La Cura

Psicoanalisi e giustizia; Problematiche emergenti nelle CTU della contemporaneità. Maria Naccari Carlizzi

Psicoanalisi e Giustizia
Psicoanalisi e  giustizia; Problematiche emergenti  nelle CTU della contemporaneità. Maria Naccari Carlizzi
Magritte 1929

Parole chiave: verità, senso di giustizia, CTU, fallimenti della mentalizzazione

In questo essenziale “carnet de notes” Maria Naccari Carlizzi mette a fuoco alcuni temi propri delle consulenze civili in tema di famiglia in cui, come in una lente di ingrandimento, appaiono deformati alcuni dei nodi problematici più vivi e dolenti della nostra attualità. Dalla violenza espressa dilagante, ai temi della maternità medicalmente assistita, alla confusione dei generi e dei ruoli che, sovente, sopravanza la ridistribuzione auspicata dei compiti e responsabilità genitoriali. Tutto questo in un contesto in cui ad una Giustizia lentissima si contrappone la fretta degli agiti e anche delle valutazioni Consulenziali, spesso inutili o alterate dalla logica del conflitto legale. La Collega da psicoanalista ricorda come, nel diritto di famiglia, non vi siano mai vincitori ma solo vittime più o meno collaterali; solitamente i più deboli.

Ugo Sabatello

PSICOANALISI E GIUSTIZIA; PROBLEMATICHE EMERGENTI NELLE CTU DELLA CONTEMPORANEITA’

MARIA NACCARI CARLIZZI

ABSTRACT: La verità è molteplice anche per lo psicoanalista CTU, che si confronta in studio ed in tribunale con le sofferenze individuali, di coppia, familiari e gruppali, influenzate anche dalle trasformazioni sociali e culturali contemporanee.

Come lavora un’analista che si voglia occupare di Giustizia nella contemporaneità, di fronte, ai profondi cambiamenti sociali e multiculturali[1] che sottendono la sofferenza psichica individuale e nei gruppi e alla crisi delle istituzioni?

Si è acuita, purtroppo, la conflittualità di coppia che giunge in Tribunale estremizzata, la violenza anche psicologica è venuta alla luce, la deprivazione emotiva nelle relazioni narcisistiche dilaga nei gruppi familiari diversificati e multiculturali, che hanno raccolto il testimone dalla famiglia patriarcale e nucleare del 900. Negli ultimi vent’anni e dopo la pandemia da covid- 19, evento traumatico globale velocemente rimosso dall’imaginario collettivo, la cui influenza patogena perdura nel presente e nel futuro, il contesto anche in tribunale si è profondamente trasformato ed il lavoro dell’analista in qualità di CTU/Perito, calato come osservatore partecipe in questo poliedrico contenitore, ne deve tener conto.

Può l’analista esimersi dal confronto vitalizzante con la realtà e con la verità, narrata e co-costruita nell’ascolto dell’altro? E dove si trova il campo di lavoro dell’analista che è alle prese con l’Estensione della psicoanalisi nel mondo della giustizia?

Può l’analista, senza divano, fuori dalla sua stanza, ma dotato del suo setting interno fare esperienza nel reale e, mantenendo i propri paradigmi culturali, allargare la pensabilità sulla verità, o meglio sulle verità molteplici- verità oggettiva, verità psichica, verità giuridica- a cui si può accedere nel corso del lavoro, anche in questo specifico settore, e su cui il Giudice con il quesito conferisce, implicitamente, mandato di rispondere?

E il senso di giustizia è delimitato all’interno delle mura dell’ordinamento giudiziario, dei tribunali e delle carceri o è qualcosa la cui decifrazione si estende alla comprensione psicodinamica del soggetto e dei suoi legami intra ed extra soggettivi in qualsiasi attività umana, come sarebbe eticamente auspicabile?

Con questa premessa si sintetizza la complessità del lavoro nell’intersezione fra psicoanalisi e giustizia, soprattutto con le famiglie ed i minori, oggi, dentro il Tribunale e fuori da esso, e allo stesso tempo la necessità di farlo , anche se non espressamente, per le commistioni fra l’intrapsichico, l’interpsichico relativo al legame della coppia, della famiglia e dei gruppi nel sociale, sino al transpsichico, relativo, Invece, all’eredità delle generazioni precedenti, secondo la lezione di Kaës (2012).

