Parole chiave: Scrittura, Raccolta, Traversata.
“J.B. Pontalis scrittore. Raccolta di 11 inediti”, Alpes, 2026.
L’idea nacque l’estate del 2022, un po’ spauriti dal Covid, in un caffè romano. Dissi: «Immagina di avere la produzione letteraria completa di Pontalis, in italiano…». Mi ronzava in testa: «No, due volte no», il fatto che Pontalis avesse colto così bene la peculiarità della sofferenza di certi pazienti da chiamarla “oblomovismo”. Un analista così autoironico da raccontare che, quando, diciottenne, Sartre gli propose di far parte di una rivista, immaginò di diventare uno dei boys che danzano intorno alla vedette.
Possibile non avere in italiano l’intera opera di chi, con la scrittura, vuole registrare il segno più lieve, archiviare gli indizi più fugaci della presenza dell’infans, di colui che non sa ancora parlare? Che vuole trasformare i segni muti in segni leggibili, udibili da altri. Di un autore che scrive per dare voce a ciò che non è mai stato detto perché non si era ancora in grado di dire. E così, come nella vita, scrivere, è una traversata senza bussola, senza un orientamento preciso. Quando Moi non occupa più da solo la scena, allora Je parla con la propria voce. Lo scrittore cangiante, che passa dal passato al presente, dall’autografia, alla fiction, dal giorno alla notte, dal sogno alla fantasia, da una riva all’altra: è lo scrittore delle due rive, del continuo attraversamento.
A mano a mano che le parole, entusiastiche, fluivano, mi sembrava che, dentro, il tarlo dell’impossibilità cominciasse a scavare la sua galleria.
Il mio interlocutore era Doriano Fasoli, direttore della collana I territori della psiche. Imperturbabile, rispose: «E perché no?».
Bastò trovare altri tre psicoanalisti “prestati” alla traduzione, competenti e coraggiosi: Silvia Anfilocchi, Barbara Serrati, Massimiliano Sommantico. E un editore pronto a scommettere su questa traversata: Alpes. Ci aspettavano lunghe trattative con Gallimard e con gli Eredi.
Ci mettiamo al lavoro ed ecco questi undici volumi che hanno una mia Introduzione e tutte le copertine di Franco Garelli, per concessione di Serrati e che, ora, sono raccolti anche in un cofanetto che dona un bel primo piano dell’autore.
So che, ciascun volume, di volta in volta, fa da livre de chevet.
C’era stato un bambino, J.-B., che aveva ricevuto in regalo un’automobile elettrica, in scala perfetta, sul modello della Type 35 che correva al Grand Prix. Sul retro della foto, il piccolo aveva scritto: «La mia Bugatti». E, nei taccuini, qualche decennio dopo, rivivendo la felicità infantile: «Je suis mobile, je suis automobile, je suis libre».
Libero, senza pregiudizi, capace di mostrarci come funziona la mente dell’analista, come sogna, come fantastica, come guarda un quadro, come legge un libro, come ascolta ogni parola, ogni silenzio del paziente, e i propri, in seduta.
Nelly Cappelli