, interventi sul territorio in collaborazione con vari enti, ricerche scientifiche a vastissimo raggio cui partecipano la grande maggioranza degli iscritti alla Società Psicoanalitica Tedesca. 

 

Problemi generali della ricerca scientifica

Peter Weingart, un economista, ha chiarito come il numero di scienziati sia cresciuto in modo esponenziale nel XX secolo (di 9 volte tra il 1954 e il 1985), come anche la spesa, e questo abbia reso sempre più necessario un qualche tipo di controllo sull’espansione della ricerca scientifica, che di per sé non ha limiti predefiniti e tende ad espandersi all’infinito, dato che ogni risultato genera nuove domande, e se incontrollata potrebbe finire per divorare tutte le risorse di un paese.

E’ questo che ha portato ad introdurre nell’università una dimensione imprenditoriale, che per cui l’università non riceve più fondi in modo indiscriminato, ma in rapporto a quanto riesce a produrre. E’ necessario peraltro che il livello scientifico rimanga alto, altrimenti il prodotto perde di valore.

I criteri comunemente adottati, basati essenzialmente su misure bibliometriche come l’Impact Factor, sono molto criticabili, in quanto spingono ad una produzione più quantitativa che qualitativa, e scoraggiano ricerche a lungo termine, che non ottengono risultati immediati. La qualità della didattica agli studenti finisce per avere sempre meno importanza, dato che non viene valutata nell’erogazione dei fondi (la massimo si considera quanti studenti si laureano in un anno).

Se a tutto questo aggiungiamo gli interessi privati sulla ricerca, come quelli delle case farmaceutiche, ci troviamo in una situazione in cui il pubblico è sempre meno fiducioso che la conoscenza venga ricercata avendo come unico interesse la verità. 

E’ necessario quindi trovare nuovi strumenti di valutazione dell’attività di ricerca scientifica.

Psicoanalisi e ricerca

collocazione scientifica e sociale della psicoanalisi:

 

Il Presidente dell’IPA Hanly ha ricordato come la psicoanalisi non abbia nulla da temere dalla ricerca scientifica anche in altre aree, poiché le intuizioni basilari di Freud vengono sempre più confermate.

 

P. Fonagy (come in altre occasioni) ha sottolineato l’importanza di mettere più sullo sfondo le differenze che ci sono tra noi, che appaiono superficiali rispetto a quelle che ci sono rispetto ad altre correnti psicoterapeutiche e alla psichiatria, e di concentrarci sul nostro Common Ground, facendo fronte comune contro i tanti avversari.

Ha denunciato l’eccessivo, a suo avviso, pullulare di teorie e concetti in ambito psicoanalitico, una "iperspecificazione" che contrasta con il principio scientifico di parsimonia. E’ evidente che in ambito clinico possono nascere tante teorie quanti sono i pazienti, ed è inevitabile che sia così, se vogliamo dare significato all’esperienza di ciascuno. L’iperspecificazione in ambito clinico è necessaria, il suo trasferimento nella teorizzazione generale dà origine a frammentazione.

Ha segnalato l’articolo di Jonathan Shedler, The efficacy of Psychodynamic Psychotherapy (American Psychologist, 2010, 65 (2), pp.98-109) laddove la psicoterapia psicodinamica appare avere gli stessi effetti di altre terapie a breve termine, ma è molto più efficace a lungo termine.

Marianne Bohleber e Peter Weingart hanno entrambi sottolineato l’importanza del collegamento con i media. La presenza di una scienza o di una attività nei media è oggi il fattore principale della sua credibilità. Un grande contributo ci è venuto recentemente dalla trasmissione televisiva "In treatment" nata in Israele ma già tradotta in diversi paesi; si tratta di una fiction costruita su sedute di psicoterapia psicodinamica di soggetti diversi, in genere portatori di situazioni traumatiche. La trasmissione ha avuto ovunque grande successo di audience.

 

M. Bohleber ha anche sottolineato l’importanza della ricerca come holding per gli analisti.


Ricerca concettuale sul trauma

Da segnalare la persistenza di posizioni differenziate sull’importanza di fattori endogeni ed esogeni nel trauma e sulla necessità o meno di un après coup (trauma in due tempi).

 

J. Canestri ha segnalato la presenza di un gruppo di ricerca concettuale sul trauma all’interno della AIPsi che sta procedendo alla somministrazione di interviste e questionari a esperti nazionali e internazionali sul trauma.