Dobbiamo costatare che la verità ed il connesso senso di Giustizia in tutti gli ambiti è molteplice e talvolta contraddittoria, spesso lo psicoanalista nel suo lavoro, dentro la stanza d’analisi, si confronta con soggetti che celano dentro di sé segreti inconfessabili o con soggetti colpevoli dal punto di vista giuridico ma inconsapevoli del significato dei propri atti, che sottopongono, infatti, a negazione, diniego, distorsione, autotomia sino alla scissione e alla dissociazione del sé (Naccari Carlizzi, Rizzitelli, 2025). Altrettanto si verifica quando lo psicoanalista, (di base Neuropsichiatra dell’età evolutiva, Psichiatra, Psicologo, etc.), come CTU o Perito, si confronta nell’estensione del metodo psicoanalitico in Tribunale, con i soggetti da valutare e l’ampio spettro delle narrazioni sulla verità da questi riportate, dalla lettura soggettiva delle proprie esperienze sino alla categoria del falso, o meglio del consapevole fraudolento, al soggetto mendace, che propone una falsa verità, o narrazioni ricostruite e manipolate, con l’aiuto talvolta di terzi spregiudicati, per suffragare gli atti di causa.

Le narrazioni, spesso, in CTU oltre ad essere naturalmente soggettive e talvolta molto lontane dall’oggettività, rispondono a logiche di non riconoscimento dell’alterità, di negazione dei diritti dell’altro e/o di franca patologia, e/o di violenza nei confronti soprattutto dei più deboli sia che si tratti di un partner che dei minori.

Anche il dialogo, sempre auspicabile nelle CTU in sezione famiglia o al Tribunale dei Minorenni, con i consulenti di parte o con gli avvocati, sovente è costellato da aree cieche ed ostacoli, più che nel passato, per le problematiche precedentemente espresse e per la velocità del confronto che la riforma Cartabia ha imposto e proposto con i suoi tempi giuridici definiti, forse troppo veloci e che, in ragione di ciò, non sempre consentono l’acquisizione di una maggiore pensabilità sui fatti e il lavoro psicologico connesso, necessario anche in questo contesto psicogiuridico, ne può risentire.

 Da un altro punto di vista la velocità del confronto potrebbe anche essere un aspetto favorevole perché i bambini sono merce deperibile! Con questa frase, una madre separata ingiustamente a lungo dai figli anni fa, sottolineava nel corso di una CTU, l’urgenza dei provvedimenti a favore dei loro bisogni. Una decisione, infatti, troppo a lungo procrastinata, può diventare sbagliata o non più adatta per quella particolare situazione in itinere, data la mutevolezza, il contesto di sviluppo e la relatività di ogni particolare minore collocato al centro di quel determinato gruppo familiare, in quella società e cultura e determinarne, a causa del ritardo, gravi ripercussioni sulla crescita emotiva.

Su questo tema: quale possa essere il microambiente favorevole e adatto ai minori, come se gli stessi fossero degli ostaggi da liberare, gli avvocati ed i consulenti di parte talvolta purtroppo colludono al fine di vincere la causa, rispondendo nell’esercizio della loro professione, sovente a logiche che non mettono al centro il focus sui minori ma quello sulle richieste dei loro genitori, i cosiddetti clienti, sia con “modalità consce (per loro professionalità, vantaggio economico o altro) e/o inconsce (per loro personali sinergie o aree cieche di convergenze psichiche),in quanto gli stessi si possono identificare massicciamente con i loro clienti nel ruolo di difensori di una realtà alias verità talvolta chiaramente patologica” (Naccari Carlizzi M, 2020 Rivista di psicoanalisi), contraria al best interest dei figli.

