Workshop “Web e psicoanalisi”, EPF/FEP Berlino, 20 marzo 2016

(Report a cura di Anna Cordioli)

Il workshop su Psicoanalisi e Web ha visto la partecipazione di colleghi di molte nazionalità (tedeschi, finlandesi, svizzeri e anche australiani) desiderosi di saperne di più sull’esperienza italiana di  Spiweb. Non è mancata la presenza di candidati.

L’intervento della dott.ssa Jones De Luca (che non era presente di persona ma ha mandato un suo scritto),  ha posto l’accento sulla necessità per la psicoanalisi contemporanea di confrontarsi con la complessità di internet sia per farsi conoscere dai colleghi e dalla popolazione che accede quotidianamente ad internet, sia per conoscere meglio il web e i fenomeni di comunicazione che da esso si sviluppano.

Fin da subito si è posta la questione di come modulare la diffusione della psicoanalisi ma soprattutto dell’identità degli psicoanalisti in rete. Un punto importante è quello di decidere a chi sia oppurtuno  affidare la conduzione dei siti istituzionali. Oltre ad appoggiarsi a webmaster professionisti è infatti fondamentale che la scrittura e il pensiero che si esprime nel sito siano condotti da coloro che  conoscono in modo approfondito la nostra disciplina, ovvero i Soci stessi.

La dott.ssa  Laura Ravaioli ha fatto una presentazione del sito web della S.P.I. ponendo soprattutto l’accento sul lavoro che la redazione sta facendo per avvicinare il pubblico dei lettori, in particolar modo, sviluppando l’area di Spipedia, l’enciclopedia online della psiconalisi italiana (http://www.spiweb.it/sezioni/spipedia ) e pubblicando diversi Dossier ( http://www.spiweb.it/dossier-spiweb ) su temi di attualità emergenti e oggetto di dibattito nella società .

I colleghi intervenuti al workshop hanno fatto molte domande circa la struttura del sito, la sua funzione e i suoi risultati in termini di accessi e di indicizzazione di Google.

Durante la discussione, moderata dalla dott.ssa Gabriella Giustino, è emerso come fosse importante comprendere il target di lettori a  cui Spiweb si rivolge e quali finalità il sito internet di una società psicoanalitica si propone di raggiungere.

I colleghi finlandesi, ad esempio, hanno liberamente parlato del fatto che vedono nel Web un palcoscenico importante per raggiungere possibili pazienti e avvicinarli alle tematiche analitiche. Con non poca ironia, hanno espresso l’importanza di essere consapevoli dei desideri e dei bisogni dell’analista anche nel pensare alla costruzione di un sito. Il loro progetto è di costruire un portale per genitori: stanno studiando un linguaggio semplice e divulgativo e produrranno il sito in almeno 2 lingue (finlandese e inglese) per essere d’aiuto anche alle famiglie di immigrati.

I colleghi tedeschi sono interessati in particolar modo ad aumentare il numero dei candidati.

Pare, infatti,  che la società psicoanalitica tedesca patisca una certa flessione di iscrizioni al training. Per questa ragione i colleghi tedeschi pensano che sia una buona idea creare un sito internet che possa informare sui temi della nostra disciplina e sulla formazione che offre.

 Forse, se si è interessati ad avere più candidati, il sito web dovrebbe avere un target rivolto agli universitari e agli allievi delle scuole di specializzazione, piuttosto che avere come target l’intera popolazione del web.

Una collega svizzera ha parlato di un servizio di chat per parlare con persone che hanno difficoltà sessuali.

Un tema che ha destato molta curiosità nei colleghi stranieri ha riguardato  il fatto  che la redazione di Spiweb sia composta da un buon numero di Soci e che molti altri scrivano volentieri per il sito.   

Sembra dunque che, in giro per l’Europa, gli analisti non abbiano piacere di pubblicare contributi in rete. Il collega berlinese sottolineava soprattutto l’imbarazzo degli analisti, interpellati durante una ricerca interna, all’idea di scrivere sul web. Egli riportava l’ipotesi che questo avvenisse a causa della scomoda sensazione di sentirsi inesperti in materia di comunicazione virtuale.