 

Werner Bohleber, rifacendosi ai lavori di Ilary Kogan, ha sottolineato l’importanza di una "identificazione primitiva" al genitore traumatizzato nella trasmissione transgenerazionale del trauma. Tale identificazione è motivata dal desiderio del bambino di guarire il genitore e porta ad una perdita di differenziazione tra sé e oggetto e tra passato e presente. Kogan parla di "buco psichico" nel senso dei "buchi neri" dell’astrofisica,  non una zona di vuoto ma di forza compressa. Il concetto di identificazione primitiva viene apparentato a quello di identificazione melanconica o di identificazione primaria di Freud, come a quello di identificazione cannibalica di Green. Da parte del genitore si ha un corrispondente processo inconscio di proiezione nel bambino. 

 

P. Fonagy nel suo lavoro "le Teorie Inconsce degli Psicoanalisti espresse come metafore" ha portato i risultati di una ricerca concettuale, condotta mediante interviste ad analisti che si sono occupati di pazienti traumatizzati, e ha trovato che la metafora del "congelamento" appare la più utilizzata e la più ricca per descrivere lo stato di un paziente traumatizzato, in quanto allusiva ad un arresto nell’elaborazione di un contenuto mentale sia da parte del genitore che da parte del soggetto stesso.  Questo arresto può essere anche definito dal punto di vista del soggetto come "la frustrazione di una aspettativa di movimento" e la "mancanza di un rispecchiamento dotato di marcatura".

 

Ricerca empirica sul trauma e su altri temi dell’Istituto di Francoforte

 

Prevenzione del Dropout scolastico e di altri disagi in adolescenza (STARTHILFE, Angelika Wolf e altri). Ha coinvolto 14 candidati psicoanalisti, con la supervisione dell’Istituto Psicoanalitico, che hanno lavorato con borse di studio in 10 asili di Francoforte con lo scopo di identificare bambini a rischio e di effettuare interventi preventivi, in collaborazione con le insegnati. L’intervento ha quindi anche un valore formativo per gli insegnanti. In genere non si tratta di interventi di psicoterapia individuale, ma di attuare strategie diverse all’interno della classe o dell’asilo nel suo insieme.  Terminata la fase sperimentale, che ha mostrato effetti statisticamente significativi, il lavoro verrà assunto in proprio dal Comune.

 

– Progetto IDeA (Individual Development and Adaptive Education of Children at Risk). Interventi specifici su bambini a rischio e loro genitori. In particolare al momento del passaggio dall’asilo alla scuola vera e propria.

 

Sostegno all’integrazione di donne immigrate. Le donne vengono contattate durante la gravidanza all’interno di corsi di lingua tedesca, in modo da stabilire un contatto che possa poi continuare, permettendo una serie di visite domiciliari dopo la nascita del bambino. Lo scopo, oltre che di favorire un migliore rapporto madre-bambino, è di evitare una righettizzazione della donna all’interno della comunità degli immigranti dopo l’iniziale apertura interculturale. determinata dalla frequenza del corso di tedesco.

 

Problemi legati alla diagnosi prenatale e genetica. La decisione di fronte ad  una diagnosi prenatale genetica può essere configurata come un condizione traumatica. Il progetto viene attuato nei centri che attuano la diagnosi, in collaborazione con gli altri operatori, e mira a sostenere i genitori nella loro decisione, esplorando le fantasie legate alle diverse possibilità decisionali.

 

Ricerca comparativa sulle psicoterapie (psicoanalitica, cognitiva, farmacologica), in particolare nell’ambito della depressione. A differenza di altri studi, c’è anche un "braccio" della ricerca in cui i soggetti non vengono "randomizzati" ma possono scegliere il trattamento che preferiscono. 

Tamara Fischmann ha ricordato come dopo terapiz brevi il tasso di recidive sia del 50%, mentre dopo trattamento presso medici generici (essenzialmente farmacologico) il 60% dei soggetti è ancora (o di nuovo) depresso a 12 mesi.

 

Studi sulla transizione da totalitarismo a democrazia. In particolare in Cina, interviste condotte su vittime e carnefici all’interno della Rivoluzione Culturale. l’indagine ha mostrato l’utilità della comprensione psicoanalitica anche in una cultura così diversa, ed è stato il preludio alla prima traduzione di Freud in cinese.

 

"Vivere con il Ritalin". Attraverso 60 interviste con bambini e adolescenti con diagnosi di ADHD (Attention Deficit Hyperactivity Disorder) si è cercato di decostruire sia la diagnosi che la terapia di questa condizione, nel tentativo di approfondirne il significato in termini più ampi.