Un’altra variabile attuale rilevante (oltre quelle segnalate in nota 1) è data dal cambiamento delle modalità di allevamento dei bambini per cui l’accudimento, la cura, il care non è più di pertinenza della sola madre e/o del padre, i bambini, infatti, trascorrono molte ore fuori casa con terzi. Bisogna, quindi, valutare nelle CTU i legami istaurati e le influenze su di loro degli altri membri del gruppo familiare, sia biologico che soprattutto affettivo se esistenti, i partner dei genitori, gli affidatari, i nonni biologici e non biologici, baby-sitter, caregiver professionali e dispensatori di cure, di sport e istruzioni precoci, con ruoli pseudo parentali, che costituiscono la rete emotiva, talvolta frammentaria e discontinua, del minore, anche se poi la responsabilità rimane dei genitori. Sono i genitori che confliggono in tribunale ma il tempo che trascorrono con i figli, purtroppo, è, per varie e note cause, alcune sociali, politiche, lavorative, tecnologiche e altre di qualità emotiva, drammaticamente esiguo.

Un’ulteriore problematica emergente riguarda le nuove genitorialità e/o i bambini nati con le tecniche di procreazione assistita. Da un lato, grazie alla scienza, la possibilità di diventare genitori si è ampliata ma allo stesso tempo si sono create, quando talvolta queste famiglie vanno in crisi, sofferenze complesse, che prima devono essere riconosciute dal punto di vista emotivo e poi amministrate giuridicamente, imponendo nuove implicite domande e quesiti riguardo ai minori, domande molto più cogenti rispetto alle adozioni del passato, ormai elaborate a livello psichico nei gruppi sociali,(per esempio, l’adozione del figlio del convivente dopo la separazione/divorzio/fine della convivenza, ed analogamente il riconoscimento o il disconoscimento di bambini nati da fecondazione eterologa, o da embrio-donazione).

A volte possono esistere divergenze, nonostante la legge, su chi possa essere considerato il genitore del bambino se quello biologico o quello psicologico o quello solo giuridicamente riconosciuto, su chi se ne sia occupato/preoccupato di più, perchè il rapporto genitore -figlio è co- creato da entrambi nel tempo e dalla società e cultura in cui si è calati.

E’ noto che la CTU indaga le capacità genitoriali quali la competenza educativa, la stabilità emotiva, eventuali comportamenti pregiudizievoli, incapacità o trascuratezza; ed in relazione a ciò quale genitore garantisca autentica continuità affettiva e stabilità, il collocamento e la frequentazione più adatta al minore (a quello specifico minore, di quell’età, in quel gruppo familiare, in quella società e cultura); se esistano manipolazioni, condizionamenti, violenze fisiche o psichiche, che possano determinare il rifiuto di un genitore, dinamiche di alienazione, comportamenti e disagi specifici del minore o segnali di fragilità psicologica o psichiatrica del genitore, che influenzino negativamente la gestione del suo ruolo o che suggeriscano prudenza nella sua frequentazione.

Tuttavia, l’aspetto più rilevante nelle CTU, che accomuna spesso molte situazioni apparentemente diverse, è la costatazione di un diffuso, talvolta inconsapevole, malessere dei soggetti e delle coppie che si manifesta con comportamenti disadattivi e /o conflitti familiari che hanno origine, frequentemente, da fallimenti della mentalizzazione(Allen J.G.,Fonagy P.,Bateman A.W., 2008). I genitori, infatti, sovente perdono di vista i figli in vari modi con funzionamenti nell’area del narcisismo, attitudine dilagante nella società narcisistica e post narcisistica attuale, in cui il padre o la madre, li spronano- ad essere sé stesso a modo suo,- cioè al modo del genitore, come ironizza Matteo Lancini (2023) a proposito della dilagante fragilità adulta, che non lascia spazio alla crescita psichica ed alla creazione di un pensiero autonomo nella prole.

