Time out

Abstract: Time out*

 

Carenze precoci nelle funzioni di contenimento, holding e sintonizzazione, interferiscono con lo sviluppo, creando smagliature nei processi di integrazione che vanno a pregiudicare le potenzialità evolutive in direzione di dis- funzionamenti difensivi in cui predominano modalità d’esperienza sensoriali su quelle di carattere emotivo-mentale. I più recenti sviluppi della teoria psicoanalitica e della ricerche ad essa limitrofe hanno evidenziato come traumi nelle interazioni oggettuali precoci, possano esasperare e distorcere l’uso della fisiologica attività autosensuale infantile, andando a creare le premesse per un meccanismo, antagonistico alla normale relazionalità, che finisce con lo spingere il bambino verso forme ipertrofiche di incapsulamento e ritiro in questi stati. L’A., seguendo un’intuizione di Winnicott, sviluppa l’idea che anche il ritiro nella fantasia appartenga all’area di difese precoci con cui il bambino si protegge da angosce di carattere catastrofico. Queste difese primarie, che contrastano esperienze di “agonia” psichica, assumono tuttavia nel corso del tempo una pericolosa natura di automatismo idiosincrasico, che si alimenta del piacere dell’onnipotenza che il ritiro in queste aree comporta. Nella clinica è allora molto importante un attento monitoraggio di questi stati per poterne distinguere la natura benigna e autoprottettiva, funzionale al consolidamento di un Sé in fieri, da quella maligna di fuga in una dimensione di non contatto, che intacca i processi di integrazione e di pensiero. Attraverso la descrizione del lungo iter analitico fino all’adolescenza di un bambino giunto in terapia a 8 anni, il lavoro si concentra sugli strumenti terapeutici più idonei, in queste situazioni cliniche, alla costruzione di un terreno di contatto e sviluppo emotivo-mentale. Con la presa in esame di alcuni sogni ci si sofferma, inoltre, sulla complessità dell’ uscita dal claustrum auto eccitatorio, fascinante e autodistruttivo, che queste dimensioni di ritiro in condizioni di “non esperienza” attivano.

Early containing, holding and tuning deficits interfere with development, creating flaws in integration processes that go on to compromise developmental potential in the direction of dysfunctioning where sensory experience prevails over emotional-mental experience. The latest developments in psychoanalytical theory and related research have highlighted how trauma in early object relations can aggravate and distort the use of infant self-sensual physiological activity, thus creating conditions for a mechanism that is antagonistic to normal relating and which ends up driving the child towards hypertrophic forms of encapsulation and withdrawal. The analyst, following Winnicott’s intuition, develops the idea that even withdrawal into fantasy belongs to the area of early defences the child employs to protect himself from catastrophic anxiety. These primary defences, which counter psychic ‘agony’, assume over time a dangerous, idiosyncratic, automatic quality that psychopathologically nourishes itself on the pleasure of omnipotence that withdrawal into these areas involves. With regard to clinical work, it is therefore very important to carefully monitor these states in order to distinguish benign, self-protective forms that consolidate a Self in fieri from malignant fleeing into a dimension of no-contact, this making inroads into thought and integration processes. Through the description of the analysis of a child until the adolescence, this piece of work focuses on the use of what are considered as the most suitable therapeutic tools in these clinical situations for the construction of a ground of contact and mental-emotional development. In addition, the study of several dreams results in a close examination of the complexity entailed in leaving this self-excitatory, but self-destructive, claustrum that is activated by these withdrawals in conditions of ‘non-experience’.