 

Trasmissione transgenerazionale del trauma

Marianne Bohleber

 

Nei vari progetti di prevenzione attuati su bambini ci si è resi conto come spesso la condizione psichica di bambini di 3-4 anni può essere adeguatamente compresa solo in termini transgenerazionali. Esempio di bambino rifugiato Afgano rifiuta di parlare in tedesco per non "tradire" la madre depressa a seguito di gravi traumi di guerra. L’intervento è consistito nell’invitare la madre a mangiare a scuola insieme all’insegnante e ai bambini. Nell’udire la madre parlare in tedesco con gli altri, il bambino ha iniziato a parlare nell’ottimo tedesco che nel frattempo aveva nascostamente appreso.

Studio di follow-up condotto su tutti i pazienti rintracciabili che erano stati seguiti da analisti della Società Psicoanalitica tedesca (n = 401).  Al di là delle valutazioni dei pazienti, tutte ampiamente positive – ma questo potrebbe essere frutto di compiacenza – il dato che mi è apparso più notevole riguarda i giorni di assenza dal lavoro per malattia:

 

ASSENZE PER

MALATTIA

Prima del

 trattamento

7 anni dopo il

termine

Popolazione

trattata

18 gg. l’anno

8 gg. l’anno

Popolazione

generale (periodo

equivalente a quello

del trattamento)

15 gg. l’anno

19  gg. l’anno

 

 % di Episodi traumatici riferiti:

– in generale 69%. Di questi:

– abuso sessuale 10.3%

– abuso fisico 6.3 %

– perdita traumatica di un membro della famiglia 20%

– distacco dal nucleo parentale 20%

 

Il 54% dei traumi aveva a che fare con la 2a guerra mondiale, tipicamente aver perduto il padre ed essere vissuti con una madre di conseguenza depressa. Spesso essere stati dati in affidamento ad altre persone per lunghi periodi.

 

Molti pazienti dissero spontaneamente alle interviste che erano grati all’ analisi perché aveva permesso loro di non trasmettere tutto questo ai loro figli.

L’impressione generale è che lutti di questo genere si possano trasmettere fino alla 3a ed anche alla 4a generazione. Una collega francese presente nel pubblico è intervenuta per dire che diversi suoi pazienti presentano problematiche legate a lutti risalenti alla 1a guerra mondiale.

In Germania i traumi della guerra sono stati elaborati meno che altrove perché la colpa per la Shoah ha reso più difficile occuparsi dei propri lutti.

(si potrebbe aggiungere, e questo riguarda fortemente anche l’Italia, la sensazione che chi è morto sia morto invano, per una guerra rivelatasi sbagliata, inutile e infine perduta).

 

 

Studi comparativo sugli effetti della psicoanalisi e della terapia cognitiva nella depressione

 

Attualmente vengono seguite le terapia di 288 pazienti, in diverse città della Germania.

I terapeuti si incontrano tra loro una volta a settimana per discutere i casi.

 

Tutti i pazienti senza eccezione presentano traumi in età infantile. Questi traumi si collocano quasi tutti in un contesto transgenerazionale, cioè a causa di sofferenze patite a loro volta dai genitori.

 

                                                    

Interazione di fattori genetici e ambientali nello sviluppo della personalità

Notevole è stata la relazione di Stephen Suomi, allievo del famoso Harlow, proveniente dal Laboratorio di Etologia Comparativa dell’National Institute of Health, Bethesda, dove dispongono di notevole quantità di scimmie Macacus Rhesus, tenute in condizioni quasi naturali.

Piccoli di M. Rhesus separati dalle madri fin dalla nascita e uniti in gruppo di pari ad un mese di età simile stabiliscono intense relazioni di attaccamento con questi, risultando non solo deprivati nella dimensione dell’attaccamento stesso per l’inadeguatezza della figura, ma anche nella dimensione del gioco, che risulta fortemente ridotta dal sovrapporsi della funzione di attaccamento. A 6 mesi mostrano un maggiore aumento di cortisolo a seguito di separazione, mentre in età adulta risultano più impulsivi e aggressivi, mostrano livelli di serotonina più bassi, consumano più alcolici se messi a disposizione.

 In studi successivi, questi effetti sono risultati interagire con la lunghezza del gene che controlla il trasporto della serotonina. Piccoli di M. Rhesus con gene "corto" hanno mostrato tutte le alterazioni sopra indicate solo se allevati con i pari e non con la madre. Anzi, quelli allevati con la madre hanno mostrato un minor consumo di alcool rispetto a quelli con il gene "lungo".

   Questi studi di livello sperimentale hanno confermato studi osservativi su esseri umani (Caspi et al. 2003) che avevano mostrato come la presenza di un gene corto per il trasporto della serotonina risultava associato con una maggiore incidenza di sintomi depressivi da adulti solo in presenza di abuso o carenze di accudimento in età infantile.