In questi casi gli adulti, giungono in Tribunale, spesso sopraffatti – ma per lo più inconsapevoli-, dalle soverchianti emozioni interne e perdono di vista la capacità di mentalizzare lo stato emotivo dei bambini o degli adolescenti, in modo intermittente o nei casi più drammatici continuativo, ricercano soluzioni concrete assistiti dagli avvocati (cambiamento di giorni, di collocazione, tempi, etc.) per ovviare alla sofferenza diffusa e all’angoscia. Così proiettano le colpe sull’altro partner, senza alcuna capacità di autocritica, o si mettono al posto dei minori, anticipando i loro bisogni, manipolandone inconsciamente il pensiero e sostituendo le loro percezioni con le proprie, o addirittura innestandole violentemente al loro interno sino al furto del pensiero (introiezione estrattiva, Bollas C. 1987), per fare qualche esempio. Ed i figli poi, sono costretti a costruire nel tempo, dolorosamente, i loro modelli di relazione intrecciando legami del passato, esperienze traumatiche e dolorose e prospettive evolutive, albergando, in questo modo dentro di loro e tramandandolo nel futuro, il malessere.

Rimane, quindi, di fondamentale importanza il riconoscimento di queste (e molte altre che ho tralasciato) complesse atmosfere da parte del CTU, psicoanalista, per sostenere la crescita psichica dei bambini e degli adolescenti, dei genitori, di tutti i soggetti coinvolti nella rete educativa ed emotiva e delle loro relazioni i, nel rispetto della soggettivazione del singolo e della collettività, all’interno della loro società e cultura.

Bibliografia

  • Allen J.G., Fonagy P., Bateman A.W., (2008) La mentalizzazione nella pratica clinica, 2010, Raffaello Cortina
  • Bollas C., (1987),Introiezione estrattiva, in L’ombra dell’oggetto, 2001 Borla, Roma
  • Kaës R.,(2012) Il malessere, 2013 Borla, Roma
  • Lancini M., Sii te stesso a modo mio. Essere adolescenti nell’epoca della fragilità adulta,2023 Raffaello Cortina
  • Naccari Carlizzi M., Coppie e famiglie in Tribunale. La CTU trasformativa: dalla fotografia del conflitto alla trasformazione delle configurazioni psichiche individuali e familiari, Rivista di Psicoanalisi 2/2020, Raffaello Cortina editore
  • Naccari Carlizzi M., Rizzitelli R. a cura di, Psicoanalisi e Giustizia. Le diverse declinazioni di un rapporto complesso, 2022, Franco Angeli
  • Naccari Carlizzi M., Rizzitelli R. a cura di, Verità psichica, Psicoanalisi, Senso di giustizia. Trasformazioni e costruzioni della verità nel campo analitico, 2025 Franco Angeli

[1] – Ho assistito, nel corso del tempo, alla progressiva trasformazione della fenomenologia della conflittualità di coppia e familiare che ha assunto oggi caratteristiche diverse rispetto al passato, rendendo necessario, in quest’ambito, l’adozione di un ascolto e di un’ottica poliedrica. La maggior parte degli elementi che hanno determinato questo cambiamento sono ben noti perché sono insiti, anche, nella crisi della società contemporanea: il mutamento antropologico e sociale della famiglia tradizionale, con nuovi modelli e geometrie familiari, le modificazioni del processo psichico attraverso cui si perviene alla genitorialità e soprattutto alla paternità (Questi aspetti si mettono in evidenza soprattutto in rapporto ai profondi cambiamenti avvenuti nelle relazioni fra i sessi, alla diffusa incertezza identitaria sessuale e di genere, alla trasformazione negli stili di allevamento dei bambini ed infine in riferimento all’avvento delle tecniche mediche che hanno rivoluzionato, in talune situazioni, il concepimento) l’evoluzione della concezione delle strutture di autorità e di potere, la diffusione delle dipendenze patologiche e la generalizzazione dell’uso di sostanze psicotrope, il malessere «dell’ipermodernità», (Kaës 2012, pag.110), il timing frenetico del lavoro e l’accelerazione della percezione del tempo, che elimina i tempi di latenza nella crescita e fra le generazioni, il prevalere di una cultura sociale narcisistica, in cui l’interiorità psichica viene disconosciuta e espulsa fuori da sé, la fatica e la difficoltà di costruire e mantenere legami emotivi rispetto all’effimera facilità delle connessioni in rete …- (M. Naccari Carlizzi 2020- 2022)

Psicoanalisi e giustizia; Problematiche emergenti nelle CTU della contemporaneità. Maria Naccari Carlizzi Monica Castellini

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