Durante la discussione è andato tratteggiandosi il profilo di uno psicoanalista curioso ma anche preoccupato di esporsi in rete, specie su temi sociali caldi;  molto occupato  a controllare-pesare-misurare-centellinare le proprie produzioni ma pressoché analfabeta delle dinamiche della rete. In effetti quando ci si va ad avventurare in un campo di cui si ha una conoscenza scarsa, può succedere che ci si senta sprovveduti, impauriti e soprattutto incerti della propria identità professionale.

L’intervento di Luca Caldironi  ha arricchito i termini della discussione offrendo una serie di riflessioni su internet e sulle profonde dinamiche psichiche toccate dalla comunicazione virtuale. Questa lettura è stata utile a far ripartire il discorso a un livello di significazione dei fenomeni più profondo e proprio del linguaggio psicoanalitico.

Un collega australiano osservava che chi vive attivamente il mondo dell’ interweb acquisisce una posizione privilegiata di osservazione (analitica) di tali fenomeni psichici ma sottolineava anche quanto sia fondamentale che l’analista non snaturi il proprio assetto, soprattutto in seduta, quando si parla di rete: ascoltare, ad esempio, un paziente che ci parla della sua esperienza sul web ci richiede la stessa posizione che avremmo avuto ascoltando un sogno o l’emozione provata guardando un film.

Durante il workshop si è affrontato anche il tema molto discusso della presenza effettiva degli analisti in rete. Va da sé che un conto è essere curiosi di internet per capire meglio le esperienze dei pazienti e un conto è fare diretta esperienza di vita in rete.

Da un lato ci sono psicoanalisti che scrivono contributi attraverso i siti istituzionali, scegliendo il proprio target (spesso i colleghi), modulando lo stile di divulgazione, chiedendosi se e quanto addentrarsi nei temi dell’attualità o parlare di aspetti teorici; facendo, in sostanza, una comunicazione verticale e aprendo a un dibattito solo privato o quantomeno differito.

Dall’altro ci sono colleghi che fanno un’esperienza completamente diversa attraverso i social network.  Queste comunità permettono un’interazione diretta, orizzontale e istantanea con l’autore di un post o di un articolo: esempi di ciò sono i flame sotto un post di facebook o i commenti che si possono fare sui blog e sui giornali online.   Questo tipo d’interazione modifica radicalmente lo spazio che intercorre tra un autore e i propri lettori: il messaggio può venir recepito in maniera migliore e da un pubblico più ampio ma è anche facile che qualcuno interloquisca col fine di confutare le argomentazioni, in modo diretto e “in chiaro”.

Il fatto che ciò che accade in internet succeda di fronte a tutti è in effetti una delle questioni sulle quali è necessario fare molte riflessioni. Non a caso si parla del tempo di internet come “The age of Shame”, in cui ogni scambio verbale rischia di trasformarsi in una diatriba che resterà visibile ogni qual volta si apre quella data pagina.

Internet sembra essere dunque uno spazio vivissimo e dunque conflittuale ma anche il luogo della ritenzione definitiva dei dati, senza rimozione, senza oblio, in cui ogni cosa succede continuamente e può essere recuperata senza ritrascrizione,  incastrando la persona nella ripetizione (o così si dice).

 Viene il dubbio allora che gli analisti abbiano molta paura del web. Forse esiste il timore che i funzionamenti di internet divengano pericolosi per l’assetto analitico o addirittura che la psicoanalisi stessa non possa sopravvivere nell’ambiente virtuale.

Non di meno, è utile pensare al web come a  una produzione umana con la quale è possibile interagire e alla quale cercare di dare un senso. Avvicinando e conoscendo Internet si vedono fenomeni ben più complessi rispetto a questi.  E’ come se, avvicinandosi ad  una città di notte, vedessimo solo i fuochi, pensassimo che fosse fatta solo di roghi e decidessimo di stare distanti. In questo modo però non si comprende il web, non lo si può significare e dunque non lo si potrà usare.

L’invito a partecipare alla vita virtuale va comunque sempre preso con cautela ed intelligenza perché, come dicono i Troll (http://www.urbandictionary.com/define.php?term=Internet+Troll ), “se guardi a lungo nell’internet, anche l’internet guarda in te”. Citare Nietzsche torna sempre utile per descrivere le cose potenti e misteriose; chissà che anche Freud non possa avere la sua utilità, in futuro

Vedi anche:

in Spipedia, Dipendenza da Internet

in Report/Materiali FEP Stoccolma 2015

Workshop web e psicoanalisi il punto di vista di Budapest